ASCOLTANDO VOCE DI RASOIO

ASCOLTANDO VOCE DI RASOIO

Antologia poetica di Iannozzi Giuseppe

soldier-crying

QUANDO PIANGE UN SOLDATO!

A Tutti i caduti per la Libertà

Poi vedrai il mio volto
così conosciuto
aggiustandomi il nodo della cravatta,
i tuoi occhi dentro ai miei
quando il cielo già minaccia burrasca
Verranno domani a dirti
che sono andato
E le tue ciglia non tradiranno tremiti
o stillicidi a venire
La mano leggerà la cartolina
prima delle tue pupille
ed avrai allora la certezza
che non sarebbe bastata una carezza
né il tuo cuore
fra le gambe affamato
per trattenermi al sicuro
nel calore di quell’intimo sudore
che solo gli amanti sanno
quando muore il crepuscolo
sopra alle tombe,
e i conventi in preghiera raccolti
diffondono eco
di persi onori, di dispersi voti
in attesa di sacra speranza

Arriccerai lievemente il naso,
una smorfia quasi,
come non stesse accadendo
E costretta all’aria pesante
del giorno,
al nevischio in tivù
sempre uguale e ripetuto,
accenderai l’ultima sigaretta
da me lasciata nel pacchetto
Ti sarà allora chiaro
fra le spire di fumo in alto
che tutto mi avevi donato,
la rosa rossa e la giarrettiera,
il sangue del tuo corpo
perché riscaldasse
la fredda mia intenzione
d’andare alla guerra
non per patria e onore,
ma per dare al sangue
altro sangue
se necessario a riportare libertà
in paese fin su
ai verdi boschi di montagna

Fin su
a quegli oscuri recessi di montagna
che promesse e risa
rapirono alle nostre gole

Verranno domani a dirti
che sono andato
E la triste aridità dei tuoi occhi
non tradirà tremiti
o stillicidi a venire

E non sarai mai più sola
E non sarai mai più sola
E non sarai mai più sola

ANGELO DI LACRIME

Quando il giovane Angelo lasciò il Paradiso
per volare negli afosi cieli della Terra,
tosto il suo sguardo si posò su genti e cose
e in un momento comprese ch’era il dolore
a dominare su uomini e donne; i bambini,
anche loro a stento trattenevano in gola
il pianto, cercando ora un gioco ora la mano
della madre

Dovunque il giovane Angelo cercasse
mai un’isola felice, mai una fiamma di risate,
solo urlanti tumori nelle corsie degl’ospedali
e politici invasati a berciare come neri corvi,
e ancora poveri piegati sotto il peso di buste
vuote, tutti a masticare l’aria imprecando
contro la malasorte e un’esistenza di stenti

Quando il giovane Angelo lasciò il Paradiso
per vedere coi suoi propri occhi di Dio il Creato
rimase non deluso ma sconcertato, invaso
da una forte quanto impotente rabbia,
che tosto gl’offuscò il volto paffuto e sincero
conferendogli tristezza immane, come di chi
su sé tutto accusa il peso del mondo pregando
di riuscire a sostenerlo per un altro momento

Affranto cercò riparo dove spendere larme
in segreto, e lo sguardo velato gittò sull’intorno,
ma minacciava dovunque il sole pallidi raggi
malati; per un istante ebbe il dubbio che Dio
stesse a mirar il Creato con occhio maligno,
– un pensiero fuggevole sì, però pur sempre
d’un angelo; e Dio se ne accorse e il mondo
per un attimo intero cadde nelle tenebre
più profonde, e anche quando si ritirarono
rimase il cielo di ombre e di nuvole gravide

Pian piano volò tagliando una pioggia fine
che dal cielo grigio cominciò a venir giù:
col volto lavato e le ali pesanti di bagnato,
disperava di non trovare mai un angolo per sé,
una nicchia dove poter schiarir i neri pensieri,
quando alla vista gli s’offrì uno spazio vuoto
nella Cattedrale d’Amiens; ebbe la tentazione
quasi di gridare un alleluia, ma tosto rinunciò
per andar a occupare il vuoto; e una volta assiso
ci rimase dimentico di sé, col capo chino
a guardare dabbasso e la paffuta manina
fra i riccioli a coronargli la deliziosa testolina

