Donne che non portano le gonne – 2 apocrifi bukowskiani inediti e altre storie – segnalazione “Bukowski, racconta” (Il Foglio letterario)

Donne che non portano le gonne

2 apocrifi bukowskiani inediti e altre storie

Iannozzi Giuseppe

Charles Bukowski e Linda

Charles Bukowski e Linda Lee sposi

Acquista Bukowski, racconta! dall’editore Il Foglio Letterario o dal curatore Iannozzi Giuseppe

GLI AMICI MIEI SONO

(apocrifo bukowskiano – traduzione di Iannozzi Giuseppe)

Gli amici miei sono,
come damigiane mezzo vuote sono:
si presentano a tarda sera gridando
piegandosi in un mezzo inchino,
vanno poi via senza pagare il conto
fingendo una distrazione da niente
proprio come dio che giura e spergiura
“Non è colpa mia, non è per mia volontà
la cecità delle stelle!”

Gli amici miei sono,
o meglio sono il poco che sono:
come a carnevale presentano un sorriso,
la richiesta d’un consiglio vuoto di vino
lamentando un mal di pancia strangolante
scucendo dalle tasche regàli ragnatele di cent’anni,
vanno poi via con con discrete porzioni d’orticaria,
di sigarette fumate a metà
e l’ubriaca convinzione d’aver rubato il meglio,
tutto il meglio che, in una notte frigida di onestà,
si potesse rubare a un coglione
facendola franca sull’identità e il passaporto

Gli amici miei, a ben vedere,
sono quasi uguali a una vergogna di colera,
quasi uguali a certe puttane che la danno via
per finire nei versi distratti d’un poeta
senza né arte né parte

Gli amici miei, ci crediate o no,
si mordono il culo nei cimiteri

BELLA ‘MBRIANA
(apocrifo bukowskiano – traduzione di Iannozzi Giuseppe)

Bella ‘mbriana, se sol sapessi
quante volte ti ho chiamata
per darti alla sacralità dell’amore
Non hai mai risposto
Fredda più dell’inverno
sei rimasta a mirar l’Alba

Con la zappa in mano ho scavato
sempre nella terra fino in fondo
Seppelliti sogni e uomini,
sempre ho raccolto biondo grano
e mai mi son spiegato il miracolo

Bella ‘mbriana, a piedi scalzi
ho scalzato scale su scale
Lungo le colline gravide di cicali
ho inseguito pellegrinaggi folli,
e in un mantra il nome tuo l’ho ripetuto
Non è servito, in me son tornato
là dove ogni sera mi aspetta
il rosso pieno d’un buon vino

Bella ‘mbriana, le ciglia raggi
di consumata vecchiaia oramai
Ma ancor non ti ho dimenticata

CHI SIAMO ADESSO NOI?

Si perdono le voci,
gli echi malfatti
di preti e poeti.
Si perdono negli addii
che guardano
solo al tramonto il sole.
E mutano le maschere
in volti sconosciuti,
così adesso mi chiedo io
dove ieri persi l’incoscienza
che mi faceva bambino,
dalle labbra ritagliandoti
sorriso uguale al mio.

Che accadde
dir non so.
Non ridi, non piangi,
ma vivo è il silenzio,
più vivo di te è
e così mi spengo io
nel buio cercando
di toccar del niente
la frusta e la coda.

Chi siamo adesso noi?

Ti sei forse accorta tu
che non sono poi io
un miracolo o un dio.
Forse sol t’eri ieri persa
dietro a una immagine
prigione d’un riflesso
considerando la fantasia,
la fantasia e non la realtà.
Ma per vivere
poesia ha da incontrarsi
in voce e parole,
ché se si vive altrimenti
un vivere è in una casa
di sole pareti,
di murate emozioni.

