Nemmeno una parola

Nemmeno una parola

Iannozzi Giuseppe

Luigi Tenco - lapide

Siamo al capolinea. Due poesie e un aforisma, e morta lì. Siamo al capolinea perché non ho più il tempo per la mia poesia, o per dirla in maniera più seria e spicciola non ho più tempo da sprecare dietro alla mia poesia, perlopiù inutile. Queste ultimissime sono fin troppo, non pensavo neanche le avrei mai scritte e invece sono venute. Adesso basta con la stupidità e le inutilità. Adesso devo concentrarmi sulla narrativa, sul nuovo romanzo in fase di scrittura, devo insomma fare sul serio. Non si possono scrivere sempre poesie: a una certa età comprendi che la poesia è una forma di infantilismo. E’ stato bello, e brutto anche, scrivere poesie. Nella maggior parte dei casi, sì, oggi posso dire che per il sottoscritto mettere nero su bianco ‘sta roba – da alcuni, molto benevolmente indicata come poesia – mi ha solo stancato e sfibrato dentro. Troppe cose scritte per l’effimera gioia di… di chi? di che cosa? No, il gioco non vale la candela. Cresciamo e seppelliamo l’infantilismo una volta per tutte. Bene, questo è quanto, altro non c’è davvero.

Di me le peggiori cose

Si diranno di me le peggiori cose
Alcune saranno vere, altre no

Nessuno si è interrogato mai sul perché
il passero sta sui tralicci dell’alta tensione,
e nessuno ha provato mai a seguire
fino in fondo d’un’aquila nel suo cielo il volo

Come, poco a poco, la nebbia si dirada,
come lungo il cammino sdrucita si fa la strada
così la nostra anima, fragile e peccatrice,
umana e tentatrice, passo dopo passo
sempre più innamorata dell’ombra sua vieta

Si diranno di me le peggiori cose
Alcune saranno vere, altre no
Si diranno di me parole per altre parole
fino all’estremo confine della leggerezza,
fino all’effimero confino in un falso mito

Non si dirà di te invece una sola parola
Fra oleandri dal capriccio accarezzati,
un ornamento tu senza voce né eco

Profezia

Vedrai un altro uomo
Vedrai un uomo solo
E vedrai solo una donna
Dirai che è bella,
bella la poesia
che li lega,
che li divide
come le onde del mare
dalle nuvole in cielo

Vedrai solo un uomo
e vedrai un uomo solo
che in alto e in basso
cerca d’afferrare una stella,
un ritaglio di felicità
in una donna che non sei tu,
che non sei tu

Vedrai, vedrai
come si spogliano le pagine
dalla Legge delle parole,
perché questa è la profezia

E capirai, capirai che…
che non basta stare qui
coi piedi per terra
per essere al di là
delle frontiere

E vedrai una donna
E vedrai che la sua gonna
più al vento non si apre
per essere fiore

Nascita e Morte

Su 7 miliardi di persone, forse una ha delle orecchie “intelligenti” collegate al cervello. E’ dunque più facile inventarsi di sana pianta una religione e morta lì. Il pettegolezzo è l’anima dell’umanità da ben più di 8.000 anni e continuerà ad esserlo sino alla totale estinzione d’ogni forma di vita.

Informazioni su Iannozzi Giuseppe

Iannozzi Giuseppe, giornalista, scrittore, critico letterario
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13 risposte a Nemmeno una parola

  1. furbylla ha detto:

    bellissimo bellissimo post sia per le poesie che per il significato…… impossibile darti torto caro Beppe… che tristezza..
    Cinzia

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  2. Lord Ninni ha detto:

    Un post ben strutturato ma …
    C’é un ma.
    Non lo considero un post, ma un grido. Uno dei tuoi più potenti.
    Un articolo, notazione, grido che parla e ci parla.
    Uno schiaffo alle coscienze e alle nostre miserie del di corsa.
    Mi soffermo, leggo, socchiudo gli occhi e respiro. Mi ritrovo dietro un libro, che sa di canzone.
    Una canzone che sa di poesia e a una macchina per scrivere inchiodata e senza nastro, mentre un giradischi, pluriusato, continua a sgolarsi in una canzone piena di fischi, graffi e singulti.
    Vedrai, vedrai … , mentre scrivo di cinema. E squilla il telefono …

