Fra blues, cieli e stupide innocenze

Fra blues, cieli e stupide innocenze

Antologico di inediti e nuove versioni

Iannozzi Giuseppe

valeria-chatterly

immagine di Valeria Chatterly Rosenkreutz

Mortali siamo

Mortali, fragili siamo
Di promesse e illusioni viviamo
Come buoi
senza cervello,
sperando di non essere abbattuti,
nel futuro noi confidiamo
quasi che l’Eternità non sia di Dio
una capricciosa esclusività
Schiavi di sogni e di altri vuoti quadri,
nello specchio l’occhio inchiodiamo
perché le orbite possano venire a nudo
e finalmente mostrarsi
per quel che sono:
d’una vuotezza infinita

Tutto è compiuto, ora!

Dentro agli occhi il cielo

Vedrai,
un giorno il cielo ti franerà
dentro agli occhi
e non vedrai altro che l’azzurro,
poi un blu profondo
che si farà nero per l’eternità
Vedrai abissi alieni che da eoni e eoni
gridano il silenzio rotto
soltanto da un sordo basso lamento
E allora sentirai i timpani esploderti
assieme all’anima
che non sa comprendere;
eppur davanti a te
avrai l’Universo intero creato
che in sette giorni agli uomini fu dato
Però non solo a loro, così il terrore
avrà ragione di te, di quel tuo desiderio
di voler credere e scoprire altri mondi

Il sale della vita

L’errore ti potrebbe essere fatale
Non sai mai di chi poterti fidare
Il mondo è vasto, i passi son tanti
da fare, ma già a metà del cammino
incontri la negra epigrafe che segna
la linea del tuo tramonto

Per valli e per monti hai portato la voce
A tutti hai sempre detto
che ce l’avresti fatta da sola
Hai preso con te solo lo stretto necessario,
una bisaccia per il pane, un orcio per l’acqua
e la scarsella con poco sale dentro

Gli amanti ti hanno amata e presto lasciata
Non hai lasciato loro il tempo d’innamorarsi
Hai portato con te solo il poco necessario
Ti sei inginocchiata davanti alle chiese,
ti sei segnata per non attirare ostilità

E all’improvviso hai raggiunto la linea,
quella linea che ti ha costretta
ad arrestare il passo
Ti interroghi in cerca dell’errore fatale
Ma oramai sei davvero troppo stanca,
hai sol più voglia di riposare,
lasciando scorrere fra le dita
quel poco sale che compagnia
ti ha tenuto per tutta la vita

Per tutta la vita…

Domani finirà tutto

Lascia i pargoli a sognare
e vieni qui davanti allo schermo
Danno il programma a luci rosse
Dopo lo faremo uguale
Lascia perdere le stoviglie,
vieni a stenderti accanto a me
Il presentatore dice
che sarà la fine del mondo
Bisogna credergli, bisogna dargli retta
Avanti, non farti pregare
Abbiamo così poco tempo davanti a noi
e la notte è così lunga – non lo immagini?

Lascia perdere i pargoli
I loro sogni non sono ancora nati
Dormono in un batuffolo d’innocenza
Ma tu, donna mia, vieni accanto a me,
accarezzami in basso con la mano
E’ così tanto che ce l’ho duro
e il presentatore dice che sarà la fine,
è su tutte le prime pagine che finirà
nella polvere l’umanità
Manca così poco all’impatto
e la notte è così tanto lunga
Lascia perdere, lascia tutto il resto
e vieni accanto a me,
danno il programma a luci rosse
Bisogna credergli, quel russo ha già la mano
sul bottone rosso, farà saltare tutto in aria
quindi facciamolo adesso

Avanti, non farti pregare
Abbiamo così poco tempo davanti a noi
e il mio arnese non ne vuole che sapere
di farsi moscio – non lo immagini?

Lascia, lascia perdere le faccende di casa
Sdraiati accanto a me, prendimelo in bocca
e dammi poi un bacio con la lingua,
un bacio lungo che mi faccia perdere il fiato
Facciamolo adesso, la notte non vedrà l’alba
Il presentatore è d’accordo, lo dice anche lui,
non ci sarà un’altra occasione
Abbiamo così tante cose da provare,
la notte è lunga e abbiamo poco tempo
davanti a noi, davvero molto poco

Brava, così, accanto a me
Tutto il resto non conta
Accanto a me, accanto a me, accanto a me
Tutto il resto non ha mai avuto importanza
Tu accanto a me, io accanto a te
Domani il mondo finirà…
Domani il mondo finirà…
Domani il mondo finirà…

Mia prima innocenza

Ragazza mia, è da quando ti conosco
che con un po’ di malinconia mi ripeti
che sei oramai una signora
– e si era ancora bambini
sui banchi di scuola -,
che le ore piccole non si addicono
a chi come te ha in progetto di sognare
col capo abbandonato sul cuscino

E’ da quando ti ho dato il primo bacio
che mi hai resistito regalandomi però
un piccolo morso sul labbro inferiore
e un graffio sul pomo d’Adamo,
piangendo
“non ci provare mai più o ti uccido”
Eppure gli anni si son fatti dolci,
quasi leggeri: han preso a camminare
in punta di piedi, e quando il mio sguardo
è al di là non nutrito di luce
la tua bocca, rapida, sfiora la mia

Ragazza, non ho mai conosciuto
una donna più silenziosa e curiosa
nell’amore; è per questo che sei
ancora l’innocenza che ho amato
dal primo giorno di scuola

Suonerai la mia canzone

Questa volta
la suonerai la mia canzone
Prendono fuoco i versi
E di mano mi cade il violino,
come un figlio abbandonato
al disgusto del destino

