La tomba del poeta

La tomba del poeta

Iannozzi Giuseppe

la tomba del poeta

la tomba del poeta

I.

Sulla tomba
sì spoglia
l’ultimo fiore
si deponga
perché presto
col defunto
si decomponga

Non il pianto
e del poeta il ricordo,
i goffi suoi versi,
possano mai turbare
le gobbe spoglie
di chi alla vita resiste

II.

Erano ère,
ore d’amore,
schiaffi
senza voce
né lode

Goffe carezze
al buio donate,
tra paure
e confusione

III.

Inutile a se stesso
il poeta,
dai più guardato
ma disprezzato,
segnato a dito,
crocifisso e tradito,
nei secoli dei secoli
detto sfigato, fallito

Chiedete a un poeta
chi gliel’ha mai fatto fare
d’impugnare la penna
come fosse nobile spada
capace sì di ferire
ma non d’amputare
una virgola
né un apostrofo

Chiedete a un uomo
quale il valore che si dà
Sol vi mostrerà il vuoto,
il moncherino fasciato stretto,
e non l’anima sua
devastata e offesa

Informazioni su Iannozzi Giuseppe

Iannozzi Giuseppe, giornalista, scrittore, critico letterario
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3 risposte a La tomba del poeta

  1. Lady Nadia ha detto:

    Non credo che qualcuno possa definire un poeta “sfigato” se non sé stesso.
    Il personaggio della tua poesia pare “arrabbiato” per un torto.
    Se smetterà di scrivere le sue belle poesie sarà sicuramente per un tempo limitato e necessario a farlo rialzare.
    Tutti cadiamo e tutti ci rialziamo, con dignità e spesso.
    Per essere un poeta è necessario avere una sensibilità marcata e questa fa amare il doppio e soffrire il triplo.
    Tornerà a scrivere, o forse non ha mai smesso.
    Magari ha a sua volta commesso un errore, pratico o di valutazione. Magari è stato travolto dall’impulsività, non credo che nessuno lo stimi.
    Questa poesia è arrivata in un momento particolare.
    Se potessi conoscerlo, se esistesse davvero, gli consiglierei di impugnare la sua spada e di sfogarsi.
    Di riversare il suo odio verso il mondo, di guardare quel foglio bianco. Bianco resterebbe se lui non avesse più voglia di scrivere.
    Di combattere contro il presente e il futuro per ottenere i suoi obiettivi anche se non dovesse mai raggiungerli.
    Un poeta codardo? No. Non esiste.

    Ciao Beppe.
    La vorrei dedicare questa, la consegno al vento. E’ perfetta e ti ringrazio.

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  2. Iannozzi Giuseppe ha detto:

    E’ arrabbiato per un torto che esso ha fatto a sé stesso, quello di illudersi di creare poesia.
    Rimbaud, che ben sapeva, sapeva d’aver tutto dato alla poesia, per cui, a un certo punto, giovanissimo, ha lasciato la poesia e ha cercato qualcos’altro.
    Termo la ripetizione più di qualsiasi altra cosa, per cui, pensando che il personaggio della poesia possa esser io, non avendo nuovi temi da affrontare, vedo bene di stare alla larga da una vergognosa ripetizione di me.
    Si prende una pausa il poeta e l’illusione che lo disse poeta, una pausa per un tempo che non si sa, che potrebbe essere di giorni come di milioni di anni. E quand’anche non tornasse a fare poesia, continuerebbe comunque a scrivere, per sé, nella sua testa. In ogni caso non è necessario far poesia o credere di saperla fare in una società ipertecnologica come la nostra. E un poeta che sia tale, pur non scrivendo, ama la poesia tutta, quella altrui e che riconosce essere della vera poesia.

    No, che io sappia non esistono poeti codardi: nessun poeta, per piccolo che sia stato, è mai stato un codardo. Poeta significa colui che crea, per cui un creatore in sé non ha davvero la natura del codardo. Se lo fosse non sarebbe (stato) un poeta.

    Portiamola dunque sulle ali del vento, o meglio: lascio che chi la ama la traduca verso i cieli o sotto terra.

    Grazie infinite, cara Nadia. Un forte abbraccio.

    Beppe

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  3. Lady Nadia ha detto:

    😊 che bella interpretazione!

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