Spanish Eyes e altre storie. Antologico con un inedito

Spanish Eyes e altre storie

Antologico con un inedito

Iannozzi Giuseppe

Pasolini
OCCHI SPAGNOLI

Occhi spagnoli, Occhi spagnoli,
tu che sulle labbra mie addormentate
ora piangi, sai forse dirmi quanti eoni,
quanti ancora dovranno darsi la fine,
quanti baci dovranno ancora morire
perché possa in petto la vita tornare
a pulsare?

Come vedi dormo:
vento e ricordo sono,
occhi d’un passato mai passato
che sempre mietono paura

Occhi spagnoli,
fa sempre freddo qui
Interminabili i giorni si sciolgono
per tutte quelle notti
che mai ho vissuto
fino in fondo come un assassino

I passi tuoi leggeri
in lontananza l’Eterno fendono,
la causa del saggio Ebreo piangono
E non mi fa contento
l’immutato canto nella tragedia perso
– più tremendo di quand’ero qui vivo,
e assente, presente e assente
davanti al tribunale dell’Inquisizione

Ancora il dolore graffio indarno
per scacciarlo via mentre qui riposo:
ma è la tua mano nella mia raccolta
Hai detto ch’era tanto fredda
e che davvero non sapevi che fare
E neanche io sapevo,
Occhi spagnoli, neanche io sapevo
quanto vitale per me ogni tua carezza,
quanto ogni tua studiata leggerezza

Lo so adesso
e più non ho tempo
per riposare nel morire,
per morire nel morire
Adesso lo so, adesso lo so
che dalla morte risorge
soltanto chi vuol risorgere
il tempo e le croci bruciando
La vita mia nata ieri morta
alla tua vuole accompagnarsi
anche se in piena solitudine
s’apre la strada
dentro al tenero tuo petto

Adesso lo so, adesso lo so
che da sola non ti posso più lasciare

Quanti eoni dovranno trascorrere,
quante morti dovranno risorgere
perché possa in petto la vita tornare
a pulsare?

LA MIA CAREZZA

In un soffio
una carezza
che attraversi
cuore e mente
– dolcemente -,
perché dia vita
alla vita

Col sogno
che portiamo
da mane a sera
– bagaglio di soli
e di notti, fiato
dei nostri polmoni -,
semplicemente
la mia mano stringe la tua
e su te si posa,
una foglia dal vento portata
e nel mondo navigata

Così teneri
ci ricorderemo al mondo,
alle tante lacrime
che le ère hanno visto
in chi come noi, prima di noi
Così eterni saremo sempre
per la bellezza che amiamo

NEVE AL SOLE

Quando rivedrai l’uomo
che ieri amasti,
lo saprai neve al sole
Quando mi piangerai
per l’ultima volta,
sarò io l’ultima verità
tra mille stelle alpine
che nascono sotto il peso
dei tuoi piedi a camminare
questa terra di speranze
nel sangue sconfitte e tradite

DOPO DI NOI

Dal tempo spazzati
nebbia rimaniamo,
solo un favore dato
a chi dopo di noi:
una quasi memoria
in un’uguale rabbia
piegata piagata
Spezzata

R.I.P.

L’assoluta solitudine
non esiste
né esiste
il fragile suo corpo
Esistiamo però noi,
cadaveri in vita

REGINA IN AUTUNNO

Il cancello del giardino
con passo stanco attraverso
e infine piano piano busso
alla porta che muta rimane
Ad attendermi un turbine
di foglie sullo zerbino arcobaleno
I gatti mi si fanno dappresso
Miagolano forte,
nelle tasche infreddolite
cercano le mie mani;
sotto il mento faccio loro una carezza
e subito fuggono via dispettosi,
egoisti e felici, a modo loro
più coscienti di me delle stagioni,
degl’amori consumati a lume di candela

