SOGNI ROTOLATI GIÙ DALLE SCALE

SOGNI ROTOLATI GIÙ DALLE SCALE

Antologia di nuovi e vecchi dolori

Iannozzi Giuseppe

sad-man

SOGNI IN FONDO AL MARE

E tentò d’affogare
i dolori nel profondo del mare
E fin oltre l’orizzonte si trascinò
per gettare l’àncora dell’Amore
che da tempo la libertà gli legava a una caviglia
ormai di muscoli spezzati,
di dita senza più solletico
E nell’immensità del sale pianse sale
guardando il sole che in fronte lo baciava
mentre quieto scompariva dietro alla linea sottile
della sua eternità nel moto delle ore terminata

Comprese che i tumori della pelle
Che quelle sue labbra mai baciate
Che l’amore e l’odio erano sale
E non altro
Comprese che la vita l’aveva sprecata

Comprese la cecità
di non aver mai saputo distinguere
la luna dal sole né il pianto dal mare
Si abbandonò così alle onde per galleggiare,
per andare come una barca abbandonata
dal molo strappata in un dì di festa e di tempesta

E sognò, per sempre sognò da qui all’eternità
l’amore d’una puttana, d’un pesce troppo piccolo
e d’uno squalo troppo grande
E sognò stranieri affondare nella sabbia del deserto
E sognò di altri ancorati a strane visioni
E sognò d’essere una torre
e un cavaliere senza la vergogna della paura
E sognò la sua faccia negl’occhi d’una Bella

E sognò d’esser l’Illusione dell’Umanità
E finalmente fu l’alba d’un nuovo dì

IL PIÙ SEGRETO

Avremmo voluto
realizzato
forse il più segreto,
un giardino verde
dove pizzicar
del desio le corde
per nova speranza
– che già nei cori
in silenzio in avanzo

Ma il tempo tempestoso
– che del vento sa la gioia
e d’ogni uomo la disgrazia –
il bruno dell’autunno
ha lasciato a noi in eredità
da spogliar
foglia dopo foglia
per sradicare poi forse verità
che non un fiore è perfetto
e nemmeno la lieve pioggia
che del Dotto
a mirar dell’intorno l’Incanto
da un niente infranto
il pensiero erode

Impaziente il sospiro
dal dì al tramonto, a quella Luna
che alla fine alta sovrasta
dell’anima la vanità
nello specchio delle pozze
riflessa, tremolante pallida
come il nostro virginale volto
che sol attende un’amica carezza

AMICO D’ARME E DI CUORE

Fante, Amico d’Arme e di Cuore,
che alle donzelle gliene facesti delle belle
dove sei mai stato per sì lungo tempo?
Fra le brume del tempo ti cercavo
sempre dimandando allo Straniero
se t’avesse incontrato in compagnia
o da solo a invocar l’Ebreo Errante
Non uno seppe dirmi quale la tua fine,
se in Terra Santa avessi avuto sepoltura
o una più triste ignota fine dentro
a una fossa comune

Disperai assai, il dolore si calmò poi:
accanto a me, per magia, una Bella trovai,
una delle tante cortigiane che al Fato,
su due piedi, abbandonasti e ciao
Mi promise ella tutto l’amore
che le rondini portano a Primavera,
mi promise tutto il dolore
che sulle onde del mare sposano i gabbiani;
così feci quasi presto a dimenticarti
– d’esserti stato amico,
d’aver con te condiviso la paglia delle stalle
e i mulini a vento con le loro ventose pale

E sei ora tornato, guardi la Donna mia
con sguardo maligno, e te lo giuro
sul bene che ti voglio che se solleverai
quelle balze che ora m’appartengono
la vita dalla strozza te la farò fuggire,
in un lampo, detto e fatto, te la toglierò
per tener viva la gioia mia

Ora, Amico d’Arme e di Cuore,
lascia che t’abbracci: ho ritrovato oggi
un fratello che per anni credetti disperso
preso dal coltello di chissà quale infedele

SE M’INNAMORO

Se m’innamoro
e vado a fondo
non significa
che il mondo
domani sarà
più profondo
del mio amore
alle ortiche dato

SCHERZI DI ME, NON CON ME

Tu, Mio Angelo, Mia sola Follia,
scherzi di Me, non scherzi con me

Il mio cuore è franato in pezzi
nel momento stesso
che m’hai sbattuta in faccia la verità

