Come un cammello deportato e altre storie di amori beduini

Come un cammello deportato

e altre storie di amori beduini

Antologico di poesie riviste e riscritte

Iannozzi Giuseppe

beduino

Come un cammello deportato

Ti ho aspettata tutta la notte
Ero in uno stato d’animo!
Come un cammello deportato
al Polo Nord; ma ho resistito

Non sei arrivata
Sono rimasto sotto il tetto spiovente
mentre veniva giù forte la pioggia
e in cielo si scatenavano lampi
degni del peggiore inferno
Sono rimasto con le chiavi in mano
E nessuna porta da aprire
Era la tua casa piena di silenzio
e d’infinito buio
Passavano in lontananza carrozze,
e l’eco di gentaglia straniera m’irrideva
Un’esile fiammella uguale a un fantasma,
l’abbaglio d’una candela bagnata
e dalla pioggia violentata: ti ho vista così
per un momento appena e ho creduto…
E invece no; il parroco, che la strada la tagliava
col suo nero nero a portare sfortuna ai gatti,
m’ha visto e sotto il suo braccio m’ha preso
Questo e quello ha detto, s’è poi fatto tardi
e con la croce s’è segnato, ma solo dopo
aver segnato me, sono così stato costretto
a maledirlo per l’eternità

Fino a vedere la prima alba
ti ho aspettata
Sui colli deportata,
ecco la luce d’un sole paglierino
Nebbia tutt’intorno
e la mia bocca che sputa fumo:
consumate le sigarette,
e sotto la pioggia fradice speranze
Guardo adesso il sole sorgere
nel tentativo di squarciare
nebbie e rabbia dentro al cuore
Ho su la faccia di quello
che è un buffone, d’un buffone sul serio
Ho la testardaggine d’uno zingaro
Ho la povertà che viene quando nel cuore
dilaga sol più l’amarezza
e per specchio ai miei occhi pozzanghere nere
più del culo dell’inferno

Ti ho aspettata, non puoi dire
che non è vero; ero solamente un amante,
uno dei tanti deboli a farti la corte

Eravamo troppo giovani per innamorarci

Ci siamo innamorati
che eravamo troppo giovani
per capire chi cosa dove quando
Ci siamo innamorati
perché non avevamo altri sogni
in cui versare la coppa della giovinezza:
io le mie tasche di piena povertà,
tu la tua gonna con lo spacco
Eravamo due tipi alla moda
A modo nostro eravamo belli
Belli e perdenti

Ci siamo innamorati
guardando un brutto film in un vecchio Cine:
all’incappucciato gli friggevano le cervella
mentre la sedia elettrica rideva elettricità
Eravamo troppo giovani
per poter capire che l’anima ha un suo peso
anche se non lo sentiamo

Ci siamo innamorati
davanti a quel locale che è poi saltato in aria
sotto un cielo rasato da un tramonto di sangue
Tutti quei corpi morti ci facevano paura
Ci facevano sentire più soli che mai
sotto quel cielo così rosso, e l’IRA

Ci siamo innamorati
Abbiamo preso tutto alla lettera
senza discutere, per nascondere l’ignoranza
che ci divorava le budella

Ci siamo innamorati a prima vista:
due bambini che si giocano la nudità
immaginandosi dottore e paziente
E intanto Jeff moriva affogato tacendo
E Tim dall’Aldilà suonava un disco rubato
al Mercatino delle Pulci

Ci siamo innamorati
delle nostra bella retorica
e del David michelangiolesco
Ci siamo innamorati
e dio non ha degnato d’uno sguardo
le mie tasche vuote e il tuo spacco

Ma ci siamo innamorati
ed eravamo quasi innocenti,
uguali ad angeli caduti
per colpa d’uno sgambetto

Non piangere invano

Non piangere invano
Io t’amo,
non lo capisci?
Mi struggo invano
Sei tu sorda, non vedi
come cado in ginocchio
Non m’accordi sollievo,
uno sguardo
che mi faccia capire
che pure io sono alto
uguale a te

