La città degli Angeli sfida Pound a scacchi

La città degli Angeli
sfida Pound a scacchi

Iannozzi Giuseppe

priyanka-chopra

Sono tornato dal Maestro

Ho fumato il corpo di mille sigarette
e mi sono fatto monaco per mille anni
prima d’accompagnarmi qui da te
con il coraggio sfumato degl’uomini
senza speranza

I giorni passavano lenti
in compagnia della tua assenza
Il Maestro m’invitava
a stringere forte i denti,
a imitare il colibrì;
la mia azione fu la scemenza
di dormire attaccato alla bottiglia
mentre i rami perdevano
foglie e fiori

Una montagna di grasso
è presto diventata la pancia;
per questo mi sono svegliato
e ho preso a correre sul filo
in punta di piedi
sicuro che la morte
non mi avrebbe sorpreso
E così è stato
Sono tornato dal Maestro
per un nuovo consiglio
Mi ha guardato di sbieco
Mi ha chiamato figlio,
l’ho dunque invitato
a strapparmi i calli,
a bere il caglio dalle mie mani

Ho staccato teste mani e piedi
ad amici e nemici per non far torto
a nessuno di loro; e Buddha
ha gradito la mia perspicacia
Ho dato alle fiamme castelli
Ho raccolto delle amanti i capelli
legando assieme bruno e biondo
Ho dato fuoco alle poesie
che mi resero ingenuo sacrificio,
e ora sono qui, pronto a ricevere
la tua lancia d’oro nei fianchi

Ma già da un lungo pezzo
hai tu scoperto la Via della Seta
Sei una Sposa adesso
e tagli le teste meglio
di quanto sia mai stato capace io,
così devo inginocchiarmi
e accettare la perdita
del Biondo Sogno, della Vita
che era al mio fianco

Nel Libro dell’Eco

Lucidare i lampadari,
strofinare il muso camuso poi
per un testa a testa, festa a metà
di ormai persa dignità
Ma permette, Signorina, una parola,
scendono qui personaggi in cerca d’autore,
e si va, a zonzo si va per un calvario,
per un orgasmo tirato per il capello

Ha visto che cielo oggi, che sole che c’è?
Davvero i cammelli la sete dissetano
in oasi di ridotti gobbi silenzi
S’incrinano i cristalli fra i miraggi,
mi dirà, sarà lo scherzo del domai
Fra il rosso e il nero preferisce Lei
perfetti chignon o quel che fa Stendhal?

Permette, Signorina, una limonata,
un’aranciata? Anche di notte è bella,
sufficienza solo vuole si sappia scegliere:
i Sette Pilastri, Aronne o una macumba
Un passaporto in bianco per Casablanca?
Suvvia, coraggio, l’ornitorinco pure
nel libro dell’Eco ha il veleno che ha

Spegnere le luci, si sa, alla salute giova,
chiudere gl’occhi quasi mai ma chissà!

Genesi

Guardo, mi guardo d’attorno
Sotto la lente l’orchidea selvaggia
non s’accorda con le misure del Tempio
Divorano le fiamme le religioni dell’infanzia
Le regioni ieri calpestate sfumano in cenere
Tentano le farfalle magro suicidio nella sera
E si sfaldano i calendari in aneurismi di omertà
Quella che era la verità più non sa
da che parte sta

Nel cuore del bosco nero
ha il diavolo operato la sua scelta
Sarà questo il motivo per cui sprofondo
senza mai toccare del pozzo il fondo?
Non interrogate Dei o Profeti:
sotto le macerie della storia freddi giacciono;
al pari di me anch’essi hanno peccato

La città degli Angeli sfida Pound a scacchi,
in manicomio il Duce gli porta i suoi saluti
mentre la grande Atene cade bocconi
in un vano fiato invocando di Elena la salvezza

