NON L’INFERNO NON IL PARADISO

NON L’INFERNO NON IL PARADISO

Antologia poetica di Iannozzi Giuseppe

lucifero

ANGELI INGRATI

Non un canto disperato,
di fame d’aria,
di giorni somari a cercare dio
o l’immagine del suo contrario
Niente, niente di tutto questo
Niente che abbia senso,
Arcano Stallone
Non un momento o l’eternità,
la solitudine il capriccio la poesia

Sogno rumori,
dei dischi i graffi
fra i morti solchi,

dal numero loro deliziato

Del quadro tollero la cornice
e la prigioniera fotografia
Non un canto disperato,
ma a piè di pagina la sconfitta
E lezioni d’amore nel lontano 69

Segno e accuso graffi
Pulsano dolore le spalle
mentre sotto lo zoccolo caprino
la terra frana

Ogni cosa punta l’inizio
e la fine, anche l’odio,
anche l’affetto tanto a lungo
sopportato,
uguale bilancia portata
da spalla a spalla,
Angeli ingrati

Non un canto disperato,
ma del solitario albero l’eco
che in fondo alla valle cede e cade
La Mela del Peccato addento,
la polpa fra mascella
e mandibola
senza mai temere
in un occhio un pugno
né che il boccone
nel gargarozzo precipiti storto!

Sospettosa attende la Lucciola
che per lei io venga

E scivola sulla pelle il sudore
sotto il pallore d’una luna puttana,
e s’infittisce la nebbia
a ogni passaggio di fanali nella notte

Sospettosa attende la Lucciola
che il freddo,
per un momento almeno,
si faccia da parte

e non finisca antologizzato

Non un canto disperato,
ma del Silenzio l’affilata lama
che il grembo della terra ferisca
dove sepolto
il contorto Feto della Vendetta
in negro abbandono giace
Non un monumento o la fragilità,
l’agiografia il dispetto la banalità

Non un canto
Non un canto disperato,
Arcano Stallone
che a piè di pagina
resisti impennato

Ben oltre l’Alba e l’Occaso
giovani bare di sperma
aspettano soltanto d’esser riesumate
e agl’occhi degl’Angeli portate

TU SEI SEMPRE FELICE

Tu sei sempre felice
tra uno sguardo
al cielo lanciato
e un bacio profumato
di luna in germoglio

Tu sei sempre bella
La felicità ti denuda
in un bagno di curve
e capricci;
l’altrui occhio
ti segue invidioso
ma felice di saperti
giovane e forte
con tutto il mondo
davanti da costruire

Tu sei sempre felice
di far gli altri felici
con un rosso bacio
sulla bianca guancia,
e un sorriso lungo e caldo
che fugge, che fugge via

SULLE NOTE DI BEETHOVEN

I tuoi puntini,
che belli i tuoi puntini
Lasciano sempre
in sospeso una possibilità
anche per me
che disegno mucche volanti
sulle note di Beethoven
e che poi faccio la pipì a letto

Che belli i tuoi puntini
Mi dannano in un po’ di speranza
proprio come un bambino
che ha appena scoperto
che un passo tira l’altro,
che a ogni domani un’alba nuova
– un’amante che se ne va
ma mai, mai e poi mai per sempre

I tuoi puntini,
questo tirare alla corda
da un capo all’altro
d’un arcobaleno immaginario
eppur bello, sì, bello
d’ingenuità

PER IL TUO PERDONO

Ti offro un calice pieno
del rosso mio sangue
Ti offro da bere
l’anima che ho,
per quanto mi renda conto
che val poco o niente
Ma tu, ti prego,
non la versare
nel vaso dei fiori
che solo ieri ti regalai,
combattuto
fra timidezza
e quella brutta stranezza
che mi fa dire cose cretine

DOVE VAI?

Dove vai?
Lontano
dove tu non sai arrivare

Dove vai?
Lontano
dove l’eco non ha casa
né passi da ripetere
a ogni secondo

Dove vai?
Lontano,
lontano oltre l’orizzonte
e il mondo conosciuto

Dove vai?
Lontano
al di là della luce e del buio
Lontano, lontano da te,
che sei stata il bene e il male,
il primo sorriso,
il sale sulla ferita
lasciata aperta

Dove vai?
Lontano
dal tuo dolore

Dove vai? Dove?
Perché più non rispondi,
perché lasci che i secondi
passino inesorabili, lenti
cadendo
nei battiti del cuore?

Dove vai?
Hai dimenticato
le sigarette, per Dio!

POSSO FIDARMI DI TE?

