Grazie per le rose, grazie per il rasoio

Grazie per le rose, grazie per il rasoio

Iannozzi Giuseppe

Chet Baker

GRAZIE PER L’AMORE,
GRAZIE PER IL RASOIO

grazie per l’amore che mi hai dato
ne ho fatto tesoro per la vita
grazie per i fiori che mi hai lasciato
sono tutti appassiti in un giorno
grazie per tutte le maledette volte
che hai fatto orgasmo l’amore:
quel tuo serrarmi a sangue fra le gambe
per poi vedere quanto a lungo
sapeva resistere il mio sorriso sul tuo

grazie, mi hai tradito
e non mi hai nascosto niente
di te e del tuo nero amante
di quanto state bene insieme
di come vi guarda la gente
grazie, grazie mille, i treni in stazione
sanno dove partire, ma non dove arrivare
fra i binari a perdere e quelli morti
e tutti gli altri dalla fantasia inventati

grazie, ma ho passato troppe sere
a scrivere sul tuo corpo poesie
immaginando gioie e crudeltà
fino a farmi sanguinare gli occhi
grazie perché ho compreso la verità,
la verità che un uomo non impara mai
dall’inizio alla fine, ora che accarezzo
la pazza idea sul filo del rasoio

UN ANGELO NON MI HA SALVATO

Un angelo non mi ha salvato,
non ha salvato la mia vita
portandosi a me in forma di donna
o di altra divina creatura;
non si è a me presentato
con ali d’oro e spada di luce,
né ha mai manifestato
alcun interesse per la mia sorte
Nessun angelo è mai sorto
dal Nulla per indicarmi
quella pienezza che dicono ci sia
nella vita

Nessuno ha carezzato mai
la mia testa con una piuma
o con uno schiaffo, pesando
la mia morale sulla sua bilancia;
e per quel che vale
non ho barato menando
del diavolo la coda; a chi poi
mi ha detto poeta ho detto la verità,
“lavoro l’ottavo giorno della settimana
e non ho portato a termine niente mai”

Non ho sofferto per storie finite male,
per amori durati un’eternità o un giorno,
o forse tutto ho dimenticato

Un angelo non ha salvato la mia vita,
ancora calco la terra
sfidando ogni dì il limite di velocità

ERO IERI

Ero ieri più bravo di oggi
che non assumo la posizione del Loto
Ero ieri un collasso di poesia vuoto
Dicevo ma quel che dicevo lo tacevo
Ero santo diavolo perfetto
nascosto in un angolo d’uno specchio

Avevo ieri occhio lungo
e l’ago trovavo nel pagliaio,
sparavo poi alla cieca,
disegnando rose di sangue
sul petto delle amate

Ero ieri amante non scontato

ACERBE BELLEZZE

la scuola mi rubava la gioia
la vita l’amore che non sapevo
imparavo sui banchi
i primi rossori e le sconfitte
chiudendomi
in una rima baciata
o in una più libera senza senso
ma sempre osservando
le acerbe forme di quelle donne
che un giorno sarebbero state belle
di passionalità mature

e non una – già lo sapevo –
sarebbe stata per me l’ancella
l’amante nascosta in un vicolo
sotto a un balcone con la pioggia
solamente le mie silenti lacrime
avrebbero dato anima
all’imago dell’amore
che giovane fioriva in me giovane

TI HO DIMENTICATA

Per farti piangere
per farmi del male
ti ho dimenticata
Ti ho dimenticata
per immaginare le tue lacrime
leggere su di me
lontano un poco appena
eppur vicino, quasi un angelo
quasi un demone assetato
del battito del tuo cuore

Ti ho voltato le spalle
perché non sopportavo più l’idea
di sentirti giorno dopo giorno
un po’ più donna un po’ meno mia
Ti ho cercata in altre mille
fra tante stelle alte in cielo

Col fuoco della passione
mi sono dilaniato
Col dolore della tua assenza
mi sono sfamato
sino a perdere la ragione
e la stessa mia presenza
allo specchio dei tuoi occhi belli

Ti ho dimenticata sì, per il male
che mi covo dentro
per quel demone che divora il tempo
concesso all’alma mia
sempre invischiata in orge di sentimenti
e di vani pentimenti

Ti ho dimenticata perché le tue lacrime
non le ho mai viste coi miei occhi

Ti ho dimenticata ma sto mentendo
come sempre

CIGNO

Che ne hai fatto
delle lettere che ti scrivevo?
Coriandoli per un pulcinella
Danè per gli usurai

Che ne hai fatto
del mio amore tenero e ingenuo?
Un lago di sangue
Un cigno strozzato dal suo canto