Per ubriachezza d’animo e lacrime
ha accettato Mastro Titta dal giudice
la triste fama di boia,
nessuno ha mai però visto il suo sguardo
vuotarsi con garbo in un nudo cielo
Quel che in sospeso è rimasto è rimasto sospetto

Guardo, mi guardo d’attorno
Raccolgo degl’altrui sguardi la cieca vuotezza
Non rimane altro da fare in questa genesi di assurdità

Le mie poesie sulla tua schiena

Da tempo, da tanto tempo
penso alle tue cosce lisce e calde,
a quei tacchi alti
che a letto non metti mai
per trafiggermi a fondo il cuore

Sulla tua schiena
ho scritto poesie
col tuo rossetto più acceso
perché non potessero
esser lette che dal sottoscritto
Staserà però la penna è moscia,
per questo ti chiedo
di venire subito a spremere
inchiostro da miei lombi
per una poesia senza compromessi

Abbiamo perso così tanto
stando dietro al mantra del Buddha
Dovremmo darci sotto,
fottere l’angelo del Papa,
incidere con dei morsi, sulla pelle calda
di sudore bagnata, i nostri Nomi sacri
ché l’alternativa è un corvo nero
a beccarci le orbite vuote di luce;
e questo non è il nostro volere
Questo non è il nostro amore

Ho infranto la Sacra Legge

Ho infranto la Sacra Legge
Leggere e non scrivere,
per questo sono stato condannato
a radermi il capo come un bonzo

Adesso mi dicono, dicono
che scrivo triste, che sono
più di là che di qua
Intendono dire che non ci sto
con la testa, che pianto
una croce e lascio al Caso
gli occhi vuoti di piànto

Adesso dicono “schifo!”
Rispondo che conta l’Idea
e non il diario e le intenzioni
Ho visto tanto, quel che basta,
un elefante e una formica rossa
suonarsele di santa ragione
per una mollica di pane,
e una colomba bianca
che, senza fare una piega,
sbiadiva all’orizzonte
Rimango però colpevole
perché ho infranto la Legge,
così sono stato condannato
a vivere nell’Aurora boreale

Ho infranto la Legge,
la sacralità della promessa
di non far più sesso
immaginando questa
e quella posizione di guerra

Lasciarti su due piedi

Così ti sei ubriacata
un’altra volta
E una volta a casa,
la passione
ch’era rossa al tavolo,
nel sonno è scemata

Avrei dovuto
lasciarti su due piedi
insieme al cameriere,
uscire dal ristorante
e fumare una cicca
Da gran cicisbeo
ho invece pregato
che il rosso
ti desse alla testa
per una notte
su due lati, A e B

Dormi con gli angeli
Dormi dandomi la schiena
Posso solo giocare
coi tuoi liberi capelli
La sobrietà fa immaginare,
fa star male l’anima mia
così penso che andrò fuori
nella notte, sulle colline,
dove non riposano i frantoi
Da un contadino
che non intende la mia lingua
comprerò dell’olio nuovo
E aspetterò di veder l’alba
con la bottiglia piena

Scenderò poi giù
Non busserò alla porta
Con cortesia mi leverò
il cappello davanti all’ostessa
dicendole piano: “Ho dell’olio,
dell’olio appena spremuto”
E farò quel che mi preme

Mai ho compreso quando e perché

Se sol potessi strapparti
la promessa
che sesso e solo sesso
sarebbe la nostra relazione,
temo riceverei un ceffone

Con le donne
mai ho compreso quando e perché,
vuoi la stanchezza
vuoi la statura che m’han dato
– di poeta della passione

L’ultima volta
nella fredda Torino
ti ho lasciata ad aspettare
con una promessa di rose,
di sangue e di passione
All’incontro immaginato
non mi sono affacciato;
e per questo osceno dispetto
ancor di dolore mi pulsano
vene e tempie

Se sol di dosso potessi strapparti
quella seta rossa che ti fa bella,
son certo che a nudo metterei
la Venere che notte e giorno
i lombi mi tormenta

