Scrivere o non scrivere? Leggere o non leggere? Dilemmi, di poco conto, per l’italiano medio

Scrivere o non scrivere? Leggere o non leggere?
Dilemmi, di poco conto, per l’italiano medio

Iannozzi Giuseppe

spaventapasseri

Anche gli scrittori affermati (o professionisti che dir si voglia) fanno dell’altro, non scrivono soltanto, perché sbarcare il lunario grazie alla sola scrittura, oggi come oggi, è pressoché impossibile, tranne nel caso uno scriva e scriva qualcosa di insignificante come Harry Potter. Ma è chiaro che scrivere robetta così – con tutti gli editing del caso da parte degli editor – non è letteratura e mai lo sarà. Un tempo era diverso: usciva un libro di Pasolini, Pavese, Fenoglio, Pirandello, D’Annunzio… c’era la fila o quasi per la novità letteraria. Oggi lo scrittore professionista è guardato peggio di certi venditori di Bibbie porta a porta. Diciamo pure che scrivere e leggere è oramai nobile arte per pochi illuminati, parlo di “pochi illuminati” perché viviamo in un medioevo tecnologico, come ben evidenziò già diversi anni or sono Umberto Eco.

Più il tempo passa più mi rendo conto che è il nostro un tempo di spaventapasseri. C’è tanta di quella ignoranza che non mi sorprende affatto che l’Italia sia diventata il fanalino di coda dell’Europa e non solo. Il livello culturale dell’italiano medio è ben al di sotto di quei paesi che noi Occidentali diciamo del Terzo Mondo. Un’epoca buia la nostra, dove la cultura è stata sostituita dalle ovvietà e dalle banalità televisive. Un popolo sceverato della cultura è destinato a rimanere in catene. Non sono un complottista, e però temo che ci sia voluto un lavoro di anni e anni perché si arrivasse a vivere in un medioevo oscurantista come quello di oggi.

Che sarà di me, del mio corpo quando non avrà più un alito di vita, sinceramente non è cosa che mi preoccupa: la vita è tale e quale a una lampadina e quando il filo di tungsteno si brucia non rimane che un po’ di vetro.

Non li capisco questi umani-disumani: come si può vivere una vita e non accorgersi neanche di camminare su un pianeta che non è piatto? E la cosa mi spaventa anche, perché un popolo ignorante è un popolo che con estrema facilità si può tenere in catene. E a questo punto sorge spontaneo il sospetto che a una bella fetta di italiani le catene piacciano, e non poco per giunta.

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Iannozzi Giuseppe, giornalista, scrittore, critico letterario
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Una risposta a Scrivere o non scrivere? Leggere o non leggere? Dilemmi, di poco conto, per l’italiano medio

  1. Lady Nadia ha detto:

    D’accordissimo.
    E ormai di arte non si campa, è anche vero che gli “artisti”, pittori, musicisti, scrittori… sono troppi proporzionalmente alla richiesta e alle disponibilità economiche del nostro Bel Paese.
    Ecco perchè a CAMPARE di questa sono pochissimi, a volte si, i più meritevoli (apro parentesi Rowling che, secondo me, è stata un fenomeno di originalità rendendo una storia così fantastica e innovativa un cult per grandi e piccini, inoltre ha dimostrato di saper scrivere bene e, non tutti sanno che…ha scritto anche 3 polizieschi per adulti magnificamente. Io la adoro.) ma a volte anche i “pochi fortunati” con conoscenze ecc ecc.
    Sicuramente un mondo difficile dove tantissime persone impiegano più di un anno a scrivere un libro che viene già venduto sotto costo per i primi 3/5 mesi, poi svenduto a pochi euro e infine quasi regalato, o addirittura regalato, in ebook.
    No, decisamente non si campa a meno che qualcuno ne tragga un film.
    Ciao Beppe!

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