Che hai fatto,
che hai fatto alla bianca verginità
ch’era disposta sul tuo dolce seno?
Un nudo che ogni diavolo vede e morde

Però il povero rimango soltanto io,
io che ti adoravo più d’ogni dio

TU MI DICI CHE È FACILE

i cieli alti
non li tocchi con un dito
ma a guardarli ti cavi gl’occhi
i mari profondi
così salati, ne basta un sorso
per farti vomitar l’anima

e tu, tu mi dici che è facile
che oggi o domani t’incontri
e poi dirti così su due piedi
piuma al vento
o bottiglia alle correnti affidata
ma il tempo tutto porta
in altro tempo
rovesciando e sconvolgendo

non v’è certezza se non una
che mette a tacer dell’alma la poesia
la pazzia
forse perché vera tempesta
la sola per una vita intera desiderata
sospirata sognando immersi nella quiete
di secolari querce dalla primavera prese

A PARTE TUTTO

A parte tutto non possiamo non incontrarci
essere qui mano nella mano giorno dopo giorno
Le trombe suonano l’alzata le chiese la prima messa
Ma noi resistiamo, intorno ci guardiamo
con occhi svegli bagnati dalla prima rugiada

A parte tutto non possiamo essere così stupidi
da perderci tutto il bello tutto il brutto
che questo mondo a suo modo di ci dà
Essere qui occhi negl’occhi a sfidare il buio
che prima o poi sconfiggerà i magici tramonti
di romantici sogni – che ce li sogneremo stanotte
fra lenzuola come noi nervose

A parte tutto non possiamo essere tanto stupidi
da non capire che la solitudine si combatte in due
A parte tutto non possiamo esser così ciechi
da non vivere per paura di vivere un momento
uno in più regalato alla nostra felicità

SALOMÈ

Era logico che portassi via l’amore,
che mi lasciassi il freddo del marmo
delle tue cosce lisce, dei tuoi seni duri
Non è stato facile accettare
che saresti stata presto d’un altro
D’altro canto non hai mai avuto problemi
ad allacciare nuove relazioni pericolose

Hai ancora quel ritratto
che ti vede coi capelli al vento
e la guerra alle spalle?
Hai ancora quel disco graffiato
che mettevamo su per fare all’amore?

Tutto s’è perso così facilmente
Sembra impossibile ma devo accettare
che sei d’un altro più perverso di me

Tutto s’è spento per colpa della bellezza,
della consapevolezza che gli amanti
non ti sarebbero mancati con scorte di ori
E io avevo da offrirti solo la mia testa,
e il mio cuore, poco in verità, Salomè

TROPPO VECCHIO PER UNA…

Mai credesti
che fossi nel giusto,
così insinuarono
ch’ero troppo vecchio
per una ragazzina
Mai credesti in me,
neanche quando fecero
del mio occhio destro
un’orbita vuota

E venne il giorno
che venti e onde
dai loro letti si sollevarono;
fu così che fui infine libero
di non tornare da te per giocare
la mia ultima carta

ALMENO UN PERCHÉ

Capelli di Grano,
tra le onde sguazzi
giocando tra sorrisi e lazzi,
dimenticando la conchiglia
che in un giorno d’inverno
ti regalai perché mai lontana
ti fosse la mia pallida eco

Non credi che
almeno un perché
avresti potuto schiaffarmelo
in piena faccia?

Capelli di Grano,
questa triste canzone
che or ti canto così blu
te la canto ricordando
l’incanto dei tuoi occhi
nei miei occhi
dal mio buio quaggiù

Non credi che…
Non credo che…
Oddio, ma perché!

Inutile, lo so, tornare
fra la paglia e il fieno,
a com’eravamo ieri,
giovani e fieri

DI SCHIENA

Che bella nudità,
che bella schiena
Vien forte la voglia
di menar carezze,
di lasciar scivolar
sul collo le dita
fin su a lambir
dei capelli la seta

Negli occhi
non mi guardi mai
quando ti chiedo
di che segno sei;
immaginare,
solo immaginare
quali stelle
il volto tuo illuminano,
solo immaginare
la bocca tua carnosa
da mordere, da baciare

Vedrò mai
l’angelico tuo ovale?
Accosterò mai
le labbra mie di satiro
alle tue di Dea?

