Cartoline d’amore

Cartoline d’amore

Iannozzi Giuseppe

Iannozzi Giuseppe - cartolina da Parigi

Iannozzi Giuseppe – cartolina da Parigi

KING LEAR

I sudditi miei – ah, me tapino! -,
li dovrei tutti fustigare,
e metter poi a pane e acqua
così che possano sentire
pure loro il morso feroce
che m’è dentro allo stomaco
Un morso sì forte
che non lo si può domare
con carezze o preghiere,
con magie di streghe e diavoli
Ché un Re, come me Pazzo
soltanto ha sudditi che mettono
avanti a sé l’inchino
e sulla bocca il sorriso più feroce,
illudendosi di nasconderlo
al vuoto mio sguardo
Come se fossi da sempre orbo,
i miei sudditi così illusi sono!

Se sol sapessero
tutto quello che io ho visto,
al mio cospetto allora tremerebbero
e non oserebbero tramare stronzate
col favore delle ombre e dei ventagli
Se solo sapessero, i miei sudditi!
Se solo… Ma niente sanno
Solo da vicino conoscono
la solita oppiacea nebbia
che li porta di campo in campo
a inseguirsi senza mai toccare
alcunché

Se solo… allora sì che la fronte
gli cadrebbe a toccar il freddo
pavimento di pietra millenaria
E come me tacerebbero
E come me il morso allo stomaco
lo accuserebbero

LA TUA FELICITA’

Volevo che venissi,
che venissi a raccoglierla
nelle tue mani questa poesia;
volevo che come un fiore
la raccogliessi
per poi soffiare,
con allegria infinita,
i suoi petali al vento

Ammetto che invidio la tua felicità,
quelle ombre che ti sono amiche
e che non guardi quasi mai con sospetto

Sei sempre la solita,
la solita bambina
– eterna di dolci malinconie,
che un poco posso far mie

DUE CANDELE

Muore il giorno fra le fiamme del sole
che al crepuscolo rimette miracoli e peccati
Così ora io mi chiedo se verrai a conciliarmi il sonno
o finirà anche questa notte che me la faccio in bianco
Ci sono mille stelle in cielo tra il buio e l’infinito
e ammetto d’esserne spaventato

Due candele ho acceso e la tavola ho apparecchiata,
e senza far rumore prego, bevendo da un calice
un po’ d’acqua brillante, immaginando
quando insieme spezzeremo il pane coi denti

Fugge un refolo da una finestra lasciata aperta,
taglia in due le fiammelle ma a spegnerle
non ce la fa, continuo così io ad attenderti
col desiderio fra le labbra a sangue

Tutto il resto che non ti ho detto, Amor mio,
lo sa solo Dio e il tuo sorriso che illumina
chi la fortuna ha di crederti sorgente di luce

UN CEFFONE

Credo non soffrirai
per amore; né alcuna gelosia
morderà i dolci tuoi fianchi
perché l’incoscienza degli anni
che si muoveva a me accanto
ha fatto presto a sorpassarmi
e a lasciarmi in panne
L’aria nuova che anelo
mi ghigna in faccia,
l’argento su le  tempie mi dipinge
con un pennello di setole di luna;
e tra una bionda e una bruna,
l’ammetto, anche adesso
che son più vecchio del mio passo,
non mi so proprio decidere

Così sì, credo che per me
tu, amor bello, non soffrirai
E però un ceffone lo stesso
su la guancia mia lo poserai

E io di te per sempre mi ricorderò,
quasi con timidezza per quella carezza
presa e mai restituita

DI TE LE STAGIONI

Oh, i santi, non ci sentono,
hanno l’orecchio duro
o in sé stessi non credono
Ci sono però bicchieri da vino
tutti da riempire di rosso,
di sorrisi che non siano mai stanchi
E ci sono libri tutti da scrivere
o solo da riscoprire nell’ebrietà
della sera che affonda in profondità,
in una vertigine che sia di brindisi

Per tutto questo ancora ti amerò

Di te mai mi prenderò in noia
Di te sempre vorrò tutte le stagioni

POESIE PER TE

Troverai poesie
sul tuo guanciale
per ricordarti
che ce l’hai un cuore

Troverai il tempo
che è passato,
lasciando dietro a sé
schiaffo di vento
sul braciere oramai
già quasi del tutto
spento, di quella casa
che lasciasti sì presto
E che però mai riusciti
del tutto a dimenticare

