SOGNI E INCUBI AD HALLOWEEN – POETICA DELL’ORRORE

SOGNI E INCUBI AD HALLOWEEN

Tutto il meglio che fu e non sarà mai più!

Iannozzi Giuseppe

Halloween Lights by Chatterly

Halloween Lights by Valeria Chatterly Rosenkreutz

VOI CHE TUTTO PRETENDETE

Voi che tutto pretendete
senza una briciola mai dare,
per Giuda, lontano,
lontano dalla vista mia.

Non bussate alla porta
con quelle vostre mani
di chiacchiere colme
buone solamente
su cessi e deretani altrui.

Non insozzate l’uscio mio
con preghiere guaiti ragli:
mostri da bestiario siete,
non altro, non altro, per Dio.

Non nacqui per esser Bruto,
schiavo in catene obbediente
bastonato e sottomesso,
considerato meno
d’un mulo da fatica, d’uno
scribacchino di lingua muto.

E sopra tutto
non osate accomodarmi
lungo disteso al vostro livello;
non osate né ora né mai
seppellire il nome mio
col vostro sì sporco.

SCHIACCIANOCI

Dicono che volere è potere,
tu a ballare lo Schiaccianoci
non ti fai però mai vedere
Per questo apro le finestre
e lascio volar via i cigni

Domani nel Giorno dei Morti
spalancheranno le porte ai vivi;
gli avelli saran dai pianti divelti
e più d’uno avrà motivo di morire
alla vista dell’orrore disseppellito

Con me non hai mai voluto venir
su in collina a leggere il Boccaccio;
a distanza d’anni m’interrogo ancora
Più volte eri in balera a ballare
insieme a tanti coi baffi lunghi:
allegra mostravi le gambe
e il generoso petto lo davi al vino

Son tante le cose che insieme
non abbiam fatto, chissà perché
Ma domani è il Giorno dei Morti
e i vecchi amici si faran vivi,
porteranno dolci e vino in quantità
E io conto di vederti ballare
circondata da buffi mulinelli
di foglie gialle

Dicono che volere è potere
In amore è tutto così strano,
non trovi anche tu?

STREGA

Or che sei Strega
l’imago tua nello speglio
non puoi rifiutare;
dal mondo bandita
di nero vestita
nelle notti senza luna appari
facendo morire lo sbadiglio
in petto al disgraziato
che gl’occhi per sbaglio
per un momento soltanto
nei tuoi fissa.

Di brace ardente lo sguardo
niuno risparmia; atterriti
i bambini senza posa piangono
mentre ai loro piedi
formandosi va gialla gialla
una pozzanghera di paura.
Viperina la lingua tua li invita
a tacere per non cadere
in più grave disgrazia. Sì sordo
è quell’Iddio che si dice
stia tranquillo nei Cieli assiso:
mai preoccupato,
non vede dabbasso
lo sconquasso che la tua risata
nel mondo ha portato;
incespicano i pedoni, l’uno
sull’altro cadono manco avessero
i lacci delle calzature in malo modo
legate.

Mai una lacrima gentile giù
sul tuo viso; solo cachinni lanciati
fra valli e montagne insieme agl’ululati
dei lupi affamati, animali
che le carni brano a brano straziano
dell’innocente e dell’assassino
con ugual fervore.

Di te, Strega, tutti nutrono terrore.
Ma quando finita è la festa
non si leva il trucco, e sol ti resta
di tornar a casa tua sola soletta
senza un’anima che t’aspetta.
Per questo il dubbio atroce mi sorge
su chi sia infine il più disgraziato:
l’uomo che davanti a te se la fa sotto,
o la donna che in te c’è e che stregata
è rimasta dalla fama in lungo e in largo
sparsa come semenza senza decenza?

BUGIARDI

Ora che la porta s’affaccia sull’Inferno
vedo bene le facce bugiarde che avete

Ora che la porta sul naso ve la sbatto
capisco che maledire non fu abbastanza

ESILIO

Quando cerchi qualcuno
il silenzio risponde,
il solito a noi conosciuto
All’inizio i primi passi li muovevo
fra imbarazzo e stanchezza
Ero uguale a un idolo dimenticato

E tu, Amore, lo sapevi
che stavo sprecando me
nel Pozzo dell’Incoscienza
Tacesti per vergogna forse,
o in segno di lutto soltanto

POTREI

Potrei annoiarvi
con la lunghezza dei miei passi,
o uccidervi
fuori dalla mia vista
lasciandovi scoprire avanti a me

Ma stanchezza mi fa
il Desiderio

SOGNI

afflitti dai sogni
che il giorno porta seco,
sol tentiamo l’amaro e il miele
d’una poesia di parole
perché di noi un segno rimanga
nella notte, nel suo ventre
di nostalgia

ME E TE

M’insegnasti ad amare
perché non avevi altro

T’insegnai a morire
perché non osavo altro

GIORNO DEI MORTI

Si va al giorno dei morti
a cercare nostra persa via
che di gioia rabbia poesia
un tempo profumava Vita

AMATA E SBAGLIATA

Un’idea amata e sbagliata
Un’intera esperienza
di vita seminata in marzo
e morta, fra le braccia raccolta
il due d’un bigio novembre
dopo vent’anni appena
Rimangono sol brune foglie
a piovere da scheletrici rami

TU, COSÌ BELLA

E tu, così bella
finalmente decidesti
di sputare in faccia a dio
E in risposta
il suo ghigno più tremendo,
così tanto uguale
al tuo amore
– a tutta la Bellezza

QUANDO MI CERCHI

quando la mano
mia cerchi
sempre stringi forte
come se dovessi perdermi

quando la mano
tua rifiuto
sempre cerco respiro
come tra le macerie
sepolto

IL MIO IMMENSO

Tu sì che sei la mia luce
Illumini a vita la vita mia
di elettricista cortocircuitato

Tu sì che sai avvitare
la mia lampadina
quando all’improvviso
cade spenta

TU IMMAGINI E NON IMMAGINI

Tu immagini e non immagini
dove io ti porterò
Andremo in un posto, però…
così su due piedi non si può

Ti darò in pasto all’oscurità
e alla sua profondità
dove da sempre sta la mia dimora
– e la mia memoria
Alla fine, alla fine accetterai il fatto
come compiuto

Dimenticherai la famiglia
e tutte le piccole gioie
che t’illuminavano
il viso al mattino
Oh sì, dimenticherai
d’esser stata felice:
insieme a me scoprirai
un universo d’improvvisi rossori
che mai avresti detto possibili

E non un rimpianto,
non uno sul tuo viso

Informazioni su Iannozzi Giuseppe

Iannozzi Giuseppe, giornalista, scrittore, critico letterario
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