Eri ieri triste
Ti baciava il sole
Non sorridevi tu,
ma avevo io il coraggio
di sputare una bestemmia
o una frase d’amore
Restavi rigida
a contare i piatti,
io i giorni sul calendario
da san Valentino a novembre
In silenzio piangevi
Non volevi che vedessi
quelle lacrime,
solamente desideravi
d’inghiottirle
Più non ti sopportavo
Eppur t’amavo,
anche nel dolore
che mi portavi, ostinata
a non aprir bocca
D’un tratto mi sovvenne
di quel giorno al cimitero:
scherzavamo
fra gl’angeli di pietra
rincorrendoci, prendendoci
candendo
in mezzo al folto dell’erba
abbracciati
senza fiato,
bramosi di baci

Adesso pare
che tutto sia cambiato
Non capisco
come sia potuto accadere
Io so soltanto
che ti ho baciata
e a ogni bacio tu vivevi un po’
E a ogni bacio tu morivi un po’

Io so soltanto
che a lungo ti ho baciata
Per quanto ancora
dovrò sopportare il dispetto
di non ricevere una parola?

Invano sto ancora aspettando
che torni a baciarmi come allora
tra quegl’angeli benedetti

Come allora

A ogni tramonto la fine

Tutto ha una fine
Niente un inizio
Il fochista non ha smesso di bruciare carbone
E tu non sai che cosa gli dirai una volta a casa
Lo ami ma più ardente è la paura
di dirgli tutta la verità

Quando credi d’aver la felicità in mano
la perdi come cenere spazzata via
La rabbia non si estingue nei cuori
Hai letto la Bibbia dalla prima all’ultima pagina
Adesso è il tramonto e lui è già quasi sull’uscio
Dovevi fuggire all’alba quando lui era fuori,
ora non ti resta altro da fare che dirgliela la verità
Tu lo immagini già come la prenderà

Tutto ha una fine, tua madre te l’aveva detto
Se hai un amante non farlo dormire nel tuo letto,
perché tuo marito lo troverà ancora caldo
fra le tue gambe e vorrà a tutti i costi la sua pelle

Bussa alla porta, è accaldato e sporco di fuliggine
Il suoi baci hanno sapore di cordite, e tremi, tremi
– come foglia abbondata all’autunno bruno

Tutto ha una fine, tutto nella terra finisce

Nudi petali di donna

Quel tuo bel seno virgineo
Quelle tue gote un po’ rosse
Quelle tue gambe lunghe eleganti
Tutto in te, tutto in te
fa supporre che sei nata per far morire
chi ti sta dietro
appiccicato a quel fondoschiena da favola

Tutto in te, tutto in te
fa supporre che non ti accontenterai
d’una sigaretta a buon mercato né di stare
abbracciata a un lampione con la luna
a farti la spia

Tutto in te, tutto in te
fa supporre che sei nata per dare dispiacere
a quell’uomo che oserà toccarti con un dito
Eppure, bella gitana, quell’uomo ha già valicato
la linea di confine e sta venendo da te
armato di trentadue denti affilati come coltelli
perché ha una gran fame di carne giovane e tenera

Tutto in te, tutto in te fa capire
che non sei una di quelle che la danno via facile
Tutto in te, tutto in te fa male
Sapere che esisti, sapere che sei bella e giovane
Tutto questo è dolore al centro del petto
Tutto questo è amore, tutto questo è amore

Puoi mettere alla prova quanti amanti vuoi
Saranno pronti a morire se necessario
con il volto scuro e il sorriso sulla bocca
I tuoi giovani seni puntuti lasciano immaginare
che sei eccitata e vergine più della madonna
Tutto in te, tutto in te conduce all’amore
Tutto in te, tutto in te fa l’uomo un uomo
in cerca di preda

Quando ti hanno portata in questo mondo
non potevi sospettare che solo il sesso ha senso
Quando ti hanno raccontato di cristi e santi
non potevi sospettare che la dura realtà
ti avrebbe messa in ginocchio
davanti a ben altri confessionali
E anche se oggi fai finta di non capire
vero è invece che la verità la sai in profondità
Così abbandona quella paura che fingi d’avere
e goditi questa vita
perché già una bolgia l’ha data via per niente,
addormentando il collo sotto la scure del boia

