Inseparabili passioni. Nuove, vecchie ed inedite

Inseparabili passioni

Nuove, vecchie ed inedite

Iannozzi Giuseppe

inseparabili

I.

Domani, domani sarò morto,
così penso che è proprio il caso
che abbia indietro un sogno o un incubo:
le scarpe e il rossetto rosso per lucidarle,
il cappello e il saggio su Erasmo da Rotterdam,
e se hai cuore, un po’ di quella tua zuppa di piselli
Ma sarei più felice se volessi darmi indietro
la mafia di Frank Sinatra e il diavolo dei Rolling Stones

Domani, domani sarò uguale a tanti altri,
così penso che è proprio il caso
di darci un taglio, adesso:
la molotov inesplosa è accanto alla culla del bambino,
il mazzo di rose che ti ho regalato ce l’ha tua madre,
i profilattici, quelli, li ha presi tuo padre per sbaglio
E’ tutto a posto, come sempre
Solo non so dove Sinatra e gli Stones

Tutto qui, domani sarò morto
Era giusto che lo sapessi dalla mia bocca,
perché fuori c’è Morte e io ne sono parte:
si salveranno solo i più sfortunati

E il jingle è uno strillone e giornali invenduti
che ripetono “Dove Sinatra e gli Stones?”

E il jingle è uno strillone e giornali invenduti
che ripetono “Dove Sinatra e gli Stones?”

II.

Tutti dicono
“Alla fine sarai il primo”
Tutti ripetono
quello che sentono giù in strada

Non mi piace il gioco che fanno
Spiego loro che “Alla fine
la fine che mi propongono
l’ho già battuta troppe volte”

Tutti dicono
Solo io fuori dal coro dico
che ne uccide più la fama
che il mestiere di vivere

Dicono quel che non sanno
E sono io da tempo così stanco
di sentir fischiare parole
fra un vuoto di io
e un abisso di dio

III.

Hai promesso
di metterti nuda,
di provocare il cielo
con la bellezza di pesca
del culetto tuo fresco
bello bianco
– di nuvole
di piume di colomba
perché sia cuscino
al capo mio
del giorno stanco

Hai promesso
di poggiar la testa
contro il muro,
di giocare
a fare l’offesa,
perché mi ecciti
e ti porti via
dalla noia
che i giorni consuma

Vedrai
di cosa sono capace
Ma mai i miei occhi
Mai i miei occhi
Né conoscerai
la tenerezza della rabbia
che di tanto in tanto
mi prende
spingendomi
a sculacciarti forte
forte
per provocare pianto,
per vedere
com’è che una bimba
soffre arrossendo

Avrò cura
della tua femminilità
asciugando
le lacrime violente,
beandomi del colore
sulle ingenue tue gote
E quando la notte,
quando verrà nera
e implacabile,
ti porterò allora a letto
intimandoti di tacere,
sigillandoti le labbra
con l’indice
E allora capirai
d’esserti cacciata
in un guaio
più grande di te;
e nel buio
il sorriso aprirai
felice,
felice d’esser così

così tanto bambina

Come in preghiera
allora ti spoglierò
della poca intimità
che ancor ti veste
l’anima,
e non potrai più fuggire
al diavolo
che hai imparato
ad amare

IV.

L’amore che credevi perso
Il dolore che sapevi andato
Il volto che hai amato
Il volto che hai assassinato
Tutto torna,
come una superstizione tutto torna

L’odio che credevi eliminato
Il volto di Dio che hai amato
e la sua mano
che sul più bello ti ha tradito
Tutto torna ma non torna mai,
quando la notte s’alza oltre le onde del mare
Tutto torna ma non torna mai,
quando la notte s’alza oltre le onde del mare

Formulano le Erinni una maledizione,
io solo uno scongiuro in un passo di danza
come un indiano, come un indiano

Diana ha amato un principe,
io una principessa
collassando in solitudine
come una candela senza fiamma al vento,
come una superstizione che non credevo

Il cappello se lo porta via il vento
La risposta la sa il vento
L’eco la sa il Genio di Zappa
Tutto torna, tutto torna
quando passi sotto i pioli d’una scala
Tutto torna, tutto torna
quando cade l’ultimo sogno
del Quinto Stato
Tutto torna, tutto torna
quando le Anime Morte bruciano
nelle lacrime di Tolstoj

Perché questa superstizione
di crederci immortali?
Perché Re Lucertola
gl’occhi sgrana al suo spettro?

E’ solo che troppo hai amato
e proprio non ti è riuscito
di dire “Basta!” al momento giusto
Così, ora siamo qui
a tendere la mano
in cerca d’un’altra Zingara
Così, ora siamo qui
a piangere un’elemosina
che sia finalmente per noi

Tutto torna e non torna mai
Ma è ancora l’amore che credevi perso
E’ ancora il dolore che sapevi andato

E il volto di Dio non smette mai
d’assistere all’umana disgrazia

E il volto mio si specchia nel tuo,
questa la verità
E il volto tuo mi sorride speranza
E torno qui, torno qui un po’ a vivere

V.

Dovresti amare la preghiera delle mie mani,
o lasciarmi annegare in una rosa di whisky
Dovresti stringermi fra le tue gambe vestite di seta,
o lasciarmi legato al tuo letto di Vergine col Bambino

La fragilità ci coglie impreparati
e le ombre di Hiroshima vivono nel tuo grembo
come nella stanchezza dei miei fianchi cristiani;
questo non lo puoi dimenticare
se mi ami come il Sole,
se ancora senti d’esser Luna

Se ancora è l’Amore, se ancora è Sole e Luna,
penso che dovresti darmi un’altra possibilità,
o il cappio che soffocò il giovane seminarista Berthet

VI.

Stella cattiva,
in dono ti porto
una rosa captiva,
il mio boot e i lacci rossi,
il Diario dei Pensieri.

Ma non quello delle Azioni
che m’hai rimproverato:
la mia cache!

VII.

Una volta mi dicesti che
le donne migliori stanno
con gli uomini peggiori

Non capii al volo
che non avevi più nulla da perdere

E così m’accogliesti in te, subito,
nell’agonizzante tuo volo

Informazioni su Iannozzi Giuseppe

Iannozzi Giuseppe, giornalista, scrittore, critico letterario
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