Nuda valle di lacrime la poesia

Nuda valle di lacrime la poesia

Antologico – testi rivisti e/o alternativi

Iannozzi Giuseppe

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EDGAR

Un poeta un’inflazione,
uno scherzo e un buffone,
un epitaffio e una cambiale
a vuoto

Non si dice poeta un poeta
né si pensa migliore
di quel cuore che in petto ha
e che bene o male tutti hanno
per giorni di scommesse,
di romantici infarti a costo zero

Un poeta una scoreggia bambina,
uno con la penna e niente coraggio
Mai umile, sempre inutile:
un po’ di carne insieme tenuta
con lo sputo e un’avemaria
E’ sempre lui quello
fra una finestra e uno specchio,
un Caino qualunque
che al mattino vedi e non vedi
… che non gli riesce proprio
di digerire la luce e il così sia;
giusto uno che in dio non crede,
giusto un corvo fra un milione
che per darsi un tono bestemmia

Un poeta una lapide,
stupidità dell’umanità
di credersi perfetta e bella
attraverso gl’occhi di uno
che è meno di tutti, Edgar

NUDA VALLE DI LACRIME

Non chiedermi il permesso
Oggi vado a zonzo fra edere
e smorte gramigne
Mi frana addosso un cielo bigio
mentre lo sguardo poso sul vuoto
che è l’intorno se non per due corvi:
neri, han becchi e occhi umani
che le ginocchia spezzano
al sol guardarli
In questa landa sì tanto desolata
altro desio non si può bramare
se non quello d’un presto morire
Eppure una forza a me ignota
a portare il piè avanti mi spinge:
non saprei dire
per quale scherzo del destino,
il sangue nelle vene però
dentro al core si versa

Quei corvi! Così umani e neri,
paura incuterebbero al diavolo
se solo avesse ombra da proiettare
su questa ignuda Valle di Lacrime

Tu, mia Eternità, pallida ti ricordo
fra le pagine d’un libro di poesie
da tutti dimenticate; ben ricordo
che carezzavi il volto mio smunto
per poi scendere con l’indice
sulle labbra mie mute, esangui quasi

Sarà per questo che ancor veggio
e morte non m’è data: senza senso
perir qui dai corvi beccato
pria che altre smorte labbra
di nuovo abbia con le mie
da masticare, Edgar dei Corvi

ROMA CAPUT MUNDI

Gli amici… che malandrini!
Basta dargli un dito
e tosto ti gambizzano,
se addirittura non ti prendono
poi di dietro
a tradimento, come fa il vento
E ti tocca poi
di camminare a novanta
uguale a un vecio col bastone
e il fondoschiena scosso e rotto

Prova a star con una donna
e la libertà è di regime, o a due
Provaci a stare con una donna
tu te che sei donna e poi capirai
il male che
l’amore in un’unica soluzione

Se poi scrivo non mi consolo
La parola è prole
che ai pantaloni s’attacca
per farmi fare dell’imbecille la figura,
quella d’un mite pastore
a calci in culo preso
da Roma tutta e dalla Lupa pure

Poi io che scrivo sempre,
sempre di donne e di libertà,
ti dirò in tutta sincerità
che son finito in un guaio, sì,
in uno di me assai più grande

E tu felice oggi ti sposi
Io invece, sai, mi seppellisco
dentro alla folla d’un funerale
che non è il mio

Ed è questa la verità

PICCOLA STELLA AL TRAMONTO

Era ieri
il tuo compleanno
E nulla hai detto
Muta sei restata
come se la vita arrestata
lasciata da sola in manette
E non hai detto
né un se né un ma
Hai fatto finta,
di niente hai fatto finta
Allo specchio ti sei guardata
per disegnare un punto
pensandolo
uguale al tuo volto vuoto di sorriso
Una sola lacrima hai lasciata
libera nel mondo d’attorno
Hai fatto finta,
come sempre hai finto
d’esser felice con un sorriso tirato
A nessuno hai detto nulla
Ti sei detta
“sono una donna oramai,
non è più tempo per i capricci,
per i sogni o le poesie”
E di fuori scorrevano i suoni
di tram di auto in velocità
di grida di ragazzini,
ma la sera già stava per cadere
ai tuoi piedi
senza che tu te ne accorgessi
E la giornata intera passata

E alla finestra un raggio di sguincio
per una carezza sul volto tuo
già votato a farsi pallido di luna

Era soltanto ieri
che ti chiamavo la mia stella

la mia piccola stella al tramonto…

ALLA FINE DEL MONDO

Un po’ distante
e un po’ latitante
S’ammonticchia la sabbia,
gl’occhi acceca

C’è un vento
che non cessa
Si ferma a me addosso
soltanto per un momento,
ma lo fa grande il danno
M’acceca,
si mischia alle cispe
del sonno della noia
d’una giornata dura

Fermo poi il mio viaggio
per un ristorante a me dappresso
che eretto sta alla Fine del Mondo
e prendo a pensare, e prendo
quel che fra le mani mi rimane:
poco o niente

E ti sorrido
col vento che mi sferza la faccia:
immaginandoti

TUTTO L’AMOR DISPERSO

D’amor si soffre,
ma dove e come!
Chi l’avrebbe detto
saresti stato tu l’amore
che l’avrebbe portato via
il cuore mio
per darlo in pasto a un fiacco leone,
per sbatterlo dentro a una cattedrale
di dolore di sale
che da sempre s’erge
puntando alta la croce al cielo,
quasi un segno
da dio e dall’uomo
maledetto

Si soffre
col sorriso in fiore
nascondendo
l’anima più fragile,
avvolgendola
nell’ellera più tenera
quasi a credere
che possa esser difesa,
non per noi, non per noi
ma per quell’adorata metà
che con occhi supplici
ci guarda e ci guarda forte
tenendo il silenzio vivo
invitandoci
a raccontargli sogni felici

Tutto l’amor disperso
non so dire
né oso immaginare
per non darti triste sorriso
– pallido più del fantasma
che agl’occhi tuoi sono

PAZZIA DI RE LEAR

I.

Nessun travestimento porto
dall’inguine fin su al mento:
sol s’aggira nello spirto,
che mi divora, l’ombra negra
d’una pazzia più vecchia
del mondo intero
e più grande dell’ego mio;
e tu, sì giovane, non ora
puoi comprendere l’ambascia
che nell’aere si spande
per ogni parola
che dalla bocca si diparte,
perché io sì son quel Re
che pazzo nacque e uguale morì

II.

La luce e il buio conosco
Io follemente io
la pazzia mi spinge a dio
fra le sue braccia
con faccia di scorno
e bacio di Giuda;
ai somari li bastono
senza pentimento alcuno,
ai dotti li rampogno
perché dimentichino il sogno
di credersi tutto loro

Se al mio castello
gentil Pulzella,
Lei vuol tosto venire,
segua il suono del corno
e si tenga lontana dal Toro
senza cervello,
che nella foresta vagola
e che dalle froge sbuffa
venefici fumi
Bussi alla porta tre volte;
e quando la mia risata
allora s’avanzi con piè leggero:
sarò io fra le ombre e il buio
ad accoglierla severo

Informazioni su Iannozzi Giuseppe

Iannozzi Giuseppe, giornalista, scrittore, critico letterario
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