Dico Addio

Dico Addio all’idiozia dell’Io,
a quel cieco dio che mi dice suo
Dico addio al mendico,
al sottoposto, al poeta,
a quel coglione che coglieva
e coglieva bene, per disprezzo
qualche volta, di palo in frasca
Dico addio al poco che fu mio,
all’idea malata di far piangere
sputando fumo negl’occhi
come asino a briglia sciolta
ma sempre confuso fra i ragli
dei tanti

Brucia ancora l’alba sulla pelle
e non cessa del vento il fischio,
mi sia così concesso
di non passare per fesso
perché buono o giù di lì
Anch’io ne ho piene le palle
di dare a tutti o a nessuno
in cambio ottenendo
la sopportazione altrui
ché poi sì, verrà l’occasione
di tornare utile
– d’esser preso per il culo

Dico addio agl’obblighi,
ai favori, alle stupide convinzioni
di maniaci, critici e religioni
Dico addio a chi è partito
per finire nell’abbraccio d’un Partito
Dico addio a voi pressappochisti
che in tasca una scusa da due soldi
sempre ce l’avete
Addio alle vostre facce sui giornali,
in tivù e in qualche orinale
Addio alle preghiere di voi buffoni
che vi credete Uno e Trino
Addio al vostro criptorchidismo,
a voi che salite e scendete
facendo d’ogni cosa incubi e sofismi

Addio a voi,
alle vostre incazzature
senza sbavature

Addio sì, addio a voi
Mai vi è passato per la mente
che c’è anche chi non mente

Sono caduto

Da un grattacielo sono caduto
e… non mi sono fatto niente
Sono caduto
in un giorno senza luna,
in un girone fra il solare
e l’infernale
e… non mi sono fatto niente
Sono caduto, è accaduto
e… non mi sono accorto di…
niente
Gira e rigira la fortuna
fra santi e forcaioli,
e mai che valga una distinzione,
una causa d’estinzione

E sono caduto, caduto
per non toccare il fondo

Finita la bella stagione

Finita la bella stagione
Le belle ragazze in spiaggia,
in rossore
e in lontananza amate,
tornano ora a vestire
del vento la fredda pesantezza

San bene loro
che a ogn’ora che passa
più corto si fa il dì;
saran domani
sotto la pioggia o la neve
con gl’occhi lucidi
davanti a vetrine colorate
immaginando il Volo
e dell’estate un presto ritorno

Allungando il passo sbarazzino
lungo le strade di città,
alle spalle si lasceranno
dei maschi
gli sguardi innamorati
e senza speranza

Già proiettate le ragazze
in una regione di sole
dove Apollo solamente
per lor bellezza lodi in poesia,
e col flauto musica lieta

Tutto e niente

Dire addio alle fotografie, alle parole parlate
Dire quel che si ha da dire e poi andare,
nel mezzo d’un milione di pagine bianche andare

Dire addio ai giorni felici e a quelli difficili
Dire di un giuramento infranto,
di un cristallo caduto fra un vuoto
e un altro vuoto ridendo del moto perpetuo
Dire alla voce che non ha più valore

Dire che mutò il muto mutuo scambio
ben prima che lo sparo centrasse l’io
Sopra il Tutto e il Niente dire per tacere

Giano bifronte

Scrivi, scrivimi una canzone
che non abbia bisogno d’una voce
O sognami a lungo senza cercarmi
in un nome o in una tessera di partito

Ho sognato la tua fica e una pioggia dorata, fredda e bollente secondo il capriccio. M’impoveriva d’ogni inesattezza, così adesso costretto sono a stare al tuo fianco in questo mondo senza fine. Una dea s’è portata davanti a me e in buca ha messo le poche certezze che m’erano rimaste; sulla fronte mi ha poi baciato perché il marchio fosse sempre ben visibile a donne e uomini.

