Poesie ispirate alle opere di Valeria Chatterly – Il Vuoto dentro. Antologico

Poesie ispirate alle opere di Valeria Chatterly

Il Vuoto dentro. Antologico

Iannozzi Giuseppe

my candle light

Valeria Chatterly Rosenkreutz on DeviantArt

Grande vuoto

Dammi indietro il mio sitar,
i libri degli antichi saggi
e quel giorno di pioggia
che ti mancava una bugia
L’autunno ha preso casa qui
Quando sono venuto
te l’avevo detto ch’ero
di passaggio;
hai taciuto
invitandomi a radermi il capo
Ci siamo poi seduti
senza parlare:
fuori c’era aria di rivoluzione

Dammi indietro quel giorno,
il suono estatico del sitar
che insegnava all’anima
la ribellione e la comunione
Dammi indietro la saggezza
e tutto il Grande Vuoto dell’Universo
Quando sono venuto
non ho mentito, ero una zucca vuota
una fra le tante possibili
Ora ho bisogno di suonare
e riprendere la strada sotto il sole
Ho conosciuto tante malattie,
alcune mortali e sono ancora qui
Ho visto piccoli uomini spaccare teste
e ho visto i loro stupidi becchini
Ho conosciuto un momento di pietà
per fermarmi a lungo in una distrazione
Ho visto monaci scivolare lungo il fiume
con la pancia gonfia d’acqua e il volto ammaccato
L’Universo ha impiegato proprio niente
per cadere nel suo Centro
Così ti chiedo di darmi indietro il sitar
Sono una zucca a metà e non vuota,
me l’hai insegnato tu immersi
nelle luci delle candele
Ma ora devo trovare il Suono Perfetto
che ci sollevi dalla Miseria
Fuori c’è più morte che rivoluzione,
non è tempo buono per la meditazione

I Beatles sono quasi tutti morti
I Rolling Stones sono neri dentro

O sì, sono così neri dentro
Tutti noi lo siamo
Dammi indietro il mio sitar,
le parole consumate degli antichi saggi
e quel giorno di pioggia
che ti mancava una bugia
per dirmi “t’amo”

Sogno

Tutti questi anni persi,
ed è soltanto la prima
nuda costola affacciata
al mattino, dimenticata
quando si stinge il cielo
per farsi sfinita sera

E già brucia Roma tutta,
nel sogno di Nerone
E già si perde la speme
e ogni seme, nel segno
dell’èra nuova che verrà

Ma domani!

Da bambino

Da bambino nutrivo sogni
più grandi di me;
vivevo per un diamante,
per una bambina bionda,
per un giorno di sole
Vivevo per andare al di là
dell’orizzonte della fantasia

Da bambino mi cacciavo in guai
sempre più grandi di me
e sempre ne uscivo a testa alta;
non conoscevo il nome della paura,
stavo sempre dietro alle farfalle
per rubar loro i colori più belli

Da bambino ero bello,
un eroe di tutto punto,
un agnello armato di belati,
di risate a gola spiegata

Da bambino facevo il bello
e il cattivo tempo
Da bambino ero grande,
baciavo in fronte Dio

Il cielo della Musa

…e Tu, Musa, non sai quanti mari
e inutili cieli il Poeta ha navigato;
ma sempre t’ama con mille versi
che non sanno uscire
dalla pochezza del suo ingegno.

Un castello di sabbia si fa deserto
e cerca rifugio nell’imbuto del tempo;
ma sempre la tua Immortalità,
sempre costruisce un’altra dimensione
che possa accogliere riso e pianto.

…e Tu, Musa, mia sola Immagine
e Coscienza, tieni in piedi la fragilità
della mia Anima.

…e Tu, Musa, mia sola Immortalità,
sai perché il Poeta che è in me
non sa un Cielo che non sia anche il tuo.

Baci di sangue

Dimmi dov’è la felicità, quella verità
che sol ieri cercavamo
sulle labbra rosse di sangue,
dentro ai baci profondi da anima
a anima!

