AFFONDARE NEL LUPO E IN BUDDHA

Affondare nel lupo e in Buddha

Antologia fra passione e spiritualità

Iannozzi Giuseppe

buddha

VERSO IL NULLA ASSOLUTO LA STRADA

trovare un cuscino addormentato sulle rotaie
poter per sempre riposare l’anima inquieta
aspettare il treno così, sotto l’occhio vigile della luna
l’amore non ha orari da rispettare
ma solo binari morti per deragliare
hai mai provato a guardare
il poco che è rimasto di te allo specchio?
hai mai pensato per una volta di fare a cazzotti
con qualcuno che credevi di conoscere fin troppo bene?
hai mai pensato che sarebbe la mossa giusta
mettere al tappeto quello stronzo
che ti sorride triste fra le rughe?

bianchi gigli vengono su nel Giardino Imperiale
nuovi figli nascono a est, a ovest, a nord, a sud
quanti moriranno nessuno lo sa
esistere così, senza mai una certezza, è vita questa?
lascia perdere le domande e i giorni di freddo
hai avuto la tua dose a tempo debito
adesso è tempo di capire che tutto hai sprecato
con inutile generosità
adagia la testa sul cuscino, il treno fischia non lontano
presto andrai via insieme all’inutilità che sei stato
presto andrai via a far compagnia alle canzoni tristi
degli chansonnier che hai amato mentre lei ti fuggiva di mano
per sempre
rosse rose vengono su nel Giardino Imperiale
e non c’è uno che si prenda cura di questo miracolo

eri giovane, il futuro ti avevano assicurato che ce l’avevi davanti
eri troppo giovane per capire che tutti ti stavano mentendo
come era stato fatto con loro
non potevano fare diversamente, la scala verso il cielo
non lo sa più nessuno in quale armadio è stata seppellita…
e credere d’avere qualcosa d’importante da insegnare
e capire all’ultimo istante che è stato solo per posticipare
il taglio dei polsi
il bicchiere non è mai mezzo vuoto o mezzo pieno
il bicchiere è quel frammento di vetro che le dita stringono
gli occhi ce li hai già sepolti nel sangue dolente della vecchiaia
sogni e incubi non hanno più importanza men che meno per te
tutto quello che desideri è arrivare alla fine senza troppe storie
non ti farebbe piacere scoprire che qualcuno nutre l’ingenuità
di piangere al tuo funerale

eri troppo giovane per sospettare la verità
ma alla fine che tu abbia militato per il giusto non fa la differenza
chi ha sbagliato non avrà sorte diversa dalla tua
eri troppo coinvolto nella vita profumata di albe e tramonti infiniti
come potevi immaginare che non uno arriva a vedere il domani?
adesso però sai che non ti farebbe davvero piacere scoprire
che qualcuno porterà la sua ingenuità al tuo funerale
così aspetti che il treno faccia il suo dovere
così aspetti di chiudere gli occhi alla luna

aspettare il treno così, sotto l’occhio pallido della luna
la morte rispetta sempre la tabella di marcia
non deraglia mai per allungare il dolore di qualcuno
hai mai provato a dimenticare chi sei stato?
è sufficiente un momento, un momento soltanto

è sufficiente un momento, un momento soltanto
(lei ti fuggiva di mano per sempre, nessuna felicità mai più)

AFFONDARE NEL LUPO E IN BUDDHA

non sono quello che si dice…
che si dice un tipo raccomandabile
ci sono troppe cose che non capisco
a questo mondo
ci sono troppi giri di parole
che accendono la miccia per niente
gesù ha camminato sulle acque a piedi nudi
san francesco viveva la povertà in cerca di santità
io cerco solo un atto rivoluzionario
che mi faccia sentire bene con me stesso
io cerco solo di imitare il sorriso di un buddha
con la povertà del mio spirito