Imprecando, di nuovo busso
Chiamo il tuo nome,
ti chiamo Regina
Risponde abbaiando il silenzio
Con la coda fra le gambe
come un fesso rimango sull’uscio
Con il pugno chiuso busso allora duro
fino a sbucciarmi ben bene le nocche;
non rispondi, ma dispettoso
un riccio di castagna mi becca in testa
ricordandomi che è l’Autunno,
che nel bosco ti devo cercare

UN MOMENTO

nell’abbraccio fiorito
son morto simile a uno spavento

nel tuo abbraccio nel cuore intinto
solamente ho cercato un momento
di negra serenità se non la verità


VENTO AL TRAMONTO

Vento,
imperturbabile vento,
tutti i nostri sogni soffierai via
oltre la linea del tramonto
là dove il sole
si spenge sulle soglie
d’ogni casa?

Si partoriscono doglie
e polvere di arcane storie
quando ci apprestiamo al ritorno
intorno al focolare domestico.

Sole così tanto solo, un ostinato
sbrecciato muro ti resiste
e non cede al tuo sguardo di fiamma
– all’ultimo tepore sulle ali del tempo
giunto a pesare sul suo limitare -,
mentre noi si sta a pensare al domani…
alla nuova luce che ci vedrà sempre qui
al nostro posto, giusto un po’ più vecchi
ma col cuore di speranza pieno.

Vento, soffierai via il domani
per farlo prigione nelle ore del crepuscolo?
o ti contrarrai in un’improvvisa commozione?

A noi, che amiamo ieri come allora la vita,
lascerai almeno un tenero corpuscolo
di vita – il seme di un nuovo germoglio
per tutti quei campi che solo attendono
di rimettersi nel biondo abbraccio del grano.

Così io spero per noi.

SENTIMENTO AL SENTIMENTO
(su un pensiero di Pier Paolo Pasolini)

Lo ripeto e lo ripeto ancora
con piena umana coscienza:
alieno dalla violenza, sempre,
spero d’esserlo ancora e di più
nonostante il tempo e la viltà
che è in questa nostra storia
allo sbaraglio di sé invasata.
E spero che mai più si debba
scendere in piazza a morire.

Noi abbiamo il nostro vivere,
la forza della ragione,
un mezzo di lotta umano
che è un rispondere
con coerenza,
con resistenza fisica e morale
al male imperante – dilagante.

Che sia la ragione
la naturale ragione
del nostro resistere in piedi.

C’è che dobbiamo lottare
senza perdere un colpo,
senza desistere mai,
anche se è sporco fango
quello che è preso sotto i nostri passi
ingoiati dal Regime dell’Intolleranza.

Mi guardo d’attorno
con la morte addosso;
scopro che gli avversari
– che noi, a testa alta,
dobbiamo affrontare
criticamente e razionalmente –
sono tanti deboli
poliziescamente forti:
non potranno mentire
e mentire in eterno per un’esistenza
di abusate lacrime da coccodrillo.

Mi guardo d’attorno con la vita
che piano mi scivola addosso
in uno scoop giornalistico di sangue:
e capisco, e spero ancora che un giorno
saranno chiamati a rispondere
– prima o poi –
alla ragione con la ragione,
alle idee con le idee,
al sentimento con il sentimento.
Poi, forse, finalmente taceranno.
Poi, forse, alla fine
il loro castello eretto su ricatti,
violenze e menzogne crollerà
completamente distrutto.

GIOCHI DI GUERRA E DI TERRA

ti potrei confessare e confezionare
un segreto da nulla
non oso però questo coraggio masticato
con la sola forza della vanteria

ti potrei semplicemente dire ch’ero giovane
e pure un po’ bello e tanto arrogante
e che poi il tempo ha falciato l’argomento
così oggi mi trovi più vecchio di come mi conoscevi

e lo sappiamo entrambi, amore sul nascere,
che oggi non potresti mai amare un rottame
e la fame dei suoi lombi senza cervello…
non come allora con lo stesso ardore

ha masticato il tempo ogni mio brano fino all’intimo
e non s’è accontentato d’arrivare alla carne sull’osso
s’è spenta la mia spada di fuoco tagliando il vento,
affrontando giochi di guerra e di terra
sempre e completamente da solo

