FUMETTI DI RESPIRI CONTRATTI

FUMETTI DI RESPIRI CONTRATTI

Antologia di poesie per ricordare il ricordo

Iannozzi Giuseppe

pianista-jazz

Ed ora lasciatemi fuori

Ed ora lasciatemi
Il vino nella gola l’ho scolato
e i bicchieri di vetro fuori poi
uno a uno
in un camino di fantasie,
e non ancora è finito il cammino
E non ancora s’è spento il camino

Le carte in mano
una a una le ho interrogate
la poca posta in gioco perdendo;
al tavolo verde le lacrime
da sole le ho abbandonate
per continuare a giocare,
e quel che me n’è venuto
una sera buia più del buio,
una cera che bene mi rassomiglia

Se sotto la stella nera vieni segnato
non sognare di poter per capriccio cambiare
così dall’alba al tramonto, punto e a capo
Hanno tutti un motivo per ammazzare
e tutti la faccia te possono in faccia sputare
se in una notte di assoluto buio nasci
come a me è accaduto,
a me e agli amici miei

Ora lasciatemi, i demoni
che davanti a me vedo scivolare
li devo bruciare o uno a uno slegare
Senza fallire devo farmi fuori
e nel cerchio loro ballare e ballare,
e il meglio di me dare
perché tutto è finito, tutto;
e son stato davvero io a volerlo
credendo all’amore, cedendo all’amore

Sognandoti jazz

In una giornata di neve
le nuvole ho guardato
fischiettando un motivetto
di jazz, più breve e nero
della mie dita sul tuo corpo

Il diavolo ci ha messo
il sesso in quest’amore
Il diavolo, il diavolo
tra i disegni delle nuvole
E tu elegante nuda
No, vestita di sole risate
e due profondi
profondi laghi gli occhi
Di me tutto sapevi
Sapevi mettermi
in ginocchio
Il diavolo ci ha messo
il sesso in quest’amore

In una giornata di sole
nei prati ho dormito
sognando di svegliarmi
seduto a un pianoforte
suonando un motivetto
di jazz, più corto e bello
della tuo corpo nudo

Un motivetto più corto
di me, ché tutto sapevi

Dal Paradiso

a Viola Corallo

Rubai dalle tue labbra
il nettare d’un bacio;
e tu subito bruciasti la mia guancia
con uno schiaffo di vera forza
Con occhi dolenti e voce soffocata
spiegasti alla mia ignoranza
che dovevo imparare ad amare
il dolore di Gesù prima di rubare
dal Paradiso di Dio

Non ho imparato ancora niente,
ma adoro ogni rimprovero
che il silenzio mi reca
immaginandoti con la faccia vergine
adagiata sul freddo vetro
della tua finestra cieca su di me


 

a Valeria Chatterly Rosenkreutz

Fianco a fianco ci accompagniamo
verso solitudine fra infinito e eternità,
per un’inumana verità
al di là delle possibilità
del cuore e della mente
Sulla cenere delle ère
le nostre orme ora leggere ora pesanti
abbandoniamo
Per plaghe ricche di frutti
Per deserti edaci dove il sole ammazza
e la luna un freddo occhio
fra il trono di Dio e la speranza trapiantato
Per mari profondi più dei nostri cuori
di fondali abitati da leviathan e più negre creature
Attraverso sogni e incubi disperati
Così tanto, così, sempre fianco a fianco
reggendo la spada e lo scudo in mano,
dimenticando le risate dei bambini
e i rantoli dei vecchi nell’ultima notte caduti,
e non ancora è finito il cammino
né ci preoccupiamo di quanto rotte le ginocchia

Centinaia di anni insabbiati
e di culture sgretolate, come niente;
e noi non poi troppo diversi da ieri:
soltanto qualche ammaccatura qua e là
Verso solitudine ci muoviamo
seppellendo mostri e Crociati
allo stesso modo in una terra
che al limbo estremo del pensiero appartiene
Così fianco a fianco ci accompagniamo,
più morti di tutti quei morti
che seppelliti e marcescenti
da un remoto recesso
dentro al nostro infinito pensiero
indarno tentano di lanciarci eco d’avvertimento…

Bella Indecente 

Desideravo averti a me accanto
come desiderio che tosto si fa falena
che dall’amore, sia esso acerbo
o il più infiammato, non si lascia
sfiorare né sfiorire

Il sospiro m’ha strozzato piano la gola:
t’ho vista così tanto, di sfuggita
sotto la piena luce che la beltà tua velava,
quasi che gl’occhi al mattino aperti
ancor dentro a nebbie dell’alma dormiente

E in quest’alba che tu non mi sei accanto
canto il tuo incanto; ed è già il tramonto
pesante più d’ogni parola e nuvola d’amore
che potrei mai donarti, Bella Indecente

La carne tua sì soffice, calda l’immagino,
di velluto, di pesca delicata, succosa
– più del frutto del peccato originale

Qual palpito rapisce il core mio, qual tumulto
dentro al petto squassato, nel languor di te
impegnato sofferto, eppur sol immaginato!

