La donna di Dio – Antologico con inediti – Poesie di Iannozzi Giuseppe

La donna di Dio

Antologico con inediti

Iannozzi Giuseppe

Martin Luther King

La donna di Dio

Tu non sai, non immagini
perché mai hai immaginato
il Caos dell’Ebreo sul Sinai
a spazzar via le sacre leggi,
le bugie balzate in arcione
ad angeli vuoti di dolore

Tu non sai quanto profonda la noia
quando ogni cosa dall’inizio sbagliata

Tu non sai che più del prossimo,
che dalla fortuna guidato ogni strada taglia,
si ama lo sconosciuto dalla terra vomitato
e Caino il cane che lo accompagna

Non immagini l’aspetto supremo
Non la immagini proprio
l’innata e ben rifinita colpa
che la schiena di Dio schiantò;
non sai, niente sai che non sia
compreso compresso e compromesso
nell’insegnamento ricevuto

Mai, mai hai conosciuto il poeta
che in perfetto silenzio
un singolo imperfetto verso scrisse
in diecimila bui anni consumandosi
Mai, mai hai saputo
che nel dolente petto d’una donna
al mondo intero sconosciuta
infine lui lo riversò

E mai, mai hai conosciuto quell’uomo
che con un semplice timido sguardo
l’imperfetta finitezza dell’infinito
in milioni di stelle la tagliò
Mai hai saputo distinguere quel Dio
che con lacrime di diamante
la donna in catene più di sé amò

Così tanta bellezza non l’hai mai vista tu,
così tanta pienezza mai l’hai conosciuta

Ho un sogno

come un dubbio mi scopri svogliato e criminale,
della vita non sorpreso – e in cielo colombe
che volano fra alari bianchezze e ingenuità
se spari, è certo, prima o poi un uomo cadrà
per non rialzarsi mai più
se spari un colpo e poi un altro in cielo, prima o poi
un uomo lo troverai ad affogare nel sangue
così è iniziata ogni guerra, quasi per scherzo
e poi i cadaveri a farsi concime chi li sa contare?

ho davanti a me un sogno,
che i miei quattro figli piccoli
vivranno un giorno in una nazione
nella quale non saranno giudicati
per il colore della loro pelle,
ma per le qualità del loro carattere
ho davanti a me un sogno, oggi! (*)

come un sogno mi trovi sconfitto e addormentato,
della morte non sorpreso – e però i passi muovo
e li scopro soppressi profondamente
in questa terra che è ancora di sangue innocente

(*) frammento estrapolato da “I have a dream”, discorso pronunciato da Martin Luther King – Washington, 28 agosto 1963

L’allegria di Napoli

Strappami in un mattone di Berlino,
portami in un segreto di Roma,
ma soprattutto dammi il cuore
e tutta l’allegria che è a Napoli.

L’amore un mostro

Ti racconterò stasera una storia assurda
Ti fumerò stasera l’amore e capirai
Vestirò stasera il vestito più bello,
e accenderò una cicca, una sola, per due note
e la butterò poi nei giorni del calendario
Stasera ti lascerò libera d’amare l’assenza

E non l’essenza del mostro che sono

Donna cannone

mi vieni accanto col tuo sguardo di contrabbando
c’è tanta gente che cammina calpestando i propri passi
e c’è tanta ombra che scaglia sassi su altra insolente ombra
ma tu, buongiorno, siamo in salvo, o dobbiamo sorridere?
e sbanda un camion, muore l’allegria d’una gonna intrappolata
nel pizzico d’un vento di bandiera, sbanda e si fa urlo addosso

un vecchio cieco si sfiata nell’epilettico fischio d’un’armonica
e la Donna Cannone promette eterno amore a Frank Lentini
e Jack Earle immortala la promessa in una poesia gigante
ma l’Uomo Mandarino scuote il capo e dice, non buono
troppe virgole e respiri ammazzati, troppo emetico – ermetico
per fortuna c’è un vecchio ubriacone che continua a sbandare
per fortuna la luna non ancora alta e la gola non a secco di vino

poi notte, poi notte verrà accompagnata dai fantasmi del giorno

morta per una distrazione, la mia risposta non l’hai sentita
te la ripeto ora che sei sulla sponda dell’Inferno a battere sorrisi
te la ripeto nell’orecchio della Morte, siamo qui e siamo freak
e i greci s’inchiappettavano e stavano bene facendoci su filosofia
te la ripeto nell’orecchio della Notte, siamo qui e siamo freak
per Dioniso, questa notte così strana è latomia che fa Eco!

