L’indimenticabile Ivan Graziani

L’indimenticabile Ivan Graziani

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MonnalisaCanzone triste (Firenze)Signora bionda dei ciliegi

Ivan Graziani - digital art by Iannozzi Giuseppe

Ivan Graziani – digital art by Iannozzi Giuseppe

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A me della politica non me ne può fregare di meno. Mi interessa, invece, raccontare storie che toccano il sociale. C’è una bella differenza.

[Sulla discografia] È una specie di colonia. Poche persone a imporre i gusti a tutti. E a smorzare tanti entusiasmi. Se dovessi smettere di suonare? Mi metterei a incartare caramelle. Non è una battuta. Sono uno specialista.

Io credo di avere la voce di una bimba perversa. Ma soprattutto di usare la voce come uno strumento, spesso duello col pianoforte.

Io la forza del mio lavoro, l’essenza di quello che ho messo nelle mie canzoni in gran parte la devo a Teramo, alla gente tra cui sono cresciuto.

La chitarra va amata come forme, se non ami questo lascia perdere. È come una donna, già il nome è al femminile. La chitarra non è il mandolino, il basso, il clavicembalo, il pianoforte, il trombone: è la chitarra. E poi, guarda caso, ha un buco in mezzo. La chitarra ti prende perché è avvolgente, è calda e poi è comoda. Te la porti al mare, in montagna, in macchina: prova a rimorchiare al mare con un pianoforte, portatelo sulla spiaggia. Voglio vedere come cazzo fai.

Non ne ho neanche uno dei miei. Anzi no, conservo “I lupi” perché ci sono particolarmente legato: ha rappresentato una grossa rivalsa per me quel disco.

Un vero chitarrista muore, deve morire sul palco.

Informazioni su Iannozzi Giuseppe

Iannozzi Giuseppe, giornalista, scrittore, critico letterario
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