Fra beduini, deserti e Charlie Chaplin

Fra beduini, deserti e Charlie Chaplin

Antologia di poesie

Iannozzi Giuseppe

charlie-chaplin

Solitudine Bang!

Hai visto, la tristezza ci passava accanto
Andavamo noi avanti sul filo del rasoio,
l’uno all’altro sconosciuti, uguali a dio
Hai detto che dovevo mettere il dito
sul grilletto e bang, se volevo affetto
E’ bastato meno d’un minuto
e un povero cristo è caduto vicino a noi
senza batter ciglio – così uguali a dio

Non mi avevi mai trovato così indifeso
Hai stretto il mio cranio sul tuo petto,
pregavo che mi soffocassi nel battito
del tuo cuore così calmo – un’onda
dal mare sul filo della notte senza luna

Non sono mai stato bravo a ingannare
i tuoi occhi con i miei giochi di specchi
C’è voluto un niente per rompere l’incanto
Lo sapevamo che dovevamo andare avanti,
ci siamo spinti fino a finire le pallottole
E’ per questo che siamo così soli, è per questo?

E’ per questo che ci guardiamo intorno?
Sei venuta da me nel momento del bisogno
quando avevo abbandonato ogni sogno
C’era un prezzo da pagare, uguali a dio
E’ per questo che siamo così soli, è per questo?

Hai raccolto la mia mano, i miei giochi di specchi
non hanno accecato la tua anima bella e crudele
Mi hai scavato a fondo nella tasche dei segreti
Tutto era scritto da prima che nascessi,
e dietro a noi i passi sulla sabbia immortalati

Hai visto, la tristezza ci passava accanto!
Hai visto, la tristezza ci passava accanto,
suonava il suo vecchio violino scordato
E’ l’ultimo, è l’ultimo, lo hai ripetuto cento volte

Non mi avevi mai trovato così indifeso
Hai stretto il mio cranio sul tuo petto
Hai poi spinto il mio indice per il passo in avanti
Mi sei rimasta accanto, mi sei rimasta accanto
fino alla fine, hai mantenuto la promessa

Ho visto, la tristezza mi cammina accanto
Vado avanti sul filo del rasoio, uguale a dio

La tristezza, la tristezza mi cammina accanto
Vado avanti sul filo del rasoio, uguale a dio

La tristezza, la tristezza mi cammina accanto
Vado avanti sul filo del rasoio, uguale a dio

S’è già levata Diana

Chissà che fine ha fatto l’amata
Scomparsa così, dall’oggi al domani
Di lei non una traccia
in nessun grande magazzino
E dire che l’ho cercata dal Sahara
fin su in vetta all’Himalaya
L’ho vista l’ultima volta
che accettava una caramella
da uno ch’era sconosciuto a tutt’e due
Ho cercato di metterla sull’avviso
che non era buona la confidenza
Non ha voluto sentire storie
Ha preso il dolce e l’ha messo sulla lingua
provocandomi più d’una volta
sporgendola fuori dalla bocca bella e rossa

Ho paura le sia accaduto qualcosa
E’ così tanto che non ho sue notizie
Amava le scollature generose, i tacchi alti
e le minigonne; era bella e provocante
La conobbi in quel periodo di hippy anarchici;
andava di moda calarsi acido lisergico
e robaccia così; lei buttava giù solo aranciata
gialla come il sole, poi rideva… pazza!

S’è già levata Diana, s’è già levata
E’ tardi oramai, prego di no ma è tardi
S’è già levata, s’è già levata Diana

Oh, se solo potessi aver un suo bacio!
Per un ultimo segno del suo affetto
in ginocchio cadrei alla tua mercé, Diana
Ogni santo mattino direi sette preghiere
Al Beduino restituirei i cinquanta cammelli
che m’han tolto la noia dal vecchio letto

Chissà che fine ha fatto l’amata
Era un angelo, lo capisco ora
che l’ho persa, che l’ho persa…

Le mie profonde impronte lascerò
nella sabbia del deserto; camminerò
fino alla Notte e al freddo dormirò,
al freddo come un beduino

Come un beduino ogni notte la sognerò
Come un beduino ogni notte l’amerò
Come un beduino mi lamenterò
sotto il sole, sotto la luna, sotto l’ombra
del mantello che sempre mi avvolge