NIENTE DONNE

Niente poesie d’amore
Niente saldi o sconti
Niente storie d’ubriachi
Niente peccati di giorno
Niente impiccati di notte
Niente gambe corte
Niente minigonne o tacchi alti

Per la Madonna, niente gambe aperte
Tutte indaffarate col naso al cielo
E non un cane che le consoli
queste donne che non portano gonne
né una lacrima di rossetto

Niente donne, niente
Niente gonne, niente
Ma così tante sempre
e tutte uguali agl’uomini,
che più non cantano
storie d’amore,
d’ubriachi abbracciati
alla solita puttana,
– una bottiglia di rosso,
infimo vino
senza dentro vanità
né un goccio di verità,
per una sbronza da poco
uguale al niente assoluto

NUOVA RELIGIONE

Torna, sì,
torna spesso qui
dove il cielo è
di nuvole bigio;
dove sol c’è
una cortina
di fumo fumato;
dove le lire son finite
tutte dentro a un pozzo
che ha annegato
i desideri di gioventù
e pure quelli confessati
ai riflessi
dentro agli specchi

Torna spesso qui
Non troverai granché,
briciole e odori lontani,
frammenti taglienti di vetro
lungo i polsi di Babilonia

E non dire quando,
se tornerai
carica di vetro e sabbia

Le labbra cucite
per tacere un bacio
o l’idea
che la religione
sincera sol quando
si fa da parte
per la nascita
d’un nuovo amore

NEVE SU NOI

Nessun rimpianto mai
solcherà il vuoto
che dalle ciglia
alla pupilla di sangue
Nessuna lacrima mai
sarà sollevata a vita
e dalla bocca inghiottita
Perché l’amore non è vero
E il dolore è tenero
– fango sotto l’impronta
delle scarpe
uguale a carogna
presa dal peso dei passi
di chi sa d’esser
da sempre condannato,
vittima e carnefice

Poi di nuovo neve cadrà
su noi che un senso
non ce l’abbiamo
né una strada da camminare
per alzar il bianco pollice
raschiando e rischiando fortuna

QUELLA RAGAZZA

Per quella ragazza
mi son perso in paradiso
cercando la complicità di dio;
non una voce, solo l’eco
in lontananza di mille campane,
e così dèmone fui fatto
e non alla mercé dell’amore
E dabbasso urlai che non è vero,
che l’eternità giusto un serpente
che la lingua dei poveri di spirito
srotola e parla

Per quella pazza
mi son fatto l’inferno intero
seminando fra i pochi frutti
il seme e la schiuma tutta
che nel cavo della mia bocca
a invadere il sogno
perduto maledetto

Per un amore finito male
Per quel giovanile dolore infernale
quando ancora il fiato nel corpo vivo
avrei dannato ogni uomo in terra
Per una donna che m’ha amato, sì;
ma per un momento soltanto
ho gridato dabbasso la verità
che la morte è la sol cosa
che eterna vale
E ancora ho gridato
che l’uomo alla guerra portato
almeno può cantare e sparare
a chi come lui senz’amore

MORGANA

Come son passati
tutti questi anni,
questo mi chiedi?

Morgana,
eco profonda
al di là di me

Son passati
Ma morta
non è memoria
Ogni giorno
una stilla di dolore
Ogni minuto
una lacrima dagl’occhi

Morgana,
Occhi Verdi,
per quanto
sei stata lontana?
Eco sei,
eco profonda
Quanto sei ancora
da me lontana?
Nessuno sa dirlo
E neppure io
che da sempre t’amo
Anche se m’hai
costretto a vivere
in prigione di pietra
nel vano tentativo
d’erodere l’antichità
di loro durezza

Ma se domani
consumate
tutte le lagrime
e tutta la pietra,
finalmente libero
di fuggire
Finalmente incontro
a Te, Morgana

E mi amerai
O me la pagherai!

COLOMBELLA

Colombella,
Colombella sì tanto bella,
per dove hai preso il volo
stavolta?
Sei forse andata a trovare
quel tuo dandy tutto strano
vestito di piume faustiane
e che in gelosia mi sconvolge;
o sei andata ben dentro
al bosco perché niuno
possa venire a cercarti?

