Non vi piace Marilyn

Non vi piace Marilyn

Iannozzi Giuseppe

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I.

Vedete,
non è una questione
su quello che so fare
e su quello che invece no,
e neppure è capitale sapere
se mi garba sparare chiodi
addosso a persone o cose

Il mio interesse è al di fuori
di certe ovvie banalità;
se una poesia mi viene
e mi viene
sbagliata e storta
– e il diavolo lo sa
quante porcate
ha collezionato il cestino –
non piango
né mi penso migliore
del mio amico netturbino
o d’un qualsiasi coglione
con la fissa per l’assassinio

Capite o no
di cosa sto parlando?
Non c’è niente di strano,
non c’è davvero niente
che non vada in me

II.

D’uno che legge
si dirà che…
un sognatore,
uno che la fatica
non la sa,
un poco di buono
certamente!

Lasciate
che dicano,
non sanno
quel che dicono,
ma non per questo
meritano il perdono
dei pesci
a far bolle d’aria
nell’acquario

III.

E piangi o ridi
Quando sei solo
e soffri il sole,
o ce la fai da te
o ti fai vagabondo,
malato di mente
pericolosamente
vicino a un dio,
a una forma di santità
che nel suo profondo
ti schifa e ti schianta

Quando sei solo
se non sei forte per tre,
te le mordono le chiappe
i dannati d’ogni età
e pure chi uguale a te

E piangi e ridi
e non lo dici
quando sei con te

IV.

E questa pioggia cade,
sulla città cade,
e accade
che t’incontri nella notte
e quasi non ti riconosci
Ma ci son donne
che son come la religione
nonostante orge e botte:
a un angolo di strada
fanno quel che sanno,
ti chiedono se hai bisogno,
e tu non lo sai bene
che cosa intendono,
ti mostrano allora un po’ di seno,
fai finta di niente
e sei nodoso e nervoso
perché questo è il blues,
e ti è capitato di sentire
che quando ti prende ti prende

Ci son donne e donne
che hanno la loro religione,
e tu niente di niente
al di là dell’alba che sarà,
e che ogni santo giorno
si ripeterà

V.

Gli errori che ho fatto li rifarei
Non paralizzate le ambizioni
d’un uomo che una storia ha
da raccontare
o sol da cestinare
in fondo al culo dell’infinito

Gli orrori che ho adottato
ancor oggi li cullo spogliandoli,
domandoli
in faccia al fuoco del domani

San bene le stelle lassù
che non sono qui caduto
per darmi, anima e corpo,
in pasto alla volgarità
del pane quotidiano,
della moltiplicazione dei pesci

Gli errori, gli orrori miei,
così veri, di me son pieni

Informazioni su Iannozzi Giuseppe

Iannozzi Giuseppe, giornalista, scrittore, critico letterario
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