Stordite farfalle

…hai però dimenticato
di togliere la sicura
La pistola ha scalciato
più e più volte nella mano,
quasi un animale ferito
agonizzante
Le farfalle hanno stordito
le ali e il volo a te intorno,
perdendo lievemente
tra un colpo di vento e un altro
bava leggera
come di bocca umana morente
Un colpo accidentale
d’improvviso poi è partito
e non hai tu capito
il motivo di tanto sangue
tutto d’attorno, e quel tuo viso
nello specchio infranto
a guardarti un poco stupito

Quei pettegolezzi

Davanti a te in ginocchio
son caduto
come un errore grammaticale
Senza ritegno ho pianto
in gola arrestando
il battito del cuore
Mi hai accarezzato
come fossi un gatto, sotto il mento,
e hai preso a ridere felice
Implorando ho raccolto il tuo piede
baciandolo sulle unghie smaltate di rosso,
mentre mangiavi tu una brioche
in maniera oscena, in maniera oscena assai:
la crema tutta ti colava
dalla bocca di ciliegia fin sul mento
per insinuarsi fra i piccoli seni
Lo sguardo ho sollevato
per incontrare il tuo, così ho visto,
ho visto i tuoi occhi vergini
– drogati dagli effetti maligni dei funghi
Fra le tue hai preso le mie mani
lasciandomi però al mio posto:
hai sempre avuta la mania
di mettere i puntini sulle i
E hai osservato ch’erano quelle d’un pianista,
che con mani così lunghe dovevo esser bravo
Con un cenno del capo ti ho fatto capire
che non sbagliavi, che le mie lunghe dita
avrebbero suonato il piacere del tuo corpo
fino a farti cadere in deliquio
Hai allungato il collo
lungo e bianco, uguale al cigno
della mia passione
fra le gambe intrappolato
Di crudeltà hai sospirato
nettandoti la bocca sporca di crema
e in un sussurro mi hai spiegato
che ami soprattutto rimandare a domani
quello che potresti fare oggi
Hai poi fatto finta di prendere
un appunto su un bloc-notes
E mi hai congedato tornando
con la mano al vassoio colmo di cornetti
suggerendomi di riposare
tra i fondi di caffè giù in cucina
Mi hai raccomandato di non far rumore
A quel punto mi son sollevato
Avrei voluto stringerti le mani intorno al collo,
ed invece sono fuggito via
povero come ogni uomo
che ha tentato di conquistarti
facendoti dono solo della sua debolezza

Zenit e puntini di sospensione

I miei puntini di sospensione
Così crudele sei stata
Tutti li hai portati via con te
pensando
che non ne avessi bisogno
La solita egoista di sempre
Tutti quei puntini, tutti…
che te ne farai mai!

Adesso sudo e stiro io
Una faccia ridicola la mia
mentre l’aria bacio
con un anello di fumo
e il sigaro cubano in bocca
Ho adesso dei punti fermi io:
il bucato, stirare e cucinare
Non sono più l’uomo
che ero ieri
da quando te ne sei andata
portando via
tutti i nostri puntini…
di sospensione
Come un caduto di guerra sono
Sono caduto in basso,
un perfetto fesso
che sulla tazza del cesso piange

Due cuscini e una sola testa
mezza vuota per giunta
Credi davvero che possa dormire?
Hai portato via i baci
e tutti i puntini
che avevamo pensato insieme
facendo l’alba per poi capire
che solo abbracciati avvinghiati
il sole avrebbe preso samt al-ra’s

Ridammi i puntini
e il tuo sorriso su me
Ridammi una donna
a cui pensare dall’alba
al tramonto
Ridammi l’affanno e l’ansia
Porta indietro i nostri puntini

Drogati, epitaffi da scrivere!

Porta gli amici
Ci sarà festa grande stanotte
Le fosse sono ancora tutte da scavare
Porta tutti i nemici sottomano
Non sono ancora risorti i drogati
Porta chiunque, vivo o morto
Non fa differenza
Portali alla festa
Ci sono le fosse che aspettano

Porta anestetici e corde di violino
Porta il Muro di Berlino e la Statua della Libertà
C’è così tanto da fare, così tanto
e i nani non sono buoni per certi lavori
Hanno sodomizzato ogni paglia per tutta la notte
Hanno fatto del loro meglio per anni interi,
ma certe faccende non sono per loro
Ti chiedo solo di portare chiunque sulla tua strada
C’è bisogno di braccia e i drogati non sono risorti
Dopo ci daranno una mano
a mandare all’inferno quelli con la puzza sotto il naso,
gli attori, gli scrittori, le primedonne
Ci sarà festa grande stanotte
Tutti gli epitaffi sono ancora da scrivere

