Come colombe abbattute dal cielo

Come colombe abbattute dal cielo

Antologico – testi mai pubblicati o alternativi

Iannozzi Giuseppe

bella partigiana

SPAVENTAPASSERI ABBATTUTO

ricordando la strada che fu di Jack Kerouac

Le strade battono rumori
Luci segnano brucianti cicatrici
Il sogno preso sotto di brutto
sulla 54ma – il postino non ce l’ha
una lettera, soltanto due nichel
& una scarpa nuova l’altra aperta
uguale alla speranza in verde di Ma’
I cestelli delle lavanderie a gettoni
Lotterie, l’uomo dei gelati grida
Un altro si sdraia all’incrocio:
sta disteso sulla croce e gli sbadigli
& la gente lo attraversa arresa
– con gli occhi al cielo
piovono coriandoli di spazzatura
e angeli & volti coperti ignoti
soffocati dal Grande Pollice di Dio

Vecchia verde Ford tra le spighe alte
alte di grano per una carezza
di sole di luna, per un sogno altrove

Giusto uno spaventapasseri abbattuto:
& se la ride senza farlo vedere
& la Falciatrice lo attraversa
gli gira attorno; & all’angolo si regge
un Bar per neon di mani sudaticce prigioniere
di un delirio di una poesia d’un tremito
Giusto, giusto!, mastica duro il viandante
Giusto, giusto!, ripete col pollice alzato
per andare, per andare si deve andare
altro non si può fare cercando di Te

COLPO DI FULMINE

in memoria di Cesare Pavese

Fu un colpo di fulmine, fu il tuo giovane piglio
ad accecarmi e ad abbandonarmi nella luce di te:
mi conquistasti come una cicatrice sulla pelle.
Mi lasciasti poi solo la tua improvvisa scomparsa.
Ed ero io tra le righe d’un libro, che avevo scritto,
mentre studiavo l’ultima mossa da fare in amore:
una morte annunciata nei sonniferi di Leucò.

Oh, non dire che non t’ho amata!
In sogno ho le colline e le strade di campagna,
il maggese e la chiesa abbandonata,
il cielo terso e le nuvole della tempesta;
tenevo la tua mano perché non mi abbandonassi
all’inutile incanto dell’intorno sognato
passo dopo passo, sguardo dopo sguardo.

Dalla tua luce fui segnato perché eri Constance
e non un’altra; e gli spruzzi delle tue efelidi
compagnia tenevano al mio cuore di sé stanco.
Ma perdono tutti e a tutti chiedo perdono
per questa solitudine troppo mia, troppo rossa,
perché potesse essere un po’ anche la tua.

Oh, non dire che non t’ho voluta!
Fu solo il buio totale, assoluto, dopo il fulmine,
il buio dei miei occhi accolti nella morte
a strapparmi al mito di te, giovane attrice!

RESISTE IN TE
(ARTHUR RIMBAUD)

Di sognare non posso smettere
Apro la pòrta, chiudo il cuore
al vento, all’erosione che porta

E’ l’amore questione di spiragli aperti
e chiusi, e mai è del tutto vero – chiaro

Te l’avevo detto in un sussurro
quand’ero entrato nella tua vita
che avevo grandi progetti per il futuro
Ti avevo avvertita per tempo
quando fra le tue gambe m’hai ospitato
che amavo la libertà più d’ogni èra

Un giorno mi rimproverasti
aggiustandomi un ceffone dritto in faccia:
leggevo Sade e ridevo della Sventura,
mentre puntavo lo sguardo vuoto di gloria
sulla tua macchina per cucire
Di pietra rimasi davanti ai tuoi occhi
come un uomo in preghiera, in ginocchio
Su un solo ginocchio però
E ti ricordai che la mia altezza era un dono
e una disgrazia senza né dolore né stupore,
perché si consuma l’amore fra altezze
e profondità inespresse – incomprese

Un giorno t’amai davvero troppo
regalandoti un vestito nuovo di pizzo bianco;
ma con una mantella nera tosto lo copristi
quasi volessi farmi capire che non eri pura
come io t’avevo disegnata fra i cumulonembi
delle mie leggere fantasie
Ti sciogliesti in nudità davanti ai miei occhi
come una donna che tutto il meglio di sé ha dato
e nulla in cambio ha ricevuto
Mi ricordasti poi che la tua bellezza era un dono
e una disgrazia senza né dolore né stupore,
perché l’amore si consuma fra bianchezze
e oscurità inespresse – incomprese

