Il Bastardo – Requiem per un morto – Capitolo quattordici – Iannozzi Giuseppe

Il Bastardo

Requiem per un morto

Un thriller di Iannozzi Giuseppe

Il Bastardo - Requiem per un morto - thriller di Iannozzi Giuseppe

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Cap. XIV

Aleksej è stato chiaro, fin troppo.
Non dovrei credergli, ma sarei davvero un coglione se volessi illudermi che non sia come Aleksej ha spiegato. Carla aveva un fratello: Aleksej. Non me lo aveva mai detto.
“Carla aveva un fratello: io. Non ha detto a te. Io nato da una relazione – come dite voi? – fuori dal matrimonio. La distanza e il tempo non sono riusciti a separarci. Abbiamo tenuto vivi i collegamenti e Carla alla fine ha deciso di stare dalla nostra parte. Questo tu non potevi immaginare, René.”
Non potevo.
Quanti segreti nella vita di quella donna; e dei suoi genitori morti nel tentativo d’incontrare Viktor A. Juščenko.
Non ci si può fidare di una donna, in nessun caso, neanche quando la strappi dalla strada. Mi do dello stupido per non aver indagato più a fondo nel passato di Carla. Mi sono adagiato nell’idea che fosse una puttana, una che la dava via, una con un passato difficile e morta lì. Ammettere oggi il mio errore non serve.
Aleksej non lo sa se è vero che sua sorella aspettava un figlio e nemmeno sa se l’abbia mai dato alla luce. Sa però più di me e non si fida, non di un fascista.
Kiev puzza di morte e non è perché potrei schiattare da un momento all’altro. Fuori tuonano voci e fucili e chissà quali altre diavolerie inventate sul momento.

Le gambe mi reggono e non mi reggono.
La ragazza che ho salvato non ha ancora ripreso coscienza.
Adagiata su una branda, medicata alla meno peggio, respira appena. Non ho idea se ce la farà.
“Che pensi?”
Aleksej si muove come un fantasma.
“Penso che è un problema.”
Aleksej annuisce.
“L’ultimo dei tuoi problemi. Lei può rimanere qui. Tu no.”
Non ribatto.
“Carla era tua sorella: cos’altro non mi ha detto?”
Aleksej non si scompone: “Tutto a tempo debito.”
“Non c’è tempo e io non ne ho per molto, cerca di cacciartelo in testa.”
“Questo è un tuo problema invece”, ridacchia.
Dovrei proprio spaccargli il grugno. Dovrei.
“Carla non era una donna facile”, fa Aleksej.
“D’accordo, però ha scelto me.”
“Cosa te lo fa pensare?”
“Sono io che l’ho tirata fuori…”.
“Per così poco! Carla era Carla. Tu non l’hai conosciuta, bene non l’hai conosciuta mai.”
Non gli posso dar torto.
“Bene, quand’è così, credo che toglierò il disturbo.”
Aleksej non batte ciglio.
“Fuori pericoloso.”
“Accompagnami fuori!”
“Per ora rimani. Dobbiamo ancora definire cose fra noi. Oggi uno c’è, domani non si sa.”
“Non morirò tanto presto!”
Si stringe nelle spalle, poi sputa per terra sprezzante: “Qui tutti in pericolo. Chi lo sa chi muore prima e chi dopo, mistero.”
“Sei come tua sorella, ma non pensare che questo servirà a…”. Non concludo la frase: non lo so nemmeno io perché, forse perché una minaccia seria non ce l’ho da sparargli senza pensarci su due volte adesso che so che è il fratello di Carla.
“Le volevi bene a mia sorella?”
La domanda mi fa uno strano effetto, come se mi avessero costretto a bere un drink analcolico.
“Carla ne voleva a me?”, dico con un alito di vita.
“Alla sua maniera, sì”, mi assicura Aleksej.
‘Porca puttana!’, penso, mentre la testa comincia a girarmi.

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Informazioni su Iannozzi Giuseppe

Iannozzi Giuseppe, giornalista, scrittore, critico letterario
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