Corea di Huntington

Corea di Huntington

Iannozzi Giuseppe

Woody Guthrie

Woody Guthrie

Aveva perso, un’altra volta, il posto di lavoro. Non gli piaceva fare il lavapiatti; non gli garbava come lo trattava il padrone; non gli piaceva affatto lavare la merda degli altri, i piatti sporchi, i bicchieri. Era stanco marcio di farsi fottere: piegare la schiena, rispondere con un inchino e nel cuore covare esplosiva rabbia. A che serviva lavorare così, senza soddisfazione alcuna? A un emerito cazzo. Nessun futuro, ecco, così poteva riassumersi il futuro che l’aspettava. Non sarebbe cambiato niente, mai. Anche adesso che aveva rotto l’ultimo piatto, che aveva spaccato il naso al padrone, comunque c’era nessun futuro per lui.
Fuori i casermoni grigi erano i soliti spaccati d’una civiltà bestemmiata, abbandonata a sé stessa. Su un muro scorticato rosso di mattoni, una scritta in nero:

In the squares of the city, In the shadow of a steeple
By the relief office, I’d seen my people.
As they stood there hungry, I stood there asking,
Is this land made for you and me.
As I went walking, I saw a sign there
And on the sign there, It said, “No trepassing”
But on the other side, It didn’t say nothing.
That side was made for you and me. (*)

Non capiva un cazzo d’inglese ma gli sembrava fosse giusto: e poi Woody Guthrie era uno come lui, uno che non si sarebbe piegato mai. C’haveva pensato la dannata Corea di Huntington a terminarlo. Ma la sua musica rimaneva, e anche le parole straniere che non sapeva decifrare.
I lampioni erano alti, incredibili, missili puntati contro il cielo: se solo fossero stati alla sua portata, con un sasso li avrebbe accecati tutti. Ci provò comunque: raccolse una pietra da terra e la lanciò contro l’occhio d’un lampione, e quella cadde a terra producendo un rumore freddo. Ci provò di nuovo, e neanche questa volta il tiro andò a segno. Lanciò allora una bestemmia, poi s’accese l’ultima sigaretta del pacchetto ormai finito accartocciandolo e buttandolo via, perché tanto quella strada era tutta una latrina di merda, siringhe usate profilattici e solo dio sa cos’altro.

Rientrò a casa ch’era notte fonda: la madre era davanti alla televisione, come al solito, che si lasciava lobotomizzare dalle stronzate sparate a raffica dal solito presentatore leccaculo fatto di ‘bianca regina’ e con cento lifting appiccicati in faccia.
“Ciao Ma’”
Nessuna risposta. Intanto il televisore continuava a sputare immagini e jingle e pubblicità.
“Non faccio più il lavapiatti.”
Quella non fece una piega, sul momento. Aspettò due minuti buoni, il tempo necessario perché la Ruota della Fortuna finisse il suo giro, poi gridò addosso al figlio, quando lui era già in camera sua: “Adesso ti bevi il sangue di Cristo! Altro che birra.” Non aggiunse altro.

(*) This Land Is Your Land – Woody Guthrie – Nelle piazze della città, all’ombra del campanile/ all’ufficio di collocamento, ho visto la mia gente./ Mentre stavano là affamati, io mi domandavo/ se questo paese fosse fatto per te e per me/ Mentre camminavo vidi un cartello laggiù;/ E il cartello, diceva, “Non oltrepassare”/ Ma dall’altro lato [del cartello], non c’era scritto nulla/ Quel lato è stato fatto per te e per me

Informazioni su Iannozzi Giuseppe

Iannozzi Giuseppe, giornalista, scrittore, critico letterario
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6 risposte a Corea di Huntington

  1. furbylla ha detto:

    stupendo e anche molto attuale. Grazie anche perchè mi hai costretto a fare ricerche e a conoscere quindi meglio Woody Guthrie
    Cinzia

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  2. Iannozzi Giuseppe ha detto:

    Forse non lo hai riconosciuto questo racconto. 😉 Be’, è in forma leggermente diversa rispetto a quella pubblicata.

    TI lascio la versione di Bruce Springsteen, musicalmente più attuale, ma testo e musica sono di Guthrie. Il Boss la interpreta soltanto:

    beppe

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  3. furbylla ha detto:

    grazie, emozionante.. in realtà avevo “degli sprazzi” ma non ero sicura quindi non mi son azzardata 🙂
    Buona serata Beppe 🙂
    Cinzia

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  4. Iannozzi Giuseppe ha detto:

    Eh eh eh… E’ in “Angeli Caduti”. La versione che ho qui presentato penso sia più bella, più matura rispetto a quella pubblicata.

    Buona serata a te, Mamma Lupa.

    Beppe Beppaccio sempre ^_^

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  5. Lady Nadia ha detto:

    Che tristezza! Breve ma hai detto tutto!

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  6. Iannozzi Giuseppe ha detto:

    La versione che pubblicai è forse meno forte di questa, più giovanilistica. Al di là di questo, ho sempre amato quei racconti brevi che riescono a sintetizzare, come in una fotografia, un’esistenza intera. E forse questo è uno di quei racconti. Grazie.

    Beppe

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