E’ ancor là, pensieroso, prigioniero d’un volto
tanto giovane eppur sì triste, con lo sguardo
puntato all’incessante viavai dabbasso
che, giorno dopo giorno, si consuma fra urla
più di dolore che di gioia; il giovane Angelo
non ha ancor trovato il modo per schiarire
i neri pensieri che gl’affollano la testa pesante,
e solo come mai credeva possibile sentirsi
sa che mai l’umanità da Dio creata sarà felice,
nemmeno quando accolta dal Padre in Paradiso

SONO QUI

Sono qui per cantarti
Sono qui per l’amore
Sono qui arreso a te
Sono qui senza pietà
Sono qui per la verità
Sono qui per te
Sono qui
Sono e vorrei essere ancora,
ancora insieme a te
Sono qui per cantarti,
per cantarti l’amore
Sono qui per cantare
la dolcezza dei tuoi occhi su me

NON HO CHE QUESTO

Non ho che questo sogno
che tengo nel pugno chiuso,
ma se il gentil tuo tocco
mi darà una speranza,
si aprirà a te
come un fiore
d’improvviso colto
da un raggio d’oro di sole

Non ho molto in verità
Solo un sogno
per tutta la vita allattato
in seno alla mia solitudine
Uguale è a quello di tanti altri
Non è speciale
Però è il mio e lo posso dar via
solamente a chi amo veramente

Spazza via le foglie brune l’autunno
e i figli li manda presto alla guerra
Tutti i fogli con le poesie
che eran a te dedicate
in giro per il mondo sono
senza una meta né un passaporto
E sulla pelle un vecchio tatuaggio
che l’occhio d’illusioni gravido piange
con l’ultimo estremo coraggio
– I love you, My Darling

Non ho che questo pugno,
l’illusione che resiste
perché un giorno sia messa a nudo,
o per sempre seppellita in fondo
al culo del mondo
Non ho che questo, è proprio tutto
E’ che amo te, proprio te, Tesorino

ALLA CORTE DELLA TUA BELLEZZA

Un giorno mi vedrai andar via
con tutti i miei fogli bianchi bianchi
e la penna nella tasca della giacca
Sul mio capo una colomba e un corvo
annunceranno ai quattro punti cardinali
che ho fallito e che la volpe ha desiderio forte
ma non zampe lunghe per l’uva in alto

Il cielo prenderà il colore della sconfitta
tuonando imperiose minacce, ma senza
una sola goccia di pioggia
In quel momento capirai, capirai bene
ch’ero soltanto uno dei tanti incapaci
alla córte della tua bellezza
In quel momento piangerai
una lacrima che non mi sarà dato
di vedere

Non ho mai avute grandi promesse
ma immani pretese sì, e per questo,
per questo sono finito al tappeto
– alla córte della tua eterna bellezza

Mi chiedevi poesia e non altro
Ero impegnato a gridare il mio nome
Mi chiedevi gioia e non altro
Ero impegnato a segnare il mio passo
Mi chiedevi un’ora d’amore
Ero impegnato a contare i fogli bianchi
Capirai ch’ero soltanto uno dei tanti
incapaci alla córte della tua bellezza

Capirai ch’ero soltanto uno dei tanti
incapaci alla córte della tua bellezza
Così tutta la bianchezza delle poesie
mai scritte prenderà il volo dalle mani

Capirai ch’ero soltanto uno dei tanti
incapaci alla córte della tua bellezza
Così tutta la stanchezza delle mani
punterà al cielo facendo i pugni duri

Come uno che ha fallito
(Ero solo uno alla córte della tua bellezza)
Come uno che ha fallito
(Ero solo uno alla córte della tua bellezza)
Come uno che è finito male
(Ero solo uno, uno che ci ha provato)

ASCOLTANDO VOCE DI RASOIO

Io mi chiedo perché
Sei sparita quando dicevi
che andava tutto per il meglio,
che le tue ciglia non mordevano lacrime
Sei andata via
lasciando un buco nella vita mia