regge un libro di poesie il treppiede accanto al letto
il passato mi fa però lo sgambetto, mi sbatte per terra
a muso duro; e con me nella caduta trascino un cuscino
e le sue soffici nostalgie: che abbia tutto sognato?!
mi vieni accanto col tuo sguardo di contrabbando
vesti una bandiera e il resto non lo dai all’immaginazione
e mi dici con voce di silenzio, taci, taci adesso e per sempre!

Qualche volta

Qualche volta,
quando il crepuscolo disegna stanchezza
più grande di quella che l’alma mia contiene,
scopro che soltanto vorrei un attimo di pace
o uno di guerra, perché possa finalmente cadere
la maschera della Confusione e dell’Illusione
in un sorso di buon vino rosso. Guardo poi nell’Oltre
e scopro che vuota è l’autobiografia del mio Ritratto,
e, quasi distratto, tosto volgo lo sguardo altrove
per non incontrar mai più il Riflesso mio costretto
nel vuoto del bicchiere.

Sette ballerine francesi danzano sul palco d’un carillon,
mentre uccido i sogni segnati sul calendario più vecchio di me;
e le mie mani contano dieci giovani dita e di perderne tre
non se ne parla proprio: ha bisogno il piano della mia tecnica
e dei miei bianchi denti, e pure di tutti quelli
che domani prenderanno il nero di vistose otturazioni.

Qualche volta,
quando la luce si spegne e l’alma s’affoga in un Delirio
che non so dire, solo allora capisco quando grande
l’Astuzia di Morfeo che nega del crepuscolo le sfumature
per il nero più nero della notte.

Il piacere solamente

tutti noi amiamo e moriamo
allo stesso modo
nella profondità
di due metri di negro terreno
quasi mai fertile, fatale sì

così inutile è, non trovi?
cerca il debole l’amore
cerca il debole la morte
e io il piacere mio,
il piacere mio soltanto
la morte, così facile è,
non trovi?

odiare il facile, l’inutile
diffidare del debole
perché
debolezza muove alla debolezza
chi sulla sua strada la incontra
malauguratamente
perché
debolezza muove alla fatalità
ed è da stupidi veramente amare
tutto questo, tutto questo

cercare il piacere solamente
egoisticamente

Del Male

Noi che ‘l mondo lo navigammo
al suol natio infine tornammo
colle ossa peste e gl’occhi uguali,
ma incapaci di scorger sul limine
de la cecità quanto forte il Male

Per Te

Dolce la notte si fa,
dolce l’amor se ne va,
e io che resto qua
per Te m’invento
il ballo più bello al mondo,
pienamente sconveniente

Quel che resta

I.

Quel che resta
non lo dirò
né colla voce
né col pensiero,
ché se di buffoni
ci si circonda
buffoni si diventa
presto
e non tardi

Intermezzo

Sì tardo è il mondo
perso nel suo girotondo!

II.