E’ stata abbastanza una poesia sbagliata
perché il velluto della tua pelle
sparisse per sempre da queste stanze,
che ancor vivono del tuo profumo,
che ancora s’inebriano del tuo fantasma
Se solo Morte con la falce sua di luna
fosse al fianco mio per un tetro orgasmo!
Ma anche una fine così
non toglierebbe mai di mezzo tutto l’Inferno
e il Paradiso che in pasto mi hai dato,
affogandomi dentro ai tuoi occhi affamati

Che senso ha il giorno che mastica sabbia,
che senso ha la notte senza il tuo volto?
La verità è che più della Morte,
più forte d’ogni altra cosa è la Dimenticanza,
quello stato che un poeta un po’ folle
inutile a sé con rime disperate direbbe oblio

Dimmi dov’è la felicità, quella verità
che sol ieri cercavamo
ora che siamo meno di due anime in solitario,
ora che siamo due corpi (due feti)
abbandonati alla putrefazione,
dentro a feretri per l’eternità sigillati!

Parlami, parlami perché non lo so io

Nella nebbia

Gli uomini
negl’occhi d’una donna
soltanto cercano l’egoismo
d’uno specchio,
cercano sé stessi riflessi
ignorando la femminilità,
quella divina eternità
così a portata di mano
eppur immensamente
distante

Per questa ignoranza
muoiono gli uomini
come uccelli schiantati
contro vetri di finestre
di case abbandonate,
per sempre
nella nebbia dimenticate

Principessa

Principessa,
frutto che odori
la vita
e che stordisci
la testa,
perché a letto
tutta triste?
Possibile
tu non veda
che c’è il sole?

Un uomo solo passeggia
tra viali di nostalgie
e volti stanchi bianchi,
cercando fra i piccioni
in difesa raccolti
una briciola d’amore
per sé soltanto.

La primavera lontana
gli fischia nell’orecchie,
e gli vengono addosso
fantasmi inchiodati,
odori di donne credute
dimenticate; e il freddo
gli s’insinua tra scapola
e scapola, e le mani
affondano nelle tasche
raspando due soldini,
e una lacrima gentile
s’eterna in ghiaccio
sul ciglio degl’occhi;
le labbra poi balbettano
un momento soltanto.

E si porta via lontano,
a sguardo basso spiando
le ombre che gettano
gl’avelli s’ogni cosa,
raccogliendo su sé
dita di rami scheletrici
uguali a triste carezze.

Un’anima sola

cercando cercando tra polvere
e inganni, l’anima venne fuori
arresa alle pallide sue vene

e presto prese a sanguinare
fredde fredde lacrime
furibonda come un giorno d’inverno
– come una stagione all’inferno

non tese la mano né mostrò il volto
ma soltanto s’aperse in un sorriso
di smorfia, con una lametta in bocca

mostrando trentadue denti stretti
sul laccio emostatico
(a testa bassa)

mostrando sette giorni e nove vite
al pagliaccio di turno
(a testa bassa)

al pagliaccio di turno
che gli leccava le vene
consumate, consumate

Dulcinea

Vieni a trovarmi, Dulcinea
Nel mulino a vento mi troverai
in compagnia d’un cuore
e d’un’armatura che addosso
più non s’aggiusta

Vieni all’alba o al tramonto
La prima volta che t’incontrai
temevo avresti ucciso la pazzia
che in piedi mi reggeva;
e oggi che di acqua sotto i ponti
ne è passata davvero tanta
comprendo che non ero sbagliato,
che non era sbagliata la paura

Vieni a trovarmi
Vieni a trovarmi dove ora io sto
nella ruggine dei giorni

Non un gigante o un burattino
nella terra della Mancia oramai
Ronzinante e Sancho Panza piango:
la profondità della solitudine mia
li ha consumati già, così io penso,
dolcissima Dulcinea del Toboso

