La bellezza un coltello a tradimento. Antologico con 4 inediti

La bellezza un coltello a tradimento

Antologico con 4 inediti

Iannozzi Giuseppe

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LA FINE DI UN AMORE

E quando la fine d’un amore,
chi può dirlo, chi?

Si fa vergine la poesia
– forse complessa malinconia:
si tinge di rosse proiezioni?
Chi può dire quando la fine?

Eppure c’è, è necessità
Non ammette deviazioni,
solo a breve termine condizioni
come la vita in un attacco di cuore
Come la morte in un abuso di vita

Dieci baci bastarono, furono
abbastanza in questa stanza
Dieci baci si sfidarono
fino all’ultimo fiato
E tu – quando in ginocchio caduto
sol più reggevo una bianca poesia
di niente – m’invitasti a risollevarmi
perché avevi un cappellino nuovo
e ci tenevi davvero tanto
che lo vedessi coi miei occhi

Quando le parole non servirono,
servirono i nostri baci
e la formula, quella dell’addio,
qui dove il sangue scorre in un tango
– nel fango dei ricordi calpestati
e ai piedi solitari per sempre incatenati

AMORE BUFFO

Oh, amore buffo, amore tenero,
dimenticato in un bagno di efelidi
sul tuo nudo petto di baci abbuffo

Fra le tue gambe la cortesia vorace,
e nel cuore quella che dimentica ogni voce
sia essa d’amor patita o di grazia impartita

Si è come sui banchi di scuola
a incidere strali e cuori sul crudo legno;
poi, domani, dio ci penserà a metter dei ripetenti
nei ruoli che furono nostri ma non per esclusivi
pentimenti

VOCI FRA I DENTI,
FRA I VENTI

M’hanno raccontato
che vivi oggi da sola
lontana
in una landa desolata
dove soltanto il sole
ogni tanto
con timidezza s’affaccia
Paglierino
piano ti lava i denti
già troppo bianchi

Una volta al mese viene
a trovarti un corriere:
sempre ha con sé una pistola
di tartaro giallo
e una paura legata al collo
che non l’abbandona mai

M’hanno raccontato così
Non so se sia vero,
se sia giusto credere alle voci
che il vento sussurra all’orecchio
mentre sorrido allo specchio
il vuoto d’una bocca sdentata

FACCIAMO I NOMI E I COGNOMI

E che c’avrai mai stamattina
Lo so, lo so che tutto scorre
Lo so, ti lascia sulla via in malattia
a dar retta alla faccia d’un criminale

E che c’avrai mai stamattina
La faccia t’assomiglia a un sorriso
da orecchio a orecchio,
non è però un portafortuna
Parli e resti muta e ti conti le dita,
i giorni che t’hanno tradita
per questa vita, per questa amnesia
che è tua ed è sale sulla ferita
Sulla ferita così simile alla mia

E che c’avrai mai, che c’avrai lo so
Facciamo i nomi e i cognomi
E piangono tutti per te, per me
E che c’hai lo sai: è tua la mano
che dal deserto spreme lacrime
E che c’hai lo sai: è tua l’anima
che trattiene quel sorriso così aperto
che fa male

Che c’avrai!
C’è il sole e picchia forte
Mi ricordi che era pure per me
E lo so, la conosco bene la colpa
e la storia del signore che prese la croce
per giocare in cielo un faccia a faccia,
per mettere una croce sulla croce
E che c’hai lo sai: la luce prende ombra
E che c’ho lo sai, e che c’ho lo sai

E’ che è così, testa o croce
E’ che è, e non basta il via in un amen
E’ così, anche se non l’hai accettato mai
E’ che è così
E che vuoi che sia!
Ma mai sia quel che sia

IL DOMANI ALL’ORIZZONTE!

Non ci serve
la cura né la morte:
c’è già questa poca vita
a farci tribolare
in opachi giorni di sole,
in riflessioni celesti
che son povere
esangui pozzanghere.

Non ci serve
il sangue:
l’acqua e il sale
sono l’importante.

Noi
che mortali siamo
semplicemente
il vivere lo anneghiamo
nell’equoreo specchio
salvandoci,
scivolando (forse)
in ginocchio
fra le pazze pozze
lasciate a prosciugarsi
nel nostro amaro amare.

Molto semplicemente
ci serve un mare pieno
che sia ancora da scoprire,
un andare al di là dell’amare.
Non ci basta mai la vita
che in affitto abitiamo.

Che sia un dì di tempesta
il domani all’orizzonte!

PAROLE

Parole:
son le mie,
oziose,
innocue nostalgie
e anestesie

Parole:
son le mie,
non valgono
trenta denari
Inutili sono
a me
come ai bari

FRA CIELO E TERRA
IN SOSPESO

E’ il tempo
finalmente:
fra cielo e terra
ha un conto
in sospeso l’anima
con l’uomo mortale

Ricordo
un ricordo dannunziano
e una freccia di cupido
Distolgo
lo sguardo
e capisco quanto stupido
l’uomo
che raggiunse le stelle
e la loro polvere
per poi far la guerra
qui dove il sangue
s’impasta con la terra

Un tempo
maledettamente indecente;
piove dal cielo
fitta schiera di strali
e marciano gli uomini compatti
per abbracciarsi in battaglia
e subito morire – sepolti
e dimenticati
in questa polvere di terra

UN’ALTRA NUDITA’

Quanta notte
costringe la notte
a farsi buia e profonda
fino al limite oscuro della fine

Quanti respiri
E quanti sospiri
– a bruciapelo ingoiati –
che non sapevamo d’avere
E la sigaretta dopo l’amore
E i tuoi occhi lacrimanti
che però bruciano
e son brace di braci
mentre accarezzo la tua nudità
in cerca d’un’altra verità

COLTELLO A TRADIMENTO

E le tue labbra così belle…
Le tue fantasie così intense
preferirono all’alba chiara morire
Perché ogni gesto solo un bordello
Perché ogni vuoto di parole
tremendo gelo da sopportare
Così diedero il passo avanti
come chi sa che ritorno c’è e non c’è
E la bellezza un coltello a tradimento
che si fa uguale a quel mostro
che ognuno di noi cova dentro,
in segreto, nell’anima dicendola
eterna e sentimento d’agnello

[senza titolo]

Sempre veniamo uccisi
dentro al nostro respiro
dal nostro vuoto sguardo
nel nulla perso;
o veniamo condannati
a cent’anni di solitudine
per esserci detti diversi,
disubbidienti,
contro le regole

CHAMPAGNE!

Della gioia, della gioia
in un calice di champagne
Berremo alla gioia con gioia
Poi il vetro lo daremo al fuoco
per riscaldarci maggiormente

[senza titolo]

“All’Urbe”
dissero loro,
su Roma puntate”:
nell’Urbe è
il ghetto. E
ci maledissero

Ma dalla neve
e dalla cenere
un bacio
m’ha salvato:
era il tuo cuore
che faceva battere il mio
sepolto
sotto ad altri cento
battiti arrestati

Informazioni su Iannozzi Giuseppe

Iannozzi Giuseppe, giornalista, scrittore, critico letterario
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