Quando il crepuscolo disegna stanchezza

QUANDO IL CREPUSCOLO
DISEGNA STANCHEZZA

lauren-graham

Io, Caligola

Da me tutti, tutti
vogliono qualcosa
Tutti pretendono
o questo o quello
Sia Giuda che Bruto
vogliono

E un po’ tutti mi temono
E un po’ tutti mi amano,
per un momento soltanto,
per quel poco o tanto
che per loro potrei fare

Per forza di cose
come Caligola dovrò
di giorno in giorno
pensare di più a me stesso

Circondato da pessimi figuranti
non è davvero possibile fidarsi,
d’obbligo guardarsi le spalle
e l’occhio gettare
a destra e a manca
la lama cacciando
nell’epa del primo
che mostri l’appestato segno
d’avercelo l’occhio torbido

Più non conto
le teste cadute
accanto
ai nobili miei piedi;
e però sempre
un certo ribrezzo
misto a disprezzo
suscitano
nel delicato mio animo

Piovono forti le accuse,
tiranno e arrogante
Vero o no,
ognuno ha flatulenze,
leggere e pesanti,
da mandare in giro libere;
m’è però sufficiente uno sguardo
all’Albero degli Impiccati
per rifarmi il naso
con profumo di morte che vale

Sempre Caligola

Sempre silenzio c’è
attorno a me;
dicono sia io
il Poeta del Sangue
che non uno o una
risparmia
sotto l’impeto
della penna

Che ne sai tu
del silenzio
che confonde
e circonda Caligola?

Senatore il mio cavallo,
non ti dirò però
se zoppo o no

Troppa calce
senza sabbia,
questo schifo ogni dì
devo cavalcare
stando ben attento
a non cadere
o danno mi sarebbe
di morder presto
la polvere
al pari degl’inetti
che fan loro
il pensiero mio

Da vanesi invaso
rido e penso,
penso alla morte,
a quando lei verrà,
ma prima mi diano
gli Dèi il tempo
di far rotolar
un po’ di teste vuote

Prima di cadere nell’Oblio

Caino c’è, ha una fame del diavolo
L’hanno visto al crocicchio
a parlare con il Nero dall’occhio torbido
Nelle sue orbite lacrime di piombo
e sulle labbra il sorriso di un coltello
Chi l’ha visto ha avuto giusto il tempo
di sparare poche fumose parole
prima di cadere nell’Oblio per sempre

Il pipistrello che alle farfalle dava la caccia
ha preso il suo posto a testa in giù
giù al cimitero, sulla statua di Gabriele
Piangono le donne i mariti scomparsi
senza farsi il segno della croce,
e fra sé e sé, con lentezza, ripetono
che è giusto così, che è giusto l’Inferno

Caino c’è, ha fama di diavolo
Uomo in piedi, uomo in orizzontale,
sai forse tu dirmi quale la differenza?
Troppe religioni hanno scavato fosse
a due metri dalle città
e sono saliti presto al Potere i topi
Credi forse di poter fermare la Peste
che serpeggia fra le tue gambe?

Lennon l’ha fatto fuori un fanatico,
ma al karaoke giovani e vecchi mentono
sforzandosi di imitare le smorfie di Paul
Come me anche tu credi
che è stato davvero terribile vedere
gli scarafaggi morire uno a uno?

Il pipistrello che alle farfalle staccava le ali
non ha dubbi: tutto scritto da tempo

Amica mia, vuoi darmi la mano e l’anello,
o preferisci forse restare in questa desolazione
ad amputare giorno dopo giorno gli arti
alle bambole di quella nostra giovinezza
che non tornerà più, che non tornerà mai più?

Qualche volta

Qualche volta,
quando il crepuscolo disegna stanchezza
più grande di quella che l’alma mia contiene,
scopro che soltanto vorrei un attimo di pace
o uno di guerra, perché possa finalmente cadere
la maschera della Confusione e dell’Illusione
in un sorso di buon vino rosso. Guardo poi nell’Oltre
e scopro che vuota è l’autobiografia del mio Ritratto,
e, quasi distratto, tosto lo sguardo volgo altrove
per non incontrar mai più il Riflesso mio costretto
nel vuoto del bicchiere.

Sette ballerine francesi danzano sul palco d’un carillon,
mentre uccido i sogni segnati sul calendario più vecchio di me;
e le mie mani contano dieci giovani dita e di perderne tre
non se ne parla proprio: il piano ha bisogno della mia tecnica
e dei miei bianchi denti, e pure di tutti quelli
che domani prenderanno il nero di vistose otturazioni.

