Erano cicatrici i sogni e gli amori

Erano cicatrici i sogni e gli amori

Antologico – testi mai pubblicati o alternativi

Iannozzi Giuseppe

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STUPITA TENEREZZA

Un giorno ti ricorderai
Sì, un giorno vedrai il mio viso
fisso dentro al tuo sorriso
E ti ricorderai di me,
di com’ero stupito bambino ad amarti
senza nascondere lacrime e pudore

Un giorno ti ricorderai
di come feci esplodere la tua risata
per una farfalla catturata fra le dita
Un giorno, un giorno non lontano
troverai che sul vuoto tuo cuscino
riposa silente il mio sogno
E allora sì, una lacrima la piangerai

Un giorno,
un giorno non lontano
quando tutto sarà passato
e testa o croce
non avran più significato,
quel giorno capirai tutto quello,
tutto quello che la timidezza
non m’ha lasciato dire

Un giorno,
un giorno piangerai
Come una bambina viziata,
come una donna
che ha imparato la tenerezza,
tu piangerai

Un giorno,
un giorno non lontano,
a dispetto del tempo
avrai il petto pieno fiero di te
Un giorno,
un giorno mi cercherai
senza più vergogna
né desiderio di vendetta
Un giorno,
un giorno mi vorrai
accanto al tuo cuscino
a sussurrarti all’orecchio
storie di farfalle
che volano lontano lontano
per tornare sui fiori a primavera,
a primavera

Quel giorno capirai tutto,
tutto quello che la timidezza
non m’ha lasciato dire
Quel giorno troverai
la tua vera tenerezza,
in bilico sul confine degl’occhi

RONDINE DI RITORNO

Non ci credo, non ci credo
Batto le mani i piedi
i denti tutti, tutti e trentatré
Sei tornata a trovarmi
in quella casa che dicesti
che non t’apparteneva più
da quando avevo cominciato
a bere,
per il tuo amore a dar di matto

Non ci posso credere che tornata sei
col tuo carico di viaggio
come rondine
che le stagioni le vola al contrario:
sul divano m’hai trovato infreddolito
con accanto soltanto la tivù
e nel bicchiere un carico d’infinità
– di depressione

Sei tornata
e non ci credo
Così adesso costretto sono a tornare,
ad aver paura che possa perderti
un’altra volta in quel ristretto spazio
che ci separa
e che è fra gl’occhi tuoi e i miei

QUANTE PAROLE, QUANTE SPRECATE

Quante ne ho dette di parole
Quante ne ho fatte con le parole
Quanti incastri, quanti impegni
Quante menzogne, quanta vita…
quanta andata sprecata
per giudea colpa
– delle parole che in bocca
masticavo per farne speranza

E ora che più non ne ho
non so se il caso è d’un fiore
o piuttosto d’accostarmi a te
con il gioco d’un mimo
che vive del trucco delle mani,
di quelle ombre che a sera
l’accompagnano su muri
di nostalgie uguali alle parole
che non sa

LADY INVERNO

Come sempre m’avevi promesso
che m’avresti consolato
con un po’ di magro sesso
perché l’amore proprio no,
non potevi darmelo così presto
E mi dannavo io per la rosa
rossa fra le tue gambe nascosta,
inaccessibile più delle chiese
quando sull’altare cade il Figlio,
il prediletto e da Dio ucciso

M’hai lasciato nel momento estremo:
si canta la frustrazione, la rivoluzione
Ma niente va avanti, solo gl’affanni
di quegl’uomini un po’ brilli e stanchi
che più non sanno da che parte stare,
se l’ira del Palazzo d’Inverno continuare
a sfidare

Son tutti vuoti i treni alla stazione
Agli arrivi in tanti, in tanti aspettano
sgranando gl’occhi per una visione
che li porti in salvo (per una visione)
Alla stazione tanti coi cappotti tirati alti:
gridano parole di dimenticati santoni,
sgranano un’avemaria e chiudono gl’occhi
al fumo che li acceca (che li acceca)
e gli fa veder tutto rosso (per maledizione)

M’hai lasciato e m’avevi promesso
che non sarebbe più successo
Mi tocca così adesso di trascinarmi
in mezzo alla folla al fumo alle parole
in cerca di te, in cerca d’una come te
coi capelli rossi fra l’inferno e il paradiso
pria che sia il crollo del Palazzo d’Inverno

LAGO DEI CIGNI

Strano perfetto miracolo la donna
il sogno la sua fantasia,
e io qui fragile con una poesia
Me lo dicevano in tanti
che sola bellezza che vale la vita
negl’occhi amorevoli furenti
degl’amanti
Me lo dicevano in tanti
che stavo sognando forte,
che sbagliavo i passi in superficie
su questo Lago dei Cigni

Strano perfetto miracolo
ritrovarti qui al mio fianco:
il sogno mi turba ma di più tu
Non riesco ancora a starti dietro
Per quanto faccia
basta un momento, mi volto
e sol mi ritrovo faccia a faccia
col muso duro del vento
su questo Lago dei Cigni

E mi fissi tu
e mi ripeti come allora
che dello sguardo d’una donna ho bisogno
E tu m’insegni che il sogno…
E capisco io che non riesco a far a meno
d’amarti anche se m’hai fatto soffrire
fino alla follia su questo Lago dei Cigni

