Sempre si sta con l’acqua alla gola

Sempre si sta con l’acqua alla gola

Antologia poetica di Iannozzi Giuseppe

heidi
SETTE GIORNI

Non è più il tempo dei giochi,
degli amori impossibili e tanto belli
Tutto è finito, tutto, amica mia

Le strade vuote
Ma tu dici che ci corrono angeli e demoni
Io so soltanto che la canna della 45 fuma
Te ne sarai resa conto,
ho la bocca impastata di cordite
Non è bastata la tua saliva a sciogliermi
quel nodo in gola che preme

Non è più il tempo di ridere
Non è più il tempo di piangere
Abbiamo visto molto al tramonto
E siamo rimasti indifferenti
legandoci le mani
quasi sperassimo ancora di salvarci

Le strade spazzate dal vento e basta
Abbiamo sparato a ogni bersaglio
Nessuno è rimasto in piedi
I corpi ammucchiati l’uno sull’altro,
nudi fanno quasi tenerezza
Abbiamo visto il tramonto tinto di pallore
Lo abbiamo visto tingersi di oscene nudità
e dopo tanta morte non è spuntata la verità
E dopo tante pallottole non è nato un amore

Amica mia, non è più il tempo di…
Hai delle gran belle gambe, sì
Non lo nego, abbiamo fatto del nostro meglio
Era scritto nell’occhio cieco di dio
che dovessimo cadere in ginocchio all’alba

Amica mia, è il tempo di darmi la tempia
Amica mia, è il tempo di scrivere la Fine
Sarò di nuovo completamente solo
come all’inizio di tutto, come all’inizio di tutto

Sarò di nuovo completamente solo
come all’inizio di tutto, come all’inizio di tutto
Sei giorni per creare ogni cosa e uno per morire

E uno per morire di cecità

DONNA NOBILE O MOBILE?

Ho violentato una bambola
e un’altra ancora
nella notte oscura di presagi,
di ventri gonfi e materni
con già dentro uno o più feti
Ho violentato bambole
decapitate
date ad amori di solo cuore
senza testa
E ho ricevuto baci su baci
ora sprezzanti ora ardenti
a conferma
che la donna è mobile,
in qualche caso nobile,
ma mai e poi mai certa
di quel che allatta al seno
per dar speme al giorno
o a una vita intera!

CON LA SETE IN GOLA

Con la sete in gola
ti ho cercata

Lungo tutta la spiaggia
ti ho cercata
per lasciarti a bocca aperta
con una poesia,
con un po’ di gioia
presa di mira
dal mio sorriso marinaio,
alla faccia di dio!
Ma non ho trovato
che questo verbo infinito,
orlo di sabbia e di mare
rasato dal sole al tramonto;
e mille corpose voci di marinai,
così tanto uguali alle mie mani
di calli di tagli,
di sbagli e nicotina

Ti ho trovata
tutta sola
seduta in faccia
al sole
naufragato,
ignara del baccano
dentro al mio cuore
e di quello nell’intorno

Ti ho cercata,
l’ho capito adesso
che bevo il sale
dei miei occhi,
come un bambino
che si è perso
in un bordello più grande
d’un milione di inganni

BAMBINA MIA

Bambina mia, ti svegli con il canto del gallo!
Dietro a un bagno di nuvole fuori è già sorto il sole
Non si vede nemmeno il coltello d’un assassino in giro
E tu, Bambina, sei già cogl’occhi aperti
a tagliare il buio per fare a pezzi il mio core

Se solo sapessi, se solo potessi toccare con mano,
assicurarmi che hai un bel sederino sodo
come conviene e un seno di delizie pieno
e ancora… un sottile vitino, non esiterei
un sol momento a chiederti in ginocchio la mano
E se poi tu me la rifiutassi allora con una poesia
ti stordirei e più cattivo del Lupo ti strapperei
al focolare domestico perché solo nella mia tana
tu possa abitare e il freddo mio letto riscaldare

Bambina mia, così presto ti svegli,
il gallo non ha fatto in tempo a cantare tre volte
e gl’amanti clandestini nelle stalle arruffati
un mondo di sole stelle ancora sognano
Ma i tuoi occhi di berillo maliziosi sorridono,
e puntano dritti là dove son più debole
e così mi tocca d’arrendermi a te,
come diavolo senza più l’ombra d’una difesa

UN BACIO COSÌ

Io voglio un bel lungo bacio
con la lingua, un bacio che scavi
dentro me
Voglio da te un bacio mentre nuda
fai l’autostop sull’autostrada della vita
Voglio un bacio così, un bacio
che non si sa dove poi io ti porterò

CHITARRA BLU

Prendi la mia chitarra
Prende fuoco
E’ una donna di curve
di violenze e dolcezze

Prendi questo blues
Hai tanto da imparare
E la barchetta di carta va,
scivola lungo il fiume giù
Tu aspetti il tuo uomo
Ha fatto una promessa
e non può aver tradito
I ranocchi si fanno avanti
alla sera, ma tu sogni

Prendi questa chitarra
e spezza l’incantesimo
che ti fa bella addormentata
Prendi questo blues
Prendi questa donna con te,
questa chitarra di fiamme blu

