La fama e la fame nei tombini scivola

La fama e la fame nei tombini scivola

Antologico con inediti e rare

Iannozzi Giuseppe

triste e solo

LA FAMA E LA FAME

E c’è che forse mi son rotto,
andare, andare e continuare
sempre l’ago nel pagliaio cercando
Cambiano delle strade i nomi,
non la fama e la fame
che in fondo ai tombini scivola

C’è che forse mi son rotto
di tenere un faccia a faccia
con il solito zuzzurellone impiccato
che dal mazzo le carte le sceglie
e all’orizzonte il destino mi profila

C’è che forse mi sono venuto a noia…
scrivere, scrivere e tutto dimenticare
nell’eco delle parole, nell’assurdità
che il giorno lo spogliano
per il solito girone infernale
fra Dante e un Buddha adorante

Cambiano le persone i nomi
che li hanno conosciuti un po’
in un labirinto borgesiano perdendosi
Cambiano come cambiano,
ma mai l’identità che li forma e li sforma
in un venire di sdentate finzioni

C’è che bella o brutta che sia
m’affascina di più la realtà,
la realtà con il cuore in gola,
quella realtà veloce e lenta
che la vita di botto te la schianta
quando meno te lo aspetti

RITRATTO DI DONNA

oramai non ho più paura, sai
non ho pause né baci in sottofondo
oramai dormo poco e sogno tanto
oramai nasco sulla bocca
come un fiore partorito da una tomba
riportata alla luce del sole
oramai non ho più parole
da darti in pasto per farne concime,
per sbriciolarle in quel che fu l’epitaffio
del nostro amore

oramai mi sembra tutto così normale
che sia finita così, con il mio dolore
e la tua completa indifferenza

metto su quel vecchio disco di bob dylan
che ti piaceva tanto e canto
non sento più niente, non sento più niente
da quando ho imparato che il sogno è tutto
e tutto il resto è destinato a marcire

l’uomo della pioggia non si stanca mai
domani bel tempo, dopodomani lacrime e sudore
il telegiornale mi sveglia al mattino puntuale
c’è una guerra in corso e c’è un uomo in fuga
un altro l’hanno accoltellato alle spalle in un vicolo
perché sapeva troppo sul conto di quel parrucchiere
questo mondo non cambia mai nonostante gli anni

quando conosci l’inferno non sai dov’è la luce
né la desideri per un’ipotesi di futuro alla boia d’un giuda
quando capisci che non hai più paura non ce l’hai più
e tutto passa, e non t’importa come, se veloce o lento

oramai mi sembra tutto così normale
che sia finita così, con il mio dolore
e la tua completa indifferenza
ma berrò alla tua salute un goccio di vino rosso
l’ebreo errante è ancora in pista col suo tormento
non aspetta l’inverno o un’altra stagione
l’uomo della pioggia gl’ha spiegato tutto da un pezzo

oramai non ho più paura, sai
non ho pause né baci in sottofondo
oramai dormo poco e sogno tanto

LUCE

Perché mi guardi
con quegl’occhi,
con quegl’occhi che ho amato
e che fulminano la luce,
la poca che arde dentro ai miei?

Mi guardi
come per chiedermi se t’amo,
se ancora sono dalla tua parte:
ti reggi fra le mani la testa,
tenti un sorriso, lo spazzi via
quasi a significare che niente è
e niente è stato
Perché quegl’occhi mi accecano
fino alla verità?

Sei sempre la solita bambina
Gli anni son riusciti a passare avanti
ma tu sei rimasta uguale
quasi felice di credere che il mondo
non potesse esser cattivo più di me
E ora mi guardi così, mi fissi
e lo so che cadrò in pazzia
ai tuoi piedi
cercando di capire
dov’è che ho sbagliato

Ti ho amata dal primo giorno,
e l’ultimo me lo darai tu
con quegl’occhi che mi guardano così,
nell’intimo che mai t’ho svelato

BELLA FANCIULLA

E tu chi sei, Bella Fanciulla,
che nel mio camposanto
hai portato con nudo piè leggero
l’odore estremo della tua beltà
e tutto il dolore dell’amore
che a zonzo, senza più la ragione,
se ne va? Tu, chi sei tu?