Piccola cosa

Chi lo sa oggi che farai
I pedoni sulla scacchiera caduti
e io qui a scrivere della regina
dimenticando
d’esser stato al tuo fianco

Facevano il gioco delle tre carte
Non sapeva d’imbroglio il tuo profumo
mentre quelli si vuotavano le tasche
cadendo in trappola a ogni minuto
un po’ di più

Piccola cosa, piccola cosa
Piccola cosa questo amore,
questo amore fortunato,
giocato
Piccola cosa il tuo amore
ormai nel gioco d’un altro
per sempre perduto

Ali di Fata

Qual triste lacerto al petto legato porto!
Come cadavere di piombo a fondo e di più
spinge il peso mai leggero de lo spirto mio;
adombrato s’è il cielo tutto, ché si tanto vile
mai s’era visto il volto mio nell’oblio
specchiato.

E qual forte incanto ora quivi scorgo:
ali di fata sì leggere che la mente a stento
osa in sé contenere; esagerata la bellezza
raccolta che solo col pensiero si lascia
carezzare.

Notte, perché ti nomarono notte e non
con altro più onesto nome?
Fu forse la poca provvidenza, o tutto
quel tempo che gli omarini indarno
in pugno cercarono di contenere?

Sì blu e profonda sei. Sì sincera,
tu, ali di fata. Lo spirto mio tosto sprofonda
in te a dispetto del piombo che lega il corto
fiato mio a ogni adamitica costola.

Informazioni su Iannozzi Giuseppe

Iannozzi Giuseppe, giornalista, scrittore, critico letterario
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4 risposte a Poesie ispirate alle opere di Valeria Chatterly – Il Vuoto dentro. Antologico

  1. romanticavany ha detto:

    Nel mezzo del cammin di nostra vita mi ritrovai per una selva tua poetica che la domenica é ormai finita.:)
    Uomo moderno, Homo sapiens, con un cervello molto strutturato e sviluppato, molto grande in proporzione alle dimensioni dell’individuo normale, tu hai un quoziente di encefalizzazione, con notevoli doti di neuroplasticità, capace di un pensiero sviluppato sotto forma di creatività, ragionamento astratto, linguaggio e introspezione ed extraspezione.
    E’ sempre bellissimo leggerti.

    Buonanotte!!
    1 Bacio ♥

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  2. furbylla ha detto:

    Banale dirlo ma è una antologia fantastica beh in fondo neanche c’è da meravigliarsi visto la musa ispiratrice 🙂
    Buona domenica Beppe
    Cinzia

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  3. Iannozzi Giuseppe ha detto:

    E’ un raccolta, piuttosto breve a dir la verità, delle tante poesie che ho scritto ricavando ispirazione dalle Opere di Valeria.

    In fondo, in fondo ne sono sempre più convinto: le migliori cose si scrivono quando c’è una Musa a ispirarle, e poco conta che poi uno sia o no un poeta. Ecco, la Musa è fondamentale, fosse anche e solo una astrazione.

    Buona domenica a te, Mamma Lupa ❤

    beppe

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  4. Iannozzi Giuseppe ha detto:

    E chi lo sa se dalla selva
    sei infine uscita intatta,
    confusa e un poco felice. 😉

    Wow, mi hai fatto una bella pagella analitica. ^_^ Dottoressa Agnellino, mi hai psicanalizzato. 😀

    Con gentili parole, come solo tu sai fare, hai ribadito, giustamente, che sono passo passo, perché sì, in effetti un artista, sia esso grande o piccolo, se non lo fosse sul serio un po’ folle, mai e poi mai riverserebbe la sua anima nell’arte affinché tutti (o quasi) possano vederla, leggerla e farla propria. Bisogna essere dei folli. E forse bisogna avere anche un po’ di pelo sullo stomaco.

    Speriamo la notte sia stata per te di dolci sogni, di immagini poetiche, Agnellina. Grazie infinite, sei sempre la più tenera bambina. ❤ ❤ ❤

    orsetto

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