    Quando la sera
    tu ritorni a casa
    non ho neanche voglia di parlare

    Devo far presto: la Cronaca non vuol sapere altre ragioni. Vogliono il pezzo per le 18.00 e …

    tu non guardarmi
    con quella tenerezza
    come fossi un bambino
    che rimane deluso

    Le dita corrono in fretta e quel maledetto giradischi si ostina a urlarmi mentre, la mia stessa sigaretta con tutta quella cenere, inizia a scrivere con me nel rullo, nella carta e in un foglio extra strong ingiallito.

    Si lo so
    che questa
    non è certo la vita
    che hai sognato un giorno per noi

    Ri squilla il telefono. Per Dio, così non riesco a terminare:
    Pronto, si Mamma. Sto bene grazie, ma ho fretta.
    Sì, devo uscire con … Luigi. No. non lo conosci. Scusa, ciao.
    E riprendo a pestare su quella tastiera che diventa un ultimo registratore di tanti pensieri incanalati, repressi e disperati.

    Vedrai vedrai
    vedrai che cambierà
    forse non sarà domani
    ma un bel giorno cambierà

    (Luigi Tenco, Vedrai vedrai)

    Grazie Beppe, come sempre riesci in due battute, a colpire e profondamente.
    Una delle tue caratteristiche più forti e più vere.
    Mi hai riportato ad un lontanissimo passato, ma leggo che al presente, i tuoi passagi, sono oro.
    Sei sempre profondo, mai banale.
    Ciao

    Ninni

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  3. Lady Nadia ha detto:

    No. Le poesie non sono infantilismo. Semplicemente non sono pane.
    Forse neanche un romanzo è pane.
    E allora?
    Se i poeti avessero tutti rinunciato a scrivere poesie?
    Se i compositori avessero tutti smesso di scrivere musica?
    Se i pittori, dopo i primi fallimenti, avessero tutti buttato nel cesso i loro colori?
    Beppe…vivremmo in un mondo di merda. Acerbo di arte e di sogni.
    Stavolta non sono solo in disaccordo, stavolta con questo tuo pensiero contorto mi fai arrabbiare.
    E se domani mi svegliassi reputandomi cattiva madre e anzichè aggiustare le cose e migliorarle scapperei lontano da mio figlio???

    Stai ascoltando solo un lato di te, quello più codardo.
    Anche se non ti conosco.
    Cerca il pane e continua a scrivere ciò che senti nel tuo cuore. Un vero scrittore non decide anzitempo cosa buttare sulla carta.
    La riempie con l’ispirazione che giunge dal suo cuore.
    E basta! Crollasse il mondo!

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  4. Lady Nadia ha detto:

    ( scappassi) per bacco! E mi è uscita così.

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  5. Iannozzi Giuseppe ha detto:

    Come ora ben sai, queste sono le ultime. Anche volendo non sarei più capace di impiastricciare fogli con roba che abbia l’apparenza di una poesia.

    Tristezza? Si volta pagina e si va avanti senza la poesia.

    Bacione

    Beppe

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  6. Iannozzi Giuseppe ha detto:

    Mi spiace, Nadia, io con la poesia ho chiuso. Il punto è che, per certi fatti occorsi, anche volendo non sono più in grado di scrivere una cosa che abbia anche solo l’apparenza di una poesia. Talvolta accadono cose nell’animo di chi scrive che non gli permettono più di scrivere. Un blocco? Un esaurimento di passione? Sia come sia, accadono delle cose e uno che scrive, suo malgrado, certe cose non le può più scrivere, perché diventa incapace. Ecco, a me sono accadute delle cose per cui non sono più capace di scrivere poesia, neanche per la sola giustificazione di darla in pasto alla rete. Non ho mai preteso di essere un poeta né mi sono mai detto tale, per mia somma fortuna. Che posso mai farci se dentro di me una incapacità si è installata? Non posso rimuoverla, non c’è modo di rimuoverla questa incapacità. Non è codardia. E’ una incapacità che si è instaurata.