Alle pareti sopravvivono le tracce
di tutti i quadri che hai portato con te
Sulla scrivania, accanto al calamaio
riposa la cornice
che fa prigioniera la tua immagine
Sei andata via nel più freddo giorno d’inverno
Hai detto che andava tutto a meraviglia,
che non mi dovevo meravigliare
se ridevi a ogni ora
Però poi ti accendevi una sigaretta
e la mano l’allungavi verso il bicchiere pieno

Sei andata via ch’era quasi Natale
Qui fa un freddo cane proprio come allora,
le strade sono battute da uguale solitudine,
gli ambulanti vendono castagne calde in strada
e i bambini giocano a palle di neve
E’ che non me ne sono fatto ancora una ragione

Chissà se adesso mi stai pensando
o se mi stai dimenticando nell’orgasmo
d’una nuova felicità a me ignota più della verità
Ma sono solo gli oziosi pensieri
di uno che piano piano aggiusta la puntina sul piatto
per poi accasciarsi in poltrona
sotto la voce di rasoio di Cohen

Sei andata via
in un giorno che non potevo sospettare
Non ti potrò perdonare mai:
il clima di festa mi ha sempre danneggiato
Sono ancora qui al punto di partenza,
preso sotto inganno
in un Natale e una primavera di rane,
mentre rimetto a posto la puntina sul vinile

Manchi tu, ma Gesù risorge sempre
Sempre uguale a sé ogni anno
Ogni anno in silenzio ti rimpiango
insieme a tutti i miei dischi in vinile

DELLA DEVASTAZIONE DELL’IO

Ragazza mia, ho scritto
Ho dato un nome al mio io
Ho scritto fino a svenarmi
Tutta la notte l’ho passata
a scrivere, per essere l’eroe
che hai sognato che fossi
Ho inciso i polsi
Nel segreto della mia anima
ho pregato Jeovah
Mi sono messo
dalla parte dei Colpevoli
in attesa di giudizio
– ma non si sa mai

Ragazza mi, ho scritto
Ho dato la vita al mio io
Gli ho dato la devastazione
Il muro ch’era vergine
reca adesso l’impronta
delle mie preghiere di sangue
e in tutto questo dolore
c’è il mio nome scritto
a caratteri cubitali, io:
sono certo che Dio
non potrà ignorarlo
ancora per molto
– ma non si sa mai

Ragazza mia, ho scritto,
ho avuto
un rapporto animale
con il mio io nell’orgia
delle impronte rosse della vita
– osceni papaveri strappati
da troppe ventose carezze

Ragazza mia, sono devastato
Ho capito cosa intendevano
quando in strada mi chiamavano
Ho capito quanto è ridicolo
questo io messo qui in rosso
sulla bianca bellezza
oramai per sempre guastata

Ragazza mia, ho capito
quanto sono ridicolo io
Con un colpo di spugna
vorrei poter cancellare tutto
e mettermi a tacere
Ma quel diavolo di io
io l’ho visto e non sarà mai più
come prima, mai più come prima

ROSA CHE SEI ROSSA

Rosa
che sei rossa
Rosa bella
che impallidisci
se ti guarda
una stella

Rosa
che ridi
e piangi,
che sogni
e ‘l core mi danni
Rosa
che sei rossa,
sangue
nelle vene
ma senza
speme,
mio delirio
fra cielo
e terra,
dimmelo adesso
come posso
renderti felice

Dimmelo
pria
che sia
un’altra alba
a coprirti
di roridi baci!

IN VALENCIA

Mi sono innamorato in Valencia
Mi sono preso per la tua mano
sì delicata e nobile
come la carezza che il vento posa
su chi triste, solo per sventura
o voglia di vagar nudo pel mondo
Mi sono innamorato del tuo anello
Lascia che prenda per mano la tua
Valencia è di luci e canti magici
quando la notte cala e le calli
si nascondono nelle lunghe ombre
tra angoli e fontane alte di zampilli

Lascia che ti dimostri quanto forte
mi batte il cuore in petto;
e se un pentimento avrai
allora ballerai, e ballerai
a piedi nudi sotto il suono delle nacchere
E se il tormento avrà ragione dell’alma tua,
mi dirai che non sono io quello
che aspettavi
Ma per il momento lasciami felice,
lascia che prenda la tua mano nella mia

Informazioni su Iannozzi Giuseppe

Iannozzi Giuseppe, giornalista, scrittore, critico letterario
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