La fama mia infamano – Antologico con 1 inedito – Poesie di Iannozzi Giuseppe

La fama mia infamano

Antologico con 1 inedito

Iannozzi Giuseppe

Franz Kafka

Sei tu ora la fallita

Ogni cosa, fragile o no,
prendesti su con te:
i sogni scostumati
e quelli ch’eran belli pure;
in compagnia
della magra mia macchina per scrivere
pagine su pagine, verginità su verginità
mi lasciasti a battere assicurandoti
che di te rimanesse ineluttabile il profumo,
la soave malignità di credermi fallito

Ogni cosa, tenera o no,
dall’alma mia spazzasti via,
perché mi scoppiasse la bile
sapendoti redenta e contenta,
al negro braccio d’uno sconosciuto
finalmente legata

Con braccia di vuotezza vestite
adesso che sto vincendo
come pitonessa torni cercando
nell’abbraccio tuo di stringermi
“Dimenticasti ieri il tuo profumo,
non posso però dartelo indietro;
son oggi poesie che odieresti,
son oggi delicatezze
che la fama mia infamano”

“La fama mia infamano, capisci?
Il cuor tuo portafogli mai sazio,
lo sai, la negra tomba lo aspetta
La negra tomba lo aspetta
Sei tu ora la fallita e l’infamata,
tu e soltanto tu quella fragile”

Uscita di sicurezza

Si vede
ma in lontananza
una, una sola
singola
uscita
Che sia
di sicurezza
anche?
C’è questo giallo
che è tanto,
che è invasivo,
che nello stomaco investe
capitale di claustrofobia
Fa presto a commuoversi,
a macinar panico la mente
colle budella attorcigliate
Quasi subito
sopravvengono conati
di chiusa libertà:
come serpenti
risalgono la strozza
e la bocca aperta
avvelenano
in semplice mutezza

Proiettili d’argento

Avrai un mondo di scuse
Avrai un mondo di amori
Avrai tutto sbagliato

Dimenticherai i giorni
Dimenticherai te stesso
Sarai tutto sbagliato

Avrai tasche bucate
Avrai storte ubriacature
Avrai occhi di sangue

Come l’assassino
che nasconde il bottino

Sì, tu avrai tutto e niente

In un giorno di pioggia
In una notte d’incanto
In un bicchiere rotto

Avrai, sì, tu avrai
Ma soltanto la tua anima
che ti a-spetta in sogno
Ma soltanto le tue preghiere
– proiettili d’argento

Dormirai, sì, tu dormirai
Ma col capo molle
Morirai, sì, tu morirai
E non sarai contento mai

Oh, quanto e quanto avrai!

Alla fine, sconosciuto agli dèi,
il mondo che ti ha partorito
si farà capriola d’aria
– aneurisma perfetto
Ed allora avrai meno di niente
Sarai meno d’un ricordo al dente

Scarpe in mano

m’hai lasciato
con le mie povere scarpe in mano
m’hai lasciato
a guardare questo cielo di pioggia
così solo mi domando
quando avrà termine tutta la solitudine
che sento in te, nel ricordo che io amo

Contrabbandiere

Rimaniamo appesi
al calendario,
alle stelle
che con passo
contrabbandiere
piano
scivolano
attraverso il cielo

Blandizie

Soprattutto
abituato
alle blandizie
plateali
siano esse
vero o no

Soprattutto
comandato
a menare
in pubblico
il bastone
sul groppone
delle lingue
biforcute

In ogni caso
soprattutto
destinato
a castigare
ogni essere
vivente
o morente
alla stessa
maniera

Implacabile la tirannia

sotto
alle faville
del vulcano
restiamo
come
necessaria
tentazione,
come
tenero
palloncino
pronto
a esplodere

perché si vive
d’implacabile
tirannia soltanto

Terra

sotto il sole
cocente
m’asciugo il sogno
in un fazzoletto,
mi pulisco la fronte,
poi la zappa
a scavare terra
per altra sterile
terra ma dal sudore
bagnata

Appena arrivato

m’hai fissato dritto in faccia, in silenzio
come se davanti a te uno straniero

sì, così fragile in casa tua all’improvviso
senza passaporto né carta d’identità

non m’hai però rifiutato un pasto caldo
né il tuo bianco letto, fresco come latte
appena munto – tutto ancora da amare

Come padrone al cane (Kafka scrive al padre)

Potrai mai perdonarmi, Padre? Ho una lettera per te,
per te che stai con la minoranza privilegiata di Praga
Non hai mai riconosciuto tuo figlio scrittore:
escluso dai contemporanei, solo Max m’ha voluto
Probabilmente morirò in silenzio, così beati noi
che non abbiamo dovuto addossarci la colpa,
e possiamo invece andare incontro alla morte
entro un silenzio quasi innocente
Perché le malattie ereditarie esistono e lo so
che morirò di natura congenita, perciò non darmi
il tuo colpevole perdono come padrone al cane

La tua lama e il mio petto

“Un uomo guidava le redini della sua libertà
lanciata al galoppo…”
Mi chiedesti il significato, scossi la testa
E la tua vigliacca lama nel mio libero petto

Cassa da morto

Amaro a modo mio, qui si muore se non lo sapessi
Per dispetto la custodia del tuo flauto qui da me:
venuti quelli che vestono l’orbace a spaccarmi le ossa
ho opposto resistenza: per cosa? Sei tornata
per un’altra amara nota, per l’ennesima indecenza
sulle tue labbra che non sono più dalla parte giusta

Amaro a modo mio, amore a modo mio e non di dio
Ho bisogno di dimenticare ogni cosa per andare avanti
La prossima volta che butteranno giù la porta di casa,
lascerò che prendano la custodia perché sia del fuoco

Ho bisogno di dimenticare l’orrore d’averti amata
Ho bisogno di riposare come se il mondo non fosse,
quindi non bussare mai più alla mia porta: non c’è niente
che ti appartenga, non c’è più nessuna cassa da morto
da portare via, perché la mia bocca è dalla parte giusta

Combattere a modo mio, amare a modo mio e non di dio

Informazioni su Iannozzi Giuseppe

Iannozzi Giuseppe, giornalista, scrittore, critico letterario
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