Tutto in te, tutto in te conduce al peccato
Tutto in te, tutto in te fa il peccato degno d’un uomo
Tutto in te, tutto in te fa la vita nuda e cruda,
degna d’esser vissuta fino al limite estremo

Non dire che non lo sospettavi
Non giurare che non l’avresti mai immaginato
Ti hanno raccontato bugie per portarti qui
Ti hanno descritto il paradiso, e tu lo sapevi
che pure loro stavano sbavando per la tua scollatura
Hai visto i loro occhi pieni di desiderio, e non solo
E allora hai fatto loro l’occhiolino,
al pari di tutte le prede di carne e d’amore
Non dire che non lo sapevi
che più d’uno era ai tuoi piedi a pregarti senza fine
per un minuto almeno, uno soltanto d’amore
Non dire che non lo sentivi
scorrere il sangue nelle vene e farsi bollente
Non dire bugie se non servono
a far eccitare chi oggi ti prega di spogliarti
dei tuoi petali di rosa per vedere uno spiraglio di dio

Quel tuo bel ventre liscio e virgineo
Quella tua lingua rosa e delicata
La tua schiena perfetta elegante fin giù
Tutto in te, tutto in te
fa supporre che sei nata per far morire
chi ti sta dietro
appiccicato a quel fondoschiena da schiava

In Vita, in Croce

1. In vita

Lecca le mie di dita
Ho una sola vita
e la speranza
che un giorno
tu possa amarmi
per quel che sono,
un uomo, ai più
oscuro
Ma d’altro canto
avrai modo di capire
se verginità di corpo
e di pensiero
ancora in me c’è
ed io altrettanto
con te: due corpi
per un’unica vita
se tu lo vorrai
con un semplice sì
però pesante
più del primo grido
che ci dichiarò
al mondo vivi

2. In Croce

Nei miei occhi
non troverai che pioggia
e nuvole a contrastare
quel poco sole
che di tanto in tanto
cerca d’abbattere
le barriere del mio vedere
Ho l’anima
che è triste
similmente alla tua
e lenzuola un tempo
bianche
e ora rosse di sangue
Una sindone la mia schiena
E una corona di spine
riposa da tempia
a tempia:
non che per questo sia
migliore o peggiore
di quell’opinione
che di me
tu ti sei fatta,
io però spero
che in ogni caso
avrai il coraggio
d’abbracciarmi, di sollevarmi
un po’ il peso dei peccati
dalle ginocchia…

dalle ginocchia rotte
e che prima di tutto questo
hanno camminato
per sentieri e città
più antiche
della parola

Il cuore me l’hai spezzato

Il cuore me l’hai spezzato
Ne avevo uno solo
In due me l’hai spezzato
Cieco mi hai reso,
e avevo due occhi belli
splendenti solo per te
Adesso guardo e trovo il buio
e mai la tua mano a guidarmi
Perché in amore
ogni donna ti dice che sei l’unico
Però non è vero mai

Mi hai spezzato il cuore
Me lo sono meritato
Ho creduto al tuo cuore,
alla bontà delle tue labbra
In trappola sono caduto:
nel rosso dei tuoi baci,
nel profondo della tua anima
Mi hai messo in ginocchio
Ti è bastato un niente
e da amante che eri
mi sei diventata fatale

Sono caduto
per non rialzarmi più
Non avevo programmato
di rimanere spezzato
piegato su me stesso
come un fesso
Ma è successo
prima che potessi rifiutare
il destino

Sono col cuore spezzato
e ne avevo uno solo
Te l’ho dato
perché altro non avevo
da recarti in dono

Non l’avevo proprio previsto
di rimanere al buio, più cieco
d’una pallottola vagante
Non l’avevo proprio messo in conto
che questo amore m’avrebbe ucciso
così, su due piedi

Eran per te mie speranze
E adesso sono meno d’un’eco
nel silenzio del tuo cuore
che per sempre m’ha dimenticato

Mi hai spezzato il cuore
L’anima mi hai fatto dannare

E mai la tua mano a guidarmi
E mai, mai un altro amore
dopo di te, dopo di te, di te, di te

Informazioni su Iannozzi Giuseppe

Iannozzi Giuseppe, giornalista, scrittore, critico letterario
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