Non possiamo smettere di sognare
Apriamo le nostre rispettive porte,
diamo in pasto l’eternità al vento,
all’erosione di quel tempo lontano
che fu per noi tanto contento

Ma oggi – divisi – lo sappiamo
che l’amore si apre e si chiude,
che si consuma fra altezze
e profondità inespresse – incomprese
…che si consuma fra bianchezze
e oscurità inespresse – incomprese
Però sempre con immutabile dolore

CENERE ALLA CENERE

ti ho amata
non avevo un cuore di riserva
forse non ne ho avuto nemmeno uno, mai

fa male a me quanto a te
ma di più a quella che è stata la nostra fine
un dirsi semplicemente cenere alla cenere
sulla stadera del mai detto

però tu, stasera, non fumare un’altra sigaretta
il fumo si spreca nell’aria sempre
il filtro, quello invece rimane nel posacenere
e non fa quasi mai una bella figura
anche se porta impresso il bacio del tuo rossetto

IN FILA

Dissero di me, poeta
Io ero muto in attesa,
in fila con tanti altri
per il bagno comunale

NEI CIMITERI DI GIORNO

Nei cimiteri di giorno
ci stanno tante persone
Fanno lavori,
ne fanno tanti
socialmente utili

Nei giorni di sole
ci stanno certe persone
che raccolgono foglie
prima verdi poi rosse,
marcite come ciliegie
fuori stagione
In giorni così
tanti piedi strisciano,
alzano una manciata appena
di terra di polvere d’amore
– di niente

Nei cimiteri di giorno
ci vanno tante persone
Nascondono le lacrime
dietro occhiali da sole

Nei cimiteri di giorno
ci vivono tante persone
che han niente di niente
Quanto, quanto eros
mai dimenticato
e sotto i piedi calpestato!

Quanto, quanto eros
mai perdonato
nelle orme lasciate
sulla marcita

BELLA PARTIGIANA

Col tempo
si son dimenticate
le rosse tegole
i tetti spioventi
e il sole a battere in una calle
lontano
dalla pettegola curiosità
dei preti neri
e da quelli con l’orbace

Col tempo
son passati i giorni avanti:
e ai balconi sol più civette
a ricordare
quant’era bello farlo
l’amore in un vicolo al sole;
e la più audace fra i filari
lontano in un campo
vicino a un ciliegio in fiore

La più bella
nessuna l’ha dimenticata
La più audace
il più tenero peccato
che a più d’una
l’ingenuo amante ha rubato
per tenerlo al sicuro
fra le bionde sue gambe

Fra le gambe sue partigiane

HO GIOCATO LA MIA MANO

Ho giocato con il poco cuore
d’una ragazza che si dà via per poco
Ho giocato la mia mano puntando alto
proprio come un vero professionista

Ho giocato il mio asso di cuori
gettandolo nel mucchio dei tanti uguali a me
che erano lì tra spire di fumo e colpi di tosse
per vincere l’illusione d’un’anima

IL DIAVOLO SULLA GUANCIA

Con la mascella slogata
Con il diavolo impresso sulla guancia
Con gl’occhi un po’ strabici
Con il naso rotto e storto di suo
Con il sorriso spezzato
Con i capelli scompigliati
uguali a quelli d’un qualunque delinquente
osservo il nostro amore prender fuoco
in un rogo che prima era un pagliaio

Non sbaglio
Hai gl’occhi belli e dolenti
Non sbaglio, sei il solito diavolo
che m’innamora in una tempesta di guai

Sei la solita romantica
che mi tira per i capelli
Sei la sola che mi spacca in due
per poi lasciarmi vivere
senza una donna accanto

Sei l’unica capace
d’uno schiaffo
e d’un addio senza fine
E poi eccoti di nuovo qui
a me davanti con le mani sui fianchi
e gli occhi puntati addosso a me
uguali a due freddi coltelli
E poi eccoti di nuovo qui
che mi fai segno con l’indice
senza aprire bocca mai
per quel pagliaio che brucia ancora

Non sbaglio
Ho il diavolo impresso sulla guancia
E il tuo indice ne infiamma il segno
E la tua mano lo sfiora giorno dopo giorno

