Angeli e donne fra poeti, rose e spine

Angeli e donne fra poeti, rose e spine

Antologico con testi inediti e varianti

Iannozzi Giuseppe

alizee_smile

ERI LA PREFERITA

Eri la preferita
Sei presto sparita
Troppo bella
perché restassi
a me accanto
Eri l’harem
la gioia e il dolore
la purezza del diamante
e la sua fragile durezza

Vivevo
per mirar la vita
cogl’occhi tuoi
Tutto il resto
non esisteva

E ora che sei
dove neanche dio
osa un fiato,
in un posto
a tutti sconosciuto
muoio io
come vecchio delfino
su la spiaggia arenato

senza una bava di rabbia
o un sole al tramonto
a scoprirmi cadavere

ANGELI E ROSE

un paio d’ali d’angelo
rubate al cielo
alle bianche colombe
un paio di volteggi
al di sopra delle bugie
delle voci del rumore
di fondo

ma se la vorrai
una rosa sul tuo cuscino
un dì la troverai
proprio accanto agl’occhi tuoi
più belli
di quelli d’un inumano dio

un paio d’ali d’angelo
un paio di tacchi a spillo
e due bicchierini di vodka

voleremo così insieme
mano nella mano, al sogno
ribelli perché più veri noi

NON POETA MA UOMO

L’Amore un pugno
alla bocca dello stomaco
che nel sangue
dell’Avversario soffoca
Morire in piedi
o tentar al tappeto la sorte
In ogni caso
non farla troppo lunga:
sempre squallida la Morte
di fronte a un pubblico pagante
o in solitudine di fronte
al nudo tuo riflesso allo specchio

Non poeta ma uomo

Se ami una bocca
ama le carie e la gromma,
e l’alito pesante anche,
pesante di sicuro
più di quell’anima
che ci si ostina a pregar eterna
conteggio dopo conteggio
ripresa dopo ripresa
difesa dopo difesa
attacco dopo attacco

DI CARNE L’ETERNITA’

Sulle nuvole i sogni abbandoniamo
come lasciassimo una barca
all’impeto dell’Acheronte affidata
I sogni che oggi vediamo
domani non è detto siano uguali
Eppure a ogni dì del cielo i segni
tentiamo di divinare, per quei mali
che assediano l’alma e più nell’intimo
la carne – che se non domani
quello appresso prenderà su di sé vermi
e forma della più temuta delle malattie,
l’Eternità

LODE A CAINO

Ha sbagliato tutto Dio
Caino invece era così dolce,
perfetto contro il Creato
Quanti agnelli al macello
e due monete sugl’occhi

Ha sbagliato frutto Dio
Ma chi l’ha mangiato
l’ha poi sulla terra coltivato

Oh, Caino era così bello,
troppo nobile per il perdono

DANZA

Danza, danza
e non ti fermare
Il mondo gira
la testa pure
Gli uomini cadono
ai tuoi piedi
o sotto il peso
dei fucili
Ma tu danza
e non ti fermare,
non aver paura
di sbagliare
un passo o due
Nell’aria c’è
una melanconia,
un Don Giovanni
che non sta bene
fra tanti morti
ammazzati;
e però il grammofono
lo suona a squarciagola
Mozart e mai una nota
di Vivaldi

Danza, danza
fino a toccare
in punta di piedi
l’Infinito
per quella Eternità
che si dice ci sia
al di là

Danza, non ti fermare
Danza, portami l’amore
Portami lontano
da tutto il male
Dammi una ragione
per vivere
o una per morire

SPOGLI IL SORRISO

Spogli bambole questa sera
Sporche d’infanzia le mani
Hai su un sorriso
che nemmeno dio
oserebbe spegnere nell’abbaglio
d’un’inventata santità

