HO ASPETTATO TE COME GESÙ

HO ASPETTATO TE COME GESÙ

Vecchie idee ora nuove

Iannozzi Giuseppe

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IO SÌ, MI RICORDERÒ

Il Premio Ultimo lo vincerò dentro a un manicomio con gli occhi di fuori e i sogni ancora tutti dentro alla testa.

Nella mia follia sì, mi ricorderò di tutti voi, di tanto in tanto. Mi ricorderò degli sguardi, delle unghie e degli smalti, dei graffi muliebri sulla schiena – che mi gridarono felicità.
Nella mia follia sì, mi ricorderò di una strada e di una sera che la pioggia veniva giù tenendo un ritmo più forte del mio cuore.

Poi, in giro si dirà che non sono stato buono neanche a scrivermi l’epitaffio.

CERCANDO L’INGANNO

Con la sete
nella gola sprofondata
ti ho cercata

Ti ho cercata
lungo la nuda spiaggia
per lasciarti a bocca aperta
con una poesia,
con un po’ di gioia
presa di mira
dal mio sorriso marinaio,
alla faccia di dio!
Ma non ho trovato
che questo verbo infinito,
orlo di sabbia e di mare
rasato dal sole al tramonto;
e mille corpose voci di marinai,
così tanto uguali alle mie mani
di calli di tagli,
di sbagli e nicotina

Ti ho trovata
vittima della solitudine
seduta in faccia
a un sole naufragato,
ignara del baccano
dentro al mio cuore
e di quello nell’intorno

Ti ho cercata,
l’ho capito adesso
che bevo il sale
dei miei occhi,
come un bambino
che si è perso
in un bordello più grande
d’un milione d’inganni

HO ASPETTATO TE COME GESÙ 

Sulla porta ti ho aspettata
Non l’ho chiusa questa notte
Col cuore in gola ti ho aspettata
Tutte le lacrime che non ho pianto
ho ingoiato perché mi fossero
balsamo e dolore

Ma tu non sei arrivata
Forte han miagolato i gatti e le tigri
Fuori la notte s’è fatta eco infinita
di stelle e d’imbrogli, dei sogni miei
Così adesso non ho più niente
per cui vivere
Sol mi resta d’appendere la testa
a quella bella cravatta che a Natale
mi regalasti – e attendere la fine!

Ti ho aspettata per respirare
Non sei arrivata: non un cenno,
non un saluto, non un tuo nudo
o un’ombra dalla tromba delle scale
Ho pazientato sino a che è stata l’alba
a baciarmi la fronte madida di sudore,
e la bocca, la bocca arida più del Sahara
Ed è infine giunto un sinistro Giuda,
troppo felice per uno che da sempre
morto per tradimento

In casa l’ho accolto
Gl’ho regalato la tua bella cravatta
e in mezzo agl’occhi
gl’ho sparato un pugno di sabbia
In frantumi è caduto lo specchio
insieme agl’occhi miei ciechi
E non sei arrivata, non sei arrivata

A lungo ho atteso, ti ho aspettata
come Gesù a camminare sulle acque
E non sei arrivata, non sei arrivata

Con la mano destra vestita di sangue
sul letto mi sono portato e ho atteso
La morte ho atteso, il gelido suo tocco

LE TUE PROMESSE A DIO

E così hai pensato bene
che tanto il tempo aggiusta poi tutto
Hai così pensato
che potevo ben esser trascurato
per un giorno o due, o per sempre
Ti sei fatta un giro di tango
sotto un tappeto di stelle straniere

M’hai lasciato,
con in mano le pistole
e nostro figlio nella culla

A Dio tante promesse avevi regalato:
che fino all’infinito m’avresti amato,
che ogni dì di sole
l’avresti con me consumato…
a letto sudati d’amore di sangue di rose,
o in piazza a mostrar i nostri passi di tango

Ma già mi colora le tempie l’argento
Son volati gl’anni,
e nostro figlio seppellito
E ancor qui io ad aspettare
fra sabbia cenere e carbone,
e in mano le solite vecchie pistole
che mai un colpo l’hanno sparato
manco per sbaglio

Domani, domani sarò morto
Sarò sotto due metri di terra buona
e sul mio cuore una croce di legno

Domani, domani sarò eco
nell’infinito perso, meno d’un ricordo
E sarai tu ancora giovane e nuda
come quando la prima volta ti amai

SINCERO ATTO ANALE

Bisogno non sento d’un bagno di sangue
E nemmeno d’uno spirito che langue
fra orgasmi ed epifaniche paure infernali

Con passo svelto verso Sodoma

Un sincero atto anale,
carnale sino in fondo
al di là del bene e del male
Soltanto l’emancipazione
dalle bubbole di preti e laici
– tutti uguali, abbottonati,
e al soldo facile attaccati