Insegnerò al mio cane a leggere e a scrivere
Per te andrò ai confini della realtà
Insegnerò al mio notaio le buone maniere,
come e dove tenere la destra e la sinistra
Per te tutto non è mai abbastanza
Ma ti amo, così non ho scelta,
dovrò mantenere tutte le promesse
e dimenticare il sogno d’esser un ragioniere

Era soltanto ieri che ti regalavo un brillante
Mi dicesti che eri una rosa maltrattata
Ti dissi che non potevo far a meno
d’essere il tuo personale piccolo principe
Così è volato uno schiaffo dritto schiantato
sulla mia bella faccia tosta, cinque dita di fuoco
che ancora non si sono rimarginate
né credo potranno guarire mai, son tutti guai miei
Però non mi lamento, non poi così tanto
perché è proprio questo
che una donna si aspetterebbe da un uomo

Insegnerò a Gino il parrucchiere un taglio migliore
Per te metterò la testa a posto una volta per tutte
Ho già pronto lo shampoo e il pettine d’avorio
Non dovrai più vergognarti della mia faccia
in prima pagina, uguale a quella d’un delinquente
Metterò uno di quei cappelli neri a tesa larga,
nasconderò la pistola là dove non è bene in vista
Non mi puoi però chiedere di non sparare
Lo sai che sto sempre sul filo del rasoio,
che la luce dei miei occhi la devo nascondere
sotto un paio di Ray-Ban, come i Blues Brothers

Ma ti giuro che insegnerò al mio cane a farla
dove conviene
Sul bene che ti voglio, ti giuro che perderò il vizio
d’andare a cagnette

Can I trust You? Baby, I’m knocking at your door
Can I trust You? Baby, I’m knocking at your door
Can I trust You? Baby, I’m knocking at your door

Ci sono storie che mi fanno arrovellare
e altre che mi fanno sciogliere
E ci sono delle storie che invece mi fan diventare invisibile,
un tipo poco raccomandabile che non presenteresti a Ma’
nemmeno se fosse una Borgia
E’ tutto una bolgia infernale, Bambina
Ho cercato di fartelo capire dal primo momento
che mi hai stretto la mano, quel giorno di pioggia
con noi due sotto un ponte a fissare il cielo cupo

Can I trust You? Baby, I’m knocking at your door
Can I trust You? Baby, I’m knocking at your door
Can I trust You? Baby, I’m knocking at your door

Siamo alla follia, gli assassini li fanno santi
Gli regalano l’ostia e gli disegnano le stimmate
su mani e piedi, gli anchorman sputano in tivù
e Gesù sta ancora cercando un buco libero
nel gran mucchio dei suoi millenari impegni
per metterci dentro un rendez-vous con Magdalena

Bambina, non ti spaventare se il mio zerbino
ultimamente puzza di cancrena e perde sangue:
è il meglio che passa il convento
Ti confesserò però che si stava meglio
quando si stava peggio – peccato lo si capisca
sempre dopo, quando il danno è bell’e fatto

Can I trust You? Baby, I’m knocking at your door
Can I trust You? Baby, I’m knocking at your door
Can I trust You? Baby, I’m knocking at your door

Non le voglio cantare tre parole, non è questo che cerco
Ti devi sforzare di capire che uno come me
non ha un posto fisso, uno come me passa di letto
in letto, lasciandosi alle spalle lupe e lune
Ma vorrei lo stesso che mi stessi accanto fino all’alba
per darmi l’addio con la tua bocca, fino alla prossima volta
Fino alla prossima volta che verrò a bussare alla tua porta
Capisci perché non le canterò mai
le tre parole sole cuore amore?

Sto insegnando al cane a farla contro gli alberi
E’ diventato quasi più bravo del padrone,
si è persino messo in testa di scrivere al Presidente
Ti confesserò che si stava meglio
quando si stava peggio – peccato lo si capisca
sempre dopo, quando il danno è bell’e fatto
Così continuo a bussare alla tua porta ogni volta
che mi scappa – che non ho un posto dove farla
Capisci perché non le canterò mai
le tre parole sole cuore amore?

Posso fidarmi di te? Bambina, se busso aprimi la porta
anche se lo sai dalla notte dei tempi che non resterò
Posso solo prometterti che l’alba la vedremo insieme
Posso fidarmi di te? Posso fidarmi di te?
E’ per te che andrò ai confini della verità
Non pensare male, non è mia intenzione farti appassire
Posso, posso fidarmi di te fino in fondo?

Can I trust You? Baby, I’m knocking at your door
Can I trust You? Baby, I’m knocking at your door
Can I trust You? Baby, I’m knocking at your door

Posso, posso fidarmi di te fino in fondo?
Posso, possiamo fare sesso e solo sesso sino in fondo?

Posso, posso fidarmi di te fino in fondo?
Posso, possiamo fare sesso e solo sesso sino in fondo?