Spogli il sorriso
come fiore preso dal sole
a tradimento: bianchi
canini affondano nel succo
di quella tenera pesca
Spogli però poco le gambe
che ricordo sì tanto vellutate,
delicate carezze per altre carezze
Guardi il mercato d’attorno,
cerchi la bambina che,
non troppo tempo fa, eri;
e ti ritrovi negl’occhi di lei
che plorando va cercando
la madre in mezzo alla ressa
di chi invita a comprar collant
e giarrettiere

Lattiginoso sorriso d’infanzia
Stasera spogli bambole
per scacciar via la solitudine
Hai su il sorriso più bello
che nemmeno dio pensò
quando modellò
le curve della femminilità

ANGELA, ANGELO MIO

Angela,
angelo bruno
d’ali bianche,
dove porti
le mani stanche
bianche di fantasmi?
C’è sul mio volto
disegnata la nostalgia
di saperti via
– di saperti mia
ma in un posto
chiamato lontano
che da ragazzino
non m’hanno imparato

Danzo coi folletti
che nella testa comandano festa:
fino all’ultima goccia di sudore
consumo il poco che dalla mia ho
perché limpido ti sia il mio amore

Danzo per paura
di perderti in quel lontano
che in mano m’hai lasciato
a testimonianza dell’esistenza,
il primo piano
del volto tuo sereno
Angela, Angelo mio

COL PRIMO ROSSORE

Perché così silenziosa
su le pallide mie labbra
quando t’ho amata
col primo rossore
di bambino che tenta
d’esser uomo?
Quale incanto era
riconoscer il tuo sorriso
che perso rimane
in me… ricordo
che non muore…
che attesta altra voglia
di baciarti sì, come allora
con uguale timidezza

QUAL DOLORE MI PRENDE

Qual dolor mi prende
ora che verso qui argento
e lacrime tante e impotenti!

Della bella tua chioma al vento
sol mi resta la carezza sul volto,
ricordo che giorno dopo giorno
si fa sempre più fievole

Dei tuoi amati occhi
la luce sostengo colla cecità
che non mi restituisce verità

Della tua bocca di sapori
più nulla, solo la pesantezza
dell’affanno nel petto straziato

Qual dolore, qual dolore
tu non sai; eppure t’amo ancora
come allora, a dispetto dell’onta
che mi gettasti addosso
lasciandomi a vivere su questa terra
sì negra e avida d’infinite paure

ESISTERE PER RESISTERE

Si nasce
Si vive
Si muore
da soli
Penso così,
come gli esistenzialisti
Non ci sono
perché
né per le domande
né per le risposte
Solo specchi
contro uguali specchi
che riflettono
nostra immagine
e la distorcono
all’imperfetto occhio
che è nostro,
che è d’animale

SE AMI, QUANTO?

se ami, quanto?
se ti amo
non chiedermi
perché,
perché il ponte
che attraversiamo
ci unisce
da sponda a sponda
da lacrima a lacrima
– per un arcobaleno
d’un solo colore

se mi ami
tienimi compagnia
il cielo è blu il sole rosso
e non si ferma mai uno per niente
e non cambiano il senso
le auto sulle strade della notte

se mi togli
se mi spogli
il respiro
tienimi la mano sempre:
è così facile morire
per niente quando si è soli

Informazioni su Iannozzi Giuseppe

Iannozzi Giuseppe, giornalista, scrittore, critico letterario
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2 risposte a Angeli e donne fra poeti, rose e spine

  1. Lady Nadia ha detto:

    Eri già bravo, ultimamente ancora di più. Ti stai raddolcendo però!!!😊😊😊

    Mi piace

  2. Iannozzi Giuseppe ha detto:

    Dipende, a volte sono più dolce, altre più crudo. Sulla presunta bravura non dico niente, anche se credo di sì, che ho cambiato un po’ il mio modo di poetare. Leonard Cohen insegna sempre e la sua lezione, bene o male, cerco di seguirla. 😉

    Grazie.

    Beppe

    Liked by 1 persona

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