e adesso, amore sul nascere, te lo devo confessare
che siamo nati l’uno dentro all’altra per morire
con il rimpianto di non esserci sporcata l’anima
fino in fondo

e adesso non te lo posso proprio più tacere
che nei nostri solitari sguardi solo sgorga un muto pianto
per tutti quei giochi di guerra e di terra
che non abbiamo destinato alla fragilità
delle nostre giovani spalle

ti potrei confezionare un nulla
e arrangiartelo simile a me
e sospetto fortemente d’averlo fatto
osando sterile gioco di guerra e di terra

vedi! sono solo annoiato
al pari di tutti gli uomini del resto
e che tu lo sappia è davvero futile

sono però pronto a ripartire da me
e forse è poco, e forse è niente
ma almeno sono pronto, almeno sono spento
e poi chissà come e dove, e poi con chi
con tutta la confusione che c’ho in testa

EROSIONE

Di sognare non posso smettere
Apro la pòrta, chiudo il cuore
al vento, all’erosione che porta

E’ l’amore questione di spiragli aperti
e chiusi, e mai è del tutto vero – chiaro

Te l’avevo detto in un sussurro
quand’ero entrato nella tua vita
che avevo grandi progetti per il futuro
Ti avevo avvertita per tempo
quando fra le tue gambe m’hai ospitato
che amavo la libertà più d’ogni èra

Un giorno mi rimproverasti
aggiustandomi un ceffone dritto in faccia:
leggevo Sade e ridevo della Sventura,
mentre puntavo lo sguardo vuoto di gloria
sulla tua macchina per cucire
Di pietra rimasi davanti ai tuoi occhi
come un uomo in preghiera, in ginocchio
Su un solo ginocchio però
E ti ricordai che la mia altezza era un dono
e una disgrazia senza né dolore né stupore,
perché si consuma l’amore fra altezze
e profondità inespresse – incomprese

Un giorno t’amai davvero troppo
regalandoti un vestito nuovo di pizzo bianco;
ma con una mantella nera tosto lo copristi
quasi volessi farmi capire che non eri pura
come io t’avevo disegnata fra i cumulonembi
delle mie leggere fantasie
Ti sciogliesti in nudità davanti ai miei occhi
come una donna che tutto il meglio di sé ha dato
e nulla in cambio ha ricevuto
Mi ricordasti poi che la tua bellezza era un dono
e una disgrazia senza né dolore né stupore,
perché l’amore si consuma fra bianchezze
e oscurità inespresse – incomprese

Non possiamo smettere di sognare
Apriamo le nostre rispettive porte,
diamo in pasto l’eternità al vento,
all’erosione di quel tempo lontano
che fu per noi tanto contento

Ma oggi – divisi – lo sappiamo
che l’amore si apre e si chiude,
che si consuma fra altezze
e profondità inespresse – incomprese
…che si consuma fra bianchezze
e oscurità inespresse – incomprese
Però sempre con immutabile dolore

Informazioni su Iannozzi Giuseppe

Iannozzi Giuseppe, giornalista, scrittore, critico letterario
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4 risposte a Spanish Eyes e altre storie. Antologico con un inedito

  1. Lady Nadia ha detto:

    Capolavoro. Davvero.

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  2. Iannozzi Giuseppe ha detto:

    La prima è inedita, nuova di zecca. Non so neanche io il perché e il percome, ma è venuta: una poesia d’amore, in generale, ispirato da non so bene neanche io, diciamo dalla bellezza femminile in generale. Le altre le scelte dal mio immenso archivio personalissimo. Il risultato è quello che hai letto.

    Sì, sono soddisfatto, tanto più che sono parecchio piaciute a chi di poesia ne sa ben più di qualcosa.

    Grazie, cara Nadia.

    Beppe

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  3. Lady Nadia ha detto:

    E fai bene!

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  4. Iannozzi Giuseppe ha detto:

    Penso proprio di sì: scrivere è soprattutto lavoro di riscrittura. Una virgola fa la differenza, una enorme differenza.

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