Qualche volta,
quando la luce si spegne e l’alma s’affoga in un Delirio
che non so dire, solo allora capisco quando grande
l’Astuzia di Morfeo che nega del crepuscolo le sfumature
per il nero più nero della notte.

Nel quadro il sogno

Nel quadro il sogno riposava
nell’agitata tormenta disegnata;
d’un tratto s’è poi riversato
in me il procelloso soggetto
ma non l’intima sua essenza;
fu così che il disastro in lungo
e in largo sparse le sue acque
annegandomi casa e anima.

Nulla sfugge all’occhio mio

Seppur per l’Eternità fra le fiamme dell’Inferno
nulla sfugge al mio occhio ora buono ora cattivo,
non illudetevi dunque di poter trovare riparo qui
o altrove: sia la vostra la vile anima d’una fiera
o quella d’un negro topo di fogna, la stanerò
Nulla temo, non la morte non la pazzia
che sin dalla nascita fan nido
in quell’impalpabile cosa che dicono
sia l’anima mia, pur non nutrendo io
smania di cercar conforto o diletto
nell’irrealtà dell’umano esistere

L’anno nuovo che alle porte pressa
chiedendomi di cambiar mentalità
non avrà oggi né domani la mia testa;
così auguro sia anche per Voi

Camminò sulle acque

E camminò sulle acque
gittando sguardo fisso
all’imago riflessa;
passo dopo passo
s’immaginava divino
più forte del vino
che nello stomaco
gli fermentava

Camminò a lungo
senza mai incontrare
anima viva,
non un pesce,
un tritone o una sirena;
solo in lontananza
assordante il fischio
d’un’ambulanza
coi suoi uomini pronti
a raccogliere
del disgraziato fuor di testa
le magre spoglie

Che hai da temere?

Non son poeta
Brevemente
te lo posso dimostrare;
le scarpe non mi so
allacciare; non so suonare
né mettere a posto
una rima con le stringhe,
e nemmeno vado d’accordo
con l’abbecedario e Omero
Son quel che sono,
una storia venuta male,
un trucco e una maledizione,
uno senz’arte né morale,
una zucca vuota
che va per frizzi e lazzi,
or menando l’orco
or dicendo d’avercele le palle

E allora, che hai da temere?

A ogni nuovo sole, da solo,
bello bello, un altro niente sforno
a sol favore di questo vasto Creato

E allora, che hai da temere?

Non la mia cecità, non la mia cecità

Gli ubriachi

Sotto
la sferza
dell’autunno
ho atteso
che tornassi
affacciata
alle finestre
che t’han vista
bambina

Cadute son
le foglie,
e bianchi
non son più
i gigli, ma ancora
non si stempera
lungo le valli
l’eco antica
di chi è stato
e più non sarà;
nelle osterie
vanno
come sempre
gl’ubriachi;
e sul triste muretto
di questa città
di straniere solitudini
invitti resistono
due cuori fatali,
e una freccia abortita

E una freccia tradita

Qui dove
ora io sto,
barcollante un po’,
in compagnia
d’una bottiglia di rosso,
l’ubriaca certezza è
che uguale sei
a come per anni
ho amato disegnarti
per poi in sogno spogliarti

Tutte le “poesie bonus” per DONNE E PAROLE (Sulle orme di Leonard Cohen) di Iannozzi Giuseppe, Il Foglio letterario (direttore editoriale Gordiano Lupi) qui:

https://iannozzigiuseppe.wordpress.com/category/donne-e-parole-sulle-orme-di-leonard-cohen/

Qui la scheda editoriale per acquistare il libro dall’editore:

http://www.ilfoglioletterario.it/Catalogo_Poesia_Donne_e_parole.htm

Donne e parole. Sulle orme di Leonard Cohen - Iannozzi Giuseppe - Il Foglio letterarioDonne e parole. Sulle orme di Leonard Cohen - Iannozzi Giuseppe - Il Foglio letterario
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Perché leggere DONNE E PAROLE. Sulle orme di Leonard Cohen

Al di là del fatto che questo volume, DONNE E PAROLE. Sulle orme di Leonard Cohen, accoglie poesie mie, penso sia davvero un gran bel regalo da fare e da farsi, soprattutto oggi che la nostra società è sempre più avvezza al cinismo e alla cattiveria.
C’è tutto in DONNE E PAROLE: amore platonico, amore pensato, amore fatto con il corpo ma sempre con l’anima in gola, amore cavalleresco, amore sofferto, amore idealizzato, amore disperato, amore perduto, amore pianto e sofferto, amore come religione, piccole delusioni affettive, sogni d’amore, etc. etc.

