URLANTI INFINITI SILENZI

URLANTI INFINITI SILENZI

Antologia di amori dispersi

Iannozzi Giuseppe

womaninlove

LE TUE GAMBE PER LA NOTTE

In fila indiana
come tessere d’un domino
hai buttato giù tutte le mie certezze
per farne stupido inconveniente

Ho dato una rapida pulita
quando gli ospiti sono andati via
dopo il party aziendale
Ho fatto cadere un paio di bicchieri
Per il resto un ottimo cameriere
che ha imparato a fumare dopo l’amore

Amarti è stato così facile
Odiarti è stato così semplice
che non sei riuscita
nemmeno a farmi del male
quando nell’orecchio sordo
m’hai sussurrato “Giuda!”
per scappar poi subito via

senza lasciar la mancia al portiere
che ti ha aperta la porta con cortesia
“tutto bene, Signorina?”

E t’infilavi tu nel taxi giallo
allungando le gambe fasciate di seta nera;
e la buia lunga notte ancora tutta davanti

ANGELO BIONDO

Perché ti perdi in quel mare
di sogni, d’incubi
che alle onde fanno il verso
coprendoli d’ombra
ma un poco appena
e poi d’improvviso per sempre
per gretto dispetto
quasi si dovesse in eterno
annegare
dentro al desio, al segreto
che l’amore è?

A toccare il fondo
lunga la discesa assai;
e quante scogliere e spiagge
pria che si possa morir
fra l’eco di tritoni e sirene
a riposare
per poi risorgere
un poco appena
andando incontro a chi li canta
ancora; suvvia, issa l’àncora
Biondo Angelo alla catena
– legato a negro faraglione
dalla bianca spuma toccato –
che muto resti a guatar
dei marinai, dei poeti gl’affanni.

Suvvia, destati, Angelo Mio!
L’Infinito non ha ancora finito
d’esistere nel tormento,
nella tempesta delle passioni
fra squarci di nuvole e bizze d’ubriachi
a cantar del Mondo Nuovo la libertà.

Amata Libertà.

DI CIELO E DI MARE

Se la senti la voce mia
che si spenge,
che si spande al di là di tutto il blu
del cielo e del mare
ma non sai come sia possibile…
Se la senti l’anima mia
che per te sola arrossisce
con le ultime luci a plorare
sulla linea del tramonto
là dove già infinito orizzonte
insegue l’alba del novo dì di sole
che non vedrò,
allora forse un poco m’ami

Di me ricorderai il carattere allegro,
la passione che non si spengeva mai
e quella rosa che appuntai sul tuo petto
con tutta la timida paura
che soltanto un uomo solo sa
Perché sì, amor che amor sei,
t’ho amata più d’ogni altra fragilità,
tu mia sola forza d’andar avanti
nonostante la fine prossima disegnata
nello specchio degl’occhi tuoi piangenti

TU NON TORNI

Tu no, no, tu non torni
Resti lontana lontana
in altri lidi a godere
di quel calore
che io non ti posso offrire
sol perché vuote
ho le tasche
Ma anche il mio cor batte
minuto dopo minuto
sulle lancette
perdendo un colpo sempre,
soffocando un lamento
nella strozza
soffocando
profondo sentimento
che per te nutro
nonostante la povertà
che l’alma m’assilla
Tutto il poco che ho
al tuo core lo dono
Eppur mai è abbastanza
Così so
che mai più tornerai
a baciar lo scoglio
delle mie labbra esangui
pallide più della morte
– oramai ultima preghiera
che spero presto dio
voglia esaudire,
sola grazia che mi resta
per magra decenza

SILENZI URLANTI

Mi lasci un po’ del tuo mare
in una risata che sa di risacca,
ma non il tuo amore
o un battito infinito
del tuo piccolo grande cuore,
e nemmeno la tua piccola bocca
Ed è questa la pena grave
che mi tocca di sopportare
già dalle prime luci,
con l’alba accosta alla finestra
che disegna ombre di malinconie
mal riposte nelle tombe urlanti,
urlanti infiniti silenzi
d’amor perduto

SORRISO DI VUOTI DENTI

Per te no so far
mai abbastanza
Indarno cerco
di riempir l’assenza
che sono con suoni
di primavera, di cera
che addosso a le candele scola
quando pesante s’infiamma la sera

Ma con l’autunno,
con il vento che pressa
e foglie raccoglie
il sorriso si fa di vuoti denti,
di gengive attaccate a la tromba
– ferite che nemmeno tu
vergine agnello puoi curare

Quanti angeli a bussare
a la mia porta da sempre aperta
Con l’autunno, con il vento
che incessante soffia e soffia
capisco soltanto che amo te,
la sola che non posso far prigione
de la mia stanca insoddisfazione