E non ci pensare più
(Tutti scrivono poesie e promesse)
E non ci pensare più
(Tutti sognano bugie e ritorni)
E non ci pensare più
(Tutti hanno un cassetto di lettere)

Prendi questa chitarra blu
e violentala anche tu
Non chiedo altro
Non ti chiedo altro
Ascolta questo blues for you

LA GATTA

Perché sei tornata?
Avevi detto
che non m’avresti
perdonato
né per la pipa
né per l’archetto di violino
spezzati

Avevi promesso
di tornare da tua madre
– una gatta bianca e nera
con la coda fra le gambe

E ti trovo di nuovo
in mezzo ai piedi
a scopare via la cenere
Non sei cambiata:
cestini ancora i biglietti
e i profumi delle mie amanti

Mi chiedo
perché ti sopporto:
forse perché mi gratti bene
la schiena, e dopo lo fai
senza pudore
bagnata di sudore

TU CERCHI ALTROVE

Tu cerchi altrove
l’amore
ma non sai
che ti è accanto
Esso riposa
nell’impronta calda
che hai lasciato
sul bianco del letto
– fra lenzuola e cuscini
profumati
dei tuoi mai confessati
desideri

POLVERE DI STELLE

Nell’orgoglio viviamo
e in esso moriamo
Nude foglie
al vento
strappate
da carezze di violenze
Louis incontra Duke
per il Grande Summit
Chissà se hai
coscienza
– conoscenza
Si vive anche senza
una vita
e una lingua di piercing
Ma il primo uomo sulla Luna
allunò e fu lui, Armstrong
a lasciare l’impronta
che oggi ti fa paura

…credo
che questo paese
debba impegnarsi
a realizzare l’obiettivo,
prima
che finisca questo decennio,
di far atterrare
un uomo sulla Luna
e farlo tornare sano e salvo
sulla Terra…

Kennedy
era bello
– di larghe vedute
E tu,
quanta polvere di stelle
hai nelle scarpe?

LUCIO, LUCIGNOLO

Lucio, Lucignolo
devi cadere
nel burrone profondo
Devi cadere
e toccare
con mano l’Inferno,
le sue fiamme
e i culi di quelle donne
un po’ così e così
che qui sulla Terra
fecero la vita
sempre a spasso
in cerca di clienti
e d’un anestetico alcolico
prima del sesso

Lucio, Lucignolo
devi cadere
dentro a un profilattico
bucato – fallato
Sarà un po’
come tornare
nel grembo materno
Devi lasciarti cadere
nell’abbraccio
che il Vuoto ti offre
Basta una distrazione
e giù cadrai
fino a toccare il fondo
Credimi, è il solo modo
per arrivare
nel profondo
della Verità
se una che valga due lire
qua o là c’è

Forza, lasciati
andare
Tira giù la zip
Sgancia
i moschettoni,
imita le aquile
che osano,
e non ci pensare più
Lasciati cadere
Vieni a toccare
l’Inferno
con la tua nuda mano
che grande gioia
ti diede tanti or sono
nelle ore di noia,
di seghe infinite

Forza, Lucignolo
Basta poco,
lasciarsi cadere
nel burrone
E’ poi solo
una vile questione
di buona volontà
Vieni, vieni giù

Vieni, vieni giù
anche tu, anche tu
Sì, sì, anche tu…

IL FANTASMA DEL TUO NOME

Il fantasma del nome
L’eco sbriciola le tombe
& gli alberi si piegano
fin quasi a spezzarsi
Un negro testa rasata suona
Sa fare il suo lavoro
La gente lo ascolta ammirata
Un altro grida la Fine del Mondo
che verrà, che verrà…
ma il semaforo è da una vita
fermo sull’occhio arancione
C’è una gran confusione
lassù in cielo & ma’ chiama
i suoi cuccioli d’uomo intorno a sé

Avevo dei fiori così belli
rubati alla più amorevole
delle foto – sorridente
sconosciuta al mondo
il camposanto l’accoglie
vestendola di convòlvoli
e giaggiòli, e mai una lacrima
e mai una lacrima una…
Oh, il becchino fa un bel lavoro
& il negro sa suonare da dio
Il cappello raccoglie aria
e pochi centesimi
Che vita meravigliosa
che si fa lassù

Dei bei fiori per la mia donna
L’eco strappa i petali uno
a uno, il vento li porta via
Li deposita alle porte del Paradiso

Che meraviglioso terremoto!

35

Son già nei trentacinque, gl’occhi si empiono di cispe, la mano crolla ubriaca rovesciando il calamaio e l’inchiostro nero dell’Oblio.

Navigando verso torbidi incubi, il cui ricordo al mattino si stempera in solitarie nebbie di freddo assassino, ora il capo io adagio sul duro mio origliere e attendo che si consumi il moccolo della candela, per infine cadere nel sonno che m’attende insicero eppur necessario.

E così anche per questa notte votato a esser meno di niente dentro ai vostri cuori, miei corporei amori!

Informazioni su Iannozzi Giuseppe

Iannozzi Giuseppe, giornalista, scrittore, critico letterario
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