Seppelliamo le croci che siamo stati

Seppelliamo le croci che siamo stati

Iannozzi Giuseppe

cross

Eroe

Un giorno,
sul morir del tramonto,
senza più disprezzo,
tornerai sui tuoi passi
A me ti presenterai
allungando la mano,
tenendo ben alto il palmo,
sorridendo fra ruga e ruga
Ma io sarò
già da tempo un eroe,
e allora sì, capirai
d’aver in passato
tutto sbagliato,
e dandomi la schiena
sulle orme dei tuoi passi
indietro tornerai
là dove sempre sei stato

Il tuo Gesù

Ami molto di più
il tuo Gesù
che non me
che ti son fedele
come un cane alla catena;
ti confesso dunque
che questa verità
agli occhi di tutti nota
proprio non mi va giù.

M’illusi
d’esser il tuo eroe,
questo il mio peccato.

(… ma io spero
berrai almeno
le mie lacrime
morte soffocate
sul fondo dell’ultimo
bicchiere di vino)

In punta di piedi sul filo del rasoio

In punta di piedi sul filo del rasoio
La città di suicidi e di gas di scarico
riposa in basso e di niente si cura

Il giovane marinaio promette alla sua bella
che da lei farà ritorno, ma l’assicuratore
punta l’indice, dovrà prima imparare,
dovrà prima imparare a stare a galla
come un pesce morto nell’età del jazz
Nell’intanto nutre la bella speranze e amanti

Te l’ho mai detto
che ho un debole per le ballerine?
Te l’ho mai detto che piango sempre
quando il Lago dei Cigni spenge
le sue ultime note?

Ma tu sul filo, tu, bella ballerina,
che ne sai di Caruso tenore dei tenori!
Hai mai provato il brivido di un acuto
tanto forte da spezzarti la schiena?

Si scioglie in lacrime la Barbie
che m’hai regalato per il compleanno,
e volano via i volti disfatti dalle cornici
per una crisi uterina giù a Wall Street
Ma in un non troppo lontano manicomio
un deforme batte a morte sul tamburo di latta

In punta di piedi sulle nuvole
hai sognato un filo al di sopra di noi
Non mi resta che imparare a crescere
Non mi resta che imparare a scrivere
questa buffa storia prima che il Times
mi costringa ad abortirla dal naso

Abbiate fede in me

Abbiate fede in me,
io però non ne ho per nessuno,
non per chi m’attende all’incrocio
confidando d’ottenere il mio favore

Abbiate fede in me,
Gerusalemme è in fondo al mare
e il mio nome è Spavento

Abbiate fede,
capita a chiunque di baciare la terra
che l’ha partorito per un Niente
da condividere coi tanti mortali
a chiedersi perché
in chiese d’ossessioni

Non sanguiniamo più del dovuto

Puoi lasciare le mie mani adesso
Per un bel pezzo mi sono pianto addosso,
lasciando che i fiumi scorressero sotto i ponti,
sognando di scrivere poesie sul pelo dell’acqua
Una a una mi sono spezzato le ossa dell’anima
E mi sono pure illuso che il motore fosse l’amore
per Pinocchi e Don Chisciotte;
dovevo ancora incontrare il Diavolo all’incrocio
per accettare l’idea che si vive una volta e basta

Le cattedrali, che mai ho visto, franano felici di finire
sotto lo sguardo indifferente di Atlante,
e i minareti, persi chissà dove, fanno uguale fine
Non c’è motivo perché questo rapporto rimanga in piedi
Le orbite dei pianeti si sono allontanate e gli angeli,
che legarono i nostri polsi con manette di spine,
hanno da tempo un loro posto fisso al cimitero

Non sanguiniamo più del dovuto
Tanti prima di noi sono caduti nel tranello celeste,
e con le proprie forze si sono rialzati
o si sono scavati la fossa, senza sciupare lacrime

Puoi lasciare le mie mani adesso,
Dio non avrà il coraggio di trarti in inganno

Non sanguiniamo più del dovuto,
puoi lasciarti andare adesso
Hai una strada di possibilità da seguire
e nemmeno un secondo da perdere
in baci dell’addio
Dio non avrà il coraggio di trarti in inganno

Non sanguiniamo più del dovuto

In volo con me

Vorresti prendere il volo, bambina?
Gli angeli ti hanno rubate le ali
Non preoccuparti, stringiti a me
e voleremo insieme in alto e in basso
fra nuvole di fuoco e torri babiloniche

Non temere di peccare,
pecca solamente chi non ha mai amato
fino alle estreme conseguenze