Finalmente un penetrare profondo
alla luce del sole per emanciparmi
dalle filosofie di moda, dalle gioie
prescritte dal senso comune

Sol cerco pane e profondità,
una notte di completa verità
Una notte basterebbe, basterebbe
al resto degl’anni miei bastonati

Con il sesso duro il piè verso Sodoma
E’ questa la strada, la nudità cui anelo
in questo ospedale vuoto di libertà,
riempito a forza di prigioni di castità,
d’ignobili scandali montati a tavolino
Duro vado oltre il senso occidentale
che a ogni giorno la vista mi spenge

Con passo svelto verso Sodoma
Sol desidero la pazza leggerezza
d’una sodomia finalmente tutta mia

Con il sesso duro un fiore la sodomia
Con passo svelto verso Gerusalemme,
la mia

Con il sesso aperto un fiore la sodomia
Con passo felpato verso Sodoma, la mia

Con il sesso che fa male un fiore la sodomia
Con il cuore affannato verso Gerusalemme

MELISSA DI MIELE

Tra vagoni e treni al buio,
quanti e quanti baci di luna
senza quasi segno di pudore
per la carezza che ho amato,
per il gridolino che ho udito
calpestandoti, Melissa di miele
– sogno di Suzanne!

TRISTE QUESTO TRISTE AMORE

E’ un triste amore, Amore
E ci siamo dentro fino al collo
e proiettano i cine i titoli di coda

Sotto questo cielo bigio
muoiono speranze;
e noi mano nella mano a camminare
sotto una neve incessante,
col fiato corto e i semafori spenti
e le auto veloci più del nostro respiro

Me l’avessero detto che sarebbe finita
non ci avrei creduto:
angeli e demoni perdono le piume,
l’arrotino perde la lingua biforcuta
e la comare ne acquista una,
una di scorta al mercato sottocasa

Davvero triste questo triste amore
Non tiene forza la speranza,
solo l’estrema unzione
pagata col sale delle nostre lacrime

E però quanta e quanta neve bianca
che imbianca tutto l’intorno

LE LETTERE CHE TI SCRIVEVO

Che ne hai fatto
delle lettere che ti scrivevo?
Coriandoli per un pulcinella,
danè per gl’usurai

Che ne hai fatto
del mio amore tenero e ingenuo?
Un lago di sangue,
un cigno strozzato dal suo canto

Che hai fatto,
che hai fatto alla bianca verginità
ch’era disposta sul tuo dolce seno?
Un nudo che ogni diavolo vede
e morde

Povero però rimango soltanto io,
io che ti adoravo più d’ogni dio

ME LA DEVI DARE

adesso me la devi dare
non mi puoi stuzzicare
fino a farmi morire

adesso me la devi dare
la soddisfazione di saperti mia
non basta alla mia gelosia
adesso me lo devi dimostrare
oltre le parole l’amore

adesso sì, me la devi dare
ho dormito a lungo
ho sognato questo momento
da una vita intera
adesso sì, me la devi dare
o mi farai impazzire

non puoi lasciarmi a secco
ho bisogno di sentirla la vita
più a fondo, più a fondo
del sogno e della gelosia

adesso me la devi, me la devi
adesso me la devi dare la lingua
me la devi infilare in un bacio
più lungo del sogno
che ha nutrito la mia vita
che ha sedotto la mia gelosia

COME UNA MADDALENA

Come una pornografia, come una polaroid, come una Maddalena
E la chiamano libertà, sapersi vendere per tot brani di sessualità,
nascondere il marcio sotto il tappeto, e poi una mano lava l’altra
E tutti ad affannarsi, a mostrar gl’orifizi ben aperti all’esperienza

Come in una fotografia presa di nascosto tutti gaudenti e sorridenti
– vieni bene! – per questo promo prono porno, canale sessantanove
Ma i cani sempre si annusano il culo prima di montarsi o sbranarsi
I cani, sai!, si annusano il culo prima di respirare il fiato del diavolo

I’M A SINNER

I’m a man of the world
but you don’t protect me
from what I want
‘cos I’m a sinner
and I’ll bring you
all my flowers and tears,
never my fears

Look me,
look me in the eye
There’s a pale sun
and in my mind
you can find
all my fantasies
and shadows

Design me, imagine me
And brush my soul
an’ burn my face
And start to pray
for a new screaming day

For god’s sake!
Don’t, don’t protect me
from what I want
I’m a word
in the night confusion

Informazioni su Iannozzi Giuseppe

Iannozzi Giuseppe, giornalista, scrittore, critico letterario
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