DONNE ALLA FINE DELL’AMORE

DONNE ALLA FINE DELL’AMORE

Antologico – testi mai pubblicati o alternativi

Iannozzi Giuseppe

moulin-rouge

MOULIN ROUGE

Cercavo poi solo un’identità
che un poco mi rassomigliasse
se non nella perfezione
perlomeno nell’ideale d’un confine
delineato fra apparenza e realtà

Fu così che m’imbattei
nell’ora del più tardo crepuscolo
in un caffè da tutti i Signori evitato:
tempo non ci fu di pensare
al possibile rischio
che già ero dentro accomodato
a centellinare un amaro liquore
La chellerina che m’aveva servito
era però ancora sulla liquida superficie
e ai miei occhi appariva ella
come la più bella delle creature

Come caduto in deliquio
l’alma mia non trovava requie:
seppur intravista per un momento
quell’apparizione m’era più cara
della mia stessa vita
Febbricitante la cercai intorno
ma indarno: ogni mio sguardo
si disperse fra i fumi e le nebbie
dei tanti avvinazzati ai tavoli
Dalle loro larghe bocche
si dipartivano voci roche,
di catarro e bestemmie ovvie
che non ho cuore qui di ripetere

All’alba mi portai all’aperto:
l’aria m’era pesante in petto,
a ogni sospiro morivo un poco
la mano guantata passandomi
sul volto non rasato e stanco
Il bronzo delle chiese un’eco
che di netto spezzava le gambe
ai primi insonnoliti viandanti

Ma ai bordi, con l’alba addosso,
sui marciapiedi ancor resistevano
certe Ballerine coi rossetti disfatti

SPOGLIAMI IN ETERNO

Se è uno scherzo
– t’avverto –
è di cattivo gusto

Che fai, che diavolo fai
con questa canicola
che ci spinge a spogliarci
dell’anima?

T’avverto: ti voglio bene,
e se nella vita mia rientri
non puoi pretendere
che sia per un attimo appena
Se di nuovo attraversi la porta
di casa mia, fallo con gioia
e dimmelo con spudoratezza
che sei sempre stata viva e mia
durante tutta questa assenza

Veloce dell’anima spogliami
in mia presenza, e baciami,
baciami perché sia l’Eterno,
perché sia nel tuo sesso adesso

DONNE ALLA FINE DEL MONDO

Regalerò profumi di eterna morte
ai passanti, ai giovani ignari che qui
oggi il piè posano, in questa taverna
da dio dimenticata dove soltanto la luna
pigra, di tra le commessure, fa capolino
con pallidi raggi a raschiare,
per un momento appena,
volti spigolosi, e altri barbuti di denti marci
cui nemmeno la più sporca chellerina
oserebbe donar loro timida carezza.
Abominio del mondo, genti che vengono
di là dal mare o da deserti sconosciuti
qui si raccolgono a confabulare di delitti e lemuri:
straparlano bestemmiano gridano cavernose parole
che un senso non ce l’hanno
se non per pochi iniziati, per chi a loro uguale.
Ah giovani, sempre troppo giovani,
che mai fate qui?
La morte andate corteggiando
quasi fosse la più ambita delle cortigiane:
qui, qui si mesce vino rosso
che soltanto gole ardite e vecchie di tumori
possono ingollare senza subito perire.
Che fate, che cercate?
La luna non v’è complice
né felice sarà la notte che avete scelto
perché vi faccia da ultimo letto.
Non li sentite forse addosso gli sguardi,
non le vedete tutte quelle bocche spalancate
che gli basta un momento per cacciarvi
dal petto il cuore l’anima e la religione?
Ingenui che siete! Nella fortuna confidate
come certi ciechi di lunga data
che, nel corso della lunga loro vita,
mari e monti hanno imbrogliato
senza però incontrare pericoli più grandi
delle loro unghie incarnite negl’alti stivali:
si svegliano poi un giorno e capiscono
che il cappio gl’ha soffocato la parola
ben pria d’aver avuto modo di capire
il perché e il percome.

Così, questa notte,
voi che entrate portando ingenuità
dipinta sui volti ancor glabri,
di labbra mai baciate, scoprirete,
dando al mondo il vostro sangue,
la verità, la più elementare:
che ogni uomo da Caino ad Abele
è un tagliagole incallito
che nella strozza non un rimorso
o un minimo nodo avverte.
Vengo da voi,
col sorriso rosso e il petto generoso
bene in vista sull’aperta scollatura;
vengo con le gonne quasi alzate,
perché almeno per un secondo vediate
la lussuria che v’è nelle vene. E che mai,
che mai e poi mai consumerete.

DOLOR DALLA ROSA

Rosa,
le tue spine su me
E rosso il sangue
una lacrima uguale
all’amor che per te

Rosa,
sulla guancia carezzano
i tuoi petali i pensieri
i sogni e gl’incubi d’oggi
di domani

Rosa,
la tua anima di velluto
di spine, così simile
a quella della donna
che oggi amo

Rosa,
non lo sa lei, non lo sa
che con l’anima l’amo,
con anima dal dolor rósa
Non lo sa lei chi sono

CERCARE TE SULLA 54ma

Le strade battono rumori
Luci segnano brucianti cicatrici
Il sogno preso sotto di brutto
sulla 54ma – il postino non ce l’ha
una lettera, soltanto due nichel
& una scarpa nuova l’altra aperta
uguale alla speranza in verde di Ma’
I cestelli delle lavanderie a gettoni
Lotterie, l’uomo dei gelati grida
Un altro si sdraia all’incrocio:
sta disteso sulla croce e gli sbadigli
& la gente lo attraversa arresa
– con gli occhi al cielo
piovono coriandoli di spazzatura
e angeli & volti coperti ignoti
soffocati dal Grande Pollice di Dio