RIDENDO ALLE MIE SPALLE

Sei tu in giro per il mondo
scherzando di fate e frati,
ridendo alle mie spalle
con le tue amiche, belle
di sorrisi, gioie e veleni

Da solo m’hai lasciato
a pedalare sotto il sole
E a ogni metro muoio
A ogni passo perdo me
come non mi fossi mai
conosciuto

Tra i giorni del calendario
m’hai lasciato
a raccogliere polvere
– echi di dolore
che non puoi adesso sentire,
e per cui giusto ieri
amavi rimproverarmi
quasi la tenerezza mia
fosse mortale malattia

Incontri adesso paesi e case,
pergolati e rossi tetti,
genti diverse e osterie
Invece io muoio ogni dì
Neanche più guardo al cielo,
lo sguardo sul mondo
tengo basso
poi in silenzio dispero
e piango, piango infelicità
per un’altra inutile poesia

– che così simile è
alla povera vita mia,
al lumicino oramai

Quando in fronte mi baciasti
un fratello baciasti, non l’amante;
così facile ti fu abbandonarmi
al destino, ai passi miei scalzi
su cocci di vetro
Quando nel silenzio della notte
mi promettesti l’addio
l’avvertii io il cuor tuo perdere
un colpo, uno soltanto
e tacqui ché mi rimanesse almeno
l’immagine di te che fuggivi
in punta di piedi nel cavo buio
per andar incontro
a una felicità più solida di quella
che avrei mai potuto darti io

In questi giorni eterni
che senza senso passano lenti,
m’hai lasciato

Mai e poi mai potrò perdonarti
d’esserti portata lontana da me
Mai potrò restituirti un bacio
anche se con ardore lo desiderassi
Quando tornerai, se tornerai,
morto sarò di certo per me, per te

SOTTO AL TUO BALCONE

Non ci sono più quei filari di vite
che nella notte amavo attraversare
per arrivare sotto al tuo balcone

Non c’è più tutta quell’ellera
che correva sulle ruvide pareti
di casa tua dal buio tutta ghermita

Non c’è più niente dell’amore
che ricordo per non cadere

Non c’è più quella tremula candela
dalla fiamma rossa che accendevi
per portarmi da te, sul tuo petto,
nel cuore d’una notte nera nera

Sol più rimane il mio ricordo
che ad altri amori non vuol cedere

SONNAMBULI

Di tutte le gioie cantate all’alba,
che rimane? Questa pallida luna
aspettando un altro tramonto
rosso, uguale a umana eternità
che sin troppo bene conosco
e che non m’affida libertà
né voglia di spendere o spiare
sulle lancette il batter lento
monotono del tempo – del sogno

SUI NOSTRI CORPI

Conosco brutti colori
bianco e nero
nero bianco
Per i giorni
che porto avanti,
questi gl’affanni
lievitati
all’ombra dell’amore
della penna
che i fogli scortica
per cicatrici di parole

Fanno male le parole
dette
non dette,
quelle
taciute sulle tue labbra
baciate sulla tua fronte
ingoiate e sputate lontano
là dove eco non si rincorre

Conosco poco
Conosco quel che mi dai,
che di nascosto o a letto
mi lasci prendere
E non è mai abbastanza
quel che mi dai
I colori che son rossi
sulle tue labbra
dischiuse appena
come muta ferita
ancor non rimarginata

Così pretendo
– non so quanto –
andar al di là
di me
di te
per incontrarci
in silenzio
senza più lingua
per parlare
Per incontrarci
dove i colori
sono fantasmi di fantasie
di passioni da toccare
tutte ancora da inventare
con le mani a toccare
a creare carezze – dispetti
sui nostri nudi corpi

LADY CY

Lady Cy,
vengo che il crepuscolo
è già fatto ma requie no
non ha trovato l’alma mia
Sempre pensandoVi tutta notte
miro ora dalla solitaria finestra
il paesaggio di luci a spengersi
dei primi viandanti veloci
dei semafori fermi sul rosso
poi sul verde; ma le cispe
negl’occhi mettono in difetto
ogni cosa come se nebbia
abbia preso quel sentimento
che non oso di confessare
a Voi né all’Arcangelo in pietra
che con spada di fuoco
m’indica la via dall’alto
della chiesa vestita in viola

Informazioni su Iannozzi Giuseppe

Iannozzi Giuseppe, giornalista, scrittore, critico letterario
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2 risposte a URLANTI INFINITI SILENZI

  1. furbylla ha detto:

    sono tutte molto belle ma silenzi urlanti mi piace particolarmente
    Buona serata
    Cinzia

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  2. Iannozzi Giuseppe ha detto:

    E difatti questo post ha per titolo “urlanti infiniti silenzi” che è poi un verso da “Silenzi urlanti”.

    Buona serata a te.

    Beppe

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