Un amore da autogrill

Un amore da autogrill

Iannozzi Giuseppe

autogrill

Nike sedeva davanti al bancone di uno stupido autogrill. La punta rossa della sigaretta si rifletteva negli occhi neri. Il caffè era rimasto sul banco a raffreddarsi senza che lui neanche lo assaggiasse. Si passò una mano fra i capelli neri e bestemmiò. Il fumo mescolato al vapore della cucina formava una nebbia che sembrava volesse ingoiarlo.
“Giornata brutta”, buttò lì Nancy, la cameriera.
Nike non rispose.
Ormai Nancy sapeva bene che per Nike non c’era mai una giornata buona. Lo amava d’un amore ostinato. Però non era sicura che lui ricambiasse questo suo sentimento. Lui era una statua di sale che ogni giorno, dopo il lavoro, veniva lì, ordinava un caffè che non beveva mai, accendeva poi l’ennesima sigaretta e rimaneva seduto a fissare il viavai dell’autogrill. Era un tipo di poche parole anche a letto. Scopava come se dovesse ottemperare a un impegno, poi scivolava via dal letto, si rivestiva, si accendeva una sigaretta e se ne andava senza accennare un saluto. E lei, da sola, rimaneva nel letto dove riposava ancora l’impronta calda di lui. Il suo fantasma.

Erano anni che questo loro rapporto continuava così: solo il silenzio li legava. E forse l’amore. Perché Nancy amava Nike, non era però sicura che… Non una volta aveva pensato di mollarlo o tradirlo. Ma non poteva più continuare così. Troppa era la sofferenza non detta che albergava nelle loro anime, ma nessuno dei due ne faceva mai parola. Ora Nancy era più che mai decisa a rompere il silenzio.
“Non mi hai portato mai un mazzo di fiori!”
Nike spense la sigaretta nel portacenere con una smorfia. “E adesso che c’entra?”
“Che c’entra, cosa?”, ribatté piccata lei. “Noi… Noi non parliamo. Mai.” Le era occorso tutto il suo coraggio per rompere il muro silenzioso fra di loro; tuttavia Nike, ostinato, non aveva alcuna intenzione di aiutarla.
“Non c’è niente da dire.” Fosse stato per Nike, la questione era bella che risolta.
“E’ questo che non va…”
Nike abbozzò un sorriso simile a una comica smorfia di derisione. “Servi i clienti. E non rompere.”
Nancy a stento trattenne le lacrime. Avrebbe voluto tirargli almeno uno schiaffo, ma un cliente la distrasse. La voce imperativa reclamava un toast, un caffè caldo e qualcos’altro. Non ammetteva patteggiamenti di tempo. Un nodo alla gola ingoiato a forza, e Nancy si dedicò al cliente. Indossava un completo nero, roba raffinata: fosse stato lontano un miglio, si sarebbe comunque capito che era uno con la puzza sotto il naso. Era il solito fottuto borghese che aveva fatto i soldi: poteva purtroppo permettersi d’essere il centro dell’universo.

Informazioni su Iannozzi Giuseppe

Iannozzi Giuseppe, giornalista, scrittore, critico letterario
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