Per semplice sospetto
d’intelligenza,
quel che resta
non lo svelerò
né al giorno fatto
né alla notte
che sì presto s’appresta
all’implacabile mio cospetto

Netta decadenza

in foto veniamo male, c’è niente da fare
punta al tramonto il sole, io alla vita
se mi lasci adesso sarà per sempre
perché crollano le torri e mai più uguali
e il più onesto mi ha dato a una banda di marinai
e mi ha poi insegnato per tutta la notte a ballare

camminava sulle acque, io a piedi nudi
non credi sia un miracolo questo?
ancora sono in piedi e ho visto un’altra alba uguale
diversa da come la giocavo a nascondino da bambino
è tempo perso, in foto viviamo male
non c’è niente, niente che tu possa fare

reggerai le scale dei miei sguardi
o le frantumerai per farne castelli di sabbia?
tutti noi viviamo una ragione per tradire la luce del dì
e non credo tu possa essere migliore di un bambino

se gli fai lo sgambetto cade e affoga in mare
come tutti
non credi sia un miracolo questo?
come tutti, come tutti costretto ad amare il padre
come tutti, come tutti dall’utero della madre
non credi sia un’assurdità questa?

al di sopra del tempo e delle mode, con me o contro
preferisco inventarle le mode, e tutto il resto lasciare
perché
cova il seme della follia questa rivoluzione
– un perfetto segno di netta decadenza
mi capisci quando parlo o sei in brodo?

se non ho la tua attenzione eccetera eccetera
ma non ti aspettare che venga domani sul sole con te
in foto veniamo male, non c’è niente da fare
al di sopra del tempo e delle mode
in foto veniamo male, non c’è niente da fare
al di sopra del mondo e della follia

se non ho la tua attenzione eccetera eccetera
ma non ti aspettare che ti dia domani il mio Otello
in foto veniamo male, non c’è niente da fare
al di sopra del mare e delle religioni
in foto veniamo male, non c’è niente da fare
al di sopra, al di sopra, al di sopra delle leggi

Più di Cecco

Non il Mondo intero io arderei
ma il Creato (alieni compresi),
senz’alcuna distinzione imporre
alle viventi amorevoli creature
e a quelle che invece di sasso,
anche se c’ho ‘sta smania
– tremenda assai –
che mi divide eternamente,
o pompiere o incendiario.
E quale, quale la mia più sincera
(in)vocazione?

Senza paura di te

Come cane sciolto la libertà
Come cane in gabbia la verità
Mi dirai che ho tempo,
che sono giovane
Ti dirò che ho bisogno d’ululare adesso
perché han preso tutti ad aver paura;
e al vigliacco loro gioco non ci sto
Perché saltano in aria i luoghi comuni
e sempre fra le macerie resistono
con troppo facilità – con troppa felicità

Non posso non ammetterlo proprio a te
“Egoista un po’ di più, come il tuo Dio”
Riesco però ancora a esser sincero
di fronte alla nobile tua frónte sì spaziosa

Sulla riva destra del fiume
due suicidi siamesi,
con poesia e paura,
si raccontano le disgrazie
Non ce la fanno a credere
che sia toccato proprio a loro,
che si sia involata ogni felicità
al di là della corrente
Hanno bocche grandi, di sangue,
che in tutta fraternità si divorano
E dalla Montagna
s’alza il fumo in negre spire;
e il millenario suo canto intona
il Grande Mistico

Non ho problemi a farti capire
(a chiare lettere)
che sono dalla tua parte perché desidero te
Sono un marinaio ma so chi prendo all’amo
Sono un cane e so senz’ombra di dubbio
chi il mio odio merita

Legati bene a me, ne ho voglia adesso
Non guardare laggiù, il mondo non c’è
Fidati adesso,
adesso che è facile spiccare il volo

E’ il momento giusto questo,
gioca con me

Con me resta e resisti,
non hai altra scelta in fondo
E non guardare i tanti morti
che lungo il fiume scivolano
Ci son cose, ci son cose antiche
che è meglio ignorare per sempre

Informazioni su Iannozzi Giuseppe

Iannozzi Giuseppe, giornalista, scrittore, critico letterario
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2 risposte a La donna di Dio – Antologico con inediti – Poesie di Iannozzi Giuseppe

  1. Daniela ha detto:

    dici di non essere un poeta ma lo sei, venderei l’anima per una poesia tua…..
    .. la donna di dio è stupenda da piangere.

    ciao king adorato. Daniela

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  2. Iannozzi Giuseppe ha detto:

    From Me To You

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