Pop Art! – Antologico con 1 inedito – Poesie di Iannozzi Giuseppe

Pop Art!

Antologico con 1 inedito

Iannozzi Giuseppe

Andy Warhol - Pop Art

Pop Art!

Di getto via col tempo
Nel tempo minimo d’un momento
muoiano i poeti e gli amanti tutti;
senza fiori o vane corone
si seppelliscano presto
nel profondo più profondo
dove non è terra la terra:
troppi i danni da loro comandati
perché possano esser perdonati

Ascoltate, gente!
Per minima che sia,
in una polaroid bruciata
non date loro memoria
Ascoltate chi vi vuole
come vi vuole,
ascoltate chi non ha nome
ascoltate il consiglio…
domani poi
tutti dietro al bianco coniglio

Dandy Andy
(lamento per Andy Warhol)

Hanno sparato a Andy,
preso sotto la luce del sole;
la gente gli sorrideva
soddisfatta – sfatta, fatta
In bocca gl’hanno sparato,
in mezzo ai denti lucenti
Povero, povero Dandy!

… si sapeva da tanto tempo
che gesù un semplice falso,
morto e sepolto e mai risorto
Così hanno trovato vendetta
Così hanno fatto fuori Andy

Gl’hanno spaccato il sorriso,
perché loro non sopportano
la menzogna e il vivo successo
Perché loro odiano il mito d’oro
pregato in un comune crocefisso
– fregato in un semplice falso

Povero, povero Dandy!
Si vantava così tanto
Sì fiero di sé, d’esser Andy,
non ci aveva proprio pensato
che un giorno davanti a tutti
la morte baciata – adorata
Preso sotto la luce del sole
Povero, povero Andy!

Fino alla morte, fino a te

Con sé ha preso il poco che gli lasciasti di te
Amava una donna, amava troppo, finì male
E’ adesso un uomo che batte la strada,
una méta non ce l’ha, una vita non ce l’ha
guardando nel portafogli la foto tua intristita

Te lo disse al primo incontro
che aveva solo il cuore e niente in tasca
Te lo disse con una rosa di fiamme
che soltanto avrebbe potuto darti il suo petto
Te lo disse così tante volte, così tante
Te lo disse fino a ucciderti nella noia

Con sé ha preso davvero il minino
Tutto il resto l’ha lasciato a te sul cuscino

E’ adesso un uomo che alza il pollice
pregando d’incontrare la mano di dio al volante
E’ adesso lontano mille miglia da te,
alza il collo del cappotto, fra le spalle incastra la testa
e prega dio che un killer faccia fuori la sua faccia

Guardando nel portafogli la foto tua intristita,
ancora ti uccide nella noia dei suoi sogni
A tutti gli sconosciuti ripete che sei la sua bambina
A tutti ripete le stesse parole perché altre non ne sa

Ha preso con sé davvero il minino
Né con te né col suo fantasma è stato onesto
Non ti ha lasciato davvero niente di niente
perché a tutti ama ripetere che sei tu la sua bambina
Perché a tutti ama ripetere che sei tu la sua sola vita

Te lo disse al primo incontro, fino alla morte
Amava una donna, amava troppo e finì male

Te lo disse al primo incontro, fino a te, fino a te
Amava una donna, amava troppo e finì male

Te lo disse al primo incontro, fino alla morte
Amava una donna e alla fine finì davvero male

Te lo disse al primo incontro, fino a te, fino a te
Amava e alla fine si finì in te, in te, in te

Sette lacrime

Leonora, sempre gli stavi alle costole,
con voce di primavera lo scherzavi
E lui: “Ma come può essere disgustoso,
non mi sono ancora spogliato …!” (*)
Non era uno stallone, era solo un uomo,
ma a letto la sapeva accendere la tua risata

Fu per te una vera sorpresa scoprire
che aveva un segreto, che ti tradiva
Fu dura realtà quella sotto il cuscino,
una pistola carica, sette proiettili d’oro,
uno per ogni giorno della settimana

Quella notte che sconfitto uscì dal tuo letto,
oltre il confine del Bosco Incantato lo seguisti
Scopristi che aveva lasciato dietro di sé
tracce di sangue impossibili da seguire
Scopristi che fate e folletti amava ammazzare
Non avevi però in mano la Prova Suprema
che fosse colpevole dei delitti che gl’imputasti

Leonora, sempre gli stavi alle costole
e con voce di primavera lo scherzavi
Ti eri forse persino affezionata a lui
come a un cucciolo di favole bisognoso
E forse ti piaceva pure la sua faccia buffa,
quel suo modo sì particolare di raccontare:
a letto la sapeva accendere la tua felicità

La notte che nel tuo letto morì sconfitto,
con l’indice sul petto le costole gli disegnasti
Quella notte di confine che non sai dimenticare,
scopristi sette fresche lacrime e aghi di pino
E la tua risata ch’era felicità nel pianto morì,
forse perché non l’amasti come avrebbe meritato
Perché se ti tradì, fu per dirti ch’era un uomo

Leonora, sempre gli stavi alle costole
Con l’indice gli disegnasti tutto l’amore per te,
tutto il suo amore per te perdendolo per sempre

Colpevole d’averti amata ogni notte a modo suo
Nel tuo cuore però non una amorevole certezza
che fosse colpevole dei delitti che gli disegnasti
Così ridesti, ridesti sette isterici pianti al giorno
per il resto della vita, per il resto della tua vita

Se per la morte ti tradì, fu ogni notte a modo suo
Così ridesti, ridesti sette buffi pianti al giorno
per il resto della vita, per il resto della tua vita

(*) da “Una commedia sexy in una notte di mezza estate” – battuta di Woody Allen

Giorni di pioggia, di sole

Lui zoppo ma lievemente
Lei cieca ma dolcemente
S’incontrarono che pioveva forte
perché anche per loro fosse il Sole