Giano Bifronte sentenzia “non è dànno quel che Loro ora ti danno”. Dovrei credergli sulla fiducia, liberarmi, andare avanti. Ma Loro lo sanno chi sono stato.

Ti manderò una lettera in bianco
perché tu scriva ogni cosa di noi
anche se stanca e fa male il ricordo
di chi è stato al Banco fra verdetti
e coltelli

Durante l’Ultimo Spettacolo sei stato al centro dell’attenzione. Non uno ha perso l’occasione di palpare con sua mano la bellezza del tuo spirito messo a nudo, a disposizione di tutti i sessi. Ho aspettato che calasse il sipario e che ogni mano ricoprisse la sua bianchezza con il suo proprio guanto. Siamo in questo presente te e io, e non carte buone da giocare. M’inviti a scegliere dal mazzo. Obbedisco baciando l’aureola del tuo seno sinistro.


Tutte le “poesie bonus” per DONNE E PAROLE (Sulle orme di Leonard Cohen) di Iannozzi Giuseppe, Il Foglio letterario (direttore editoriale Gordiano Lupi) qui:

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Qui la scheda editoriale per acquistare il libro dall’editore:

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Donne e parole. Sulle orme di Leonard Cohen - Iannozzi Giuseppe - Il Foglio letterarioDonne e parole. Sulle orme di Leonard Cohen - Iannozzi Giuseppe - Il Foglio letterario
Donne e parole. Sulle orme di Leonard Cohen - Iannozzi Giuseppe - Il Foglio letterario
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Su Facebook la pagina ufficiale del libro Donne e parole:

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Perché leggere DONNE E PAROLE. Sulle orme di Leonard Cohen

Al di là del fatto che questo volume, DONNE E PAROLE. Sulle orme di Leonard Cohen, accoglie poesie mie, penso sia davvero un gran bel regalo da fare e da farsi, soprattutto oggi che la nostra società è sempre più avvezza al cinismo e alla cattiveria.
C’è tutto in DONNE E PAROLE: amore platonico, amore pensato, amore fatto con il corpo ma sempre con l’anima in gola, amore cavalleresco, amore sofferto, amore idealizzato, amore disperato, amore perduto, amore pianto e sofferto, amore come religione, piccole delusioni affettive, sogni d’amore, etc. etc.

Le poesie, scelte fra le migliaia che ho scritto nel corso degli anni (15 o giù di lì), sono state tutte riviste e corrette nel corso di un anno. La cifra poetica non la so, non spetta a me dire: posso però dire qual è stato il mio intento… quello di portare, a lettrici e lettori, della poesia di sostanza, di emozioni non riciclate.

DONNE E PAROLE è dedicato alle donne, a Tutte le donne che, nel corso degli anni, mi hanno seguito leggendomi ed emozionandosi. Ed è dedicato al Sommo Maestro, Leonard Cohen, cui tutto devo. 

Inutile negare che da sempre sono stato influenzato dalla poetica di Leonard Cohen, Francesco Guccini, Pasquale Panella, Franco Battiato, Roberto Vecchioni, Claudio Lolli, Cesare Pavese, Dino Campana, Gabriele D’Annunzio, Guido Gozzano, Federico Garcia Lorca, Hermann Hesse, William Blake, George Gordon Byron, John Keats, Edgar Allan Poe, William B. Yeats, Walt Whtiman, Jacques Prévert, Pablo Neruda, etc. etc. Chiunque avrà modo di leggere DONNE E PAROLE, credo non potrà non rendersene conto.
Al di là delle influenze poetiche masticate e digerite, in DONNE E PAROLE è evidente uno stile particolare, uno stile pienamente mio e originale che fa di me un autore lontano da un po’ tutti gli stilemi attualmente in voga.