Troverai una scala
fra squarci di sole
e labbra di nuvole,
e cento scalini
che conducono di là
dal mare, per sognare
che vita nuova ancora
è possibile fra le stragi
d’un sorriso senza nome
e d’una lacrima appena

Troverai tutto questo
E sarai scontenta uguale
oggi come allora
E allora forse capirai
che nulla è eterno,
nemmeno il ricordo
che di noi serbiamo
nascosto dentro al riflesso
dello specchio d’accanto

Ma avrai corte di poeti
a farti l’inchino e l’omaggio
col sorriso beffardo
e la speranza di farti ostaggio
della loro impazienza,
quella sì tanto triste
d’eternarti nel nome
di loro gloria

SUI RAMI DELLA VITA

Dai rami ghiacciati della vita
attendo che primavera torni
a portare il suo amore su me
Da questi rami sotto il peso
della neve, resto in bilico
per te, pigolando tenere poesie
come molliche di nutrimento
dalla bocca mia alla tua
Perché sì, sei tu la più bella
utopia che nel fragile petto
incessantemente mi presta vita

SECONDA SCELTA

Sempre in movimento
Sempre in tormento
come se questo tempo
non dovesse finire mai
da Roma a Nuova York
E forse c’hai ragione:
più mi guardo in giro
più capisco che tutto,
che tutto il mondo
è paese di chiacchiere
e faccendieri con la 24ore

In verità un film sì,
ma di seconda visione

Informazioni su Iannozzi Giuseppe

Iannozzi Giuseppe - giornalista, scrittore, critico letterario - racconti, poesie, recensioni, servizi editoriali. PUBBLICAZIONI; Il male peggiore. (Edizioni Il Foglio, 2017) Donne e parole (Edizioni il Foglio, 2017) Bukowski, racconta (Edizioni il Foglio, 2016) La lebbra (Edizioni Il Foglio, 2014) La cattiva strada (Cicorivolta, 2014) L'ultimo segreto di Nietzsche (Cicorivolta, 2013) Angeli caduti (Cicorivolta, 2012)
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8 risposte a Cartoline d’amore

  1. Rosy ha detto:

    Sui rami della vita, è quella che sento più vicina a te 🙂

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  2. Rosy ha detto:

    Hai avuto buon gusto Beppe… mi riferisco alla cartolina che hai elaborato per queste tue poesie 🙂

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  3. Iannozzi Giuseppe ha detto:

    Ogni tanto ho una buona intuizione, di classe. ^_^ Sì, piace anche a me, è venuto veramente bene questo fotomontaggio “in cartolina” stile anni Sessanta, con la mia brutta faccia da intellettuale. 🙂 ❤ ❤ ❤

    beppe

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  4. Iannozzi Giuseppe ha detto:

    Ho ritrovato un archivio con un modesta quantità di poesie datate, un archivio di cui non mi ricordavo. Ecco da dove vengono queste poesie. Credo non siano male, seppur non perfette. Sono belle datate, roba di 10 e 15 anni or sono. Posso capire perché “Su i rami della vita” è quella che senti più vicina a me.

    Baci ❤ ❤ ❤

    beppe

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  5. Lady Nadia ha detto:

    Ciao. Ma questo è un pezzo nuovo o vecchio che hai ripostato?
    Sei molto bravo. Emergono insieme rabbia per l’irraggiungibile e amore.
    Molto particolari, e proprio per questo BELLE!

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  6. Iannozzi Giuseppe ha detto:

    Sono poesie che ho ritrovato in un archivio che avevo quasi dimenticato. Non le ho dunque scritte oggi, appartengono a diversi anni fa, almeno una decina. Le ho pubblicate ora. Sì, direi che c’è una poetica rabbia nei confronti di quell’amore ideale ma sempre irraggiungibile. Risentono di una certa acerbità, dovuta al fatto che ieri ero più giovane e forse più rabbioso, mentre oggi sono più posato.

    Grazie.

    beppe

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