Amori a vapore – Poesie di Iannozzi Giuseppe

Amori a vapore

Iannozzi Giuseppe

treno a vapore

CRONACA NERA

un pensiero sdolcinato, uno solo mi basterebbe
per tirare avanti almeno un poco ancora

ho chiesto a un buffone dov’era il mio amore
m’ha risposto con un cenno vago della mano
m’ha invitato a comprare una tonnellata di palloncini
se ancora avevo intenzione di campare bene
o anche solo così, giusto per il gusto d’andare avanti

mio fratello guarda Goldrake, io la cronaca nera
– con un nodo alle budella, con un cappio al collo –
e in strada piovono rane verdi e il cuore di Verlaine

dovrei proprio far qualcosa per questa mia testa sballata
l’appoggio al cuscino e lo sento duro come ferro di rotaie
il macchinista dice che non c’è niente da fare
e che devo continuare a bruciare carbone se voglio arrivare
ma io, davvero, non lo so se c’ho voglia di trovare la Stazione
perché, in fondo in fondo, penso che ogni rivoluzione è pazzia
e così mi passa la fantasia
non però l’idiozia e un forte singhiozzo

mio padre litiga con la sua donna – è ormai tanto tempo
che non vanno più d’accordo, non ce la fanno a stare lontani

mio fratello spegne la tv, io però non ce la faccio con la nera
e continuo imperterrito a sfogliare le pagine come fossero la vita,
quella mia – e capisco che l’autunno è vicino più del mio pensiero
e vedo gli alberi perdere le foglie nell’imbrunire sul crepuscolo

vesto una vecchia tuta tutta nera e continuo a dar carbone
i muscoli stanchi a ogni colpo di pala e io testardo
e io a dire che ogni rivoluzione è un faccia a faccia di fuoco
e che bisogna avere tanto coraggio o stupidità per sparare
e poi far finta di niente e continuare ad amare Poesia

un pensiero sdolcinato, uno solo mi basterebbe
per tirare avanti almeno un poco ancora

ho chiesto al pasticciere dov’era il mio amore
ho chiesto al macchinista dov’era il mio colore
più profondo della notte
entrambi m’hanno indicato un dove che è oltre
la Stazione
ma io lo so che ogni rivoluzione è un faccia a faccia
ma io lo so che bisogna avere pelo sullo stomaco
e pure sangue freddo e caldo allo stesso tempo
così credo che continuerò a dormire sul mio cuscino
che è duro, che è duro più di me e della Poesia Tutta

DORMENDO DORMENDO

dormirò, come so
dormirò, lontano lontano
immaginando l’abbaglio
tornando sul mio sbaglio
dormirò, adesso lo so
che morirò

e questa sera che vengo qui
trovo sempre il tuo abbraccio
e il mio occhio fattosi di ghiaccio
mentre piano stringo il tuo polso
e con un anello di fuoco e di freddo ti lego
ma tu, con le tue parole, mi dici che,
che questo amore è iniziato da sé
e che il mondo di fuori è fuori di testa
e che sarebbe meglio per noi
se restassi intorno al fuoco con te
per sciogliermi il cuore almeno un poco
e dividere il poco che c’è
insieme un bicchiere di barbera
e un po’ di pane integrale

e questa sera che vengo qui
trovo sempre l’amore che so
dove dormirò, dove morirò
sempre sbagliando mai sbadigliando
anche se è un abbaglio nel fuoco
anche se è un’ombra che muove nebbia

e questa sera
e questa cera sui nostri visi
si scioglie piano
così adesso lo so, adesso lo so
che per te sempre morirò
di freddo e di fiamme

e sì che lo so
che sempre ti…

LONTANO, VIA

alla fine
sempre finiamo
col mischiare l’orrore
che ci porta di notte il sangue
con quello più terreno
che scivola di giorno in strada

svegliandoci poi
sempre in pigiama indaghiamo
della nostra identità i vicoli ciechi
come fossero della verità le vene

nell’ombra delle braccia
sopra alla testa incatenate
ci nascondiamo
quasi volessimo proteggerci
come uccellini

… come uccellini
che sotto le loro stesse ali riposano
quando le brune foglie le scuote l’autunno
perché sia il vento a spazzarle via, lontano

ANGELO, ANGELA MIA

L’avevo intuito
che saresti andata via
L’avevo previsto
che saresti sfumata via

Nei lunghi silenzi
– interminabili -,
sapevo e tacevo

Farai oggi un pacco
di tutte le tue cose
e dentro a una valigia
stretta stretta
le costringerai
Con un nastro rosa
ogni cosa legherai
e il cuore lo affiderai
a un trenino spento
– sulle rotaie fermo
E io solo potrò osservare
il cuore tuo che se ne va
e che mai più tornerà
qui da me, dove io sono
da solo insieme
allo stupido mio egoismo

L’avevo intuito
che mai saresti stata mia
L’avevo previsto
che il tempo t’avrebbe giocata
e con sé presa,  
perché eri troppo bella,
troppo davvero

Nei lunghi silenzi
– interminabili -,
sapevo e tacevo

Speravo però che una poesia
ci sarebbe stata ancora sulla mia via
Speravo che un ultimo bacio
ci sarebbe stato prima dell’addio
Perché lo so che questo non è un
Arrivederci, Angelo, Angela mia

SOGNI DI CRISTALLO

così è il mondo dei lettori
e degli autori
un giro di solitudine
uno di ingratitudine
e un altro e un altro ancora
e un bicchiere infranto…

un bicchiere di cattivo cristallo
ch’era colmo se non di speranza
almeno d’una buona dose di gioia
infantile e un poco crudele

CONFUSAMENTE, NEL TUO PETTO

prenditi cura di me se non puoi amarmi veramente
perché questo è l’ultimo nostro tenero addio
domani neppure dio saprà dove con la mente sarò

guardati attorno e raccontami cosa vedi: pace?
no: ogni angolo è invaso da chi veste l’orbace
e l’amore resiste nascosto a morire sanguinante

eppure io penso debba esserci un posto per noi
che non sia la solita abitudine di fare le valigie
e partire via per sempre – per sempre dimenticati
e assassinati nel buio d’un angolo e d’un silenzio

prenditi cura del mio cuore che pompa stanchezza
e dammi la tua mano perché possa raccoglierla
come una stella da appuntare sul petto mio pazzo

e volerò poi via, e resterò poi qui a tenerti compagnia
anche se ho il cuore a pezzi e il tuo è confuso più del mio
perché penso debba esserci un posto per la nostra bellezza

prenditi cura di te se non posso amarti dolcemente
perché questo è il primo nostro tenero bacio all’addio
e siamo oggi ancora qui a coccolarci le anime stanche

così disfa le valigie e indossa il vestito tuo più bello
anche se è spiegazzato, perché in cielo brillano le stelle
e sono più di mille, ma la calda tua mano è la più lucente

tutti ci diranno che siamo dei pazzi a provarci ancora
non gli daremo retta mai perché t’amo come allora
e l’amore lo guariremo insieme – con il nostro dolore

solo ti chiedo di prenderti cura di me
se non puoi amarmi veramente – confusamente
solo ti chiedo di prenderti cura di te
se non posso amarti dolcemente – confusamente
volerò poi via, resterò poi qui a tenerti compagnia

sol ti chiedo di darci una nuova possibilità confusamente
– dolorosamente, perché domani non lo so dove sarò
con la mente, oggi so però dove mi batte forte il cuore:
nel tuo petto

Informazioni su Iannozzi Giuseppe

Iannozzi Giuseppe, giornalista, scrittore, critico letterario
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