Non sbaglio
Hai gl’occhi belli e ardenti
Non sbaglio, sei il solito diavolo
che m’innamora in una tempesta di gioie

Non sbaglio, sei la solita,
la sola che mi spacca in due
per lasciarmi attendere il tuo ritorno
giorno dopo giorno, giorno dopo giorno

Sei la sola che sempre si fa cercare
come un ago in un pagliaio
giorno dopo giorno, giorno dopo giorno

OMBRE DAL POZZO NERO

Non insegnarmi la bellezza,
ho già fatto posto alla stanchezza
Non potevi proprio sopportare lo specchio,
quel mio modo particolare di tenerti d’occhio

Le tue calze di seta riposano sulla sedia,
la tua fotografia è insieme ai miei appunti
con la cartastraccia e la lingua di tua madre
In tasca, come al solito, il solito coma
che resiste alle aspirine, al disastro
– che ci ha condotti all’amore
Ma giù al Pozzo Nero hanno deciso
per nuovi schiavi bianchi e neri
da seppellire nelle miniere di carbone

Mi chiedo se è questo che volevamo,
se è questo che meritavamo
per i baci in sospeso
Mi chiedo se è questo che meritavamo,
per la profondità che le lingue hanno toccato
nel cavo delle nostre bocche avide, avide
di saliva di aliti di frane al tartaro
Non è questo che ci aspettavamo
noi nudi vermi di carne, riflessi striscianti
sulla superficie dello specchio in camera

C’è la luna alta stasera
C’è il lupo che tira ululati tuonanti
in un cielo troppo blu per esser vero
C’è la luna alta, più alta delle ombre cinesi
a raccontar il pettegolezzo su di noi
laggiù in fondo al Pozzo Nero

Con tutti i nostri difetti, l’amore
Con tutti i nostri dispetti, l’amore
Con tutto il corpo il corpo dell’amore
Con tutta l’anima il cadavere dell’amore
C’è la luna alta stasera
C’è una luna che fa paura ai lemuri
e alle poche fate sopravvissute agl’incubi di dio

Non insegnarmi la bellezza
Non spero in ginocchio,
stanno però le gambe piegate
e le spalle piagate da mille colpi di frusta
Non caricarmi d’altra stanchezza,
ho cuore duro, una pietra bagnata
dal sangue mio e da quello dei morti
che ricordo così simili al male
che da sempre covo dentro all’anima

Non potevi proprio sopportare lo specchio,
quel mio modo particolare di tenerti d’occhio

Sono ombre che dal pozzo nero…
Sono tombe che vengono alla luce
Solo ombre, ombre che dal pozzo nero
risalgono fino a noi, fino a noi…

IL POSTER DI MATISSE

No, non verrà mattino
Riposa ora nella Casa del Destino

Lo ricordo che sognava
sempre troppo a lungo
il folle volo rivoluzionario d’un sasso
Lo ricordo che rincorreva
sempre troppo a lungo
il folle metro rivoluzionario d’un passo

No, non verrà nella Casa del Sacrificio.
E’ ora dimenticato nel tubetto del dentifricio

Noi tutti sapevamo quanto e quanto soffrisse,
ma eravamo stanchi di lui e del Poster di Matisse:
le Odalische gli rubavano sempre qualcosa,
un giorno un pennello, quello appresso il cervello
E non potevamo noi sopportare che si credesse
più forte della nostra compagnia che non c’era

Una volta gli avevo detto della carriera d’avvocato
ma lui mi guardò strano come se il matto fossi io:
era un pittore, un fallito perso dietro alle Odalische,
un amico che dipingeva l’incapacità di vivere
Non potevamo noi sospettare quanto e quanto

Non verrà a citarci in Giudizio
Riposa ora in un sogno più grande della realtà,
e un po’ di cervello dalla bocca sbava
quando lo imbocchiamo con un cucchiaio di noia

Ricordo che il suo volo lo abbiamo incatenato,
e non soddisfatti abbiamo gambizzato il suo metro

No, non verrà mai più
a ritirare il Poster di Matisse

L’ULTIMO BACIO

Ti ho amata per l’ultimo bacio
che mi desti in una lacrima,
piangendo il cuore fra le gambe

Ti ho desiderata per l’ultima tentazione
che mi offristi in ginocchio, in preghiera,
forzando il vuoto dell’anima con un sogno