Due monete d’oro sui miei occhi
Non ti sentire offesa, ma ti chiedo
se ora potresti mettermi a nudo
la vista che ha dormito per mille
e mille anni: sono qui da prima
che gli uomini uccidessero gli dèi,
Bella Fanciulla

Ti ho aspettata a lungo, non puoi sapere
Ti ho aspettata alieno a tutto il mondo

Dammi una possibilità

ROULETTE RUSSA

L’ho già prenotata la roulette russa
Un unico colpo che aspetta
Non puoi prenderti tutto di me
Non puoi lasciarmi nel niente fiorire
Sei la solita egoista, prendi ogni numero
e tenti la fortuna
Non te lo lascerò fare questa volta
Questa volta dormirò prima di te
e sognerò in eterno la luna
più alta della mia inutile anima

che in solitudine quaggiù se ne sta
a macerarsi nel ricordo d’un amore
d’un deserto
d’una clessidra di sabbia
senza pace

VIVERE IL CALVARIO

Vivo una croce rovesciata,
il miei testicoli non stillano miele
la mia anima è per il mai ma non è male

Ho visto il vigile volo dei gabbiani
inarcarsi sopra i bianchi spruzzi del mare,
ho scavato con le mani nella fredda terra
che mi ha dati i natali
E oggi posso dirlo che non è stato invano

Così accendi la candela, ho un posto per te
Ho prenotato da tempo immenso questo incontro
Guarda la mia bocca di fuoco fumo e parole
e poi fissa il tuo sguardo nel mio e dimmi cosa vedi
Sono pronto a lasciarmi andare questa notte
perché un uomo non è mai da solo,
la sua ombra lo segue fin giù, in fondo all’inferno

Oggi posso dirlo che non è stato invano morire
Era da tempo che aspettavo di toccarti con mano
Non farmi aspettare oltre, oltre il desiderio
Sono giusto un uomo con la sua nera ombra,
un condannato che ne trascina il peso in ogni dove
Sono soltanto uno fra tanti ma di me ce n’è uno
Non ti è chiaro, non ancora? Vivo una croce rovesciata
Non ho nulla da perdere o da rimpiangere
Non ho lacrime facili al perdono o alla pietà

Da dove vengo io a cena c’è sempre un gatto nero
Da dove vengo io c’è sempre una tempesta di polvere
oltre le deboli mura della Casa degli Specchi

Da dove vengo io le poesie si scrivono per i morti
Do dove vengo io si prega cavandosi gli occhi
dalle orbite, poi si dà il bacio al primo straniero
incontrato

Non dire che hai paura
perché vivo sul Calvario a testa in giù

Accendi la candela, ho un posto libero al mio fianco
Ho prenotato da tempo immenso questo amore
Accendi la candela, voglio conoscere la tua ombra
Accendila, siediti a me accanto, restiamo insieme

Oggi posso dirlo che non è stato invano morire
Vivo su una croce rovesciata nel Calvario ben piantata
Viso su una croce bene in vista, e non perdono più

AMOR ANIMALE

Così mi fai venir animale:
d’erotico amore in frenetico
abbandono, innaffi le lacrime
che non so raccontare
a quell’amore nostro
che fu e che si consumò
più presto del sole
dentro all’imbrunire
là dove le verdi colline
bruciano ancora roghi
su croci e incensi d’età
mai del tutto consumati

ed è terra di fantasmi
il letto che ci tocca in sorte
per unirci come nulla fosse
in animale fertilità
quasi mai sprecata
sicuramente mai sbagliata

PER DISPERAZIONE

Tu aspetta che ti leghi alla sedia
con rossi nastrini di seta
Tu aspetta che metta la penna
sulla carta per registrare sul bianco
ogni tuo vergine sospiro
Tu aspetta, e vedrai che sorpresa
l’amore, come non l’avevi immaginato
Aspetta che ti soffochi di domande,
che metta a nudo la tua anima,
che ti faccia sentire senza difese
in mio completo potere
E allora non avrai più scampo
Ti toccherà arrenderti, per disperazione
amarmi; e sarà triste e bello
allo stesso tempo, anche se ora
fatichi non poco a credermi

CUNNILINGUS

Sono stonato
Non so cantare
Strimpello la chitarra
E la voce mi fa schifo
Sono stonato
più d’un impiccato

Credimi se ti dico
che è meglio per te
che non te la canti
una ninna nanna

Non sognare a occhi aperti
Apri invece il tuo cuore
e rimettilo nelle mie mani
Lo saprò medicare
dai mali del giorno
e da quelli del passato

Non mi chiedere
di cantare
perché non so usare l’ugola
La lingua però sa lavorare bene
sulla tua fica di carne di seta
Non sa cantare la mia bocca
Stono peggio d’un impiccato

Non mi chiedere
di cantare parole d’amore
Rovinerei l’indifesa carnalità
che mi sconquassa il petto
immaginandoti nuda in mio potere

Non mi chiedere
di cantare
Chiedimi invece
di essere dentro di te
per sempre

ALBA TRAMONTO

Invento l’impossibile per te
Alba e Tramonto
– che mai s’incontrano –
li faccio incontrare
perché l’amor nostro
in eterno possa durare
Perché mai si possa consumare,
ma solo eternare in lunghi baci
all’inizio e alla fine della luce

