Nella pazzia del ’72 – Poesie personali

Nella pazzia del ’72 – Poesie personali

Iannozzi Giuseppe

Iannozzi Giuseppe

Iannozzi Giuseppe

Nella pazzia del ’72

Tu pazza di gelosia,
non credo!
Ragazza, vieni vicino
Più vicino, per Dio!
Ecco, così quasi ci siamo
Sei pazza, sì, ma non di me
Le tue amiche mi ronzano intorno,
la gente fa la fila per una critica
che sia bene in chiaro
uguale a un autografo;
e io continuo a pensare
che B.B. King è Dio
con Lucille in mano

Fiorisce la primavera
e sfioriscono i miei legami;
eppur un tempo
li avevo legati e straziati
Non potevo farne davvero a meno
Mi accarezzo ora le tempie grigie
e non provo niente,
non un avviso di dolore
né una lacrima
che mi scavi il volto
In verità devo dire
che l’età delle gioie
è sol più per quei giovani
che muoiono intorno ai ventisette;
e io ho smesso d’esser bello
nella pazzia del Settantadue
E sulla coscienza
non un rimpianto
Rimorsi, qualcuno

Avrei voglia d’un cane da prendere a calci;
al limite anche un figlio mi starebbe bene
La mia amica ride forte,
ogni giorno più fatta
Racconta la vita che l’ha sbattuta,
dice che è appena all’inizio,
e che questo porco mondo
non avrà la sua passerina;
me la fa accarezzare,
senza sbottonarsi però
Poi scoppia a piangere a dirotto
E a me mi tocca di prendere il largo
prima che la situazione troppo dura

Ragazza, lo senti il mio alito
che puzza d’aglio,
di primavere sepolte
in “un domani sarò un uomo migliore”?
Ecco, di me è sopravvissuto
il poco che senti
Non dir quindi
che di me sei pazza,
che la gelosia ti divora i battiti del cuore
Non dire bugie
per lavar via l’argento
dalle mie tempie stanche
Domani sarò uguale a oggi,
solo con un giorno in più
Tutto questo lo sai bene,
non mi adulare

Adesso lasciami qui,
sotto il pergolato
Ho buona musica
e qualche libro frivolo
Il tempo passerà,
passerà e toccherà la fine
prima o poi
Ho ancora tanto da fare,
così tanto
Lasciami qui
Sei pazza, sì, ma non di me

Sulla Sacra Montagna

Giù in Paese i vecchi m’avevano
messo sull’avviso; ma io sordo
non ho voluto credere fosse vero,
così a mani nude ho scalato l’altezza,
la Sacra Montagna per arrivare a te

Tutti sapevano che non eri bella
Tutti di te sapevano verità e leggenda
Non fui sorpreso una volta di fronte a te,
non eri per me quella creatura da bestiario
che altri avevano disegnato nei miei occhi
Ti fissai più stordito che impaurito,
tentai di parlarti ma il mio balbettare
non fu inteso dal tuo orecchio di elfo
Tentai di sfiorarti con le dita stanche,
e subito ti allontanasti, impaurita
che dopo tanti anni un uomo spogliasse
la tua pelle delle ombre, delle leggende
gelosamente cantate da mille ignoti amanti

Con il cuore gonfio di stanchezza scesi giù
Tornato sulla strada m’incamminai verso il Paese
dove mi aspettavano per brindare e maledirmi
A chi di te curioso mi chiese notizie solo dissi
che creatura più fascinosa un mortale
non avrebbe potuto davvero incontrare
I più esplosero in una cavernosa risata
alzando i bicchieri colmi di birra brindando
alla mia salute; il giorno dopo con l’alba
alla finestra mi trovarono morto nel letto,
sul mio petto un unico bianco giglio
quasi diafano, più puro della neve

Ero diventato anch’io uno dei tuoi amanti
senza più un nome, senza più una religione

