Sette ritratti, sette vite o quasi

Sette ritratti, sette vite o quasi

Iannozzi Giuseppe

Amedeo Modigliani

Morfeo e Pessoa

E poi cadere,
fra le braccia di Morfeo scivolare
tentando l’azzardo
fra un sogno in bianco e nero
e uno a colori
Il destino tentare
al confine fra realtà e illusione,
e al buio scegliere le carte
pizzicandole dal mazzo,
tra la storia di Damasco
e l’avvenire di Gerusalemme

E poi, poi dimenticare,
riuscire a tornare indietro
quando gli anni eran verdi
e le donne piangevano per un niente
Tornare indietro
e gli occhiali di Pessoa infrangere
contro le mura del tempo,
delle identità
in blocchi di ghiaccio imprigionate

E a ogni cristo dire bene in chiaro
che suprema fu la truffa dell’alchimia,
l’imposto esodo nella misticanza,
nella Cabala per inespresso desiderio

E poi gli occhi infine riaprire,
incontrare l’alba di lacrime d’oro bagnata
e il passero nella notte caduto seppellire
all’ombra del più tenero nocciolo in fiore

Tebe

Se ieri ho amato,
se sono stato o non sono stato
in questo verde sconfinato
che da sponda a sponda
il Paradiso Perduto mordeva,
non lo puoi dire tu, Catone

Per questo,
per questo soltanto
non depositare qui preghiere e voti
se ancora non hai giaciuto
insieme alla cenere d’amor calda

Affondata è Atlantide
o non è mai esistita,
resiste però ai secoli la Tebaide,
lo sai bene; centinaia i libri
che liberi le loro memorie vuotano
senza un paglia chieder in cambio

Modigliani

Non diciamo più niente
Tacciano le parole tutte
La bocca non riempiamocela
con una favola bella,
rubando perle lucenti
da ostriche senza più patria
né saggezza

Anche Modigliani
fu messo a tacere:
nel delirio,
con bottiglie vuote
e scatole di sardine aperte,
già si preparava il funerale
a Montmartre e Montparnasse

E boccheggiano i pesci,
a pancia all’aria
sulla riva destra del fiume;
e nero inchiostro piove giù,
incessantemente
sui nostri corpi esposti,
nudi e indifesi
dopo l’amor sofferto,
di fretta consumato
a metà strada
fra Sodoma e Gomorra

Non diciamo più niente
Gli manca solo la parola,
solo quella
e non è un cane

I baci di Dio

Milioni di baci caddero
lasciando sulla Terra
ben impressa
la mortale ferita di Dio

Nel Pozzo della Solitudine

Lontano guardammo,
nel Pozzo della Solitudine,
per scoprire
che non era affatto pazzo
chi alta la voce levava
contro l’oscenità della censura,
ma chi invece muto restava
lasciando che a pezzi
finisse il corpo della letteratura

Quali angeli!

Perdono, perdono le ali
Perdono le ali gli angeli;
in caduta libera
lealtà ed eternità perdono

Il divino non perdonano,
il maligno nemmeno

L’adesso e il poi,
il senso e il nonsenso
di essere per esistere
più non gli appartengono

In caduta libera
stelle e vessilli bruciano
Come possono possono:
al dolore resistono
Resistono

Come Milarepa poeta

Come Socrate,
come Mila Thöpaga,
meglio o di loro peggio,
i refusi dell’esistenza d’allora
nel cumulo delle inutilità
uno a uno li ho gettati

Se sono cambiato
se non sono più,
puoi dirlo tu; ma sempre
sempre m’accompagno a me
con una scarpa sì e una no

“Ancor t’amo, ancor t’amo”
all’insistenza del vento ripeto;
e all’eco mia distorta faccio il verso
ché dottore non è titolo da amare,
quello di giullare, sì

Come Socrate quasi santo e giusto,
come Mila Thöpaga quasi assassino,
ma poeta sempre e in ogni caso;
e scalcagnato, amor mio, sempre di più
Sempre di più

Informazioni su Iannozzi Giuseppe

Iannozzi Giuseppe, giornalista, scrittore, critico letterario
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8 risposte a Sette ritratti, sette vite o quasi

  1. Rosy ha detto:

    Bellissime queste tue poesie Beppe: racconti gli amari ritratti sullo stato dell’arte e su come certi artisti sono stati costretti alla morte.
    Citi, in una di queste poesie, Platone, quando pensava ad Atlantide come a un continente realmente esistito ma che è invece solo leggenda.
    E ancora Creonte che, a sangue, vieta ai nemici la sepoltura degli sconfitti.
    Stai leggendo storia in questo ultimo periodo ?
    Sono versi nuovi da quelli che solitamente leggo da te, ma mi sono piaciuti tantissimo…
    E aggiungo che in qualcuna di queste poesie, ti ritrovo anche, ma questo è tutt’ altro discorso.
    Continua a scrivere, e rendici partecipi.
    E’ questo un momento fertile per te.
    Un abbraccio forte
    Rosy ❤ 🙂

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  2. Lady Nadia ha detto:

    Una raccolta di rabbia nei confronti delle incomprensioni dell’arte, del mondo. I dottori vanno avanti, i giullari? E poi qualcuno che uccide la propria letteratura e c’è chi sacrifica sé stesso ma senza risultato. E’ il canto di una persona delusa, che cerca di ribellarsi agli stereotipi.

    Belle Beppe.

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  3. Alessandra Bianchi ha detto:

    Un applauso, Beppe!

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  4. romanticavany ha detto:

    Di tutte la più bella per me è:” Morfeo e Pessoa

    Buon pomeriggio King. 1 Bacio ♥

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  5. Iannozzi Giuseppe ha detto:

    No, non sto ripassando la Storia. Più semplicemente sto riguardando ai grandi della Letteratura latina e non solo.
    Sono questi sette ritratti sullo stato dell’arte che, purtroppo, in Italia non c’è più. La colpa? Di tutti. Di nessuno. Ma c’è che se l’Italia resterà incapace di valorizzare i suoi artisti e le sue opere d’arte, non potrà che sprofondare sempre più nel baratro.

    Poesie che ritengo fra le migliori che abbia scritto nell’ultimo periodo queste, su una base tanto omerica quanto coheniana.

    Grazie infinite, Rosy.

    Un forte abbraccio a Te. ❤ ❤ ❤

    beppe

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  6. Iannozzi Giuseppe ha detto:

    Grazie, cara Alessandra.

    beppe

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  7. Iannozzi Giuseppe ha detto:

    Hai detto proprio bene.

    Non è però la delusione, piuttosto è una rabbia coheniana ad animare questi corpi poetici.

    beppe

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  8. Iannozzi Giuseppe ha detto:

    Dunque la poesia per Fernando Pessoa. Quanti eteronimi per Pessoa.

    E come lui stesso scrisse:

    «Se depois de eu morrer, quiserem escrever a minha biografia,
    Não há nada mais simples.
    Tem só duas datas – a da minha nascença e a da minha morte.
    Entre uma e outra todos os dias são meus.»

    ♥ Bacetti a cascata e buon fine settimana, bambina. ^_^

    king

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