Invento l’impossibile
con un cuore cannibale
che mi morde la dolcezza
nutrita in petto
in tanti anni di solitudine
Invento la tua immagine
e il tuo amore ancora e ancora
per non dimenticare mai
che un dì m’hai amato
dal tramonto all’alba

DAL FUOCO

Zingarella
che mi cammini nell’anima
a piedi scalzi,
ti sento leggera, fragile
come foglia strappata
e al vento affidata
senza meta né verità

Che sogni? Ne hai tanti
di sogni e non uno
che si sia dato a te
Asciuga gli occhi!
Ho un grande amore
da proteggere e la gola secca
Non mi posso ubriacare
un’altra volta per rovinarmi
al poker del marinaio
sognando la mia donna
da sola al porto a stropicciare
fazzoletti e bandiere

Zingarella
che vivi l’insonnia,
prendimi nel tuo letto
prima che sia una chimera
a rapirmi al tuo sogno
Non lasciarmi giocare ancora
Troppi tagli e dita amputate
e subito seppellite

Non capisco più chi il fantasma

Zingarella che accendi
il fuoco nel tramonto,
dammi alle fiamme della tua anima
Non farmi fare un’altra mano

A piedi nudi camminerò il fuoco
per te, e per te le paure le brucerò

MAGREZZA

Stupida carezza

Disperazione m’ha colto
quando parea sereno il cielo

Ingrata la vita
in destino avuta
quando mio sol desio
un’esistenza d’amore
– una coccola
senza il taglio cesareo
del dolore,
di tutta quell’assenza
che viene dopo
e che mai si dimentica

Una stupida carezza,
una sola sarebbe bastata
a togliermi via
dal peso del negro sudario
che mi cade adesso addosso

Bagnato rimango
col cuore spezzato
a contare quante lacrime
dal cielo ancora su di me,
sul corpo mio fradicio
che le ossa ha esposte
in perenne magrezza

AL DI SOTTO DI ME

Non regalo
non il sorriso
né il riso
che in gola
mi strozza
ogni forza
Non regalo
l’amore o l’odio
al primo
che mi capita
a tiro:
ho da fare
per guadagnare
il mio
Devo guardarmi
le spalle,
star sempre attento
a questo e a quello
Non è facile
ma ci proverò
ad esser
al di sotto
di me
per il mio bene

NON DIRE…

Non dire una parola
Dimmi quanto mi ami
Non parlare, taci
Dimmi quanto ti sto a cuore
Non dire
che non me lo puoi dire
Dimmi quanto mi ami
e poi taci per sempre
insieme a me

CAREZZA

c’è fresco caldo
uno spavento
un incanto
il mio volto stanco
il ricordo del tuo bello

m’accontento
è bello da sballo
vederti rosa fiorita
fragile e presa
fra le mie dita

m’incanto
ogni giorno
vagolo tra i pensieri
scaccio quelli neri
carezzo i rossi
uguali a te

mi sto addosso
ti sto accanto
per davvero
ogni momento
carezzandoti
io placido vento

ORGASMI

Ci son giorni
che vorrei
sprofondare
in quell’Eterno
che in Chiesa
predicano bene
Solo cadere
fino all’Inferno
e poi scoprire
che più eterna
la battaglia
d’ogni giorno
qui su la Terra
dove si muore
a ogni secondo
nell’anima
– che perduta è
per sempre
dal primo vagito
all’ultimo urlo
nel letto vuoto
di orgasmi

AMARTI

Volevo solo amarti
Ma avevi freddo
nel fondo dell’anima
Mi cacciasti via
prima
che ti baciassi
e insieme a te
per sempre
m’addormentassi
come sasso
che più niente
del dolor della carne
sente

ROSSI BACI

I rossi baci
son qualcosa più
di niente
Son baci
a sfiorar
pallidi denti
che non sanno bere
né il sangue
né l’acqua di fonte
Sono i baci
movimenti
delle labbra
su altre
labbra amanti
di carne
strazianti

Son per dolore
anche – negra
morte

I baci, rossi
al tramonto
all’alba svegliano
il dormiente
esponendolo
al dolce pericolo
del sole dell’amore

UBRIACHEZZA

La vita è una cazzo di bottiglia vuota, il bicchiere è rotto: nessuna ricompensa. Però ti ci attacchi sempre fino a strozzarla: è questo che non va bene, e quelli, i borghesi, lo capiscono e ne approfittano. Che voglio dire? Ho pisciato in un tombino secco e non è servito a niente.

Informazioni su Iannozzi Giuseppe

Iannozzi Giuseppe, giornalista, scrittore, critico letterario
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