affondo nella piscina
cerco il pesce rosso più piccolo e tenero
cerco di guardarmi le spalle stando attento al lupo
come mi hanno insegnato
tendo l’orecchio, guardo al nirvana
prego in silenzio a mani giunte
quando sono certo che nessuno può vedere
– nessuno potrebbe capire perché lo faccio –
mi guardo bene dal dire fare baciare
aspetto una pioggia di petali di pesco
cerco nella piscina, vado a fondo e riemergo alla vita
tento solo di imitare la santità di un buddha
tento solo un atto rivoluzionario
che mi faccia sentire bene con me stesso

non faccio niente di importante
con la povertà del mio spirito
accarezzo il pelo nero del lupo
ascolto il suo ringhio, ascolto il mondo
che mi vive d’attorno
quello che mi hanno insegnato non è del tutto giusto
mi guardo le spalle sì, sto attento
ma accarezzo il lupo prima, ascolto l’animale
che c’è in ogni uomo
ascolto la vita che merita qualche cosa di più
di un tradimento a muso duro

PERCHÉ NERO E NON BIANCO

Sol perché nero e non bianco
come gl’altri agnelli,
m’hai subito rinnegato
– dimenticato nell’inferno
della mia negra solitudine
Eppur anch’io vivo,
la tua stessa aria respiro
e commosso rimango
di fronte alla fragilità
della vita, di passione rossa,
di ferma tenerezza
in una rosa per dispetto
cresciuta fra cardi
e maligni sguardi di preti
incatenati a pesanti croci

Sol perché nero e non bianco,
m’hai subito rinnegato
e con un unico maligno sguardo
dal gregge allontanato,
manco il mio belato
fosse il più ferale ululato;
il lupo però te lo tieni dappresso
e carezze gli doni ogni dì
E’ perché son agnello nero,
solamente per questa mia natura
che è mia, alfine ho acquistato
colla Fantasia – che è sol mia –
un Vuoto dove pascolare l’anima
fino a che morte non coglierà
del mio fiato il più tiepido
innocente sogno mai avverato

Così facile è stato
dirmi nero, allontanarmi dai fratelli
Avevi un buon motivo, per Dio!
Nero, lo dicono tutti che non porta bene
Ma lascia che ti dica una cosa, una sola,
la più bella tromba la sentii
grazie alle labbra di Satchmo
e le più gentili parole le ascoltai
per bocca di Martin Luther King
Per questo appena nato subito compresi
che gl’angeli non son poi così tanto bianchi
come qualcuno qui dabbasso li ha disegnati

Vedi, sono nel mio Vuoto,
povero in canna e più solo ancora,
però la poesia la so capire
al primo sguardo; i miei occhi
si posano là dove tu non osi
per tema d’incontrare la Bestia
mentre è sol vero che ci sono io,
nero sì, ma incapace di far del male
Se solo tu immaginassi quanti sputi
e quale vergogna m’è stata gettata in pasto
perché nato come natura m’ha creato;
se solo immaginassi veramente
oltre gli steccati del Pregiudizio,
forse capiresti come mi sento io
Forse sì, capiresti che il mio cuore
è fragile come quello di chiunque,
che batte per amore e per paura
allo stesso modo

Accarezza pure il lupo nero,
donagli tutto il tuo amore
e lascia che io qui muoia presto,
non dovrai così più sopportare
il fastidio di sapermi vivo
– vergogna del tuo immacolato pascolo –
seppur con l’anima dai bianchi lontano
E sappi in ultimo che già da tempo
me ne sto nel mio Vuoto immaginato
a pascolare l’anima pregando Dio,
sognando quella bellezza
che son sicuro da qualche parte
deve pur esistere