Accecato dai fari della notte
la stella del Nord non segna
alcun possibile cammino,
ma ancora mi tormenta il profumo,
il profumo della tua piccola fica

Non tutto è perduto,
non tutto forse
Ce la faccio forse
a rimettermi in piedi,
a gridare
che è uno sporco gioco davvero
che uno debba vivere una croce
in luogo di quella verità
che di diritto dovrebbe
in sé cullare e contenere

Se mi dirai di sì un’altra volta,
farò di tutto per arrivare fino a te
Se mi prometterai lacrime e whisky
con questa sete che mi arde la gola,
ce la farò lo stesso ad arrivare
nel tepore del tuo piccolo letto

Tanti uomini e non uno
che abbia coraggio
Tu mi ami? Non adesso,
non dirmelo adesso
Ho un compito importante
da portare avanti, camminare

La promessa dell’Angelo

Promettesti l’amore,
tutto quell’amore;
e stringo ora a pugno le mani
vuote di silenzi,
di pause non misurate
come se tutto,
come se tutto non avesse più senso
né direzione

L’ovale del tuo volto,
gentile nel riflesso dello specchio,
più vivo di quanto desideri lo ricordo
Eri tu che perdevi una lacrima
mentre ti raccontavo io
di quell’angelo che l’alma la perse
allargando le ali al vento
osando
ma senza sapere
quanto forte l’ira d’Apollo

E tu, dove hai tu perso
la mia promessa, il patto di sangue
che con un frammento soltanto
di specchio rotto
per sempre i nostri polsi li incise?

In timida velocità

Sfioriranno gli anni,
non la tua bellezza
nell’orgasmo di ridere
uguale a quando
in timida velocità
la vita
sull’altalena
dal primo ragazzo
spinta a mano
avanti e avanti,
sempre però
col cuore in gola
pregando dio per un bacio,
perché le braccia,
non di uomo ancora,
capaci almeno
di reggere il lieve peso
delle tua risata e poi l’eco

Triste blues 4 U

Sono blu
Come il cielo, triste
Piovo giù, cado nudo
Whisky e lunghi fischi
Mi dicono gli amici
che dovrei lasciare il posto
Non me la sento ancora

E’ sempre così
La vedo e su mi va
il sangue alla testa
Non è nostra la colpa:
la croce c’era già prima di noi
Il cielo blu, triste
Scivolano lacrime,
cancellano epitaffi
– parole consumate
dal vento, dallo stupro
nudo e crudo che il tempo
a ognuno di noi riserva

Triste blues 4 U
Triste, triste cielo blu
Triste blu, blues 4 U

M’invitano gli amici a lasciare
L’ultimo asso nella manica l’ho giocato
Per una vita, per una vita intera
ho giocato a fare il baro
Dovrei proprio darmi una regolata
e tornare su, da quella sgualdrina
prima che non abbia più un nichelino
da nasconderle fra i seni
flosci come il mio desiderio
di resistere una notte di più
a tutto questo…

Triste blues 4 U
Triste, triste cielo blu
Triste blu, blues 4 U

E’ sempre così
Ma la croce c’era da prima
che questo paese aprisse motel e casinò
M’invitano ad alzarmi
Nitrisce male il cavallo
sotto il bombo del treno
Dovrei donargli la fine
con un bel colpo secco
Non ce la faccio, non oggi
che il cielo è blu,
non oggi che sono così triste
Salirò da lei
anche se non ho voglia
Lo farò domani,
domani con il sole

Triste blues 4 U
Triste, triste cielo blu
Triste blu, blues 4 U

E’ tutta la vita che aspetto
Posso resistere,
devo convincermi di sì
anche se spento è il mio desiderio
Una notte di più, una:
non cambierà niente

Domani, domani però!

Triste blues 4 U
Triste, triste cielo blu
Triste blu, blues 4 U

Achab e io

No, non l’ho persa l’onda
e nemmeno tu, nemmeno tu
Più d’un castello era alta,
più forte dell’ingegno del mio cervello
Più sconvolgente d’un bordello
in pieno centro città, maledetta Elena
Con sé m’ha preso, ha ingoiato me,
i ricordi e l’amor mio per te sudato
E non m’ha più vomitato
Così adesso son dentro all’onda
Insieme ad essa per i sette mari vago
senza trovare mai un momento di calma
Proprio io ch’ero un tipo così pacifico
son costretto a varcare di Magellano
i confini

A volte mi sento così solo, così solo,
solo come un pesce fuor d’acqua,
e allora canto “onda su onda, in onda!”
Ma stonato, così tanto stonato
che mi fiocinano i marinai di passaggio
proprio al centro del coraggio…
“onda su onda”

Per Dio, stacca la spina, Achab!

Che ci faccio qui?

Come,
che ci faccio qui?
E’ ovvio
Sono disperato
Ho scoperto
che c’è il buco nell’ozono
e che la mia donna
non me la dà
nemmeno se tiro le cuoia
o le faccio le corna
E tu mi vieni a chiedere
che diavolo ci faccio qui
E’ ovvio
Cerco un buco nero
dove stare con me;
una bella tomba
profonda quanto basta
Non chiedo poi troppo
C’è la guerra e la Tbc
e come se non bastasse
c’è pure la religione

Non sono buono,
scrivere versi non mi viene:
m’accontento d’un epitaffio
per riposare le ossa,
solo quelle perché la carne
nel giro di pochi giorni
sarà tutta verminosa,
corrotta
buona per una sola amante,
la morte

Informazioni su Iannozzi Giuseppe

Iannozzi Giuseppe, giornalista, scrittore, critico letterario
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