Gli spazi dell’amore

I cieli più belli
nessuno li ha ancor visti
Son dentro agl’occhi tuoi
gli spazi dell’amore
– infiniti tramonti
di malinconie
di violini d’umana voce

Questa faccia buffa

Sarebbe bastata in dono una rosa
ed invece ecco questa faccia buffa
che vedi e che ti fa l’occhiolino
Fra i grassi covoni di fieno maturo
l’estate ha già sparso e perso
semi e sorrisi, risate di ragazze
e ganzi; a occidente la mugnaia
aspetta che il dì si tinga di tramonto,
poi le campane batteranno l’ora
e ognuno farà ritorno alla casa
per stringersi intorno al desco
a mani giunte prima dell’ultima cena;
e anche il padre
– che ha su il color del diaspro –
abbasserà lo sguardo vergognoso
sul pane spezzato,
fra le briciole della sera
in preghiera

Affermazione di Dio

Ciò che un sorriso crea nel Prossimo
Niente che sia di questo mondo
lo spezza – ché affermazione di Dio
sui volti scimmieschi dell’umanità

Mai perderai la tenerezza

In ogni vita
una piccola luce
Sì splendente, io spero
mai perderai la tenerezza
che t’ha fatta fiorir donna,
forte più di quanto
tu abbia oggi coraggio d’ammettere
sorpresa…
soppressa dagl’ingorghi dell’inciviltà

Ogni cosa muore,
non la Bellezza
che l’anima coltiva
di nascosto da quei dubbi
che t’invitano
a negarle l’Eternità

Sotto il pallore della Luna

Lo stiamo facendo ancora
sotto il pallore della Luna
che di gelosia piena piega
un poco appena la sua lama
di luce da noi su altri mondi,
su stelle troppo grandi assai
e lontane perché possano
curarsi d’un satellite sì piccino

Quando per me ti spogli

Quando per me ti spogli
e dalla scrivania fai volar via
tutti i miei inutili fogli
Quando allunghi le gambe
e m’inviti a non perder tempo
sbattendomi in piena faccia
che sono il tuo burattino
Quando mi leghi alla sedia
con le calze a rete nere
e in bocca mi spezzi il respiro
col sapore del tuo erotico lavoro
Quando mi spari la lingua dentro
e come serpente cerchi la mia
Quando chiudi gl’occhi
perché di me ti puoi fidare,
ma tieni le unghie sulla mia gola
Quando mi strappi la cravatta
per scivolare giù in fondo
dalle parti di Priapo
Quando senti l’ansimo farmi male
tu non ti fermi,
fino alla fine vai tu avanti
perché non sai tradire tua natura
di Dark Lady

In the End,
vedo sol più il tacco dodici
che t’ha portata a me, Regina;
mi dispongo allora per l’ultimo anelito
sulle tracce d’una goccia di Chanel n.5

Racconto a te di me

Coll’alito che puzza
e la testa alla pazzia,
a te, bella ragazza
che vivi piena
la tua ingorda giovinezza,
vengo per un sorso di gioia
Non mi cacciare indietro
anche se ho il naso lungo:
a lungo ho camminato per strade
di solitudini con accanto soltanto
l’ombra lunga della fame,
inseguendo spettri d’impossibile felicità
sotto la luna uggiolante,
pallida come il mio sangue nelle vene
ad avvelenare l’alma ribelle

Bella ragazza, bella giovinezza,
non scacciare questo bugiardo,
più morto che vivo, alla tua porta
Fra le tue braccia
concedimi riparo
e in silenzio uccidimi,
nel sonno, se non ti piaccio,
non lasciarmi però all’addiaccio
vittima dei sogni miei mai terminati

Bella ragazza, un sorso appena chiedo,
uno appena del tuo liquore migliore,
dopo non avrà più importanza il destino
né in un senso né nell’altro
perché sarò per sempre fra le tue braccia

Informazioni su Iannozzi Giuseppe

Iannozzi Giuseppe, giornalista, scrittore, critico letterario
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