Stare bene. Tre brevi racconti

Stare bene con se stessi

Iannozzi Giuseppe

Bukowski

Stare bene

– Craig, un’altra…!
– Sei qui da stamattina…
– Non sono mica ubriaco.
– Non hai più un dollaro, o no?!
Sbuffo. Craig è un gran coglione, il più grande che io conosca: si farebbe fottere la moglie per due miserabili dollari.
Spengo quel che rimane del sigaro nel posacenere pieno di cicche, faccio poi per alzarmi: “Quand’è così, amico mio, spero che quando chiudi bottega un nano si prenda cura del tuo cazzo di culo”.
Non aggiungo altro.
Sento gli occhi di Craig addosso. Vuole vedere se mi reggo in piedi, poco ma sicuro. Crede vada a sbattere il muso per terra per il suo divertimento. Le gambe però mi reggono bene, fin troppo.
– Dove vai adesso?
– Il minimo che possa fare è di stare bene con me stesso, Craig.
Una volta all’aperto, decido di trovare un angolo buio per pisciare a lungo e in santa pace.

Il moralizzatore

– Hai sentito quel tipo al parco?
– Lo hanno sentito tutti, peccato non avesse niente da dire.
– Hank, diavolo, quello invitava a bruciare libri e film…
– Non è affare che mi riguardi.
– A te non interessa forse, ma a me sì…
– Io ho sentito solo un gran rumore di fondo al parco.
– Hank, per l’amor del cielo…!
– Lascia perdere il cielo… i piccioni non hanno bisogno di essere amati per scagazzare in testa a qualcuno…
– D’accordo, d’accordo…
– Sai che ti dico? Niente.
Gorsh si fa scuro in volto come sempre fa quando non capisce.
Dopo due minuti buoni scoppia a ridere e infine sbotta: “Niente, niente, niente… è questo il segreto, porco diavolo!”
Annuisco per niente divertito e torno a trastullarmi la gola buttando giù un pessimo vino.

Le donne non sanno scrivere

– Hank, io non la capisco la poesia, ma la roba che c’è in questo libro fa venire la diarrea.
Ford mi schiaffa sotto il naso un libricino.
Leggo il titolo e il nome della poetessa, una certa Sandy Cerrino. Il nome non mi dice niente.
– Ero a un reading l’altro giorno, c’era anche Sandy, un gran pezzo di figliola, però avrebbe fatto più bella figura se avesse mostrato le gambe invece di declamare i suoi stupidi versi.
Non dico niente.
– Vuoi dargli un’occhiata?
Sbuffo annoiato, comincio poi a sfogliare il libro: leggo una due tre poesie…
– Queste non sono poesie. E’ robaccia stampata su carta.
– E’ quello che penso anch’io. Non capisco però perché gli e le hanno pubblicate.
– Lo hai detto tu, Ford: è o non è un gran bel pezzo di figliola?
– Lo è, certo che sì.
– Ford, le donne non sanno scrivere, questo è quanto. Hanno tante altre qualità, buone e cattive…  Se scrivono per non fare il mestiere, è perché sono frigide o lesbiche.

Informazioni su Iannozzi Giuseppe

Iannozzi Giuseppe, giornalista, scrittore, critico letterario
Questa voce è stata pubblicata in arte e cultura, attualità, cultura, Iannozzi Giuseppe, letteratura, narrativa, racconti, racconti brevi, società e costume e contrassegnata con , , , , , . Contrassegna il permalink.

2 risposte a Stare bene. Tre brevi racconti

  1. gordiano ha detto:

    Sono brevi ma efficai. E poesie bukowskiane?

    Mi piace

  2. Iannozzi Giuseppe ha detto:

    E’ quello che penso anch’io. Scrivere racconti brevi ed essere efficaci è a mio avviso un esercizio non da poco.

    Poesie bukowskiane? Perché no.

    Mi piace

I commenti sono chiusi.