Lupo Grigio e Lupo Biondo. Una storia di fondamentalismo cattolico

Lupo Grigio e Lupo Biondo

Una storia di fondamentalismo cattolico

Iannozzi Giuseppe

ali-agca

Tutti lo chiamavano Gesù l’Esseno. Era alto, segaligno, il volto severo, occhi celesti di ghiaccio incorniciati da una cascata di capelli biondi, e gli zigomi nascosti sotto il pelo d’una pallida barba, ma giovane come il grano appena nato e non ancora maturo. Tutti sapevano che Almirad era un estremista della nuova Destra; si vociferava fosse stata la sua mano ad armare quella di Alexander il Tedesco. C’era mancato davvero poco perché Sisto Sesto venisse fatto fuori. Ma il diavolo ci aveva messo lo zampino, e se l’era cavata a poco prezzo, mentre Alexander s’era beccato una bella condanna, che però solo in parte aveva scontato…

Adesso il Vaticano era posseduto dal diavolo in carne e ossa, e Almirad lo sapeva bene. Sin troppo. Dopo la dipartita di Sisto, il Boiardo aveva riportato la Chiesa in un clima ben più che medioevale e ben peggiore di quello sotto l’egida di Sisto Sesto, operando con assoluta fede littoria sempre nel nome di Dio. Se Alexander era Il Lupo Grigio, Almirad era Il Lupo Biondo.
Tutti lo chiamavo Gesù l’Esseno e tutti Il Lupo Biondo. Quando qualcuno gli domandava se fosse vera la leggenda che lo voleva come Colui che aveva armata la mano di Alexander, l’Esseno si limitava a stringere gl’occhi fino a ridurli a due sottili mirini che piantava addosso all’interlocutore. Non negava, non diceva nemmeno un . Come tutti gli estremisti, anche Almirad era un fanatico capriccioso: il più delle volte amava parlar poco, ma se aveva alzato il gomito allora si dannava anima e corpo per rocambolesche avventure, come quella che lui, l’Esseno, era uno stipendiato dell’ex Unione Sovietica. Tutti lo ridevano, ma solo se sbronzi e se Almirad prossimo a stramazzare al suolo. Quand’era lucido, l’Esseno era una fanatico, un razzista, che propagandava la purezza della razza, una purezza che a suo dire s’era perduta col tempo a causa della fornicazione delle genti. Gli dava disturbo persino che un uomo avesse una carnagione troppo mediterranea, abbronzata.
L’Esseno era pallido, la sua pelle era color del latte. Era così biondo ed esile che sarebbe stato facile scambiarlo per un albino.
“Nulla è eterno, né potremmo crederlo.”
“Maestro, perché bestemmiate?”
”Bestemmia, quale bestemmia? La verità: vestirsi da capro?”
“Un tempo eravate gentile, questo so.”
”Adesso non lo sarei più allora! Ti dimostra questa tua visione di me che nulla è destinato ad essere eterno né per una qualche eternità. Credere che possa esser diversamente porta all’errore.”
“Porta a Dio.”
”Dio è un errore!”
“Quella volta, Sisto si salvò. Un miracolo. Il proiettile gli passò proprio vicino al cuore. La mia mano non ha tremato, Lupo Biondo, lo sai che non ha tremato un solo momento.”
“Dio muore pure lui se gli spari bene in fronte. Quando toccherà al Boiardo non ci sarà nessun miracolo. Basta prendere meglio la mira, sparando alla testa. Puoi credermi sulla parola, Lupo Grigio. Perché tu mi credi, non è vero?”
“Come sempre. Per sempre, mio Signore Almirad. Ti devo la vita: mi hai tratto in salvo, fuori da quella prigione di brago e topi. Tutto quello che sono t’appartiene.”
Le ombre dei due uomini nel boschetto tremolarono sotto la carezza d’una luna d’argento appena spuntata da dietro un sipario di negre nuvole.

Informazioni su Iannozzi Giuseppe

Iannozzi Giuseppe, giornalista, scrittore, critico letterario
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