Sempre ti nascondi
Così nel tormento
mi consumo
danzando e cantando
sotto la luna piena,
menando la coda
insieme ai miei consimili
al par di me disperati

DA LASSÙ A QUAGGIÙ

Da lassù
qualcuno – che c’è
forse che sì, forse che no –
mi ha comandato
“mani in alto,
mani dietro la schiena”
Era dunque già tutto previsto
Raccogli il bagaglio
prima che l’Uomo Nero
ci metta dentro il suo sogno
Non esitare
proprio adesso
che l’eclissi di luna è al culmine

Da lassù
qualcuno ha detto
che non c’è più tempo
da perdere
con la testa fra le nuvole
Io dico che rimango qui,
al mio posto
fra deserto e realtà
Prima o poi
gli idoli cadranno
uno a uno,
quel giorno voglio esserci
per avere il mio souvenir

Hai mai visto
la tragedia in diretta?
Giù al Cine
danno un film d’amore,
ma sono già stanco
da un po’, così credo
che userò le mani
a modo mio

Da lassù
a quaggiù
la differenza la fai tu
Se non ci credi
prendi la mia mano,
in qualche modo voleremo
e cadranno gli idoli
ai noi nostri piedi

COME PUTTANE

Passati gli anni
uno a uno
con sospetto contati,
guardando
alle linee della mano
ci siamo scoperti
non troppo invecchiati,
incazzati sì

Fra il grigio e la nebbia
che la città affoga,
fra una manifestazione contro
e un carnevale improvvisato
l’immagine nostra
dallo specchio condivisa e distorta
ci rassicura che ancor siamo,
che ancor di ridicolo ci vestiamo…

come puttane senz’allegria

AMORE È RAGLIARE

Non lo nego,
come potrei
io che raglio
e raglio
per amor di te
solamente?

Mi son preso bene,
una cotta per te,
per te
che sei sui settanta
e forse ben oltre,
forse già con un piede
ben affondato
nel pantano dell’Aldilà;
ma può forse il cor mio tacere,
dir che non è vero
che amo come scalci,
come fai volar via
le lenzuola dal letto
con gli zoccoli tuoi asinini?

Amore assassino,
amore un casino
Se colpa c’è in noi
alla giovinezza imputiamola,
a quell’Età complice
che ci ha visti marinai felici
da Genova a Venezia,
e per lei soltanto
sia oggi il nostro pianto

LUCE INFERNALE

Sono stato all’inferno per il mio piacere,
per fuggire lontano da case e chiese,
per vedere se davvero fiamme e diavoli
son da temere, ma solo ho incontrato
il numero 27 che mi ha dato del matto

La luce del giorno continua a tormentarmi… (*)
Dico sul serio, qui nessuno mi vuole aiutare
Dovunque volga lo sguardo dannati gaudenti,
ma dell’Essere Superiore manco l’ombra
Non lontano dalla mia via dei cani l’abbaiare,
e rantoli di umani mostri a raschiare la luce

Sono stato all’inferno per il mio piacere,
per rubare un po’ di cicatrici e farle mie
Ma giusto una fiaccola di luce uguale al sole
tutto quello che son riuscito a portar via

IL VOSTRO SILENZIO

Verrà il giorno
che da me nudi e scalzi
vi presenterete
reclamando a gran voce
che sia io a parlare
Ma quel giorno
avrò io labbra serrate,
ed allora ricorderete
che giusto ieri
dono voi mi faceste
d’un silenzio sepolcrale

DAL MIO GIARDINO

Non più spandono profumo
le rose dal mio giardino;
e anche i morti han smesso
di ciarlare coi grilli e le cicale

PREGHIERA DEL MESTIERANTE

Risuolo le scarpe,
un mestierante io
che male sa l’abc
Dio ha voluto così

Dicono cose i clienti
che non intendo
A tutti con il capo
faccio cenno di sì,
e muto resto: di sale

Pianto chiodi
sotto le suole

Prego in silenzio,
prego la croce e Gesù
perché non si compia
oggi il destino mio
a testa in giù
Prego bene perché
ho del lavoro da sbrigare
per dar ai figli miei
un pane da mangiare

(*) Robert Johnson, Hellhound on my Trail

Informazioni su Iannozzi Giuseppe

Iannozzi Giuseppe, giornalista, scrittore, critico letterario
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2 risposte a Grazie per le rose, grazie per il rasoio

  1. romanticavany ha detto:

    Bellissima :”ACERBE BELLEZZE”,con tanto sentimento :”TI HO DIMENTICATA”, Tenera :”CIGNO”,Tutte le altre sono
    cuore, anima, impulso, emozioni.

    Buon Natale King.
    1 enorme Bacio ♥

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  2. Iannozzi Giuseppe ha detto:

    Grazie, Angioletta Violetta. ♥
    Sono poesie tutte “di sentimenti”. Hai ragione. Ognuno poi preferisce quelle che preferisce. 😉

    Felice Anno Nuovo. Ci siamo quasi oramai. 😉

    1 enorme bacio a Te, Angioletta ♥

    King

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