Non badare alla mia coda luciferina,
serve al mio equilibrio, non a far del male
Non badare al mio brutto muso,
serve a tener lontani cattolici e pentecostali
Non focalizzare l’occhio sul mio aspetto,
guardami invece dentro
e vieni nell’anima mia,
insieme scopriremo che Milton mentiva

Vorresti volare più in alto di Dio?
Hai solo bisogno di cavalcarmi a dovere
Fidati di me, ho già visto
come andrà a rotoli questo mondo
Fidati di me, portati in salvo
con chi come me non ha padroni

E vola in alto, vola in alto, in alto

Bella Bimba, dimmi perché

Bella Bimba, dimmi perché
perché giochi con il mio cuor
manco fosse il tuo yo-yo

Ti dico che “t’amo”
e tu mi fuggi dall’amo
tuffandoti nell’acqua turchina
giocando a far la pesciolina

Piccolina, sei così carina
così carina
Ma quanto penare
per farsi da te baciare

E se un bacio mi scioglie
subìto scappi via
per andar a pregare
e al confessor spiegare
che sol s’è trattato
d’un semplice peccato
del gioco d’una bimba
un po’ birichina

Ah, che dolor, che dolor

Piangesti Fred

La donna che credevo mia
mi ha sbottonato
Mi rimane una Erinni che ride
e una mela rossa e le ossa rotte
Ho paura che salteremo in aria,
un grande boom e poi tutti giù

Un giorno piangesti Fred
così giovane
caduto nei Sessanta
Questa vita meravigliosa,
questa cosa che ci fa quel che vuole
ci dà però papaveri sbiaditi e vino,
vino rosso a volontà
e un soffio soltanto di bontà

I miei angeli

Hai fatto in fretta a dimenticare
Un matrimonio è stato sufficiente
e tutti gli angeli che avevo
son caduti in lacrime ai miei piedi,
ed io nemmeno una parola

Hai fatto in fretta a dimenticare
che son stato il tuo sacco da boxe
per i tuoi momenti di smarrimento
Costretto all’angolo rosso
il ring spara ancora pugni
sul mio volto disfatto, ma aridi
gli occhi oramai chiedono il buio

Hai tirato forte dritto al cuore
Finito al tappeto non ho potuto far altro
che strisciare fino all’angolo
e leccarmi le ferite in silenzio

Marie

E tu invecchierai
Invecchierai
cogliendo del prato
i fiori più belli
E avrò io ancora la mia penna,
la sedia di ieri su cui oggi siedo
muto con il solito vecchio sguardo

E nasconderai tu i polsi
perché non si vedano i segni del suicidio
Dirai a tutti d’aver posseduto
mille amanti e mille stelle ai tuoi piedi;
e a Dio racconterai di come il sole
al mattino spogliava la tua bellezza
Continuerò io invece con una mano
a pettinarmi la barba bianca,
mentre la destra impegnata a scrivere
quanto forte fu per te il mio amore,
il mio cuore sconsiderato che s’illuse

E in una melodia lontana
torneranno le tue parole,
le tue tante parole all’orecchio mio;
e tornerà l’immagine di noi due
sotto a quel lampione
che illuminò il tuo fuggire con allegria
il fiume dei timidi miei baci

Ancor da me ti nasconderai,
con allegria, sì, ma stantia;
e rivangherai l’età mia già antica allora
Ti basterà però un momento per capire
che non sono cambiato affatto
nel tessuto delle rughe, nell’ordito
di quelle poesie che non osai

E in un sussurro mi confesserai
che ho vinto il tempo
senza possederti mai veramente;
a capo chino
ti farò capire che è vero,
che è vero che per paura
non sei tu cambiata;
e ti scoprirò bambina,
ancora bambina

Ho pregato a lungo

Ho pregato
Ho pregato a lungo
credendo in te
prima che in Dio

Ho pregato
con la speranza
di non dover fare
mai a meno di te

Non è bastato

E non è neanche servito
affogare la testa
sotto l’acqua gelata
Sono ancora sbronzo,
nani e folletti maligni
m’invitano alla gogna

Ho pregato
Ho pregato così a lungo,
così tanto a lungo
fino a farmi sanguinare le mani
Ho tenuto le mani giunte
proprio come mi hai insegnato
E allora perché non è servito?

Ho pregato piangendo
come un bimbo senza ritegno
L’amata carezza però
non è arrivata mai

Non è arrivata, mai
Il diavolo lo sa
che sono nel giusto
Lo sa che non ho peccato mai
più del consentito

Bionda Camelia

L’ultima volta dicesti
ch’ero un ragazzo

Sul binario del treno
sei rimasta immobile,
volevi esser certa
che non tornassi
sui miei passi di piombo

Dispiaciuta
che non fossi pazzo
né ricco da far schifo

Signorina Camelia,
ne è valsa la pena?
Fra Bari e Firenze
sei ancora tu
la prigioniera preferita
della tua tribù?