Non ti preoccupare degli orgasmi interrotti
I drogati non si sono ancora sollevati
Non si può mangiare la brioche per sempre
e si muore una volta sola a Parigi in galleria
a trecento all’ora
Non si può andare a Mosca passando da Calcutta,
quindi non ti preoccupare e porta chi vuoi qui
Ci sono tante cose da fare, tante davvero
Il giallista di turno ha trucidato la famiglia
per avere fra le mani una storia originale
e Cristo s’è fatto il segno della croce,
ha poi preso a menare botte da orbi
senza guardare in faccia nessuno
La Sirenetta è morta sul bagnasciuga
E Biancaneve ha sette pene fra le gambe da sfamare,
è così disperata che al primo momento libero tira

Non c’è motivo che ti preoccupi,
gli orgasmi sono come i bicchieri rotti:
al mercato delle pulci ne puoi trovare quanti ne vuoi
Non c’è motivo di mettere su quella faccia buia,
gli orgasmi sono come gli aghi rotti:
al mercato delle pulci te ne infilano quanti ne vuoi

C’è bisogno di braccia
e i drogati non sono risorti ancora
C’è da mandare all’inferno
tutti quelli con la puzza sotto il naso,
gli attori, gli scrittori, le primedonne
Porta chiunque ti tagli la strada,
porta amici e nemici, tutti fanno brodo
I drogati non si sono ancora riavuti,
ma dopo ci daranno mani e aghi
Tutte le fosse sono ancora da scavare
Tutti gli epitaffi sono ancora da scrivere

Giovane donna forse ragazza

Giovane donna forse ragazza,
innocente sono
uguale e tale
a come mamma m’ha fatto
M’hanno ammanettato
E non sono colpevole:
tenevo in tasca una matita,
bella grossa e rossa
Non avevo altro
Lo giuro, non avevo altro
Evidenziavo solo gli errori
che davanti alla mia vista
apparivano
in foggia di ottusi mostri

Così giovane, così giovane
come potevo immaginare
che sarei finito in ginocchio
davanti a te?

Giovane donna forse ragazza,
vorrei che tu ti fidassi di me
Nei tuoi occhi leggo poco
o niente, solo un po’ di compassione
quasi fossi io uno di quei pazzi
che vanno per parchi e cimiteri
a urlare proclami e preghiere
alla stessa maniera

Non ho fatto niente
Solo il giusto, solo il giusto…
Non ho vestito la camicia bruna
né ho messo il basco
per la falce e il martello

Vostro Onore, sì, lo ammetto
con le manette ai polsi
che lei mi ha regalato:
sono colpevole,
sì, proprio come dice lei,
colpevole d’aver usato il mio cervello
invece di quello altrui

Giovane donna forse ragazza,
mi porterai un giorno le arance
e ti bacerò io sulla bocca
e con gli occhi ti chiederò di tacere
perché in carcere tutti parlano
più dello stretto necessario
Perché tutti riescono a dar la morte
comandandola da dietro le sbarre

Giovane donna forse ragazza,
innocente sono
Ho solo detto la mia
e per questo sono stato portato
qui nel Braccio della Morte
Vogliono farmi sentire
come ci si sente
Vogliono che senta le grida
degli uomini nudi
cranio rasato
che le catene trascinano
insieme all’innocenza urlata
lungo il miglio verde

Giovane donna forse ragazza,
quanto vorrei che mi credessi

Così giovane, così giovane
come potevo immaginare
che sarei finito in ginocchio
davanti a te ma senza speranza?

Giovane donna forse ragazza,
quanto vorrei donarti l’ultima carezza
Ma ho le mani legate, lo vedi anche tu
e la tutta la vita ti aspetta fuori di qui

Giovane donna forse ragazza,
qualche volta ricordami innocente,
non bello, solo innocente
con la mia bella grossa matita rossa

Vado via

Vado via
Non lo so dove
Dove andrò
non lo so
davvero

Non ho un’amante,
ho in tasca niente
così puoi star sicura
che non ti tradirò

Davvero però
non lo so
per dove passerà
questo lungo treno
d’affamati ammazzati
Toccherà città
e al di là di esse
infine si porterà
Questo immagino
e non lo vorrei