Colombella,
Colombella non sei bella
come nel sogno
che per te ho inventato
Mi devo arrendere
a quella tua pazzia
che tu dici santa e puttana

Con chi l’hai fatto lo scandalo
mentr’io qui mi brucio
il cervello tra inferno e paradiso
per divinar responso?

Non sei dantesca fiammella
Piuttosto suonatrice di pifferi
E i topi li porterai fino in città
perché t’insegnino una verità
che non esiste se non nel sogno
che ho qui io vergato
con penna di pavone

Colombella,
Colombella quanti topi al seguito
Il bosco l’hai trovato e questo
ci hai portato
Il dandy l’hai lasciato e questo
ci hai portato
Questo codazzo di topi neri
come il culo dell’inferno

Colombella,
Colombella bella,
prenderò il volo, prenderò
il volo prima di perdere
completamente il cervello
per la tua pazzia nella mia gelosia

INGENUITA’

Respiro i tuoi pensieri
che passo dopo passo
metti in circolo
Che dopo ventiquattro scalini
resistono nel battito affannato
affamato d’altro amore
Respiro ogni tua parola
perché mi possa entrar dentro
e farmi un po’ bello
come te,
un po’ innamorato
come il tuo cuore
che lo so non sa battere per me

Rimango qui
con le labbra intatte
Amore non l’ha mai sfiorate
e le tue son per altri più belli
Non mi lamento
ma in segreto ci soffro
Così ti dico quel che sento
mentre cerco di starti dietro
passo dopo passo
forte solo dell’ingenuità
che non s’arrende in petto
nonostante sappia da sempre
che destinato sono alla sconfitta

NUVOLE DI GUERRA

Correvo, correvo perché,
perché avevo tanto, tanto da fare
ancora; e ancora non è finita

Volevo vedere il mare
prima che la guerra lo prosciugasse
Volevo incontrare una ragazza
e una pazzia che fosse tutta mia
Volevo sentire la salsedine
e una canzone dei Rolling Stones
prima che naufragasse il cielo
rosso di speranza alla sera
dentro il cuore blu oscuro del sale
Volevo solo questo,
ma non ce l’ho fatta
Sono morto prima
di calpestare la spiaggia
coi miei sconsolati nudi piedi
Sono saltato in aria
e non ho sentito niente,
neanche una fitta di dolore
Ho cessato di esistere
L’ho capito solo adesso
che da lassù
– uguale a nuvola fra tante –
guardo il mare rosso di sangue
sotto di me

Corro, corro ancora attraverso il cielo,
ma non sarà mai più come prima
E c’è ancora così tanto da fare!

ROSA DI COMPLEANNO

E tu nulla mi dici
Il silenzio tieni
fra le labbra
quasi fosse un bacio
E tu nulla mi dici
Ma io immagino
gl’occhi tuoi
che prendono su
sospetto sognante
di nuovi amori
E chiusa in te
piano te li racconti
con muto ardore
che non posso udire
E tu nulla mi dici
Sol ti tradisce
una nota di rugiada
su quella rossa rosa
nascosta nella timida
piega dei giovani seni
Solo una lacrima
d’ingenuità di felicità
che piano scivola via

E tu nulla mi dici
ed è il tuo compleanno

SGORBIO D’INCHIOSTRO

Poesia non so dare,
malinconia m’invade
e sol veggio ‘l tratto
senza speme né valore
che la penna lascia
sull’immacolato foglio
Come tradimento
il negro sgorbio resta
sul bianco; simile
a insetto ferale
suggerisce dolore
e non una pena
che sia una d’amore

Perché gl’arcobaleni
non vivono che per un istante
tra due punti estremi
di bagnate salse lagrime?
Oh, non hanno valore
se perse dall’occhio mio

Però capo ciondoloni
rimango io tentando
di strappar dello sgorbio
la luciferina coda

Informazioni su Iannozzi Giuseppe

Iannozzi Giuseppe, giornalista, scrittore, critico letterario
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