Ti ho amata per avermi insegnato l’amore,
cos’è un uomo da solo e la sua paura

LIBERO FRA SOLE E LUNA

Domani sarà un altro giorno,
domani sarò un altro uomo,
non migliore, non peggiore
Domani sarà il Sole o la Luna,
che nessun mortale potrà giudicare

Domani avrò un mazzo di rose,
domani sarò un lama di coltello,
o di luce, sarò forse vivo o morto
Non fa differenza,
perché tu mi dirai che,
che hai pianto per me,
che hai riso di me,
così tutto tornerà a posto

Non guardarti intorno,
non è difficile:
qui si battono i cucchiai,
si disegnano svastiche
E qualcuno ci rimette la pelle
E qualcuno smette d’usar le palle
Non guardarti intorno
solo per pensarmi in prigione,
perché domani sarà un altro giorno
E qui, qui è sempre uguale:
la giustizia mascherata
nei volti degli infiltrati
Il sole non attraversa mai
le sbarre della cella
E la luna non accarezza mai
le lenzuola che dormo

Ho una Vecchia Bibbia
che mi tiene compagnia:
me la racconta
un vecchio matusalemme
destinato al braccio della morte,
ma non ci credo
che morirà veramente
C’è il Pazzo Nazista
che blatera arianesimo,
ma è qui e serve pure lui
a ricordarmi
che fuori non è meglio
di questo mio stare dentro
Però domani sarà un altro giorno
E busserò alla tua porta
rompendo il tuo pianto
E prima incontrerai le rose in dono,
poi la mia faccia
Non guardarti intorno
solo per pensarmi in prigione
Non guardarti intorno
solo per pensarti sola e abbandonata

Ti dico che,
che domani sarà il nostro giorno
Non hai bisogno di aspettarmi
Evaderò in qualche modo,
in orizzontale o sulle mie gambe,
ma non avrai un uomo piegato
al tuo fianco,
nel tuo letto a farti l’amore
E tu mi dirai che,
che hai pianto per me,
che hai riso di me,
così tutto tornerà a posto

Domani sarà un altro giorno,
domani sarò un altro uomo,
non migliore, non peggiore
Domani sarà il Sole o la Luna,
che nessun mortale potrà giudicare
Sarò forse vivo o morto,
non fa differenza
se mi porterai un po’ di Sole o di Luna
per evadere da questa prigione
Se mi porterai un po’ di Sole o di Luna
con una lettera o un pensiero o un sorriso,
non dimenticherò mai
e poi mai la vita, la bellezza, la libertà,
il sapore della tua bocca,
la luce dei tuoi occhi nei miei

Domani sarà un altro giorno,
domani sarò un altro uomo,
non migliore, non peggiore

ALL’ALBA

Corsi lo sguardo fra le genti,
nei fumi mescolati all’alba stanca,
sempre cercando al desio
un appiglio che fosse almeno
distratta fortuna:
il tuo sveglio fiato
o l’illusorietà d’un Icaro in volo.

DALLA TOMBA FINO AI TUOI OCCHI VERDI

Amor mio, Amor Bello, m’hai lasciato
tutto solo a respirar la terra
Le unghie rotte contro le assi della tomba;
di venirne fuori tutto d’un pezzo niente,
neanche pregando per un miracolo
E io che pensavo d’aver in mano quattro assi
e uno per ogni evenienza nel cavo
della manica là dove s’insinua l’ombra
e un solitario gemello d’oro

Amor mio, Amor che ho nelle budella,
ancor accuso nella carne il freddo tocco
uguale a lama di coltello bene a fondo

Amor mio, Amor bello, l’uomo tuo riposa
ma senza quiete: negl’occhi chiusi ancora
gli scintilla lo sguardo tuo affilato
tremendo di passione, verde sì ma innaturale
come d’aliena collera

Amor, Amor, Amor, gratto le assi
a occhi chiusi, a occhi chiusi
Non m’arrendo, non m’arrendo mai
Cerco l’aria, la cerco per tornare
a darti l’asso che ti spetta

Cerco l’aria, più della pace la cerco
La cerco per affrontare ancora una volta
il tuo sguardo verde e bello, troppo
per esser d’umana fanciulla!

Informazioni su Iannozzi Giuseppe

Iannozzi Giuseppe, giornalista, scrittore, critico letterario
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