Giuseppe Iannozzi

Iannozzi Giuseppe

Iannozzi Giuseppe

Quarta di copertina – DONNE E PAROLE. Sulle orme di Leonard Cohen nasce dall’esigenza dell’autore, Giuseppe Iannozzi, di portare, per la prima volta, a quanti amano la poesia, una antologia della sua migliore produzione poetica.
L’autore ha quasi sempre rifiutato il titolo di “poeta”, nonostante sia stato detto tale in più di una occasione. DONNE E PAROLE. Sulle orme di Leonard Cohen si prefigge lo scopo di accontentare lettori e lettrici che, nel corso degli anni, gli hanno chiesto di pubblicare un libro di poesie.
In questa antologia, che raccoglie testi scritti nel corso di quindici anni, senza mai dirsi poeta a tutto tondo, l’autore parla della grandezza, della bellezza e della stupidità che sono nell’amore.
Perché mai parlare e scrivere d’amore?
Forse perché, oggi più di ieri, l’amore non esiste se non nel cuore di pochi ingenui ribelli, che non si sono rassegnati all’idea che i sentimenti siano stati sostituiti, in via definitiva, da stravaganti surrogati ad ore, o da velenose inflazioni che dir si voglia.

Giuseppe Iannozzi (detto Beppe), classe 1972, è giornalista, critico letterario, editor e scrittore.

Nel 2012 ha pubblicato Angeli caduti (Cicorivolta Edizioni), nel 2013 L’ultimo segreto di Nietzsche (Cicorivolta edizioni) e La lebbra (Il Foglio letterario), mentre nel 2014 La cattiva strada (Cicorivolta edizioni). Nel 2015 ha pubblicato Fiore di passione, una raccolta poetica autoprodotta e disponibile su Lulu.com (http://goo.gl/7fiaLo). Nel 2016 ha tradotto e curato Bukowski, racconta! (Il Foglio letterario). Ha inoltre curato l’editing di parecchi libri di narrativa e di saggistica per svariate case editrici. Attualmente si occupa dell’Ufficio Stampa de Il Foglio letterario (facebook.com/ilfoglioletterario/) e scrive per diverse testate online e la free press.

DONNE E PAROLE. SULLE ORME DI LEONARD COHENIannozzi GiuseppeIl Foglio letterario – Collana: Autori Poesia Contemporanea – Edizione a tiratura limitata: novembre 2016 – Pagine: 604 – ISBN 9788876066450 – prezzo: 18 Euro

Il Foglio letterario

http://www.ilfoglioletterario.it

Iannozzi Giuseppe come Babbo Natale?

Informazioni su Iannozzi Giuseppe

Iannozzi Giuseppe, giornalista, scrittore, critico letterario
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4 risposte a La città degli Angeli sfida Pound a scacchi

  1. romanticavany ha detto:

    “Dico Addio” di questa raccolta è bellissima, tra tante altre bellissime.

    1 Bacissimo caro King

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  2. Iannozzi Giuseppe ha detto:

    Carissima Violetta,

    “Dico Addio”, inutile negarlo, è una poesia prettamente gucciniana, ovviamente con tutti i se e i ma possibili, ché raggiungere la cifra poetica di Francesco Guccini non è possibile. E forse è questa poesia la più difficile in questa raccolta per il web.

    Grazie infinite, Angioletta Violetta.

    Bacissimo a Te, Angioletta. ❤ ❤ ❤

    King

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  3. Alessandra Tassone ha detto:

    Quanta passione e delicatezza…. sei un poeta sul serio, non ci posso credere…. scusa se ho pensato male che non erano cose tue. Sei bravissimo, non ho mai letto poesie così nelle in rete….. Che emozione un vero poeta… woww

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  4. Iannozzi Giuseppe ha detto:

    Poeta? No, non lo sono. Sono uno che scrive dei versi, null’altro che questo. Non oso dirmi poeta, è un titolo troppo alto per me. Se qualcuno vuole pensare che sia un poeta è chiaramente libero di pensarlo. Mi fa piacere, ovviamente, che quello che scrivo ti piaccia, non vorrei essere frainteso, cara Alessandra.

    Un abbraccio.

    Giuseppe

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