Ho cominciato a piangere di nascosto
Ho cominciato a pregare dio
e un po’ di fortuna – come un ladro
Nulla è cambiato, nulla è cambiato

La mia vita è stata su una strada solitaria
sempre più solitaria della mia stessa ombra
La mia vita sempre è stata dirottata
su un binario morto – come un povero diavolo
E tu che eri la mia sola piccola fiammella,
la sola ragione che mi spingeva a correre
oltre il freddo delle notti e il sole dei deserti;
e tu che eri la mia anima, il sogno inconfessabile
d’una felicità impossibile,
m’hai sbattuta in faccia la porta
così all’improvviso
E allora ho capito tutta la verità:
d’esser soltanto un piccolo uomo,
un avanzo e una pozzanghera
che tutti possono calpestare

Tu, Mio Angelo, Mia sola Follia
scherzi di me, non hai mai scherzato con me
Me ne rendo conto ora che pago il conto
delle mie illusioni mentre si fa d’inferno il cielo
e mi batte a sangue la pioggia il viso in ombra
Però ho la mia pistola che riposa
Ho una pallottola in canna
Tutto questo dolore a secco presto cesserà

Ho il cuore spezzato, in due
Ho il cuore che non batte più per capriccio
Ho in petto soltanto una croce di morte
che non sa donarmi un alito di dolore

Tutte le lacrime consumate, tutte
Neanche più il conforto del ricordo
del dolore, niente, niente più per me
Ma ho una pallottola bella
che vuol baciarmi sulle labbra
Credo che l’accontenterò presto

Tutto questo dolore a secco presto si bagnerà
perché ho una sola pallottola in canna
che vuole riposare le sue labbra sulle mie
Così credo che mi arrenderò al sangue

SE MI LASCI A BOCCA VUOTA

Se non me lo dimostri
che mi ami veramente
Se mi lasci a bocca vuota
senza che sia il tuo bacio
a soffocarmi per sempre,
questo amore allora, Bella mia,
questo amore nasce invalido
e vive e muore in un momento

LA TUA ASSENZA

Mi regali un sorriso
Un momento il paradiso
Poi tutto dimenticato
quasi non fosse esistito
Ma ancor ti spoglio io
del tuo bel vestito
per vivere
il radioso tuo sorriso
E sussurro il tuo nome
nella fredda nuda notte
perché s’accenda di rosso
in un fulmine la passione
E questo cielo, questo cielo
non sarà mai più nero nero
come il cuore
– che in petto sforzo –
sempre così tanto pesante
della tua assenza

L’AMORE DIMENTICATO

Il tuo amore
uguale a un bubbolio
di tempesta in lontananza,
di disfatti orgasmi
dimenticati
dentro a un milione di tombe
senza il nome

FORTE JAZZ

Ti sono piaciuto una volta,
la prima soltanto
Poi di troppo pure la mia ombra,
lo spazio fra i tasti bianchi e neri
Perché adesso amo più forte
questo piano-forte di jazz di te

ESTREMO ADDIO

Vennero proprio tutti
dal vicino al prete, dal santo al becchino:
avevano tutti le loro pistole ben cariche,
era difatti il giorno del nostro matrimonio

Amor mio, che sorridi e piangi e deridi,
reggevo io la Colt e la fede con la mano
che in un dì non lontano cercò la verità
– la verginità fra le tue nere mutandine

Vennero proprio tutti
a darci l’estremo addio

CANZONE D’AMORE N. 2

La canzone d’amore
fra le tue gambe
La mia bocca
armonica che la vita
la suonava
nel segreto tuo velluto

Questo letto di voci,
di orgasmi infiniti,
più infiniti del paradiso
dal peso delle nuvole…
dal sesso schiacciato

Questo amore
senza ragione consumato
Questo amore
così splendente e indecente
per colpa tua fu…
questo amore
diventato mai più

Questo amore a due,
questo infinito finito
nel confessato dolore
di parole senza parole

Per colpa tua il peccato,
il nostro divino amore

Per colpa tua il peccato,
il nostro peccato insieme,
insieme sì, e così diviso

… così diviso …

Questo amore,
questa facciata oscena
di volti offesi e svoltati,
divisi

Informazioni su Iannozzi Giuseppe

Iannozzi Giuseppe, giornalista, scrittore, critico letterario
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