Come rondini sul filo del rasoio – Antologico con 1 inedito – Poesie di Iannozzi Giuseppe

Come rondini sul filo del rasoio

Antologico con 1 inedito

Iannozzi Giuseppe

rondini sul filo

Come rondini sul filo del rasoio

Come rondini sul filo del rasoio
addormentate,
grandi si diventa
senza diventar grandi sul serio mai

Sostieni questo cielo
prima che precipiti giù,
o lasciami dove io sto,
dove resisto dicendo contro,
dove sogno forte e di più ancora
le nuvole plasmando
sfidando degli dèi l’ira profonda

In lungo e in largo
nei mari delle fantasie ho navigato
la vela contro i tempi spiegandola,
il timone ben saldo reggendolo
scontrando di Orione le tempeste
per cattiva sorte
addosso a me sputate;
e se disperato
un pianto o un canto
ieri oltre i sette cieli l’ho levato,
nulla davvero
è andato nel Cieco Niente perduto
ché ancora sono qui
come una rondine,
come una rondine ad ali spiegate

Come una rondine sul filo del rasoio
non meno vanto
ma improvvisando guardo largo…
oltre le consuetudini delle possibilità alari
guardo largo

Cose che non so

Sono altre cose che non so
Che ho dimenticato per cattivo tempo
Sono altre cose
che dalla mia bocca non saprai
Ma se di fuori fanno fuori chi contro,
gli spari, quelli li sentirai sempre
nella tortura che il cuore porta
all’anima

D’ingiustizia
si nutrono labbra avvelenate:
tengono stretti i ghigni
tra cerini a pelle e gambe spezzate,
con la forca che da una finestra
gli sghignazza in faccia la faccia
dell’ultimo morto ammazzato

Sono altre cose che non oso,
che non posso raccontarti
per non scioglierti in pianto
nel dolore che qui nel corpo covo
Sono altre cose che sono
e saranno ancora dopo di me
Però meglio è che non te le lasci
in eredità

Sono altre, sono altre sempre
quelle teste innocenti penzolanti
che chiudono gli occhi al cielo
perché ce ne sono tanti
con la testa di fuori,
che non sanno il valore della vita
né della morte intagliata
secondo vizio di dio
Secondo vizio di dio, sono altre

Sono già tante, tante le cose
che ti lascio in triste eredità
Ma prova a ricordarti di me felice,
di me accanto a te eterno
Provaci a ricordare solo il bello,
solo il bello, ed allora sì
sarò per sempre eterno, Figlio Mio

Una lacrima, una bara

Ti lascio una sola lacrima
addormentata in una bara
e nulla più, niente di più
di quel piccolo Gesù
che m’albergava nel cuore
quando eri tu a scomporre
le trame delle gioie mie
per farle tue

Sol ti lascio questo Addio
d’infinito silenzio
perché Vergine Libertà
possa tu desiderare al di là
del mio sporco ricordo
– che mai più ti tormenterà
l’anima o le labbra

Uomo di vendetta

Uomo di vendetta
di sola vendetta si nutre,
avanti guarda fiero
come ferro passato al fuoco
Pietà gl’è sconosciuta,
uguale alle donne avute
e nel letto d’una notte
per sempre perdute

Ormai niente più
dalla testa in giù
gli può far male,
nemmeno sé stesso
il riflesso o l’ombra
che piangono eco
d’un perduto
forse mai avuto
senno

Rondini al cimitero

Di rondini
che i cieli solcano
tante,
e tutte muoiono
pria che possano
toccare
il passo dell’ombra mia
deposta
sul freddo marmo
di questo cimitero
di scheletri e avelli
tutti uguali
proprio come gl’uomini

Ma domani
primavera sarà
anche qui
dove il sole
resiste
giusto un lampo
e nemmeno quello
Si tornerà poi
a scavar profondità
di due metri per due
– come sempre –
per accogliere
della mortalità
il residuo calore

Mi ricordo di te

Mi ricordo di te
Dei tuoi occhi
così abbandonati
nei miei
ma così abbottonati
ogni volta
che ti chiedevo
qualcosa in più
Ricordo
che dicevi
che gli amori
sono rondini
che muoiono
su i loro rami
Ricordo
quando sbattesti
la porta in faccia
a me e al destino
Ricordo
ogni cosa
Ricordo
ogni lacrima e sorriso
Ricordo l’epitaffio
che il poeta scrisse
sul nostro amore
troppo giovane
troppo maturo
Tutto questo ricordo
e non me ne faccio
una ragione
anche se questo inverno
– lo devo ammettere –
rompe forte
il culo ai passeri

Lei ce l’aveva un segreto

Lei aveva un segreto
che trascinava legato alla caviglia
Lei ce l’aveva:
era quasi un fiore e un sasso
d’immane leggerezza
ma d’infame pesantezza
Era tutto questo, questo segreto

In paese tutti l’additavano
perché era la più bella di tutte
Perché aveva sempre
il passo veloce e lento
come il batter d’ali d’un angelo nero
Come la verginità sospesa
fra cielo e terra dell’Incompresa Morte

Lei era così,
più bella delle belle, più fatidica
d’ogni sofferto lamento
nel buio lanciato
a farsi protesta alle porte del Paradiso
A farsi offesa di ghiaccio
davanti al cancello dell’Inferno

Lei era così
Occhi verdi e lingua di fuoco;
e dolce, dolce come il sangue
innocente sparso sulla cenere
ancor calda di chi al rogo prestato
col corpo e con l’anima tutta

Lei ce l’aveva un segreto
Lei ce l’aveva una catena
Nessuno l’avrebbe mai denudata
senza nutrire in seno il sospetto,
il sospetto atroce
che non fosse destinata
per l’Aldilà o l’Aldiquà

Lei ce l’aveva un segreto

Blake

Nell’estasi dell’amplesso
Morte venne sì,
miagolò piano piano
perché tu non la potessi sentire
Però sì, ti prese con sé;
e poi lontano, in un altro mondo
dove l’unica gioia
quella dell’eterno pianto
E in bocca tutta la poesia di Blake

Tradito

E le stelle in cielo nascoste
dalla luce del primo giorno,
per svegliarti
agl’occhi dell’ultimo amore

Perché da un angelo salvato
e da lui medesimo tradito

Ma ancor è tutto e niente,
regna qui calma apparente

Indifferenza

All’Inferno riposiamo
mentre gravita il peso del respiro,
di tutta l’indifferenza, su noi
così piccoli, affamati di altra
alta vita, anche se lo sappiamo
che sarà un altro girone soltanto
e non un’esistenza nuova.

Informazioni su Iannozzi Giuseppe

Iannozzi Giuseppe, giornalista, scrittore, critico letterario
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