Ciao Bud Spencer, ciao! Ricordando il gigante buono

Ciao Bud, ciao!

Ricordando il gigante buono

Iannozzi Giuseppe

Bud Spencer
All’età di 86 anni se ne è andato Bud Spencer, il gigante buono del cinema. Tirava pugni che non facevano mai male veramente. Era di destra, una fede politica questa che Bud non ha mai rinnegato, a differenza di tanti altri che invece, più d’ogni altra cosa, amano cambiare bandiera da un giorno all’altro.

Bud era un gigante sul serio: 47 di piede, 130 chili per 1 metro e 93. Nel corso della sua carriera ha fatto di tutto, fino ad approdare, per caso quasi, al cinema. Si è lasciato crescere la barba e non l’ha più tagliata, o meglio, l’ha tagliata una sola volta, per esigenze di copione (Al di là della legge, 1968).

Potrei oggi qui ricordare Bud Spencer analizzando in maniera critica i film che l’hanno fatto amare da milioni di persone, e non solo in Italia, ma preferisco ricordarlo a modo mio, con semplicità, pur non potendo esimermi dal citare almeno qualche pellicola: “Dio perdona… io no!, regia di Giuseppe Colizzi (1967)”, “I quattro dell’Ave Maria, regia di Giuseppe Colizzi (1968)”, “Lo chiamavano Trinità…, regia di E.B. Clucher (1970)”, “Anche gli angeli mangiano fagioli, regia di E.B. Clucher (1973)”, “Il soldato di ventura, regia di Pasquale Festa Campanile (1976)”, “Charleston, regia di Marcello Fondato (1977)”, “Pari e dispari, regia di Sergio Corbucci (1978)”, “Chi trova un amico, trova un tesoro, regia di Sergio Corbucci (1981)”, “Cane e gatto, regia di Bruno Corbucci (1983)”, “Miami Supercops – I poliziotti dell’8ª strada, Bruno Corbucci, (1985)”

Ero un imberbe quando, per puro caso, come tutti o quasi del resto, da un vecchio televisore a valvole incontrai Bud Spencer e Terence Hill. Subito mi stette simpatico quello grande e grosso con la barba e la faccia un po’ da burbero; subito lo amai, non era il tipico attore, il bello della situazione, aveva invece una sua bellezza particolare, orsina. Prendeva pugni su pugni il gigante, ma non li accusava neanche, e subito li restituiva facendo letteralmente volare i cattivi. Nessuno riusciva a buttarlo giù. Potevano provarci dieci uomini insieme a farlo inginocchiare, niente da fare, Bud li spazzava via come fossero foglie. Perché ho amato Bud? Semplice: era un orso, un orso buono però, uno strano tipo di angelo, quel tipo di angelo che mai ti saresti aspettato di incontrare. Era un bulldozer, capace di dimostrare una insolita tenerezza con una smorfia che non poteva non stamparti in faccia il sorriso. Questo era Bud, un angelo di centotrenta chili, alto quasi due metri, barbuto e un poco arruffato.

“Non temo la morte. Dalla vita non ne esci vivo, disse qualcuno: siamo tutti destinati a morire. Da cattolico, provo curiosità, piuttosto: la curiosità di sbirciare oltre, come il ragazzino che smonta il giocattolo per vedere come funziona. Naturalmente è una curiosità che non ho alcuna fretta di soddisfare, ma non vivo nell’attesa e nel timore. C’è una mia canzone che racchiude bene la mia filosofia: “Futtetenne”, ovvero fregatene. E ridici su.”Bud Spencer, 2014

Ciao, Bud: adesso sei insieme agli angeli, tu ci credevi, per cui non può che essere così. Sei adesso insieme agli angeli a mangiare fagioli e a tirare cazzotti a quegli angeli che il piede ci tentano a metterlo in fallo.

Bud Spencer – Futtetenne

Bud Spencer – Il più grande motore

Bud Spencer: “La mia filosofia di vita è futtetenne! (fregatene)”

Informazioni su Iannozzi Giuseppe

Iannozzi Giuseppe, giornalista, scrittore, critico letterario
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