    Scriverò molta più narrativa, almeno un romanzo ce l’ho e lo sto scrivendo. Continuerò a fare critica letteraria, a spron battuto. La poesia, quella no, perché ho già spiegato. Manca l’ispirazione per la poesia e c’è questa incapacità che si è instaurata dentro di me. Accontentati di queste due ultime, mi hanno fatto penare, ma alla fine sono venute. E’ il mio Testamento poetico.

    Grazie. Ciao

    Beppe

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  7. Lady Nadia ha detto:

    E’ un periodo. Ne sono certa. In bocca al lupo e… di cuore Beppe.
    A volte alcuni momenti paiono insormontabili ma il tempo mitiga.
    Ne sono davvero convinta.

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  8. Lady Nadia ha detto:

    La stai vivendo come una mutilazione ma guarda… guarda bene… tutto è ancora al suo posto. E’ solo un trauma dal quale c’è ripresa.

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  9. Lady Nadia ha detto:

    Te lo dico col cuore in mano. Sebbene io non sia ai tuoi livelli…
    A me è successo ora l’esatto contrario.
    Mi son detta : estate senza racconti, solo poesie.
    Mi credi? Lo vorrei tanto darti una sebben minima consolazione perchè non conosco i tuoi motivi, tu non conosci i miei, ma mi sento un po’ simile a te in questo momento. Ciao.

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  10. Iannozzi Giuseppe ha detto:

    Caro Lord Ninni,

    hai fatto centro in pieno. Sicuramente risentono della poesia di Luigi Tenco queste mie due ultime, che sono testamento perché non scriverò più poesia. Oramai c’è in me un blocco, si è instaurata una incapacità e davvero non ci posso fare niente. E’ chiaro che l’omaggio è a Luigi Tenco, che, per anni e anni ho ascoltato e ammirato, per cui mi ha suggerito. Quel “vedrai” è lampante, è una citazione poetica. Spero solo d’aver omaggiato Tenco in maniera almeno un poco dignitosa, non chiedo più di tanto.

    E allora lasciamo ora che sia Luigi Tenco, questo poeta immenso, a dire, a cantare:

    Grazia a te, caro Amico. E grazie per aver compreso.

    Beppe

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  11. Iannozzi Giuseppe ha detto:

    No, non è un momento. Mi conosco bene. E’ andata come andata. La mutilazione c’è e non si può guarire. Impossibile.
    Ma non voglio piangermi addosso. E’ poi solo una parte di me che se n’è andata, che è mutilata. Quando perdi un arto, un braccio o una gamba, non c’è niente da fare: ti rassegni a vivere con quell’arto che non c’è più. E vai avanti, con le stampelle, con una protesi in alcuni casi. E tieni la testa alta perché nessuno o quasi ti faccia notare che hai un handicap.

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  12. Iannozzi Giuseppe ha detto:

    Ognuno reagisce in maniera diversa. E’ andata come andata, la poesia non la so più fare e non ho dubbi: non ne sarò più capace. E’ una mutilazione, hai detto bene. E’ come aver perso un arto, una gamba o un braccio. E quando accade una cosa del genere, non puoi sperare nel miracolo che l’arto ti ricresca. E allora che fai? Vai avanti con quegli arti che ancora ci sono, niente di più niente di meno.

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  13. Lady Nadia ha detto:

    Ciò che pensavo l’ho detto, come sempre. Oggi non c’è speranza e consolazione. Ho capito. Ma è impossibile che questa condizione permanga perchè tu sai bene che nulla è per sempre.
    I miei migliori auguri per i tuoi romanzi. So che è ciò che credi ora e lo rispetto.
    Ciao. (prima che ti arrabbi!☺)

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