Amore, amore, amore,
quante volte dovrò chiamarti
sulle mie sì tanto aride labbra
che voce non hanno senza te!

Ma tu dormi, di tutto il mio amore ignara
Sei la solita bambina dispettosa; che amo

Di tutto l’amor sofferto

Di tutto l’amor sofferto
sol più rimane un’ombra appesa
al filo dei pensieri
come una cosa sconcia,
un burattino decapitato
che non ha né mani né piedi

Di tutto l’amor offerto
rimane poco nulla, un barbaglio:
le tue labbra sono già su altre
a respirare desiderio in scioltezza;
a me resta la confusione in testa,
la povertà meschina di saperti
lontana via, non più mia

Ti ho desiderata

Ti ho desiderata per un rossore,
per capire la bellezza tremenda
d’una donna in amore
che piano dischiude le gambe
e intorno ai fianchi dell’amante
poi le stringe

Ti ho desiderata per sentire
quanto affamata l’innocenza
e quanto invece sol immaginata

Fumetti di respiri contratti

Seguendo fumetti
di respiri contratti
nell’aria dispersi
son venuto a cercare te
avvolto in una sciarpa
imbattendomi nel falso io
che strozza ogni uomo
che amando si crede un dio

Sapevo dall’inizio

Sin dall’inizio lo sapevo
che alla fine ti saresti dimenticata
di chi t’ha amata e ancor non osa
accettar la verità
che tu oramai andata
per un altro amore, lontano lontano

Sin dall’inizio lo sapevo
che la fine dall’inizio inizia
con la promessa in un “per sempre!”

Così crudele e logica la realtà
Eppur ha da rimanere
incastrata là dove da un’eternità
riposa il pomo d’Adamo
costretto da poca o tanta saliva
per tutta la vita
a un utile quanto noioso su e giù

Non ti preoccupare, capirai

Non ti preoccupare, un giorno capirai
che han gli uomini tasche fonde
piene di sale, più spesso di sporchi avanzi
rubati a chi lungo disteso morente
senza manco più un fiato nei polmoni,
ma soltanto immensa paura
nello sguardo sull’incognito dilatato

Non ti preoccupare, domani saprai
che fanno in fretta i volti amati
a diventar grigi teschi tutti uguali
e tutti sconosciuti a chi li incontra
sulla sua via in cerca di nessuno
in particolare

Lingue attorcigliate

Lingue attorcigliate
non hanno
del leone la dignità:
nel cavo orale
biforcute si legano,
si menano l’un l’altra
quasi a seppellirsi

Serpenti fra i denti
mettono in agitazione
il codardo e il temerario,
lo sfigato a tiro
Tosto lo baciano;
nel sangue non fatica il tosco
a inebriare fino a sicura morte
il povero malcapitato
che pria di spirare
ha però tempo di confessare
torti amori e panzane
– quasi in un sol fiato

Soldati

Siamo poi soltanto soldati
fra giarrettiere e brindisi
pronti a andare incontro
alla vita per una morte da fessi

Credere

Raccolto
e bevuto
Dal cielo
piovuto giù
un bacio,
uguale
a un miracolo
da sempre
aspettato
– sospettato

E ancor
alla tua porta
busso:
dal capo
il cappello
mi levo;
come si conviene
sorrido e tremo
Inutilmente
attendo
una risposta,
uno spiraglio
di luce
che spazzi via
il buio
che gl’occhi
mi riempie

Sull’uscio
una rosa
in omaggio
abbandono:
e continuo
ad attendere
perché
così m’hanno
abituato
a credere
nell’amore

A un somaro

Le tue carni ora frolle
fonte di giovinezza
più non conosceranno:
solamente la pazzia
ti resterà accanto
colla sua gelida mano
sulla fronte di sudore
a ricordarti che l’arte
non l’hai messa da parte,
Somaro

Informazioni su Iannozzi Giuseppe

Iannozzi Giuseppe, giornalista, scrittore, critico letterario
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