Vecchia verde Ford tra le spighe alte
alte di grano per una carezza
di sole di luna, per un sogno altrove

Giusto uno spaventapasseri abbattuto:
& se la ride senza farlo vedere
& la Falciatrice lo attraversa
gli gira attorno; & all’angolo si regge
un Bar per neon di mani sudaticce prigioniere
di un delirio di una poesia d’un tremito
Giusto, giusto!, mastica duro il viandante
Giusto, giusto!, ripete col pollice alzato
per andare, per andare si deve andare
altro non si può fare cercando di Te

SOGNARE IL SOGNO

Quanto
mi sogni
non lo sogni
né io so dire
quanto
io sogno di te
Sappiamo però
che sogniamo

Speriamo
sia eterno,
che non finisca
il sogno, così
dall’oggi
al domani

OH, GIUDA!

Oh, Giuda,
perché proprio tu Giuda?
Così bello, così favorito
Un sol bacio e m’hai sfiorito
Non riposa mai il corpo
sì forte tramortito
Un momento è bastato
Una distrazione dell’anima
perché tutto si compisse
nel tuo nome
facendolo grande più del mio
che sol resto di Dio il figlio

ACQUA ET OLIO

Guardandoci intorno
scopriamo
Dobbiamo sempre più a fondo
cercare un motivo alla vita,
alla vita che è già al di là
a vivere un’altra verità
che noi di qua non si sa

Guardandoci allo specchio
scappiamo nel terrore di vederci
piccoli fragili, un po’ meschini

Resistiamo,
esistiamo per momenti,
pochi in verità,
che domani un dio severo dirà
forse veri,
ma inutili come l’olio sul pelo
dell’apparenza
profonda più delle lacrime di sale
inutilmente versate ieri

Bevendo, osservando la vita
da un bicchiere colmo a metà
di acqua et olio
Ma se poi è l’alcol
piano noi affoghiamo:
quasi non ce ne accorgiamo

LIBRO DI POESIE

Lady Cy,
è con me Lei troppo generosa davvero
Son io solo un piccolo miserabile
che da mane a sera per le strade si trascina
cercando un finale un poco originale
alla storia che è la vita
Alla fine mi tocca però di metter su
il solito che sapete, un bicchier di rosso
e fra le mani un vecchio libro di poesie
mentre nel camino scoppietta l’anima mia

E si fa l’Inverno

FANNO IL VERSO I VERSI

Costretto ad arrendermi:
per lodi o dio non cerco poesie,
ma sempre mi fanno il verso i versi
che se nell’alma rattenuti,
prima o poi, in malo modo,
in sconci rutti erutterebbero,
così meglio è che gli dia voce
e m’arrenda io al “così sia!”

BACI DI ROSSETTO

Stasera le ragazze hanno qualcosa di speciale
Si portano lungo le buie strade con sorrisi
da far impallidire pure l’ombra di dio
Stasera le ragazze vivono un sorriso luminoso
Hanno intenzione di conquistare il mondo

Nessuno, nessuno potrà farle tacere o scomparire
Hanno su tacchi numero dodici e calze nere
Stasera, stasera vi faranno vedere loro com’è
che si fa a innamorare un uomo per poi lasciarlo
su due piedi senza provare dolore o pietà

Mamma me l’aveva detto che avrei sofferto
Non le ho dato ascolto, le ho chiuso la porta
Lei lo sapeva che stasera sarei caduto in ginocchio
E per due occhi di ragazza son diventato pazzo
Per due occhi azzurri ho dimenticato che una donna…
Oh, ho fatto finta che una donna non lo sa il male

Stasera le ragazze hanno occhi luminosi più della luna
Gli gira come gli gira, non guardano in faccia nessuno
Hanno deciso che metteranno il mondo ai loro piedi
Vestono alla moda, profumano di vita, non hanno altro
Non hanno davvero bisogno d’altro per il loro piano

Uno prende un drink, un altro fuma con Fred Buscaglione,
un altro ancora ci prova a fare l’occhiolino a quelle due
Oh, non lo sanno ancora quanto possono fare due occhi
Non immaginano come ci si può ridurre per una ragazza
La festa è appena iniziata stasera e non finirà tanto presto

Non finirà in punta di piedi fra ubriachi e morti ammazzati
Stasera le ragazze hanno deciso di fare le ore piccole
Non lasceranno traccia del loro passaggio, né lacrime
né baci di rossetto, né piccoli uomini che all’alba potranno
dire d’esser stati messi in ginocchio
Non lasceranno che accada, porteranno via il bello e il brutto
Resterà soltanto un soffio di vento e non un solo sospiro
in sospeso, e non un battito di cuore a metà fra la pietà e la verità

Stasera, stasera le ragazze faranno impazzire tutti i ragazzi
che le seguiranno per innamorarsi d’un sogno – d’un batticuore
Stasera, stasera le ragazze hanno qualcosa di speciale
che vi farà male, che vi farà male fino al mattino

QUAL BRUTTO CEFFO

Non m’abbandonare
Sono braccato
Ho alle costole
quel brutto ceffo di dio
Non mi lasciare
fra la polvere e il deserto
a elemosinare un’allucinazione
Sono venuto per trovare
quella visione impossibile e perfetta
che a colpo d’occhio in due si divide

Non m’abbandonare
Non ora che ho il passo vicino
al centro dell’universo
e mille miglia lontano dalla tua fertilità
Non m’abbandonare ora,
ora che sono braccato
dalle ombre della mia disonestà

Non abbandonare
chi per un momento s’è perduto,
e per sempre al suo destino

Informazioni su Iannozzi Giuseppe

Iannozzi Giuseppe, giornalista, scrittore, critico letterario
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