Distinguere il terrorismo dalla guerra

Distinguere il terrorismo dalla guerra

Iannozzi Giuseppe

attentatori

Papa Francesco, su Famiglia Cristiana, invita a non confondere i terroristi con i migranti. E questo è giusto. Bisogna però fare molta attenzione alle frontiere, perché tra i migranti potrebbero esserci degli infiltrati, dei terroristi o comunque dei poco di buono.

Agostino Giovagnoli, docente di Storia contemporanea all’Università Cattolica di Milano, avverte: “Il rischio che si crei un corto circuito tra la reazione emotiva anti Islam da parte dell’opinione pubblica e il dovere dell’accoglienza, già difficile, dei migranti che premono alle frontiere dell’Europa è molto concreto. Bisogna fare attenzione. La scelta della capitale europea non è affatto casuale. Bisogna considerare che le periferie della città si sono rivelate luoghi di radicalizzazione. C’è un contesto economico, sociale e culturale che fa sì che l’estremismo attecchisca come dimostra il caso belga e anche, in parte, quello francese”.

Fiorella Mannoia, nel corso del programma Un giorno da Pecora, dice: “Devo constatare che siamo in guerra, loro ammazzano noi e noi ammazziamo loro, questo è davanti agli occhi di tutti… Questa è una nuova guerra, noi li ammazziamo in modi diversi e loro hanno il loro modo di ucciderci. I nostri morti per i loro”. In parte è corretto e in parte è scorretto: Fiorella Mannoia dimentica che l’Isis è una organizzazione terroristica che non ha niente a che vedere con l’Islam.

Per la Mannoia l’Occidente se l’è andata a cercare. Ed è vero: la prima a scagliare parole di rabbia e odio è stata Oriana Fallaci, che non ha di certo aiutato il dialogo fra l’Occidente e il mondo islamico. Spiega la cantante che questo è “il risultato dell’andare in giro per il mondo a destituire presidenti, a metterci nelle condizioni di farci odiare. Abbiamo bombardato un paese sovrano e abbiamo destituito Gheddafi, lasciando la Libia nel caos più totale. Ora ne stiamo pagando le conseguenze e chi le paga sono i cittadini comuni”. La Storia ci insegna che nel corso di una qualsiasi guerra, le conseguenze più nefaste le pagano sempre gli innocenti; ma dalla Storia nessuno ha imparato granché e gli errori di ieri sono gli orrori di oggi.
La Mannoia puntualizza: “Non c’è giustificazione quando si ammazzano degli innocenti, ma siamo in guerra, questa è una guerra. In Siria ci sono migliaia di cittadini morti uccisi dai bombardamenti, perché loro non sono essere umani innocenti come noi? Bisogna avere la stessa pietà per i nostri morti come per i loro. La comunicazione non li mette sullo stesso piano: quando accadono cose in occidente ci spaventiamo, ma anche quelle sono famiglie”.

Se è vero che in Europa manca l’Europa, vale a dire quella necessaria  coesione che non faccia guardare i singoli paesi ai soli propri interessi nazionalistici, è ancor più vero che l’Isis è una organizzazione terroristica, un pericolo e per l’Occidente e per il mondo islamico.

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Iannozzi Giuseppe, giornalista, scrittore, critico letterario
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3 risposte a Distinguere il terrorismo dalla guerra

  1. Lady Nadia ha detto:

    Ecco. io intendo questo. Ma possibile che non vi sia un gesto, un solo gesto, economico o religioso attraverso il quale sia possibile mediare se non direttamente con questi estremisti, almeno con tutto il resto dell’Islam, in modo da poter mostrare loro che le loro vite e le nostre sono più preziose di un conflitto. In modo da scoraggiare coloro tra loroche “appoggiano” i gesti folli dei terroristi e dei loro kamikaze.
    E’ una guerra di religione. Noi occidente siamo presi di mira: le nostre città, il turismo. Siamo come criticati per lo stile di vita che conduciamo, ai loro occhi scialbo e lussuoso forse.
    Mostrare loro solidarietà? Persino Putin attraverso la collaborazione è riuscito a trovare un alleato prezioso e allora? Il Papa potrebbe mediare tra i politici.
    Poi controlli a tappeto per identificare i terroristi immigrati o domiciliati.
    Non possiamo minacciare di usare il nucleare, il loro primo obiettivo in Belgio era proprio la centrale.
    Coloro che invece sono le menti o le mani degli attentati, in quanto pazzi scatenati, vanno senz’altro trattati con la forza e la difesa a tutti i costi, questo è legittimo.
    Caro Beppe questo è il mio pensiero. Invece, da sempre alla rabbia si risponde con la rabbia, all’odio con l’odio e, il grave, generalizzando secondo criteri etnici o religiosi e questo è orribile.
    Io conosco alcune persone provenienti da quei luoghi, che sono in Italia da anni, hanno un lavoro, credono nel corano eppure si vergognano dei loro connazionali e addirittura hanno timore ad uscire di casa, ogni volta, dopo un attacco terroristico in Europa.
    Ciao. Grazie per lo spunto che, come vedi, mi ha reso partecipe in quanto mi sento minacciata ma, più che per me, temo per il futuro dei nostri figli. Ciao.

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  2. Iannozzi Giuseppe ha detto:

    E’ una guerra di politica terrorista più che religiosa e comunque portata avanti da una manica di pazzi che islamici non sono, sono infatti dei fanatici, dei terroristi, feccia della feccia.

    Una soluzione è a portata di mano: tagliare tutti i ponti con i paesi che appoggiano l’Isis, sino a quando non avranno fatta pulizia. Se gli occidentali tutti non facessero più un solo affare economico con certi personaggi, poco ma sicuro che l’Isis crollerebbe. E invece multinazionali e governi continuano a fare i loro sporchi interessi. Chi pensi che dia armi a questi pazzi omicidi? Governi, multinazionali, doppiogiochisti. Se tutti questi personaggi non intrattenessero rapporti d’affari (sporchissimi affari) con certa marmaglia, l’Isis morirebbe da sé, senza neanche il bisogno di un intervento armato di 10 uomini.

    L’Islam è una cosa, l’Isis è invece una cosa che non ha niente a che vedere con l’Islam e il Corano.

    Sin tanto che l’Occidente (e non solo) continuerà a intrattenere rapporti con personaggi assai dubbi e paesi doppiogiochisti, l’Isis continuerà ad esistere.

    beppe

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  3. Lady Nadia ha detto:

    Grazie per le delucidazioni Beppe! A presto.

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