Posso, posso fidarmi di te fino alla fine del mondo?
Posso, possiamo fare sesso e solo sesso sino in fondo?

COME INDIANI SEGNALI DI FUMO

Dio ci ha già bestemmiati
Dal suo improbabile paradiso
ci ha scacciati
senza pensarci su due volte
sbattendoci quaggiù
che forse non è l’inferno vero
Però, per il diavolo, ci siamo vicini
più di quanto meritassimo
E per colpa di che, poi?
Sol perché ho dato un morso
a quel tuo bel sedere tondo
bello come un ancor vergine pomo, Bella Lupa,
ma mica perché consigliato da un serpente;
difatti erano eoni che te lo miravo
in lungo e in largo colla voglia d’affondarci
ben dentro i denti

Dio ci ha bestemmiati,
qua fra primedonne e portaborse ci ha schiaffati
a farci il fegato amaro per Destra o Sinistra,
e a noi in tasca che ce ne viene?
Nemmeno un’avara briciola in bocca
o un pizzico di grasso nelle vene
Noi sempre a stringere la cinghia
per arrivare a fine mese senza rubare
o ammazzare per disperazione
qualche vecchio topo di fogna colla cravatta
Noi sempre a fare segnali di fumo,
a dare contro chi testardo non capisce
o per natura bastardo ragione non conosce;
noi sempre amici-nemici per rispetto
e sempre con amore

E venne il giorno che ci presero in ostaggio
dentro alle loro sporche bugie, Bella Lupa:
politicanti e affaristi ci dissero di mostrar coraggio,
e noi senza tremare gli facemmo vedere
che sopra ogni altra cosa un’idea comune
ci avrebbe liberati
Bastò così poco, il tuo ringhio di Lupa
e la mia risata di Diavolo
perché le sbarre cadessero subito in frantumi,
e per terra tutti quelli che ci avevano provato
a metterci il bastone fra le ruote

Dio ci ha bestemmiati,
non ci ha lasciati il tempo per un’assoluzione
fra quelle nuvole e arpe d’angeli hippy in erba:
e noi più forti d’ogni supposta santità
quaggiù abbiamo squassato le false verità,
diversi sì, ma nell’amore, nella sete di giustizia uguali

Come indiani coi segnali di fumo
Capita che qualche volta ci sbagliamo
e fra noi litighiamo per uno sbadiglio o meno
Come indiani coi segnali di fumo
Capita che qualche volta ci scottiamo
per accendere il fuoco che è rosso per entrambi
Capita, capita che alla fine felici ci sorridiamo
e ridiamo delle nostre scottature così tanto simili

Vivere è un ben strano mestiere,
un giorno cammini a piedi nudi
e quello appresso non ti bastano i trampoli
Le strade ruggiscono vendette,
ma io ho la mia risata di Diavolo,
tu il tuo ringhio di Lupa,
nessuno ci fa paura, non c’è mattino
che ci faccia rimpiangere la fàccia
che avevamo giusto ieri
Vivere è un ben strano mestiere,
tra fiori più fragili d’un sorriso e cocci di vetro
che tagliano l’anima in profondo

Come indiani coi segnali di fumo
Capita che qualche volta interpretiamo male,
ma al Male diciamo sempre di no
Così siamo amici veramente
senza le bizzarrie che portano i se e i ma
in voga nei salotti di quelli che la bocca
se la riempiono di paroloni privi di valore

Come indiani coi segnali di fumo
Capita che qualche volta interpretiamo male,
ma al Male diciamo sempre di no

Come indiani coi segnali di fumo
Capita che qualche volta interpretiamo male,
ma al Male diciamo sempre di no

Come indiani coi segnali di fumo
Capita che qualche volta interpretiamo male,
ma al Male diciamo sempre di no

BELLE SPERANZE E POI PIÙ NIENTE

Tanto ma tanto tempo fa le donne mi amavano, da lontano, certo che sì, ma mi amavano. Ero giovane, ero di belle speranze.
Il tempo è stato macinato in fretta dalla quotidianità e le belle speranze sono cadute per terra insieme ai capelli. Non ho potuto far altro che armarmi di scopa e paletta, raccogliere speranze e capelli e buttare un bel pezzo di me nel cestino dei rifiuti.
Oggi le donne, giù al bar, mi consigliano un cappello di dubbio gusto, e quando rispondo loro che non ne ho bisogno mi guardano storto, mi dicono poeta o pezzente, sculettano poi via e mi lasciano a godermi in santa pace il mio solito caffè. C’est la vie.

Informazioni su Iannozzi Giuseppe

Iannozzi Giuseppe, giornalista, scrittore, critico letterario
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