E’ possibile che…E impossibile che…
Un passo avanti oltre il buio, ti aiuto io
Un lettera d’amore, la scrivo io per te
Pareva facile insieme in due resistere,
fingere per un momento d’esser normali
E invece il mondo ancora contro

Lui era, lei era,
e il mondo lo stesso, sempre
Facilmente si lasciarono,
alla cieca zoppicando
in un giorno di sole
che le pozzanghere le bruciava
Cadere si lasciarono
in un mondo di solitudine
che non sbiadiva

Lui zoppo ma dolcemente
Lei cieca ma lievemente
Le previsioni del tempo leggono
Da due opposti capi del mondo
sospirano: solitudine in giorni
di pioggia, di sole, di niente

In tivù con Gesù

Gesù viene bene in tivù
Suvvia, cambia canale,
passa dal porno alla preghiera
Gesù viene bene in tivù
Lo dice perfino il cane

Che aspetti? Vieni in tivù
Non pensarci su,
staccagli una pompa
come ti chiede
mentre t’introduce
nella sua lunga limousine
Che aspetti? Vieni con Gesù

Nel braccio della morte si gioca l’ultima partita
E in tivù danno l’evento nazionale dell’anno,
le ragazze pompon e Colombo in un delitto perfetto
e mille morti il quattro di luglio e un girotondo
Che aspetti? Perché ci pensi su? Vieni in tivù
Che aspetti? Perché ci pensi su? Vieni con Gesù

Dal Vietnam alla Guerra del Golfo fino in Iraq,
Gesù è sempre stato accanto a te, sempre,
sempre a darti il suo bacio di Giuda, sempre
Lo dice il mio cane, lo abbaia ai quattro venti
Gesù viene, Gesù viene bene in tivù, sempre

Che aspetti? Vieni in tivù
Non pensarci ancora,
mettici su una pietra
come ti chiede
mentre t’introduce
nella sua profonda, profonda tomba
Che aspetti? Lasciati tentare da Gesù
a quattro zampe, lasciati andare

La morte viene bene in tivù
Suvvia, cambia canale,
passa dal porno alla preghiera
La morte rende bene quaggiù
Lo dice perfino il cane

IL POZZO, LA LUNA E LA BOCCA

Mi ripeteva lei ch’ero ancora giovane
Tacevo io, muso basso simulando un sorriso
M’assicurava lei ch’ero un figlio di dio
Tacevo, sguardo alla luna a trentadue denti
E pensavo agl’anni miei
al filo dell’argento sottoposti

Ce l’hai un sogno?
Ce l’ho ben nascosto – o la borsa o la vita!
Ce l’hai un amore?
Ce l’ho ben nascosto – molto oscuro
C’e l’hai una canzone?
Ce l’ho nella tua voce – o la borsa o la vita!

Mi ripeteva lei troppe cose tutte insieme
Mi chiedeva lei cose fortemente intime
Lei era lei, non conosceva i denti del vampiro
Lei era lei, non poteva ancora immaginare
che dalla bocca mia mai più tenerezze d’agnello

Profondo il pozzo,
lontana la luna nel suo specchio

Ti svelerò un segreto,
a patto che tu lo non dia ai quattro venti
Ti darò un bacio,
a patto che tu non vada giù al villaggio

Ce l’hai un sogno, un amore e una canzone?
Un uomo di poche parole sono,
certe cose meglio non saperle
Ce l’hai un sogno, un amore  e una canzone?

Una vecchia scimmia sulla schiena sono,
un cammello passato per la cruna dell’ago,
un dispetto, un pettine e un chiaro di luna:
quel che si dice uno scherzo riuscito così e così
E questa notte il pozzo è profondo e oscuro
E la luna è stata dalla mia bocca tutta bevuta

E tu, un sogno, un amore e una canzone?
o una vergine speranza?
Forse il mattino fra qualche ora sarà!

Ti lascio un segno, un bacio e un segreto

Mi ripeteva lei ch’era troppo giovane
M’assicurava lei ch’era vergine senza peccato
E cedetti alla fine e la baciai,
e la baciai alla mia maniera, alla mia maniera
E la feci tacere, la sua innocenza la uccisi,
per sempre, nel pozzo della mia bocca

Più non tornerai al tuo piccolo villaggio
Più non sognerai i tuoi capelli al vento
Perché ti ho presa in un sogno
Perché ti ho presa in un bacio
Perché sai ora tutto di me, il mio segreto
Perché per sempre porterai il mio segno

Santo e Tiranno

Come il più santo dei tiranni
negro sangue ho pianto
dall’orecchio sinistro;
colla sola forza della mutezza
ho strappata la catena d’oro
che al marmo mi teneva legato

Mi guardo adesso d’attorno,
scruto questo oscuro mondo
senza provar sorpresa o amore
per le pazze creature di dio
– per le affilate loro lingue
fragili di diabolica mortalità

Rosa di rugiada

Spero tu voglia perdonare
la mia, sì la mia, di intelligenza
Spero tu voglia smaniare
la mia, sì la mia, di vòglia
perché tanta ne ho e l’ho portata
con me via sino al mercato
per svenderla alla prima Bella
che a me con una rosa di rugiada
un bacio sulle aride mie labbra

Come Drella

Per amore, per passione, a volte, per scacciar la noia che nell’alma covo, distribuisco poesie a ogni donzella che incontro sulla strada: di questo passo farò la stessa fine di Andy Warhol. Qualcuno lassù mi ama, e a suo modo mi vuole famoso se non proprio poeta. C’est la vie, Drella!

Informazioni su Iannozzi Giuseppe

Iannozzi Giuseppe, giornalista, scrittore, critico letterario
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