Fu bionda la tua risata
Prese fuoco all’istante,
morì in un momento
senza agonia né gioia

Fu bionda la tachicardia,
bionda Signorina delle Camelie
Fu stupida la tua paura,
ma non fui stupito io

Puoi immaginarlo da sola,
non sono cambiato

Non sono cambiato

Così tanto stupido

Così tanto stupido,
così poco stupito
per questo blues

Non cercava me
sulla strada polverosa
verso la triste casa

La Bianca Colomba,
sulla tomba mia
divelta e dimenticata,
l’abusata mia poesia
non l’ha impressionata

Giovane e bella lei,
donna da una Luna appena,
il Flauto dell’Uomo Muto
per una notte solamente
fra le gambe l’ha suonato

Così poco stupito,
davanti casa mia
ogni dì lei passa

Dicesti d’amarmi

Dicesti d’amarmi
Felice corsi a dirlo a Ma’
Adesso è tutto finito
e non so perché

La testa in fumo
e non un grammo di cervello
Puoi scommetterci che è così

Dicesti parole
Ma io capivo solo i tuoi baci
Sono rimasto
con un pugno di mosche
e la testa piena di fumo

Cerco di pensare a te
Ma la testa è fuori fase
Non ho ancora capito perché
con le donne son sempre guai

Infelice raccontai
per filo e per segno la storia a Pà

Sotto il sole cocente mi do da fare
Scavo sempre più a fondo
Un cimitero di desideri d’attorno

… puoi scommetterci che è così

Non ha senso la vita

Ti voglio bene,
tanto davvero
Senza di te
non ha senso la vita
Ti voglio così tanto bene
Ma tu non lo hai capito
che sei il sole
che penetra la mia finestra aperta

Non hai mai imparato
l’estremo significato
Ti ho forse trattata male?
Non lo sai, ma mi hai regalato
una corona di spine insanguinate

E mi hai spezzato il cuore

Ti voglio bene, fidati di me
Ho una cravatta molto lunga,
molto lunga davvero:
Amica mia, ci divertiremo

I guardiani della foresta

E c’è chi continua a pontificare,
immaginandosi angelo in catene
forte solamente d’una posizione
di primadonna caduta
e nella leggerezza perduta,
senza nulla sapere di quei lupi e orsi,
guardiani della Foresta,
che Signora Morte l’han sfidata
con unghie affilate e zanne di rabbia

Ma come la sabbia
che sul fondo della clessidra
immobile senza scampo resta,
senza una mano amica
che di nuovo capovolga la Sorte,
così l’incertezza di certe bocche
tosto consumate da fame immane
nella sterminata intricata Foresta

TBC

Ed ora che più nulla spaventa
lo spavento,
cinico guardo a quell’uomo
che la morte lo rapì
dopo un colpo breve di tosse
per chiunque altro cosa da nulla
ma non per lui
che il Fato dalla nascita
lo segnò col tisico suo artiglio,
sputando giusto uno sbadiglio

Informazioni su Iannozzi Giuseppe

Iannozzi Giuseppe - giornalista, scrittore, critico letterario - racconti, poesie, recensioni, servizi editoriali. PUBBLICAZIONI; Il male peggiore. (Edizioni Il Foglio, 2017) Donne e parole (Edizioni il Foglio, 2017) Bukowski, racconta (Edizioni il Foglio, 2016) La lebbra (Edizioni Il Foglio, 2014) La cattiva strada (Cicorivolta, 2014) L'ultimo segreto di Nietzsche (Cicorivolta, 2013) Angeli caduti (Cicorivolta, 2012)
Questa voce è stata pubblicata in amore, arte e cultura, attualità, blues, cultura, eros, Iannozzi Giuseppe, passione, poesia, società e costume e contrassegnata con , , . Contrassegna il permalink.

2 risposte a Seppelliamo le croci che siamo stati

  1. romanticavany ha detto:

    Quella che più mi ha colpito è In volo con me, anche tante altre. Sei Bravissimo 🙂

    Buona Domenica Pomeriggio caro King. 1 Bacio ♥

    Mi piace

  2. Iannozzi Giuseppe ha detto:

    Sai che non lo avrei mai detto, Violetta! Non lo avrei detto perché è una poesia un po’ ribelle. Ma forse un po’ ribelle lo sei diventata anche tu. 😉

    1 Bacio ♥, Violetta

    Mi piace

I commenti sono chiusi.