Iannozzi Giuseppe intervistato parla di letteratura e poesia… di Giovanna Amoroso

Iannozzi Giuseppe intervistato
parla di letteratura e poesia…

di Giovanna Amoroso

Fonte: http://www.divineparole.org/beppe-iannozzi/

Iannozzi Giuseppe

Iannozzi Giuseppe

– Beppe Iannozzi: scrittore, giornalista e critico letterario. Cosa rappresenta per te la parola, sia scritta che parlata?

Le parole significano sempre qualcosa. Non esiste una parola che sia priva di significato. In maniera assai riduttiva, potremmo dire che le parole sono dei segni che utilizziamo per farci comprendere dai nostri simili. Ci sarebbe bisogno di un approfondimento semiologico, ma, per ovvie ragioni, ciò non è possibile. Il punto è che il discorso non lo si può esaurire con una frase ad effetto, ragion per cui dirò qual è per me l’importanza della parola sia essa scritta o portata a voce. I nostri pensieri sono catene di parole e i pensieri la nostra anima, l’unica che abbia un peso, un significato verificabile e interpretabile.

– Tra i vari libri che hai pubblicato, a quale sei più legato?

Una volta scritti i libri diventano dei figli da amare, o da odiare anche, a patto che ci sia qualcuno disposto a leggerli. Il libro a cui sono più legato è quello che non ha ancora un editore, “Il tormento”, un romanzo storico ambientato tra la Prima e la Seconda Guerra mondiale. Non uscirà a breve. Il mercato editoriale, oggi come oggi, chiede ai propri autori libri leggeri, narrativa “usa e getta”. Molto legato sono a “Fiore di passione”, una raccolta poetica autopubblicata: in questo caso, per la prima e ultima volta, mi sono detto poeta.

– Secondo te  la lettura di un buon libro aiuta a sconfiggere la solitudine dell’animo?

Un libro? No, non sconfigge la solitudine. Al limite può lenire il senso di solitudine che, bene o male, ci portiamo dentro. Ma terminata la lettura non ci si illuda di essere meno soli o di essere degli uomini migliori. Un buon libro non porta degli insegnamenti e nessun scrittore con un po’ di sale in zucca sente il bisogno di insegnare qualcosa al prossimo attraverso una pretesa artistica. Oggi poi, forse più di ieri, scrivere per essere liberi può portare lo scrittore dritto in prigione, alla morte anche. La libertà di espressione è poca cosa, ahinoi. La Storia si ripete: a brevi periodi di riscoperto illuminismo sempre seguono lunghi periodi di oscurantismo.

– Hai scritto numerose raccolte di poesie. Dal tuo punto di vista la poesia è compresa e amata anche dalle nuove generazioni, o purtroppo rischia di diventare un genere di nicchia per pochi estimatori?

Ho scritto poesie, troppe. Continuo a scriverne, più per esercizio dei sentimenti però. La poesia non ha alcun mercato e non ha nemmeno un suo pubblico. I pochi che ancor oggi leggono poesia o sono dei sognatori o dei disgraziati, che dalla vita hanno avuto poco o niente. Il problema è che la maggior parte di chi oggi fa o crede di fare poesia, purtroppo non ha la benché minima idea della poetica di Orazio, Catullo, Virgilio, etc. etc. Tutti oggi fanno poesia e non c’è uno che non si dica vate nazionale, che non reclami il serto e la corona di spine pure. La poesia però, i tanti sedicenti poeti non la leggono neanche se li investe per sua distrazione. Ecco spiegato il motivo per cui è da idioti assoluti dirsi poeti o stupratori di professione.

– Tra le grandi opere letterarie del passato quale vorresti aver scritto?

Don Chisciotte della Mancia di Miguel de Cervantes. E’ il primo romanzo moderno, summa di tutte quelle tematiche che, nel corso dei secoli, gli scrittori riprenderanno per adattarle alle loro proprie necessità. E’ il Don Chisciotte la bibbia della cultura occidentale.

Informazioni su Iannozzi Giuseppe

Iannozzi Giuseppe, giornalista, scrittore, critico letterario
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2 risposte a Iannozzi Giuseppe intervistato parla di letteratura e poesia… di Giovanna Amoroso

  1. romanticavany ha detto:

    Mi sembrava di averla già letta questa tua intervista o sbaglio?
    Don Chisciotte della Mancia (titolo originale in lingua spagnola: El ingenioso hidalgo don Quijote de la Mancha) è la più rilevante opera letteraria dello scrittore spagnolo Miguel de Cervantes Saavedra, e una delle più importanti nella storia della letteratura. Vi si incontrano, bizzarramente mescolati, sia elementi del genere picaresco, sia del romanzo epico-cavalleresco, nello stile del Tirante el Blanco e del Amadís de Gaula.
    Non dico che il tuo desiderio non possa avverarsi, anzi te lo auguro 🙂

    Happy weeKend King ♥
    1 Bacio 🙂

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  2. Iannozzi Giuseppe ha detto:

    Non sbagli, Violetta, l’hai già letta. In prima battuta l’intervista, che è di questi giorni, è apparsa qui http://www.divineparole.org/beppe-iannozzi/ sul sito Divine Parole di Giovanna Amoroso. L’avevo segnalata sul mio blog e adesso l’ho pubblicata in maniera integrale per la rassegna stampa.

    Be’, che riesca io anche solo a avvicinarmi a Cervantes mi sembra impresa pressoché impossibile, ma non solo per me, per chiunque.

    Sarei più che soddisfatto di riuscire a essere me stesso con i miei pregi e difetti. Direi che non posso davvero chiedere molto altro. 😉

    Grazie, Violetta. Il weekend lo passerò a scrivere: devo terminare il mio nuovo romanzo e fare altre cose.

    Oggi fa freddo, copriti bene. Baci e bacetti a catinelle ❤ ❤ ❤

    orsetto scrittore 😉

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