Fino alla follia
su questo Lago dei Sogni
dove la tua fantasia braccava la gioia

Fino alla follia
su questo Lago, su questo Sogno
dove ancor oggi mi sprofondi

NON VOGLIO DIRTI AMORE

Non ho voglia di dirti t’amo
E’ un’altra domenica
E non ho voglia di dirti amore
Voglio guardarti negl’occhi,
scoprire che ci sei nera,
nera più della mia malinconia
Non ce la faccio a non guardarti
Il tuo sguardo m’accarezza il volto
di barba dura d’una settimana
e oggi è domenica e le chiese,
le chiese ripetono più e più volte
la tristezza del bronzo
e resistono in viola

Non ho voglia di morire ancora
Non oggi che c’è tutto questo sole
che travolge rose e avelli
Non ho voglia di dirti parole

E’ un’altra domenica
Ho solo i tuoi neri occhi
a tenermi compagnia
e ho così paura di perderli
Così non mi dire che devi andare
a salutare gli amici che riposano
accanto a me

E’ solo domenica, un giorno
di echi popolari, di gitane spagnole,
di chiese che piangono e pregano
E’ solo che non ce la faccio più
a stare qui dove solitudine è, Gesù

SALOME

Era logico che portassi via l’amore,
che mi lasciassi il freddo del marmo
delle tue cosce lisce, dei tuoi seni duri
Non è stato facile, accettare
che saresti stata presto d’un altro
D’altro canto non hai mai avuto problemi
ad allacciare nuove relazioni pericolose

Hai ancora quel ritratto
che ti vede coi capelli al vento
e la guerra alle spalle?
Hai ancora quel disco graffiato
che mettevamo su per fare all’amore?

Tutto s’è perso così facilmente
Sembra impossibile ma devo accettare
che sei d’un altro di me più perverso

Tutto s’è spento per colpa della bellezza,
della consapevolezza che gli amanti
non ti sarebbero mancati con scorte di ori
E avevo io da offrirti solo la mia testa:
e il cuore, poco in verità, Salomè

ERANO CICATRICI

Lasciasti andar via
l’anima
perché conio da poco

Rifiutasti le mie parole
taciute
perché simili a quelle
che mai osai dir poesie

Era che le cicatrici
ti facevano impressione:
non reggevi la dolcezza

STAMPELLE LE SPERANZE

Oramai avevo persa la speranza
che tornassi
M’ero arreso a stare in piedi da solo
con una gamba sola
Non avevo più lacrime né occhi
Mi sentivo un perfetto straniero
allo specchio scavandomi gli occhi
per veder meglio le fiamme dell’inferno

Oramai m’ero arreso a camminare
con una gamba sola,
a non portare stampelle né a cercare
l’aiuto d’anima viva in strada
ai semafori fra il traffico e la gente
Oramai avevo persa la speranza
Non gridavo neanche più
contro la guerra
o al mio vicino di casa preso
in un altro party di balli di tango

Era così tanto, così tanto
che mancavi alla mia rabbia,
alla mia gioia; mancavi così
così tanto al mio petto stanco

Ora resta con me
Non ti chiedo di tracciare i miei passi
Solo ti invito a restarmi accanto,
a deporre per un attimo soltanto
la tua guancia in lacrime
sul mio petto pulsante
E in piedi saprò restarti accanto

VORREI

Vorrei poter non esser banale
Lo vorrei sì, per non farti del male
Da lontano t’ammiro, con paura quasi
che possa tu scivolarmi via
come sabbia fra le mani aperte

Vorrei poterti amare, in fondo
fra cielo e mare, oltre il tramonto
e l’alba, oltre il sole la luna
e l’alta e la bassa marea
Vorrei cantarti una canzone nuova
che sia di fiamme e d’aurore boreali

Vorrei non farti alcun male

E vorrei non doverti dire
che le mie labbra son semplici,
quelle d’un uomo che t’ama

Informazioni su Iannozzi Giuseppe

Iannozzi Giuseppe, giornalista, scrittore, critico letterario
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4 risposte a Erano cicatrici i sogni e gli amori

  1. Rosy ha detto:

    Per me “ERANO CICATRICI” e ” QUANTE PAROLE, QUANTE SPRECATE” fra tutte le altre le migliori 🙂
    Caro Beppe, dovrai scegliere le tue poesie per la prossima pubblicazione…

    Buon lavoro
    Rosy

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  2. Lady Nadia ha detto:

    Non c’è niente da dire Beppe, qui c’è la zampata del maestro. Ogni volta sempre meglio. Bella. Mi auguro anche che possa giungere dove tu desideri.
    Una poesia così dovrebbe abbattere i muri.
    Ciao!😊

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  3. Iannozzi Giuseppe ha detto:

    Chissà come mai proprio queste due. 😉

    Le poesie sono già state scelte, un altro bel lavoro scegliere fra le tantissime che ho scritto. Molte non le ho potute mettere, ma è comunque una gran bella antologia personale.

    Grazie infinite.

    Ciao

    Beppe

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  4. Iannozzi Giuseppe ha detto:

    Non lo so, cara Nadia, se una poesia possa abbattere i muri. Che io sappia la poesia è la poesia e muri non ne abbatte. 😉 Ma sperare non costa nulla.
    A breve, a breve… per il momento non posso nulla anticipare. Ma ci saranno delle novità, e poi vedrai tu e chi avrà la bontà di leggermi se dirmi maestro o imbrattacarte.

    Grazie infinite, cara Nadia.

    Ciao 🙂

    Beppe

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