La figlia di Nettuno

La figlia di Nettuno

(frammento – 1992)

Iannozzi Giuseppe

La Sirena

La Sirena

E’ incredibile constatare come a distanza di anni il tempo possa essere fonte di dolore e allo stesso tempo canale di piacere; questo rapporto paradossale è sempre stato accompagnato da rimembranze amene e da riflessi dai colori cangianti.
Ero ancora un giovane imberbe quando feci l’amara conoscenza con questo legame; tutto fu follemente veloce e il significato di quello che mi stava accadendo mi fu chiaro solo quando il cerchio si strinse intorno a me senza possibilità di uscita alcuna.

Il paesino di A. era poco più di un villaggio accarezzato dalle onde del Mediterraneo e i suoi abitanti, quasi tutti apatici, non sapevano come spendere il loro tempo. Per mia fortuna non ebbi la disgrazia di nascere in quel paese fatto di vecchi allampanati e di comari venditrici di voci di corridoio; il mio spirito libero e gaio avrebbe di certo risentito di quell’ambiente coercitivo. Tuttavia A. era stato sempre un fantasma pronto ad affondare il suo brando nel mio costato, ma io questo non lo potevo sapere. La mia famiglia era solita trascorrere il periodo estivo presso quella località scevra di attrattive; A. era la patria dei miei nonni, persone intemerate che avevano passato tutta la vita in quel paese, senza mai domandarsi cosa ci fosse oltre i sigilli di Magellano.

A. era anche un paese sterile lambito dai marosi in ogni stagione; l’estate non era benevola coi turisti: il sole era un’orbe infuocato, che picchiava sui capi coperti da cappelli di paglia di anziani intenti a scolare birre all’osteria. Io avevo poco più di dieci anni quando partecipai all’avventura più sconvolgente che un bambino può incontrare sulla sua strada. A quel tempo non sapevo molte cose, e, forse, non me ne sarei neanche preoccupato se non mi fosse successo quello che mi è successo.

Ricordo chiaramente il giorno in cui incappai nell’avventura che il fato mi aveva conservato. Era una giornata uggiosa ed io ero a casa dei miei nonni: ero annoiato e stanco di strusciare contro i muri di quell’enorme casa come un peripatetico senza maestro. Per distrarmi avevo provato a leggere le pareti di quell’enorme casa: i muri erano pieni di ninnoli e piatti di ceramica, che ritraevano scene di vita paesana. Io ero un bambino e non avevo voglia di considerare quegli oggetti per il loro vero valore: ero uno spirito garrulo pronto a toccare la vita e a centellinare ogni più piccolo ed insignificante piacere. I miei nonni non parlavano e la casa era quasi una prigione; esasperato entrai nella camera dei nonni.

[…]

Informazioni su Iannozzi Giuseppe

Iannozzi Giuseppe, giornalista, scrittore, critico letterario
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