PRIMO MAGGIO

per ricordare
che ancora oggi c’è chi cade sul lavoro
per un misero tozzo di pane appena

anche oggi è il primo maggio e il mio sorriso è spento
ho visto i miei compagni prendere fuoco
nel tempo di un niente
non ho potuto fare niente, non sono state sufficienti
tutte le mie lacrime
per spegnere le torce umane che sono diventati
davanti all’incredulità della morte

scusate gl’ignoranza, ma com’è possibile morire così
su due piedi senza neanche sapere perché? scusate dottori,
ho fatto appena la terza media, ho però famiglia, due figli
e una moglie, e spero di dargli un futuro migliore
almeno a quelle due anime che sono l’occhi miei
scusate, ma voi dottori perché non ci dite come stanno le cose?
a fine mese non ci arriviamo mai, le tasse da pagare
e il pane ch’era del forno vicino adesso costa l’ira d’iddio
scusatemi, voi che siete dottori, ditemi che c’entra il petrolio
con il prezzo del mangiare che sale e fa la fame di chi amo

anche oggi è il primo maggio e non è cambiato un bel niente
non ho neanche più la forza d’accendere un sorriso spento
ho perso ogni speranza per il domani
scusate, ma voi dottori come fate a stare così calmi e quieti?
scusate, scusate tanto, ieri mio figlio l’hanno portato in ospedale
il più piccolo me l’hanno preso dalla mani per una cosa piccola
dicevano che dovevo solo aspettare e avere fiducia, che non c’era
neanche bisogno di pregare!
ho aspettato con l’anima in gola fino alla fine e la fine non arrivava
l’ho visto per l’ultima volta sotto un lenzuolo bianco
ho pianto ma non è servito a riportarlo fra le braccia della madre
scusate, ma voi dottori che andate in aereo a parlare con dio
ce l’avete sì o no una cazzo di anima? o l’avete venduta al diavolo?

non li segno manco più i giorni, primo o non primo qui va male sempre
mia moglie non si è più ripresa, non parla e non piange neanche più
non fa niente di niente, solo a tarda sera bestemmia la malasorte
ma voi che siete dottori, che prendete sempre treni lunghi lunghi
che vanno fino in capo al mondo, che volate tanto ma tanto in alto
a rompere i coglioni a dio, voi dovete saperlo perché l’occhi miei
si sono spenti

scusate, scusate gl’ignoranza dottori miei, ma voi come fate,
come diavolo fate a stare sempre così calmi e quieti? ci avete un segreto
o che altro? scusate gl’ignoranza, ho preso la terza media a malapena
però una famiglia ce l’avevo anch’io e ridevo scherzavo pregavo
per questo oggi che non ho più un cazzo io vi mando affanculo, per dio!

SOGNATORI

e tu cosa sogni?
hanno sognato già in tanti prima di te
tu cosa immagini, cosa vuoi, cosa vivi?
la ferita del violino è sempre aperta
però continua ogni giorno il suo grido
un po’ allegro e un po’ disperato

e tu chi sogni?
la gente cammina, la gente non capisce la bellezza
non capisce la pazzia quant’è profonda
la gente è sempre più distratta passo dopo passo
passa accanto a chi muore nel freddo di un cartone
non si cura né del sole né delle nuvole
pensa soltanto alla punta delle proprie scarpe
non capisce la poesia
di chi ti regala un sorriso per un soldino
non capisce la gioia di dare una speranza almeno

il cielo è alto, abitato dagli dèi
ma noi quaggiù dobbiamo andare avanti giorno
dopo giorno con i pochi mezzi che abbiamo e non abbiamo
un nostro fratello muore di fame nel freddo della solitudine
un altro si spegne in un triste sorriso
mentre la lama gli taglia via la fame dalle budella
e non lontano una colomba
viene tenuta ferma da due brutti ceffi
il terzo le strappa la verginità incurante del pianto

è per questo che siamo qui?
è per questo che siamo umani?
siamo, siamo veramente umani?

e tu cosa sogni, e tu chi sogni?
la fine del mondo, o uno migliore?
e tu cosa sogni, e tu chi sogni?

un cielo azzurro di bianche colombe in volo
un cielo aperto al sorriso di dio
solo un cielo, non è poi tanto, non è impossibile
è già dentro di me, è già dentro di me

possibile che nessuno lo capisca, possibile?

