Colline di Pavese e Fenoglio – Racconto breve semi-autobiografico

Colline di Pavese e Fenoglio

Iannozzi Giuseppe

Beppe Fenoglio

Fu strano stordimento accorgersi che il mondo rotolava via. Le colline rimanevano affiatate di nebbie, cariche di fantasmi. Ciondolavo un’emozione che m’apparteneva un passo sì e uno no: non c’era altro che potessi fare, mentre l’erta sfioriva a ogni mio passo, portandomi dove lei desiderava.

La sera prima, a casa di Lucia, i brindisi s’erano levati alti e i gomiti pure: regnava allegria. S’era poi andati tutti a passeggiare su via Po, e il caldo saziava la voglia di vedere: le amiche un poco si scoprivano mentre si diceva di Pavese, di Fenoglio, dei caffè che avevano frequentato, delle sigarette che mai più avrebbero fumato. Ed eravamo già oltre la Gran Madre di Dio, sudati ai piedi delle prime basse colline.

E si pensava che, da qualche parte, i falò dovessero essere ancora accesi; ma il profilo dolcemente severo delle colline non dava requie all’affanno dei nostri sguardi: più si puntava lo sguardo, più l’umanizzata forma del verde collinare si perdeva in un’allucinazione che non sapevamo dire. Eppure si rimaneva a braccetto, felici, tentando un passo contadino, borghese quello susseguente; ci si tuffava poi in un’improvvisa risata per affogare una tristezza appena nata.

La strada, e io con lei: la sera prima era memoria e fantasma che sotto i piedi mi teneva compagnia. C’era il seno di Lucia, l’ubriacatura delle sue curve, lì, fra le colline che salivo.

Informazioni su Iannozzi Giuseppe

Iannozzi Giuseppe, giornalista, scrittore, critico letterario
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