Il postino suona due volte

Non ti preoccupare
E’ il postino
Quello ha preso il vizio
Suona sempre due volte
Anche quando
in casa non c’è nessuno,
il postino suona e suona
Un brutto tipo sul serio
L’ho incontrato una volta
lungo la tromba delle scale:
voleva sapere
d’un nome e cognome
che non gli riusciva di trovare
E io che cadevo dalle nuvole
gli dissi che non sapevo,
e allora quello ha preso
a imprecare manco fosse matto
E forse lo era, da legare…
il Matto di Collegno fuggito
e ora a piede libero

Suona due volte sempre
Il postino, brutto e al verde
Non dovresti aprirgli
Non ti preoccupare,
suona sempre due volte
Sempre due, almeno due

Sette note per te

Sette foto sbiadite riposano sul cuscino
Sette tacche sul muro senza pietà
per ogni settimana passata – senza te
Addormentata ho l’anima, e una catena
per compagnia: il cane della mia rabbia
ha fame, ulula alla Luna, e giù al porto
ci hanno fatto capire che il mare
è grande ma tanto tanto povero di pesci
Così credo che resterò ancora qui,
un giorno o anche due sottochiave

Amica mia, portami una rosa
e un’armonica a bocca prima
che cominci a sbavare
E’ così tanto che non annaffio rose rosse
E’ passato così tanto tempo dall’ultima volta
che ho baciato una donna di fuoco
rossa di passione, bella di generosi fianchi

Sette petali, sette note, non tardare
a dirmi la verità, se hai già trovato un altro

Ho perso la mia donna

Ho perso la mia donna
Premeva l’inverno alla porta
Le ho detto di lasciar perdere
le erbe mediche
Nella tormenta ho sentito il lamento,
il suo e quello molesto del vento
Ero a un passo dai suoi passi,
e uno schiaffo gelido mi ha sbattuto via
lontano

Ho perso la mia vecchia
La piango davanti al caminetto
Ho perso il suo calore
Niente mi riscalderà più le ossa,
non il fuoco, non il diavolo tentatore
Hanno aperto un nuovo bordello giù
Il paese è in festa ogni giorno
Le strade sono tutte gravide di neve
Nessuno muove paglia, tutti lo fanno
e pagano con ori e argenti le ragazze
venute dal Vecchio Mondo

Ho perso la mia vecchia
Mi riscaldava il cuore e le ossa
Ma l’inverno premeva alla porta
L’ho pregata di non fare una pazzia
E’ andata incontro alla tormenta
per cercare le erbe mediche
e non è più tornata da me, da me
Ho perso, ho perso ogni bene
Fa male il petto, il solito canchero
Prego mi porti via al più presto

E invece è di nuovo la primavera,
non diversa da tutte le altre
Niente mi riscalderà più le ossa,
non il fuoco, non il diavolo tentatore
Però c’è un nuovo bordello giù in paese

In paese hanno aperto la felicità
Dovrò farci un salto e trovare quella adatta,
una donna che resti con me a invecchiare

Le tue bambole

Chaplin ti faceva piangere
Ricordi la neve che cadeva?
Non ne volevi che sapere
di tornare alle bambole decapitate
C’era nei tuoi occhi una luce bella
ma diversa da pupilla a pupilla
Scherzavi e ci credevi
che un giorno saresti arrivata
là dove nessuna è andata mai
Eri una bambina con tante idee
e le unghie lunghe per graffiare

Conservo ancora le bambole
Come allora piangono sangue
e io davvero non le so calmare
Ho idea che ti scriverò una lettera
per sapere di te, se l’hai poi incontrato
quell’uomo favoloso che amavi
Domani però, adesso esco
a spalare la neve davanti casa

Chi

Chi preghi?
Per chi piangi
in silenzio?

Non ricordi
che son nato muto,
diverso da chiunque
tu abbia mai conosciuto

In punta di piedi

Hai dunque
le gambe corte
e la lingua lunga
Le bugie però
non le racconti tu
Preferisci dir loro
che sei maledetta,
che se fa loro piacere
ci proverai a stare
in equilibrio
su tacchi alti,
a spillo

Non farai rumore
in punta di piedi
venendo sul mio letto
con un bacio e l’addio

Informazioni su Iannozzi Giuseppe

Iannozzi Giuseppe, giornalista, scrittore, critico letterario
Questa voce è stata pubblicata in amore, arte e cultura, attualità, cultura, eros, Iannozzi Giuseppe, poesia, società e costume e contrassegnata con , , , , , , , , , , , , , , , , , . Contrassegna il permalink.