NEL TUO CIELO

Sei ancora lì
come allora
che mi aspetti
Sei ancora lì,
piccola
uguale a un uccellino
che le ali ha perso
volando

Ti ho lasciata ieri
che eri già donna
E ti ritrovo oggi
bambina
uguale a un uccellino
che aspetta
a bocca aperta
il cielo, il suo destino

Ti ho cercata tanto
Per molto poco
sono caduto
Non te lo nascondo,
mi sono ferito
a un ginocchio
e ho pianto tanto;
non per il male
né per la caduta,
ma per quel tuo bacio
mai arrivato
a curar l’egoismo
d’averti a me accanto

Sei ancora che aspetti
Io mi lecco come posso,
fingo amori a più non posso
poi a sera mi chiudo in me
stanco – accendo l’illusione
che per un po’ sei stata mia,
che per un giorno almeno
hai amato il mio volto
e non il nome che porto
e non sopporto

Sono ancora qui,
solo più vecchio
uguale a un povero diavolo
che le ali ha perso
cercando il cielo
per arrivare da te

NIHIL

Ci è stata negata la vita.
Ci è stata negata la morte.
Ci è stata negata la parola
e un’anima intelligente.
Speriamo.
Noi speriamo ancora
che un giorno il dì sarà
come piace a noi, con un’ora
di troppo per condannare
colpevoli e innocenti
allo stesso sporco modo.

NIHIL III

Per mia fortuna
posso dire
di non aver mai
confidato
in un sogno di verità.
Per mia fortuna
non ho mai pensato…
che la speranza
fosse un tempo
più lungo d’un momento
– d’un bacio
a pelo dell’acqua.
Per mia fortuna
non mi sono mai abituato
a pensare
che la necessità ultima
dell’umano esistere
sia di pensare all’infinito.

Per mia fortuna
ho sempre e solo baciato
una donna d’impulso,
ricevendo amore e schiaffi
in egual misura quasi.

Sono stato fortunato
ad agire d’istinto,
ma non mi sono salvato
da me stesso, in ogni caso!

PIOGGIA DI TE

Piovimi addosso
come una pioggia
o una cascata di sole,
e ti raccoglierò
fra le braccia
rubandoti a Dio,
alla sua superbia
di crederti sua

UN POETA

Il poeta illude – e s’illude -,
uguale a un giocoliere
più spesso a un prestigiatore
che con la bibbia in mano
crede di poter far miracoli
e altre stramberie così.

Gli vengono presto gl’anni
a reclamare il pesante dazio
per gl’istanti di gioia portati
in illusione a un po’ tutti,
quasi non avesse mai avuta
coscienza et esperienza
che dar per dare inutile è,
inutile vanteria. Così il capo
infine china, più piccolo
d’un clown, e in solitudine
attende egli che la falce
gli porti via dalle pupille
le lacrime gentili.

LUNA CATTIVA

Cattiva Luna
Luna cattiva
Ti pensavo buona
Invece un altro ami,
un altro Valentino
che non sono io
Così costretto sono
a lasciarti
al tuo pallore
Sognerai ogni notte
quel tuo Valentino
da strapazzo
in impennate mozzafiato;
ma di me non saprai più
se ancor vivo,
perché e con chi,
per che cosa butto via
il fiato mio

VIOLA

Mi sovvengono sempre storie
mentre attraverso i tuoi giardini
di rose di crisantemi, di gioie
sospese fra torpori e dolori.

Chino tieni sull’arcolaio il capo;
piano va formandosi il disegno
di te giovane sposa, bianco cigno
perso nelle profonde note del lago.

Il piè accosto alla tua porta,
col pugno basso busso ma il core
in petto forte batte, d’aguglia
sulla tenera preda tiene il desio.

Osa sì tanto l’amore quando meno
viene ‘l coraggio della povera mente;
e sono già accanto al tuo rossore
sulle gote diffuso, proprio come ieri.

Imperituro il sentimento che ci lega
al di là del tempo dello spazio, Viola.

Informazioni su Iannozzi Giuseppe

Iannozzi Giuseppe, giornalista, scrittore, critico letterario
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