Le poesie, scelte fra le migliaia che ho scritto nel corso degli anni (15 o giù di lì), sono state tutte riviste e corrette nel corso di un anno. La cifra poetica non la so, non spetta a me dire: posso però dire qual è stato il mio intento… quello di portare, a lettrici e lettori, della poesia di sostanza, di emozioni non riciclate.

DONNE E PAROLE è dedicato alle donne, a Tutte le donne che, nel corso degli anni, mi hanno seguito leggendomi ed emozionandosi. Ed è dedicato al Sommo Maestro, Leonard Cohen, cui tutto devo. 

Inutile negare che da sempre sono stato influenzato dalla poetica di Leonard Cohen, Francesco Guccini, Pasquale Panella, Franco Battiato, Roberto Vecchioni, Claudio Lolli, Cesare Pavese, Dino Campana, Gabriele D’Annunzio, Guido Gozzano, Federico Garcia Lorca, Hermann Hesse, William Blake, George Gordon Byron, John Keats, Edgar Allan Poe, William B. Yeats, Walt Whtiman, Jacques Prévert, Pablo Neruda, etc. etc. Chiunque avrà modo di leggere DONNE E PAROLE, credo non potrà non rendersene conto.
Al di là delle influenze poetiche masticate e digerite, in DONNE E PAROLE è evidente uno stile particolare, uno stile pienamente mio e originale che fa di me un autore lontano da un po’ tutti gli stilemi attualmente in voga.

Giuseppe Iannozzi

Iannozzi Giuseppe

Iannozzi Giuseppe

Quarta di copertina – DONNE E PAROLE. Sulle orme di Leonard Cohen nasce dall’esigenza dell’autore, Giuseppe Iannozzi, di portare, per la prima volta, a quanti amano la poesia, una antologia della sua migliore produzione poetica.
L’autore ha quasi sempre rifiutato il titolo di “poeta”, nonostante sia stato detto tale in più di una occasione. DONNE E PAROLE. Sulle orme di Leonard Cohen si prefigge lo scopo di accontentare lettori e lettrici che, nel corso degli anni, gli hanno chiesto di pubblicare un libro di poesie.
In questa antologia, che raccoglie testi scritti nel corso di quindici anni, senza mai dirsi poeta a tutto tondo, l’autore parla della grandezza, della bellezza e della stupidità che sono nell’amore.
Perché mai parlare e scrivere d’amore?
Forse perché, oggi più di ieri, l’amore non esiste se non nel cuore di pochi ingenui ribelli, che non si sono rassegnati all’idea che i sentimenti siano stati sostituiti, in via definitiva, da stravaganti surrogati ad ore, o da velenose inflazioni che dir si voglia.

Giuseppe Iannozzi (detto Beppe), classe 1972, è giornalista, critico letterario, editor e scrittore.

Nel 2012 ha pubblicato Angeli caduti (Cicorivolta Edizioni), nel 2013 L’ultimo segreto di Nietzsche (Cicorivolta edizioni) e La lebbra (Il Foglio letterario), mentre nel 2014 La cattiva strada (Cicorivolta edizioni). Nel 2015 ha pubblicato Fiore di passione, una raccolta poetica autoprodotta e disponibile su Lulu.com (http://goo.gl/7fiaLo). Nel 2016 ha tradotto e curato Bukowski, racconta! (Il Foglio letterario). Ha inoltre curato l’editing di parecchi libri di narrativa e di saggistica per svariate case editrici. Attualmente si occupa dell’Ufficio Stampa de Il Foglio letterario (facebook.com/ilfoglioletterario/) e scrive per diverse testate online e la free press.

DONNE E PAROLE. SULLE ORME DI LEONARD COHENIannozzi GiuseppeIl Foglio letterario – Collana: Autori Poesia Contemporanea – Edizione a tiratura limitata: novembre 2016 – Pagine: 604 – ISBN 9788876066450 – prezzo: 18 Euro

Il Foglio letterario

http://www.ilfoglioletterario.it

Iannozzi Giuseppe come Babbo Natale?

Informazioni su Iannozzi Giuseppe

Iannozzi Giuseppe, giornalista, scrittore, critico letterario
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